5 anni di blog!

E già, sono passati già 5 anni dal mio primo articolo su questo blog, articolo dedicato alla nostra gattona che ora non c’è più, ma che è vissuta con noi per quasi 21 anni.

memmi 062

In questi anni ho pubblicato quasi 700 articoli e mi sono divertita riuscendo a mantenere una certa costanza nonostante tutto!

Ho scritto degli argomenti che mi interessano: la natura, la campagna,

 

gli animali e le piante, i viaggi,

terracina

ma ho scritto anche di Roma, la mia città

e dei miei hobby: l’uncinetto, la maglia, il riciclo, la cucina.

 

Continuerò a scrivere i miei post fino a che continuerò a divertirmi!

 

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un coprivassoio a crochet

Occorrente: 50 g di cotone perlè n.5, uncinetto n.3. la lunghezza finale, compreso il bordino è di 35 cm, la  larghezza di 24 cm.

Montare 86 catenelle e lavorare:

1° giro5° giro: a m. bassa.

6° giro: 1 m.alta, 1 cat.. saltare 1 maglia. Ripetere per tutto il giro.

7°-10° giro: a m. bassa.

11° giro: come il 6°.

12°-15° giro: a m. bassa.

16° giro: *5 m.altissime chiuse insieme, 1 catenella, 1 m. alta, 1 cat., 1 m. alta, 1 cat. Ripetere da *.

17° giro: 5 catenelle, 2 m. basse sulla prima cat. del giro precedente, * 3 cat., 1 m. b. sulla cat. successiva, 3 cat., 3 m.b sulla cat. successiva, 1 cat., 3 m.b nlla cat. successiva. Ripetere da * per tutto il giro.

18° giro: 3 cat., *1 m.b nel primo archetto di 3 cat., 10 cat., 1 m.b nel secondo archetto, 2 cat., 1 m. b. sopra la cat., 2 cat. Ripetere da *.

19° giro: 3 cat., *5 m. alte nelle 10 cat., 1 cat. altre 5 m.alte nelle stesse 10 cat., 1 m.b. sulla a. alta del giro precedente, ripetere da *.

20° giro: 5 cat., *1 m.b. nella cat fra le m. alte del giro precedente, 7 cat., ripetere da *.

21° giro e seguenti: riprendere dal 1° giro lavorando il 21°giro a m. bassa sulle catenelle, fino a raggiungere la lunghezza voluta.

Bordo: lavorare intorno al rettangolo un bordo così formato:

1° giro: *1 m. alta,  2 cat., 1 m. alta, 2 cat. 5 m. alte chiuse insieme, 2 cat. Ripetere da *.

2° giro: tutto a m.bassa: lavorare 1 m. su ognuna delle m. alte, 2 m. sulle catenelle. In corrispondenza delle 5 m. alte chiuse insieme lavorare un pippiolino composto da 3 cat. chiuse sulla stessa m. con una mezza m. bassa.

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l’ombelico di Venere

Sulle pietre del nostro casale è cresciuta questa graziosa piantina dal nome ancora più grazioso e evocativo: l’ombelico di Venere (Umbilicus rupestris)! È una pianta che si può trovare comunemente nei luoghi rocciosi, nelle fessure dei vecchi muri o sui tetti, fra le tegole, nella regione mediterranea.

È una pianta appartenente alla famiglia delle Crassulacee, le piante grasse, le sue caratteristiche foglie sono rotonde e carnose, con una fossetta al centro che ricorda appunto un ombelico. Le foglie succulente sono un adattamento alle condizioni di aridità in cui vive questa piantina, contengono tessuti che trattengono l’acqua di riserva; sono inoltre rivestite da un tessuto ceroso e impermeabile per evitare l’eccessiva perdita di acqua.

I fiori sono piccole campanelle verdastre riunite in infiorescenze. producono piccolissimi semi che vengono dispersi dal vento.

Forse Venere non c’entra, ma a me ha fatto un grande piacere notarle fra le pietre del vecchio muro, capaci di germogliare e fiorire in condizioni difficili.

 

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Roma e i suoi acquedotti

Roma è una città ricca di acque che non sono solo quelle del Tevere e dell’Aniene, ma ottime acque di fonte provenienti da sorgenti che per la maggior parte sgorgano ad una distanza di poche decine di chilometri dalla città. I cittadini romani possono contare su un rifornimento di acqua proveniente da grandi falde acquifere profonde che è fra i più alti nel mondo.

La maggiore risorsa sono le sorgenti delle aree vulcaniche a nord e a sud di Roma, i Colli Albani e i Sabatini, e quelle provenienti dall’Appennino.

A Roma parte degli antichi acquedotti costruiti magistralmente sono ancora in piedi, nonostante le demolizioni e i crolli avvenute nel corso dei millenni. Dopo che la città divenne capitale ulteriori demolizioni furono fatte per far posto alle costruzioni più recenti.

I più suggestivi sono quelli del Parco degli Acquedotti nel Parco Regionale dell’Appia antica, immersi nello splendido scenario della campagna romana.

I Romani cominciarono in epoca molto antica a costruire acquedotti, il primo è quello Appio costruito nel 312 a. C. che trasportava a Roma l’acqua proveniente da sorgenti distanti circa 15 Km da Roma lungo la via Prenestina ad est della città, era quasi tutto sotterraneo. Successivamente l’Anio vetus portava a Roma le acque dell’Aniene captate presso le sue sorgenti sui monti Simbruini. Successivamente un secondo acquedotto captò le acque nella stessa zona, è l’Aqua Marcia che, ristrutturato al tempo di Pio IX, ancora oggi arriva a Roma.

Roma, via Nomentana

fontana dell’Acqua Marcia sulla via Nomentana

A Porta Tiburtina, all’inizio della via omonima, sopra le mura aureliane passavano ben tre acquedotti, quello dell’Aqua Marcia, dell’Aqua Iulia e dell’Aqua Tepula.

Anche Porta Maggiore, una delle tante porte delle mura Aureliane, all’inizio della via Prenestina e della via Labicana, era stata ricavata dagli archi degli acquedotti Claudio e Anio Novus iniziati sotto l’imperatore Caligola e terminati sotto Claudio nel 52 d.C. Altri archi furono invece inglobati nelle fortificazioni.

Nerone fece costruire una diramazione che dall’acquedotto Claudio portava acqua alla Domus Aurea; alcune delle sue superbe arcate si possono ancora vedere in via Statilia, vicino alla basilica di Santa Croce in Gerusalemme,

L’Aqua Virgo invece captava le acque a est di Roma, alle pendici dei Colli Albani. In tutto erano ben undici gli acquedotti che rifornivano la città, l’acqua era necessaria anche per alimentare le terme che in epoca imperiale arrivarono al considerevole numero di duemila!

Le invasioni barbariche provocarono morte e distruzioni, gli invasori tagliarono tutti gli acquedotti e Roma, impoverita e spopolata, da città ricca di acque e di terme, si ritrovò ad essere alimentata solo dalle acque del Tevere per tutto il medioevo. Gli acquedotti che non erano stati tagliati non ebbero manutenzione e lentamente furono ostruiti dalle precipitazioni del carbonato di calcio di cui è ricca l’acqua.

A partire dal XV secolo i papi cominciarono a restaurare gli acquedotti, il primo fu quello dell’Aqua Virgo nel 1453, andava ad alimentare numerose fontane fra cui la Fontana di Trevi. Le fontane di cui Roma è giustamente famosa furono fatte costruire dai papi proprio a partire da questo periodo come “mostre dell’acqua”.

Fontana dei Fiumi, il Nilo

Fontana dei Fiumi a piazza Navona

Sul Gianicolo il “fontanone” dell’acqua Paola fatto costruire dal papa Paolo V continua a versare copiosamente l’acqua proveniente da sorgenti vicine al lago di Bracciano.

Gianicolo

Papa Sisto V, Felice Peretti, alla fine del 1500 fece costruire l’acquedotto Felice, così chiamato in suo onore. Fu in parte demolito per far posto alla Stazione Termini che fu costruita proprio a ridosso del suo arco.

Molte furono le demolizioni nei primi anni di Roma capitale, a piazza Guglielmo Pepe, vicino a piazza Vittorio Emanuele II, nel quartiere “piemontese”, rimangono le sei maestose arcate di un altro acquedotto di epoca imperiale.

L’acquedotto più moderno che alimenta oggi parte di Roma è quello del Peschiera-Capore, costruito a partire dal 1935 che porta l’acqua dalle sorgenti carsiche dell’Appennino lungo il corso del fiume Velino ad est di Rieti a cui si aggiungono quelle delle sorgenti Capore sui monti Sabini.

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il luppolo e la birra

Comincia a fare caldo e cresce la voglia di birra fresca, magari una di quelle buone birre artigianali che si sono molto diffuse negli ultimi anni incontrando il gusto dei consumatori.

Gli italiani fino a pochi decenni fa preferivano il vino, ma ormai il consumo di birra si è prepotentemente affermato. Non è una bevanda nuova, anzi è entrata nell’alimentazione dell’uomo in tempi antichissimi,  prima del vino. I Sumeri fabbricavano la birra già 10 mila anni fa. Anche i Cinesi e le civiltà precolombiane producevano birra cambiavano solo i cereali utilizzati: mais, grano, orzo.

Anche gli Etruschi e poi i Romani producevano birra. I Romani impararono dai Celti a usare il luppolo invece del rosmarino e del mirto precedentemente usato.

Il luppolo è una pianta rampicante delle Cannabacee che cresce anche spontanea, ma è stata largamente coltivata per la fabbricazione della birra per conferirne il caratteristico sapore amarognolo e  favorirne la conservazione.

Luppolo

Luppolo

Fiorisce in estate. Esistono piante che portano solo fiori maschili e piante che portano quelli femminili, l’impollinazione è garantita dal vento.

Per la birra vengono utilizzati i fiori femminili a forma di cono, che secernono una sostanza giallastra e amara. I fiori maschili sono invece riuniti in pannocchie pendule.

Le cime del luppolo sono anche usate in cucina per risotti, frittate e minestre. Vengono chiamati bruscandoli.

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ragnatele

 

Sui teneri germogli delle canne

Appesa una tela di ragno

(  Haiku del poeta giapponese Tatarai Kikaku, secolo XVII)

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piccola borsa rotonda a crochet

Una piccola borsa per la bella stagione da fare in un pomeriggio. Occorrono 150 g di fettuccia e un uncinetto n.9, un bottone e poca stoffa se si vuole foderarla. È lavorata tutta a maglia bassa, quindi adatta anche alle principianti.

Fare un cerchio magico e lavorare 10 maglie basse. Continuare sempre a m. bassa lavorando a spirale, cioè senza chiudere ogni giro. Nel secondo giro lavorare 2 maglie in ogni maglia del giro precedente, si ottengono 20 maglie. Dal terzo giro aumentare tante maglie quante ne servono per ottenere un cerchio ben piatto che non  si arricci e non si incurvi.

A 21 cm di diametro, 9 giri, girare il lavoro e per fare lo spessore della borsa, continuare a m. bassa in costa per poco più di mezzo giro, circa 48 cm. La m. bassa in costa si ottiene prendendo solo il filo anteriore della maglia del giro precedente.

Girare ancora il lavoro e fare altri 3 giri a m. bassa solo sul mezzo giro precedente, lavorando non più a spirale in cerchio, ma avanti e indietro.

Senza spezzare il filo continuare con una catenella di 1 metro di lunghezza per fare la tracolla, sulla catenella lavorare un giro di m. bassa. Spezzare il filo e affrancare.

Fare un secondo cerchio come il primo, ma senza lo spessore. Cucire l′estremo libero della tracolla, cucire i due cerchi. Applicare il bottone e cucire la fodera.

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vecchi oggetti carichi di storie

Amo i vecchi oggetti che hanno storie da raccontare. Sarà per questo che conservo con rispetto molti di quelli che furono dei miei nonni o addirittura dei bisnonni.

Così ancora utilizzo la vecchia bilancia a pesi, lo scaldaletto di rame insieme alla vecchia conca e al mestolo invece sono diventati invece oggetti di arredamento. Sono tutti testimoni di un tempo in cui grande era la fatica quotidiana delle persone comuni. Mi ricordo ancora quando non c’era la conduttura in casa dei miei nonni e lei andava a prendere l’acqua alla fontana trasportando poi la pesante conca sulla testa come prima avevano fatto generazioni e generazioni di donne.

Quante storie potrebbe poi raccontare la coperta di mio nonno che proprio quest’anno compie cento anni!

È per questo che ho visitato con piacere e curiosità il Museo del lavoro contadino nel castello di Piandimeleto,  un minuscolo comune in provincia di Pesaro-Urbino.

Castello Oliva a Piandimeleto

Nel museo sono in mostra attrezzi agricoli legati al lavoro con l’aratro che prima dell’avvento dei mezzi meccanici era trainato dai bianchi e possenti buoi di razza marchigiana.

Il vino aveva un ruolo centrale insieme al grano fra le colture e importante era la cantina con le botti, il deraspatore, il torchio.

Altri spazi sono dedicati ai lavori artigianali come quello del fabbro, del cordaio, del calzolaio, del falegname e alla filatura e tessitura della canapa con cui erano confezionati indumenti, asciugamani, lenzuola.

Quindi sono riprodotti gli ambienti della casa rurale: la cucina in cui erano appese le stoviglie di rame e i grandi piatti. Un piatto rotto non si buttava, ma veniva riparato con graffe di metallo. la grande madia era il mobile più importante, conservava gli alimenti, ma nelle annate di carestia rimaneva penosamente vuota.

Interessanti sono gli attrezzi per fare il bucato utilizzando la cenere, altra fatica di braccia in mancanza della nostra insostituibile lavatrice.

Fra i piccoli oggetti di uso quotidiano oltre al macinino, al contenitore del latte, al setaccio, mi ha colpito lo spruzzatore per il DDT, usato contro gli insetti nella casa, ma anche direttamente sulla testa dei bambini contro i pidocchi!

Infine la camera da letto; sul letto matrimoniale troneggia il “prete” con lo scaldaletto in cui venivano introdotte le braci. In primo piano la culla per l’ultimo nato. L’intelaiatura di legno per sostenere un telo protettivo contro le zanzare è ora coperta da una tovaglia stampata con la ruggine, tecnica tradizionale romagnola per decorare i tessuti.

L’acqua corrente non c’era e nelle gelide mattine invernali ci si accontentava di lavarsi sommariamente la faccia con l’acqua della catinella.

 

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un luogo romantico e pieno di pace

Nel quartier di Testaccio a Roma, a poca distanza da Porta San Paolo, è suggestivo visitare un luogo pieno di fascino e pace, ma anche di storia: il Cimitero acattolico, conosciuto anche come Cimitero del Testaccio.

Fu istituito dai papi nella prima metà del 1700 per dare sepoltura agli stranieri di altre religioni che morivano a Roma, è addossato alle mura Aureliane ed alla piramide Cestia.

La presenza degli antichi ruderi immersi nella vegetazione lo rese caro ai poeti romantici,  John Keats e Percy Shelley furono sepolti qui e le loro tombe sono  visitate da molti turisti anglosassoni.

Non sono i soli uomini celebri ad essere sepolti qui, girando fra i vialetti si incontano le tombe di molti italiani come lo scrittore Emilio Lussu e la moglie Joice Salvadori

e quella di Antonio Gramsci su cui non mancano mai i fiori rossi.

Un luogo particolare di Roma cui dedicare un po’ di tempo per passeggiare sotto i cipressi centenari  e la vegetazione, fra le tombe con iscrizioni in tante lingue diverse, immersi nella pace anche a poche decine di metri dal traffico di Piazzale Ostiense.

Il cimitero si può visitare liberamente, gli orari e le informazioni si trovano sul sito.

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un gatto porta smartphone

gatto-portacellulare

Un astuccio per smartphone per amanti dei gatti. L’idea l’ho presa dal web, ma poi come al solito l’ho interpretata a modo mio.

L’astuccio è un rettangolo lavorato a maglia bassa con un filo di cotone sottile e un uncinetto n. 2.

Per chi volesse cimentarsi in questo lavoro l’originale (sicuramente migliore del mio tentativo) con le foto di spiegazione è a questo link.

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Giornalismo geologico

Il giro del mondo attraverso i libri

"I libri sono come anime imprigionate finché qualcuno li prende dalla libreria e dona loro la libertà" S. Butler

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Tra vent'anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite (Mark Twain)

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