un luogo romantico e pieno di pace

Nel quartier di Testaccio a Roma, a poca distanza da Porta San Paolo, è suggestivo visitare un luogo pieno di fascino e pace, ma anche di storia: il Cimitero acattolico, conosciuto anche come Cimitero del Testaccio.

Fu istituito dai papi nella prima metà del 1700 per dare sepoltura agli stranieri di altre religioni che morivano a Roma, è addossato alle mura Aureliane ed alla piramide Cestia.

La presenza degli antichi ruderi immersi nella vegetazione lo rese caro ai poeti romantici,  John Keats e Percy Shelley furono sepolti qui e le loro tombe sono  visitate da molti turisti anglosassoni.

Non sono i soli uomini celebri ad essere sepolti qui, girando fra i vialetti si incontano le tombe di molti italiani come lo scrittore Emilio Lussu e la moglie Joice Salvadori

e quella di Antonio Gramsci su cui non mancano mai i fiori rossi.

Un luogo particolare di Roma cui dedicare un po’ di tempo per passeggiare sotto i cipressi centenari  e la vegetazione, fra le tombe con iscrizioni in tante lingue diverse, immersi nella pace anche a poche decine di metri dal traffico di Piazzale Ostiense.

Il cimitero si può visitare liberamente, gli orari e le informazioni si trovano sul sito.

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un gatto porta smartphone

gatto-portacellulare

Un astuccio per smartphone per amanti dei gatti. L’idea l’ho presa dal web, ma poi come al solito l’ho interpretata a modo mio.

L’astuccio è un rettangolo lavorato a maglia bassa con un filo di cotone sottile e un uncinetto n. 2.

Per chi volesse cimentarsi in questo lavoro l’originale (sicuramente migliore del mio tentativo) con le foto di spiegazione è a questo link.

passeggiata primaverile nel Montefeltro

Una piacevole passeggiata nel cuore del Montefeltro, regione poco popolata fra Romagna, Marche e Toscana, aspra e montuosa, fra calanchi e pareti verticali, ricca di boschi, borghi, rocche e castelli, nel Parco Interregionale del Sasso Simone e Simoncello.

Il Montefeltro ha una storia geologica interessante, altrettanto interessanti sono la sua preistoria e storia: fu frequentato da genti italiche, poi dagli Etruschi e dai Romani. Nel medioevo i feudatari se ne contesero le terre e costruirono sulle sue alture castelli e fortificazioni.

Castello dei conti Oliva a Piandimeleto (PU)

Molto interessante è stata per noi la passeggiata  al Sasso di Simone spettacolare tacco originatosi dall’erosione dei terreni circostanti composti di arenarie e marne. Il percorso di circa un’ora e mezza attraversa il bosco di cerri, aceri, faggi e frassini che cominciano ad ingrossare le loro gemme. Nel sottobosco bellissime sono le fioriure dei biancospini, dei pruni, delle primole e degli anemoni.

Lungo il sentiero numerosi cartelli illustrano la geologia, la flora, la fauna della zona. Particolarmente interessanti e spettacolari sono le ripide pareti marnoso-arenacee scavate dal torrente Seminico che mostrano la tormentata storia geologica degli ultimi milioni di anni: il fondo marino subì contorsioni, piegature e pressioni enormi durante i processi di formazione dell’Appennino.

Finalmente usciti dal bosco si arriva a vedere la sagoma del Sasso Simone, un tacco calcareo dalle pareti scoscese.

Attraverso prati e pascoli si arriva alla base del Sasso, un sentiero lastricato porta alla sommità dove si estende un vasto pianoro.

Da qui il panorama è bellissimo, a 360°, sul vicino monte Carpegna, i  più distanti rilievi dell’Appennino Tosco-Romagnolo e le colline marchigiane fino al mare. Vicino è il Sasso Simoncello, ancora più inaccessibile.

Esplorando il pianoro del Sasso Simone si scoprono i resti di quello che fu un esperimento di fondazione di una città ideale: nel 1566 Cosimo I de’Medici pose le prime pietre della Città del Sole, che secondo la filosofia neoplatonica rappresentava il principio dell’ordine e della ragione. Il progetto prevedeva l’insediamento di una guarnigione militare e di civili. L’esperimento fallì soprattutto a causa di un inverno molto rigido che rese difficoltosa la vita a quella quota. Rimangono pochi resti di pietre a testimonianza di questo antico tentativo umano.

 

 

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buona Pasqua!

 

È Pasqua, la festa cristiana che celebra una rinascita, ma tutti i popoli e tutte le religioni fin da tempi antichissimi hanno festeggiato nei giorni vicini all’equinozio di primavera la rinascita della natura dopo il freddo e il buio dell’inverno con riti e simboli simili.

È in questo periodi che gli alberi cominciano a mettere le foglie, gli uccelli fanno il nido in cui depongono e covano le uova, i mammiferi partoriscono.

monti Lessini 077

È la festa della vita che nasce e uno dei simboli più comuni è l’uovo, come questo mio che lascia uscire il suo pulcino.

Buona Pasqua!

 

una sciarpa leggera a crochet

Ecco una sciarpa semplicissima, da fare in poco tempo e con poco filato. È molto leggera e traforata da portare in primavera o nelle serate estive. È fatta solo a maglia alta, una lavorazione adatta anche alle principianti.

Il segreto sta nel lavorare un filato sottile (da uncinetto 2-2,5) con un uncinetto molto più grosso. Io ho usato il 4,5.

Per una sciarpa lunga 180 cm e larga 25 cm sono stati necessari 75 g di filato di cotone. Ho avviato 45 catenelle e poi ho lavorato a m. alta avanti e indietro fino alla lunghezza voluta.

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fiori di lillà

Che bello il lillà fiorito! Bello e profumato, frequentato dagli insetti impollinatori fra cui queste bellissime farfalle.

Il lillà (Syringa vulgaris) è un arbusto originario dell’Europa, ma diffuso in tutto il mondo grazie alla bellezza delle sue fioriture ed alla sua rusticità, resiste infatti sia alle basse temperature che all’aridità estiva.

I suoi fiori si possono utilizzare in cucina dopo averli staccati uno a uno dalla pannocchia. Con essi si può decorare un risotto o un’insalata, sggiungendoli alla fine dopo averla condita e mescolata. Hanno un sapore amarognolo, quindi non conviene aggiungerne troppi.

Questa insalata di arance e fiori di lillà ha un giusto equilibrio fra l’amaro dei fiori e il dolce del frutto.

Si sbucciano a vivo le arance privandole anche della parte bianca, si tagliano a fette, si dispongono in un’insalatiera e si condiscono con olio e.v.o. e un pizzico di sale, si mescola e poi si dispongono i fiori in superficie.

gelo di arancia con gocce di cioccolato

Un dessert rapido e leggero, richiede poco tempo per prepararlo, ma deve poi stare in frigorifero qualche ora.

Per 2 persone occorrono:

  • 200 ml di acqua
  • 35 g di zucchero
  • 1 arancia
  • 18 g di amido di frumento

Spremere l’arancia. Mettere sul fuoco l’acqua con lo zucchero, l’amido e una scorza di arancia mescolando e schiacciando con un mestolo di legno gli eventuali grumi. Quando comincia ad addensarsi e a bollire spegnere e sggiungere il succo dell’arancia mescolando per amalgamare la crema.

Versare in coppette singole e far raffreddare prima di mettere in frigo. Quando è tiepido si possono aggiungere guarnizioni. Io ho cosparso le coppette di gocce di cioccolato, ma una variante carina è adagiare sopra un fiore (lillà, violetta, borragine, calendola ecc.)

piante spontanee medicinali

Un tempo le erbe spontanee erano le uniche medicine che la povera gente si poteva permettere e molte di loro erano realmente in grado di curare piccole patologie, raccolte e somministrate dalle donne che ne conoscevano i benefici.

Anche oggi possiamo alleviare con successo piccoli fastidi e malanni utilizzando le piante, l’accortezza è quella di raccogliere solo quelle di cui siamo sicuri e che crescano lontane da fonti di inquinamento e da escrementi animali. Per i malanni più gravi è meglio evitare il fai-da-te e i dosaggi artigianali e rivolgersi a un medico.

Le preparazioni casalinghe in genere prevedono l’uso della pianta fresca o essiccata per fare tisane che si preparano versando in una tazza di acqua bollente un cucchiaino di pianta essiccata (se è fresca un poco di più), come si fa per il tè, si copre poi il recipiente e si attendono dieci minuti prima di filtrare. Se gradito si può dolcificare con un cucchiaino di miele.

Si possono preparare tisane calmanti con i fiori della camomilla, le foglie e i fiori del biancospino, le infiorescenza femminili del luppolo, la melissa che oltre a conciliare il sonno calma anche i disturbi digestivi, molto efficace contro la nausea.

Biancospino

La malva è conosciuta fin dall’altichità per le sue proprietà antinfiammatorie e emollienti, si può bere la tisana di malva per contrastare le infiammazioni gengivali o applicare con garza sugli occhi affaticati e arrossati. Mangiata come verdura è utile contro la stitichezza.

malva

malva

Le varie specie di menta hanno tutte proprietà digestive e rinfrescanti. L’infuso è efficace contro la nausea e i dolori ventrali, se ne possono anche fare gargarismi per disinfettare bocca e gola. I lavaggi del viso con l’infuso combattono la pelle grassa.

fiori di menta

menta

Anche il finocchio è efficace contro la cattiva digestione e contro la nausea. L’infuso favorisce inoltre la secrezione lattea.

finocchio

Le proprietà curative della salvia erano ben conosciute fin dall’antichità. “Cur moriatur homo cuius salvia crescit in horto?” (Perchè dovrebbe morire l’uomo nel cui orto cresce la salvia?). Questo motto risale alla Scuola Medica Salernitana ed esprime bene quale era la considerazione degli antichi per questa pianta, del resto il suo stesso nome in latino significa sano. Infatti ha proprietà digestive, antisettiche, toniche, antispasmodiche.

salvia

salvia

Anche il rosmarino, onnipresente in cucina, è una pianta che può essere usata in infuso per curare disturbi da cattiva digestione e gli spasmi ventrali.

rosmarino

rosmarino

L’ortica si può usare in cucina per un buon risotto, una minestra o una frittata. Se ne può utilizzare l’infuso contro le affezioni dell’apparato intestinale e per depurare l’organismo. Si possono fare frizioni del cuoio capelluto con il liquido ottenuto facendo bollire qualche manciata di foglie in mezzo litro di acqua per combattere efficacemente la seborrea e la forfora.

ortica

ortica

L’infuso di alloro aiuta la digestione evitando le fermentazioni, i dolori di stomaco e le infiammazioni.

alloro

alloro

La lavanda è antisettica e antinfiammatoria, se ne può usare l’infuso per impacchi in caso di acne o l’oleolito per pulire la pelle. Per preparare l’oleolito si mettono 100 g di fiori in 250 ml di olio e si lasciano 2-3 mesi prima di filtrare.

lavanda

lavanda

L’achillea è antinfiammatoria, cicatrizzante, lenitiva. Se ne può utilizzare la tisana come digestivo o preparare un olio di achillea mettendo in olio di germe di mais o in olio di mandorle i fiori freschi (100 g in 250 ml). Dopo un mese l’olio ottenuto si può utilizzare per frizioni contro gli arrossamenti e le irritazioni della pelle.

Le calendole contengono un olio essenziale, acido salicilico, mucillagine che danno proprietà depurative, antinfiammatorie e cicatrizzanti, tanto che viene usato l’olio di calendula per fare creme per il trattamento dei problemi della pelle.

calendule 2

Si può ottenere un olio alla calendola con proprietà calmanti delle irritazioni della pelle mettendo a macerare 25 g di petali tagliuzzati e 30 g di fiori secchi di camomilla in 3 dl di olio di mandorle in un vaso di vetro a chiusura ermetica, lasciarlo al sole per un mese o d’inverno vicino ad un termosifone e al termine del periodo filtrare. I petali possono essere anche aggiunti all’acqua del bagno o per risciacquare i capelli, per decongestionare ed idratare.

Il decotto aiuta a combattere l’influenza ed il raffreddore, si ottiene facendo bollire un cucchiaino di fiori di calendula per qualche attimo in 2,5 dl di acqua, si lascia riposare 10 minuti, quindi si filtra e dolcifica a piacere.

 

 

primo aprile!

Il primo aprile ricorreva il capodanno prima del 1582, anno in cui fu riformato il calendario dal papa Gregorio XIII. Il calendario gregoriano, attualmente adottato da quasi tutti i popoli del mondo,  spostò il capodanno al primo gennaio.

Il primo aprile per antica tradizione di incerta origine è un giorno dedicato agli scherzi, forse la tradizione risale alle feste dell’equinozio di primavera degli antichi romani, che terminavano proprio il primo aprile.

Ecco allora il mio pescetto d’aprile! Non è uno scherzo, è fatto all’uncinetto e con una calamita incollata dietro è anni che sta attaccato al mio frigorifero!

una storia millenaria

Venafro (10)

La bellezza di un oliveto con alberi imponenti dalla corteccia nodosa e dai rami contorti è un paesaggio frequente nelle nostre regioni mediterranee, la storia dell’olivo si è intrecciata molto presto con quella delle popolazioni umane che vivevano in questi territori dal clima mite. Testimonianze archeologiche ci raccontano che anche prima della sua coltivazione i suoi frutti furono utilizzati per millenni.

calanco maggio 12 014

L’olivo è una delle prime piante coltivate dall’uomo. Nel sud d’Italia fu coltivato per la produzione di olio dagli Enotri, un’antica popolazione italica vissuta in un territorio fra la Campania e la Calabria 1500 anni a.C., nell’età del Bronzo, cinque secoli prima della colonizzazione greca.

I Romani lo coltivarono intensivamente, le braccia per l’agricoltura non mancavano vista l’abbondanza di schiavi! L’olio era usato non solo in cucina, ma anche come farmaco e unguento, il più scadente era destinato all’illuminazione.

Più tardi i monaci coltivarono gli olivi e fu grazie a loro che l’olivicoltura si diffuse  nel periodo incerto seguito alla caduta dell’Impero Romano e poi per tutto il medioevo.

La maggioranza degli oliveti italiani sono coltivati in collina, del resto il nostro territorio è per più di due terzi collinoso o montagnoso. La collina è l’ambiente più adatto alla coltura degli olivi, ma è anche un territorio difficile, in cui spesso non riescono ad accedere i mezzi motorizzati.

Bellissimi sono gli oliveti coltivati sulle “fasce” liguri, terrazze ottenute su ripidi pendii trasportando pietre per i muretti a secco e terra per riempirli: una immane fatica di generazioni e generazioni!

L’olivo è una pianta molto longeva, innumerevoli sono le piante centenarie sparse per le nostre campagne, ma vi sono anche piante millenarie! Il più antico olivo d’Italia si trova in Sardegna, nel comune di Luras (OT), ha ben 4 mila anni ed è stato dichiarato Monumento Naturale.

Ai nostri giorni l’olivo è la principale specie arborea coltivata, seguito dalla vite; l’olivicoltura è  condotta per più del 70% da piccole aziende familiari.

L’Italia è il secondo produttore di olio al mondo, ma ne siamo anche dei grandi consumatori, così che dobbiamo importarlo. Siamo anche fra i paesi con il più grande numero di varietà autoctone.

Sarà anche grazie al consumo di olio extravergine di oliva e alle sue virtù salutari che la nostra popolazione è fra quelle più longeve al mondo!

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