la scoperta del tramonto

Il sole sta per tramontare in un tripudio di colori rosso fuoco, arancione, giallo, il nonno prende in braccio la bimba per farle vedere il sole che sparisce. Lei guarda attenta e divertita.

“Guarda! va giù, giù, giù e…. non c’è più!”

E lei ridendo: “Ancola!”

il museo del vino di Torgiano

Torgiano in Umbria, a pochi chilometri da Perugia è in un territorio di dolci colline, fin dall’antichità ricoperte di vigneti. Il paese è infatti rinomato per la produzione di vini pregiati.

Il Museo del Vino che vi si può visitare in un palazzo del seicento, raccoglie documenti storici ed etnografici, materiali archeologici, oggetti legati all’allevamento della vite e alla produzione del vino fin dalle età più remote, fin dal III millennio a. C.

Inizialmente il vino era riservato ai riti religiosi, poi si estese al consumo dei ceti più abbienti. In età romana era intensamente commercializzato in tutto il Mediterraneo tanto che sono stati trovati numerosissimi relitti di navi carichi di anfore che venivano stivate immerse nella sabbia in più livelli.

Il vino nell’antichità era molto dolce e sciropposo, vi erano aggiunte erbe, resine, miele per correggere eventuali difetti e veniva bevuto diluito con acqua. Fra il materiale archeologico brocche, buccheri, ceramiche di diverse epoche e provenienza e forma, vetri di età romana.

Una sezione del museo è dedicata all’allevamento della vite che fino alla metà del secolo scorso era fatta arrampicare su alberi tutori, come probabilmente facevano gli Etruschi. Io ne ho parlato qui.

Tra gli attrezzi agricoli legati alla produzione del vino notevole è un grande torchio del XVII secolo.

La collezione annovera anche centinaia di manufatti di epoche diverse in cui Bacco, la vite e il vino sono protagonisti.

Completano il ricco museo opere d’arte moderne che hanno come tema il vino e una collezione di ferri per cialde che venivano associate al vin santo sia nel consumo che perché entrava nell’impasto.

Alla fine della visita si può entrare nella enoteca del museo e assaggiare gli eccellenti vini del territorio.

30 anni dalla caduta del muro

Il 9 novembre 1989 i numerosi varchi del Muro che separava le due Berlino e con esse l’Europa vennero aperti e i cittadini di Berlino est poterono rivedere Berlino ovest per la prima volta dopo 28 anni. Il Muro fu scalato da centinaia di berlinesi festanti che potevano passare dall′altra parte senza il rischio di essere uccisi come era avvenuto a tanti loro concittadini.

In poche settimane il Muro fu preso a picconate e i suoi frammenti venduti come souvenir. Qualche anno dopo, quando visitai Berlino per la prima volta, vicino alla Porta di Brandeburgo numerosi banchetti vendevano ancora frammenti del Muro e cimeli della DDR.

Oggi il Muro è per alcuni tratti ancora in piedi, trasformato in una pinacoteca a cielo aperto, la East Side Gallery che è stata dipinta da artisti da tutto il mondo e costituisce la più lunga collezione di murales del mondo.

In un’altra zona una struttura in metallo ricorda il luogo in cui era il Muro e molti pannelli illustrativi parlano degli innumerevoli tentativi di passare a ovest con tutti i mezzi, scavando tunnel, nascosti nel vano motore delle auto, a nuoto, a volte a costo della vita.

La città si prepara a festeggiare l′anniversario della sua riunificazione con decine di eventi fra il 4 e il 10 novembre, proiezioni, concerti, letture e, proprio la sera del 9 novembre, un grande festival musicale con artisti da tutto il mondo

Berlino è una città bellissima e estremamente viva, ricca di musei, parchi, monumenti, che numerosissimi cantieri aperti stanno rendendo ancora più interessante.

La zona est è quella che ha subito le maggiori trasformazioni, la enorme Alexanderplatz, cuore politico del regime socialista, è diventata un centro nevralgico di traffico, grattacieli e shopping.

Al centro l’altissima torre della televisione (368 m) orgoglio della Germania est, che si nota da gran parte della città.

Potsdamer Plats non è solo una piazza, ma un recente quartiere di Berlino sorto su un’area che un tempo era una desolata terra di nessuno perché tagliata in due dal muro. I migliori architetti internazionali hanno dato vita a questo straordinario progetto urbanistico innovativo che ospita cinema, musei, uffici, appartamenti, negozi.

Il Sony Center ne è un esempio impressionante con la grande cupola a vetri che ricopre una piazza accogliente con numerosi caffè in cui incontrarsi.

La città è una delle più green del mondo, con un efficente servizio di metropolitane, una rete di piste ciclabili, servizi efficenti, grandi parchi verdi. Piacevole da godersi in tutte le stagioni, vale sicuramente una visita di più giorni!

il pannello con gli animaletti colorati

Un pannello colorato con tanti animaletti e poi l’albero, le foglie, l’erba e i fiori. E poi il sole e la nuvoletta.

C’è la mucca, il cavallo, il maialino rosa, la pecora sorridente, il gufo e l’uccellino sull’albero, le farfalle e un ramarro che si arrampica.

Per colorare la cameretta e a prova di manine che vogliono toccare tutto per imparare!

Li ho lavorati tutti a maglia bassa e poi cuciti su tela di cotone colorata.

foglie morte

Ma quelle foglie morte

che il vento, come roccia,

spazza, non già di morte

parlano ai fiori in boccia..

“Foglie morte”, Giovanni Pascoli, I canti di Castelvecchio

 

 

 

Circo Massimo

La Valle Murcia fu scavata dagli affluenti del Tevere fra i colli tufacei Aventino e Palatino, dove sorse la prima Roma, ma fin dai tempi preistorici, anteriori alla città, gli abitanti che popolavano i colli circostanti vi celebravano antichi riti.

In età romana qui sfilavano le processioni religiose, i cortei con i trionfi dei generali vittoriosi, vi si svolgevano spettacoli teatrali e i giochi circensi fra cui il più seguito era la corsa dei cavalli, preceduta da un corteo con le immagini delle divinità.

La tradizione attribuisce a Romolo l’istituzione delle prime gare ippiche in onore del dio Conso e ai re Tarquini l’allestimento dei primi sedili in legno di quello che fu chiamato Circo Massimo. Massimo era veramente, un enorme edificio per lo sport, il più grande mai costruito, che poteva ospitare 250 mila spettatori. In età imperiale era lungo 600 metri e largo 140 metri.

Al centro un lungo basamento, la spina, delimitava lo spazio per la pista su cui correvano i carri. In età imperiale la spina era abbellita da statue, altari, vasche. Alle sue estremità erano le metae, due basi semicircolari intorno alle quali i carri trainati in genere da quattro cavalli dovevano curvare. I carri dovevano percorrere sette giri di pista e il momento più rischioso era proprio quando curvavano a grande velocità intorno alle metae.

Dove sorgeva una delle metae negli anni ′70 del secolo scorso fu piantato un cipresso.

Gli edifici, i marmi, le statue e perfino l′arco trionfale fatto costruire dall′imperatore Tito non esistono più, distrutti da incendi o demoliti e saccheggiati al tempo dei papi.

A una delle due estremità è rimasta una torre medioevale conosciuta con svariati nomi, fra i più recenti Torre della Moletta da un mulino medioevale che vi fu costruito accanto e che fu demolito negli anni trenta del Novecento. È conosciuta anche come Torre Frangipane dal nome della nobile famiglia romana.

L’area del Circo Massimo e la torre si possono visitare e molti pannelli descrivono la storia e la funzione delle strutture rimaste. Maggiori informazioni e costo della visita al sito della Sovrintendenza Capitolina ai beni culturali.

Natale fai-da-te per i bimbi

Due mesi a Natale! Per chi ha voglia di fare da sè tante idee di regali fatti a mano realizzati all’uncinetto, a ricamo, cucito, per i nostri bimbi: figli, nipoti, figli di amici. Quasi tutti richiedono pochissimo tempo e pochi materiali a volta di recupero come i gufetti da applicare a una borsa o a un pannello colorato che ho ricavato senza neanche tagliare e cucire da sacchetti di pannolenci che contenevano bigiotteria

o questo bruchetto i cui dischi da attaccare e staccare sono ricavati da felpe o vecchi maglioni infeltriti. La sua descrizione è qui.

Il tappetino per giocare è ricavato invece da vecchie magliette.

Con pochi avanzi di lana si può fare la sciarpetta con il gufo lavorata all’uncinetto. Qui ho scritto come farla.

Con l’uncinetto si può fare di tutto, il golfino con le tasche a cuore

o il piccolissimo coprifasce per il primo Natale,

le calzine

o i giocattoli,

(Qui la spiegazione del libretto)

o una copertina natalizia con i cuori,

questa copertina è invece marinara.

Facili e rapidi da fare sono i bavaglini (qui la spiegazione)

e gli addobbi da appendere all’albero che si possono toccare e mettere in bocca! Qui le spiegazioni della mia stellina.

Una bimba che va a scuola gradirà l’astuccio a forma di gatto!

Un’idea può essere anche il bordo all’uncinetto filet per un piccolo e vezzoso asciugamano.

È fatta ai ferri invece la scamiciata con la paperella.

Il ricamo a punto a croce dà modo di confezionare in poco tempo bavaglini,

accappatoi,

pannelli per il cambio.

E perché non provare a fare un intero presepe con materiali di recupero: avanzi di stoffe, di merletti, di lana, stuzzicadenti, ghiande, fil di ferro? Ne ho parlato qui.

i platani di Roma

I platani, questi alberi maestosi, sono come i pini parte integrante del paesaggio romano, una delle specie arboree più rappresentate, indispensabile fonte di refrigerio durante le calde estati cittadine nelle quali consentono di passeggiare sui lungotevere o lungo i viali ombreggiati.

Le grandi alberate di platani risalgono alla fine dell’ottocento, ai primi anni di Roma capitale, furono volute dai Savoia a imitazione dei boulevards parigini.

In particolare furono curate quelle dei lungotevere sistemati dopo la rovinosa piena del 1870, fu allargato l’alveo e costruiti muraglioni ingentiliti da filari di platani potati in modo tale che i rami scendessero a coprirli. Questa è anche l’attuale sistemazione.

Il platano è un albero a crescita rapida che può raggiungere i trenta metri. Gli esemplari attuali sono ibridi ricavati dall’incrocio fra P. occidentalis originario dell’America del nord e P. orientalis spontaneo in Italia.

Questa ultima specie era ampiamente coltivata nelle alberature della Roma antica, in cui veniva apprezzata per l’ampia ombra che se ne ricavava. Racconta Plinio che nei possedimenti campagnoli dell’imperatore Caligola c’era un platano talmente grande da fare ombra a una tavolata di quindici persone.

Anche ai giorni nostri ci sono imponenti esemplari centenari, come quelli di villa Borghese che misurano dai 4 ai 7 metri di circonferenza ed hanno visto giocare generazioni e generazioni di bambini.

Guardare un platano nel corso dell’anno è sempre piacevole perché appaiono sempre diversi con il volgere delle stagioni, verdi e frondosi in primavera e estate, giallo dorato in autunno, con i rami spogli e nodosi in inverno quando rimangono appesi i frutti globosi che sembrano decori natalizi.

Questi alberi sono anche molto resistenti all’inquinamento e quindi adatti alle alberature cittadine, anche se hanno bisogno di drastiche potature per garantire la viabilità e l’incolumità dei passanti. Purtroppo sono stati attaccati da un fungo che ha determinato l’abbattimento di diversi esemplari, mentre altri sono stati sacrificati per la costruzione di una delle linee della metropolitana e per altre opere viarie.

sotto cadute foglie scarlatte

La mia vecchia casa

Sotto cadute foglie scarlatte

Giace ora sepolta

(Minamoto No Toshiyori)

un cappello multicolore

In autunno si possono riprendere in mano i lavori con la lana e pensare all’inverno.

Questo è un cappello semplice e rapido da fare all’uncinetto, caratterizzato dalla lana sfumata multicolore.

Occorrono 100 g di lana sfumata e un uncinetto n. 3,5.

Si lavora per primo il bordo, per renderlo elastico l’ho lavorato a maglia alta in costa (chiamata anche a rilievo posteriore): è ottenuta puntando l’uncinetto solo sul filo posteriore di ogni maglia del giro precedente.

Si avviano 11 catenelle e si lavorano 9 m. alte iniziando dalla terza catenella. Si continua a m. alta in coste per 53 m. Conviene misurare la lunghezza della striscia ottenuta che deve essere uguale alla circonferenza della testa.

Si uniscono con mezze m. basse i due lati corti della striscia e si continua a lavorare a m. bassa sul suo lato lungo riprendendo le maglie. Nel mio caso ho ripreso 90 maglie.

Si continua a lavorare a m. bassa senza chiudere ogni giro, ma procedendo a spirale per 14 cm complessivi (compreso il bordo).

Iniziare a diminuire 4 m. per giro per 10 giri, poi diminuire 8 m. per giro fino a chiudere.

 

 

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