ricamare alberi

Progettare, ricamate, lavorare all’uncinetto alberi è un’attività che mi piace molto, è rilassante e il risultato che ottengo è gradevole. Qui una serie di lavori che hanno gli alberi come protagonisti. Il primo l’ho lavorato a punto a croce su tela che poi ho cucito su un cuscino già pronto.

Per il pannello con l’albero fiorito ho ricavato il tronco e i rami da vecchi jeans ed ho lavorato all’uncinetto fiori, foglie, farfalle e uccellino. Le spiegazioni per le applicazioni le ho scritte qui.

Per questo pannello con gli animaletti colorati invece l’albero è fatto tutto a crochet.

Infine l’alberello di Natale per accompagnare un pacchetto.

coniglietti bomboniera

Per fare questi coniglietti bomboniera a crochet mi sono ispirata a questo video che nonostante la lingua incomprensibile è molto chiaro. Il tutorial del video è per una piccola borsa, io ho usato un filato più fine e ho ridotto i punti per avere coniglietti più piccoli adatti a farne bomboniere.

Ho utilizzato un uncinetto n. 3,5, filo di cotone bianco e filo da ricamo nero. Queste sono le mie spiegazioni.

I coniglietti possono servire sia per un maschietto che per una femminuccia, basterà abbinare tulle e nastrino del colore appropriato

Nel cerchio magico lavorare:

1° giro: 8 m. basse.

2° giro: 2 m. basse in ogni maglia del giro precedente (16 m. basse)

3° giro: 1 m. bassa, 2 m. basse nella m. seguente (24 m.)

4° giro: 2 m. basse, 2 m. nella m. seguente (32 m. basse)

Continuare a m. bassa senza aumenti per 13 giri, poi fare un giro di trafori: 1m. bassa, 2 catenelle, saltare 1 m. per tutto il giro.

Continuare solo su 11 maglie per fare le orecchie, lavorare in righe avanti e indietro diminuendo ad ogni giro 1 m. all’inizio, fino ad avere 2 m. Tagliare il filo e affrancare.

Fare la seconda orecchia uguale.

Ricamare occhi, naso e bocca. Per gli occhi in alternativa si possono usare perline nere in vendita nelle mercerie. Inserire il nastrino nei trafori.

insegne di botteghe e nomi di strade

Nel medioevo la maggioranza della popolazione non sapeva leggere e scrivere, le insegne delle botteghe, degli artigiani, delle locande e taverne riportavano solo delle immagini. Così un braccio o una gamba da cui sgorgava sangue indicavano chi praticava salassi, un turco con la pipa un tabaccaio, una mano un guantaio, una serpe una farmacia, un paio di forbici un sarto, una cornetta la posta, un sole, un gallo, un’aquila un albergo, animali vari un’osteria.

Molte strade del centro di Roma hanno preso il nome da tale insegne e anche se i locali indicati non esistono più i nomi delle vie sono rimasti.

Così passeggiando per le vie e i vicoli di Roma incontriamo via dell’Angioletto, via del Melone, e poi della Rondinella, dell’Orso, della Palombella, della Palomba, dell’Oca, del Leone, del Leoncino, del Lupo, della Lupa, dell’Agnello, della Scimia (con una m sola!), del Pavone, della Volpe, della Vite, della Serpe, del Gambero, del Cedro, della Rosetta, della Moretta, delle Vacche e della Vaccarella dove si vendeva latte. Vicolo del Moro viene dall’insegna di un caffè.

Derivano sicuramente da insegne di alberghi via Gigli d’Oro, via della Stelletta, vicolo della Campanella, vicolo del Sole. L’albergo del Sole esiste ancora a piazza della Rotonda (Pantheon) ed è fra i più antichi di Roma insieme all’albergo dell’Orso.

fiori di nespolo

I nostri nespoli del Giappone sono tutti fioriti e offrono nettare ai pochi insetti che ronzano nelle ore più calde di questo novembre.

Il nespolo del Giappone (Eriobotrya japonica) è un piccolo albero dalle belle foglie grandi e lucide che non cadono in autunno. I suoi fiori si aprono a novembre, in controtendenza rispetto a tutti gli altri alberi da frutto. Infatti è una pianta originaria dell’Oriente, in particolare le zone temperate di Cina e Giappone ed ha bisogno di climi caldi perché possa dare frutti. Le improvvise gelate possono irrimediabilmente danneggiare i fiori autunnali e le grandi foglie persistenti.

I nostri alberelli ebbero origine dai semi che i miei figli bambini misero in un vaso sul terrazzo, germogliarono facilmente e li mettemmo in piena terra. Ora sono produttivi e in tarda primavera ci regalano un abbondante raccolto di frutti aciduli e piacevoli anche se solo negli anni che hanno avuto un inverno non troppo rigido. Riusciranno a produrre frutti questa primavera?

marmellata di cotogne e melagrane

Il nostro alberello di cotogne ci ha regalato come ogni anno decine di chilogrammi di bei frutti che è un peccato sprecare perché vengono presto attaccati dalla muffa. Dopo aver prodotto innumerevoli barattoli di marmellata e diverse torte ho provato una variante della solita marmellata abbinando le melagrane, anche queste sempre abbondanti.

Questa è la mia ricetta:

  • 1 kg di cotogne pulite
  • 3-4 melagrane
  • 300 g di zucchero

Ho lavato accuratamente le cotogne spazzolandole per eliminare tutta la peluria, le ho tagliate in pezzi eliminando il torsolo coriaceo; la buccia l’ho lasciata perché è sottile e profumata.

Ho cotto le cotogne con un bicchiere di acqua per chilogrammo di frutta pulita, quando i frutti si sono disfatti li ho omogeneizzati con il frullatore a immersione, quindi ho rimesso la purea al fuoco con lo zucchero e un bicchiere di succo di melagrana (3 o 4 frutti).

Ho lasciato cuocere per circa 5 minuti fino a raggiungere la giusta consistenza, mescolando sempre perché il composto è piuttosto denso e tende ad attaccarsi ed a proiettare tutt’intorno schizzi bollenti! Infine la ho invasata bollente, chiudendo i barattoli e capovolgendoli fino a che non si sono intiepiditi.

Una curiosità: il termine marmellata deriva proprio dalla mermellata di cotogne, questi frutti infatti sono chiamati marmelo in portoghese.

il Monte Sacro a Roma

Montesacro è un quartiere della periferia romana, costruito a partire dagli anni venti del 1900. Prende il nome da una collinetta di cui parlano gli storici latini perché qui avvenne secondo la tradizione la secessione della plebe del 494 a. C. Secondo Livio “Si ritirarono senza l’autorizzazione dei consoli sul monte Sacro. Esso si trova al di là dell’Aniene, a tre miglia dall’Urbe” (Tito Livio, 2, 32). Fu qui che sempre secondo la tradizione Menenio Agrippa pronunciò il suo famoso discorso per porre fine a tale secessione.

Oggi la collina è un giardino pubblico con grandi alberi e un monumento che ricorda un episodio storico più recente: qui Simón Bolívar, uno dei generali sudamericani che lottarono per l’indipendenza dell’America latina dalla dominazione spagnola, all’età di ventidue anni giurò di liberare il suo paese.

Bolívar nacque in Venezuela e studiò in Europa dove si entusiasmò per le gesta di Napoleone. Durante la sua visita a Roma volle fare un’escursione in quella che allora era la campagna romana. Oltre il fiume Aniene fu suggestionato dalla collina del Monte Sacro così ricca di storia, tale impressione lo indusse a giurare per la sua patria. Tornato in America latina partecipò alla liberazione del Venezuela, della Colombia, Equador, Perù, fondò la repubblica di Bolivia. Per queste sue imprese fu chiamato “Libertador”.

Nel 2005 per iniziativa del governo venezuelano fu innalzato l’obelisco che oltre ad un busto di Bolívar e ad alcuni pannelli esplicativi in italiano e spagnolo vogliono ricordare l’evento. Purtroppo il busto non esiste più, distrutto da vandali, restano l’obelisco e i pannelli a testimonianza di quell’antico evento.

 

la sacchetta centenaria

Non si può dire che siamo una famiglia di consumisti, l’usa e getta non fa parte del nostro patrimonio culturale! Quello che però ho trovato fra le cose “messe da parte” è addirittura più che centenario! Una sacchetta o meglio una bustina ricamata per gli indumenti di un neonato che risale al 1919!

La data la posso dedurre dal nome del neonato ricamato, Enzo, un mio zio nato appunto in quell’anno; è di lino, con un tralcio di campanelle ricamate in rilievo. Non so chi la ricamò, forse mia nonna o la mia bisnonna. Quel che so è che di neonato in neonato è arrivata fino alla mia nipotina, quattro generazioni dopo; è un po’ malandata, il lino in alcuni punti è consumato, ma ha un “valore aggiunto” è restata in famiglia per un secolo e ancora può svolgere il suo lavoro, tanto più che l’iniziale del nome è la stessa!

pani e focacce

In un sito preistorico in Giordania abitato da cacciatori-raccoglitori appartenenti alla cultura natufiana sono stati scoperti recentemente resti carbonizzati di antichissime focacce fatte con gli antenati selvatici di cereali poi domesticati: orzo, farro, avena che erano stati macinati, setacciati, impastati e poi cotti. La scoperta è eccezionale per l’epoca a cui risale il’insediamento, 14 mila anni fa, diversi millenni prima della diffusione dell’agricoltura. Probabilmente la consuetudine di nutrirsi di tali alimenti stimolò in seguito proprio la loro coltivazione e la selezione delle varietà più adatte.

I cereali macinati e cotti diventarono l’alimento principale per le antiche popolazioni di agricoltori. La civiltà dell’antico Egitto prosperò proprio grazie alla coltivazione dei cereali nelle fertili terre sulle sponde del Nilo.

Statuetta di donna che macina il grano risalente alla V dinastia dell’antico Egitto (2465-2323 a.C.)

Anche nella dieta degli antichi romani i cereali erano fondamentali, ma il pane fu conosciuto solo nel corso del II secolo a.C. Prima di allora consumavano il farro soprattutto come puls, una sorta di polenta ottenuta facendolo bollire nell’acqua dopo averlo macinato e tostato. Sempre con il farro macinato si confezionavano focacce. Io ne ho parlato qui.

Le focacce di farro, sorta di piadine, erano soprattutto utilizzate come piatti, ne parla Virgilio nell’Eneide, quando Enea e i compagni spinti dalla fame divorano anche le mense.

Enea e i primi capi e il leggiadro Iulo

distendono i corpi sotto i rami d’un alto albero:

imbandiscono le vivande e fra l’erba sottopongono ai cibi

focacce di frumento (così Giove ispirava)

e ricolmano il piatto cereale con frutti selvatici.

Allora divorano il resto, quando la penuria di cibo

spinse a volgere i morsi della pasta sottile di Cerere

e a violare con la mano e con audaci mascelle il cerchio

della fatale focaccia e a non risparmiarne i larghi riquadri,

“Oh, divoriamo anche le mense” esclamò Iulo, scherzando.

(Virgilio, Eneide VII, 106-117)

Il grano (Triticum sp) fu introdotto solo nel IV secolo a.C. Per secoli il pane fu prodotto solo dalle donne di casa, al tempo di Augusto ogni maschio adulto che fosse cittadino romano e residente aveva diritto alla distribuzione gratuita di 5 moggi di grano al mese (circa 35 Kg). Il grano veniva dalla Sicilia, dalla Sardegna e dall’Africa.

Con l’aumentare della popolazione a partire dal II secolo a. C. si cominciarono ad aprire i forni o pistrina dove si macinava il grano, si confezionavano e si vendevano i pani.

Per millenni i fornai continuarono a produrre il pane per la popolazione, il sepolcro del fornaio Eurisace fuori Porta Maggiore risalente al I secolo a. C. è ancora oggi ben conservato ed imponente e ci testimonia la ricchezza e l’influenza dei pistores.

Il sepolcro del fornaio Eurisace

Nel medioevo questa categoria formò potenti e ricche corporazioni, nei piccoli paesi però, fino a tempi recenti, le donne continuarono a impastare il pane per la propria famiglia come faceva mia nonna fino agli anni ’60. Una volta alla settimana si svegliava alle 4 di mattina, impastava utilizzando la pasta madre, faceva lievitare e poi portava al forno pubblico insieme alle pizze dolci per noi bambini. La pasta madre, che è immortale, passava di mano in mano, le veniva data da una vicina e lei a sua volta ne teneva da parte un po’ per darla alle altre donne che impastavano in giorni diversi.

Ricostruzione di un forno a Celleno (Vt)

novembre 1922, il quartiere San Lorenzo contro gli squadristi fascisti

Quartiere San Lorenzo con la Porta Tiburtina

Nel novembre 1922 era appena avvenuta la marcia su Roma degli squadristi fascisti che non avevano ottenuto significativa resistenza in gran parte della città, ma i quartieri popolari come Testaccio,Trionfale, Trastevere e soprattutto San Lorenzo opposero una strenua difesa agli attacchi dei fascisti.

San Lorenzo è un quartiere edificato alla fine dell’ottocento lungo la via Tiburtina, prende il nome dall’antichissima basilica di San Lorenzo detta fuori le mura perché sorge fuori delle Mura Aureliane.

In quella che allora era piena campagna, furono costruiti palazzoni di edilizia popolare in pieno sviluppo urbanistico della nuova capitale del Regno d’Italia. Erano destinati ai ferrovieri, operai e artigiani, da qui deriva il carattere popolare del quartiere e l’orientamento politico decisamente a sinistra.

Il quartiere è una sorta di quadrilatero delimitato dalle Mura Aureliane, dalla ferrovia e dal cimitero del Verano che offrirono una difesa naturale e ne fecero un fortino che fu difeso a lungo.

Tutta la popolazione, comprese le donne, i vecchi, i bambini si oppose agli squadristi bersagliandoli dalle finestre e dai tetti con ogni sorta di arma, dai sampietrini all’olio bollente. Si eressero barricate con ciò che si aveva a disposizione per coprire la ritirata degli uomini armati, perfino i preti parteciparono facendo suonare le campane a stormo.

La resistenza fu vana e successivamente una rappresaglia dei fascisti ormai vittoriosi provocò tredici vittime.

Durante la seconda guerra mondiale il quartiere pagò pesantemente con il sangue dei suoi abitanti il bombardamento del 19 luglio 1943 quando gli alleati rovesciarono su Roma più di 4 mila bombe. San Lorenzo fu il quartiere più colpito perché vicino ad uno dei bersagli, la ferrovia con lo scalo merci. Ci furono 3 mila morti e 11 mila feriti, moltissime case furono distrutte e anche la basilica romanica subì ingenti danni. Pochi giorni dopo anche in seguito alla grande impressione provocata dal bombardamento, il Gran Consiglio del fascismo sfiduciò Mussolini.

Oggi San Lorenzo è un quartiere prevalentemente studentesco, vicino al grande ateneo della Sapienza con numerosissimi pub e locali, ma nel quale resistono ancora molte botteghe artigiane.

il monumento misterioso

A poche centinaia di metri dalla Stazione Termini a Roma, in via Giolitti, fra la ferrovia, le rotaie del tram e il traffico cittadino, c’è un monumento imponente vicino al quale passano ogni giorno migliaia di persone senza neanche farci caso. Qualcuno passando si chiede pure cosa esso sia, ma il bello è che gli studiosi una risposta definitiva non l’hanno data!

Il nome con cui lo si conosce è “Tempio di Minerva Medica”. In realtà questa attribuzione è sicuramente errata, deriva dal ritrovamento nei pressi di una statua della dea Atena con un serpente ai piedi, ora custodita ai Musei Vaticani.

Il grandioso edificio è a pianta decagonale con i lati che si espandono in profonde nicchie sopra alle quali si aprono grandi finestroni ad arco.

La grande struttura è stata datata al III.IV secolo d.C. e servì come modello per costruzioni rinascimentali e barocche. L’audace cupola è in parte crollata, ma conserva la sua potenza con il suo notevole diametro di 25 m. Era realizzata in calcestruzzo e rivestita di marmi e mosaici. Probabilmente la struttura faceva parte della villa dei Licini ed era un padiglione di rappresentanza.

Voci precedenti più vecchie

El Itagnol

Ultime notizie dalla Spagna e dall'Italia

Lipstick On Coffee Cup

L'entusiasmo non é leggerezza. "L'entusiasmo è per la vita ció che la fame é per il cibo".

VOCI DAI BORGHI

Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenem...

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Immagini, pensieri e racconti

LA MASSAIA CONTEMPORANEA cuoca a domicilio

nel piccolo può fare grandi cose

Gymnastics Creative

Ciao a tutti io sono Mariasole ho 12 anni sono un'homeschoolers, faccio ginnastica artistica da pochissimo tempo ma mi sono subito appasionata, oltre alla ginnastica artistica ho la passione di creare: lavoretti collane bracciali ecc. ecc. per questo il mio blog si chiama gymnastics creative (G.C.)

Nel Mondo del Giardinaggio

Giardinaggio, natura e tanto altro!

El Itagnol

Ultime notizie dalla Spagna e dall'Italia

Lipstick On Coffee Cup

L'entusiasmo non é leggerezza. "L'entusiasmo è per la vita ció che la fame é per il cibo".

VOCI DAI BORGHI

Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenem...

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Immagini, pensieri e racconti

LA MASSAIA CONTEMPORANEA cuoca a domicilio

nel piccolo può fare grandi cose

Gymnastics Creative

Ciao a tutti io sono Mariasole ho 12 anni sono un'homeschoolers, faccio ginnastica artistica da pochissimo tempo ma mi sono subito appasionata, oltre alla ginnastica artistica ho la passione di creare: lavoretti collane bracciali ecc. ecc. per questo il mio blog si chiama gymnastics creative (G.C.)

Nel Mondo del Giardinaggio

Giardinaggio, natura e tanto altro!

ciboefilosofia

"Fa del cibo nello stesso tempo qualcosa di normale e di straordinario, di quotidiano e di eccezionale, di semplice e di speciale".

semplicemente homemade

Your Home Decor Gifts

Noi Facciamo Tutto In Casa

Ricette di casa nostra, tradizionali e innovative

gioiellidiale

gioielli(e non solo) in ceramica raku,creazioni in maglia e uncinetto e dolcini naturali!

In viaggio con Valentina

Tra vent'anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite (Mark Twain)

Dolce & Salato Senza Glutine

La mia cucina è la mia passione... cucinare mi rilassa e adoro cucinare per me, ma soprattutto per la mia famiglia..