Trilussa, un poeta romanesco

A Trastevere, accanto al trafficatissimo lungotevere, di fronte a Ponte Sisto, si apre la piccola piazza Trilussa, dedicata a uno dei più noti poeti contemporanei in romanesco, Carlo Alberto Salustri, conosciuto con lo pseudonimo di Trilussa, anagramma del suo cognome.

Nella piazzetta oltre alla fontana dell’Acqua Paola c’è il monumento al poeta qui collocato nel 1954.

Ironico e arguto, Trilussa si è espresso in un dialetto solo apparentemente spontaneo, in realtà mescolato all’italiano fino ad ottenere un linguaggio raffinato.

Nella cultura popolare romana Trilussa è ben conosciuto ed alcuni suoi versi sono diventati proverbiali come i “polli di Trilussa”, dalla poesia “La Statistica”.

Sai ched’è la statistica? È na cosa
che serve pe fa’ un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che sposa.
ma pe’ me la statistica curiosa
è dove c’entra la percentuale,
pe’ via che lì la media è sempre eguale
puro co’ la persona bisognosa.
M spiego: da li conti che se fanno
secondo le statistiche d’adesso
risurta che te tocca un pollo all’anno:
e se nun entra nelle spese tue
t’entra ne la statistica lo stesso
perché c’è un antro che ne magma due.
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un libretto a crochet

Ho sommato il mio amore per i libri al piacere di lavorare a crochet e ne è venuto fuori questo colorato libretto per bimbi.

Le pagine sono quadrati lavorati con cotone a maglia bassa, ognuna ha un colore differente. Sopra ho fatto disegni semplici ed altrettanto colorati, alcuni sempre a m. bassa con la tecnica dell’uncinetto tappezzeria, altri li ho lavorati a parte e poi a cuciti.

Ho unito le “pagine” a due a due con un giro di m. bassa,

il libretto è pronto per la piccola lettrice!

le vie consolari romane 2

Continua il mio viaggio attraverso le vie consolari romane ancora oggi arterie importanti di comunicazione fra nord e sud del nostro paese e prime SS (strade statali) per numerazione. La prima parte dell’articolo si può leggere qui.
La SS n. 4 è la Salaria. Il suo nome deriva dal fatto che veniva utilizzata per trasportare il sale proveniente dalle saline del Tirreno, vicino alla foce del Tevere, verso i paesi dell’ Appennino.
Usciva dalle Mura Aureliane attraverso la Porta Salaria che ormai  non esiste più, sacrificata alle esigenze della moderna viabilità. In via Piave, vicino a Piazza Fiume, rimane in terra una lapide a suo ricordo.

Attraversava l’Aniene con il Ponte Salario, ancora oggi esistente vicino a Villa Ada, passava (e passa) accanto alla vicina torre medievale

e poi sotto le alture di Fidenae, antica città sabina, ora popoloso quartiere periferico di Roma.

Proseguiva attraversando le città sabine: Eretum (Monterotondo), Cures (Passo Corese), Reate (Rieti), Città Ducale, Cotilia, la Piana di San Vittorino da cui scaturiscono sorgenti copiose che forniscono oggi gran parte dell’acqua della Capitale.

Attraversa poi la conca di Amatrice passando per città diventate tristemente famose per il recente terremoto: Accumoli, Pescara del Tronto, Arquata del Tronto e giunge infine in vista dell’Adriatico ad Ascoli Piceno.
La n.5 è la Tiburtina che collegava Roma con l’antica Tibur (Tivoli), proseguiva poi (e prosegue) con il nome di Tiburtina Valeria dal console che la fece lastricare. Fu per millenni il percorso più utilizzato per la transumanza dai monti dell’Abruzzo alle pianure della costra tirrenica.
Dopo la costruzione delle mura Aureliane ne usciva attraverso la porta Tiburtina dalla quale attualmente inizia attraversando il popolare quartiere di San Lorenzo.

Qui è l’antichissima basilica di San Lorenzo Fuori le Mura fatta costruire dall’imperatore Costantino sulla tomba del santo. Nei pressi il cimitero monumentale del Verano.

La Tiburtina prosegue verso la periferia est di Roma, giunge a Tivoli, risale la valle dell’Aniene e si dirige verso l’Abruzzo collegando Roma con Chieti e Pescara.

La n.6 la è la Casilina che congiungeva Roma a Casilinum (la moderna Capua). Inizia da piazzale Labicano, fuori da Porta Maggiore.

La grande porta monumentale fu ricavata nelle mura Aureliane dagli archi degli acquedotti Claudio e dell'”Anio Novus“. Le porte erano in realtà due, da una usciva la via Prenestina che si dirigeva e si dirige ancora verso Praeneste (Palestrina), dall’altra la via Labicana, poi chiamata Casilina.

La Casilina attraversa popolosi quartieri caratterizzati da un’edilizia disordinata e spesso abusiva, iniziata fin dai primi decenni del novecento per accogliere la forte immigrazione dal resto del Lazio e da tutta Italia.

Fra i grandi caseggiati si nota a malapena qualche vestigia del passato come il Mausoleo di Sant’Elena risalente al 4° secolo d.C. un grande edificio a pianta ottagonale coperto da una cupola nella cui muratura si notano le anfore inserite per alleggerirla.

Veniva chiamata Tor Pignattara  proprio per la presenza di queste anfore ben in evidenza nella muratura diroccata, da ciò hanno preso nome la via e il quartiere adiacenti.

La via si dirige poi a sud-est, verso la Ciociaria, dove attraversa città dalla storia antichissima come  Frosinone e Cassino, entra quindi in Campania dove in provincia di Caserta si congiunge con la via Appia.

 

 

 

 

 

 

 

le vie consolari romane

Tutte le strade portano a Roma” o forse sarebbe meglio dire “Tutte le strade partono da Roma“. Sicuramente partono da Roma le antiche vie consolari romane, che, con un tracciato modificato e ampliato sono oggi le prime strade statali, prime proprio nella numerazione. Si dipartono a raggiera dal cuore di Roma e raggiungono ancora oggi città importanti del sud, del centro e del nord d’Italia.

Alcune portano il nome del console che le fece costruire più di due millenni fa. Erano costruite in maniera solida e destinate a durare. Il dominio sui popoli sottomessi passava attraverso l’efficenza di queste strade, termine che deriva dal latino strata, cioè (via) lastricata. Su di esse passavano i soldati con i loro armamenti, ma anche i mercanti con i loro carri.

La SS (strada statale) n. 1 è l’Aurelia iniziata alla metà del III secolo a.C. dal console Gaio Aurelio Cotta per collegare Roma alle città dell’Etruria tirrenica appena sottomesse. Partiva dal Foro Boario e attraversava il Tevere sul Pons Aemilius, detto oggi Ponte Rotto,

saliva sul Gianicolo dove con la costruzione delle Mura Aureliane si aprì la Porta Aurelia, oggi Porta San Pancrazio.

Con la prosecuzione delle conquiste militari e l’assoggettamento dei popoli il territorio sottomesso al potere di Roma aumentava e l’Aurelia, come del resto le altre vie consolari, veniva prolungata sempre di più fino ad arrivare sotto l’imperatore Augusto nell’attuale Principato di Monaco e poi in tempi successivi fino a Nîmes. Attualmente la SS 1 termina a Ventimiglia al confine di Stato con la Francia.

La SS N.2 è la Cassia il cui chilometraggio iniziava dal Ponte Milvio, poiché il primo tratto era in comune con la Flaminia.

Attraversava il territorio di Veio e proseguiva verso nord, ma più all’interno rispetto alla costiera via Aurelia, attraversando molte importanti città etrusche come Viterbo, Bolsena, Chiusi, Arezzo. Fu quindi prolungata fino a Florentia (Firenze).

La via Flaminia è la SS n.3 che iniziava insieme alla via Cassia nel cuore di Roma, la attraversava lungo la direttrice che ora è diventata Via del Corso. Quando l’imperatore Aureliano fece costruire le Mura che portano il suo nome a difesa della città dalle invasioni barbariche, si costruì la Porta Flaminia, poi Porta del Popolo, da cui usciva la via per dirigersi come la Cassia verso il Ponte Milvio.

Da Ponte Milvio la Flaminia risaliva la valle del Tevere dirigendosi verso nord,  entrava in Umbria a Ocriculum (Otricoli) dove ancora oggi si può visitare il Parco Archeologico con le rovine dell’antica città e i resti della via consolare.

rovine di Ocriculum

Quindi raggiungeva Narnia (Narni). Continuava attraversando le principali città umbre, poi attraversava l’Appennino. Una delle opere più ardite dell’ingegneria romana è la galleria del Passo del Furlo, ancora oggi utilizzato per la viabilità.

Infine raggiungeva la costa a Fano, poi proseguiva per Rimini dove terminava presso l’arco di Augusto.

Parlerò di altre vie consolari importanti: la Salaria, la Tiburtina, la Casilina e l’Appia in un prossimo articolo.

 

 

 

 

 

un cappellino a crochet

Si fa in un’ora, occorre pochissima lana merinos per neonati in due colori (sono sufficenti 20 g del colore principale) e un uncinetto n. 3.

Montare 8 catenelle, lavorare 6 maglie alte a cominciare dalla terza catenella. Girare il lavoro e continuare avanti e indietro a m. alta in costa per 35 cm. La m. alta in costa si fa puntando l’uncinetto intorno a tutto il punto del giro precedente, serve a fare il bordo ed è lavorata nel senso della lunghezza.

Chiudere a cerchio con mezze m. basse il lungo rettangolo accostando bene i due lati brevi. Continuare a m. alta riprendendo le maglie su uno dei lati. La lavorazione è a spirale, cioè senza chiudere ogni giro.

2° giro: dopo *4 m. color panna cambiare colore, saltare 2 maglie e nella stessa maglia fare 2 m. a, 1 cat., 2 m.a., saltare 2 m. Ripetere da * fino alla fine del giro.

3° giro: continuare a m. alta con il color panna distribuendo 9 diminuzioni nel primo giro.

4°-9° giro: continuare a m. alta.

10°-11° giro: 3 m. alte, 1 diminuzione, fino alla fine del giro.

12° giro: 2 m. a., 1 diminuzione.

13°-14°  giro: 1 m. alta, 1 diminuzione.

15° giro: diminuire su tutto il giro, tagliare il filo, affrancare, chiudere con un ago da lana lo spazio che rimane.

il sorriso della madre

Incipe, parve puer, risu cognoscere matrem.

(Virgilio, Bucoliche, IV Ecl.)

Comincia, piccolo bimbo, a conoscere la madre dal sorriso.

Il neonato, nuovo al mondo e ai rapporti umani, inconsapevole di sé, ri-conosce se stesso nel volto sorridente della madre, si sente accolto e attraverso lei percepisce il mondo intorno come accogliente.

La natura lo ha dotato di una preferenza innata per il volto umano da cui è attratto fin dai primi giorni di vita, quando le capacità visive sono ancora molto limitate, riesce però a percepire l’ovale di un volto che si trova a circa 20 cm di distanza e a fissare i propri occhi negli occhi dell’adulto che lo tiene in braccio.

Il cucciolo dell’uomo nasce totalmente inetto ed ha bisogno per sopravvivere di qualcuno che si occupi di lui, non soltanto per nutrirlo e coprirlo, ma anche per trasmettergli con la presenza e le interazioni, sicurezza e affetto. In genere è la madre che soddisfa a questi bisogni con la vicinanza, il contatto fisico, la voce e con tutta una gamma di gesti che accolgono, proteggono, gratificano, danno insomma sicurezza e benessere.

La principale potenzialità del bambino, ciò che lo differenzia dai cuccioli degli altri animali, è la sua attitudine a comunicare fin dalla nascita con gli adulti che si prendono cura di lui; se non si esprime con le parole non significa che non abbia nulla da dire e da intendere.

D’altra parte l’adulto che risponde ai suoi segnali, lo consola e lo fa sorridere ne ricava una sensazione di piacere che lo porta ad entrare in relazione con lui ogni volta sia possibile. Si mettono così le basi per le future relazioni del piccolo umano, nato come essere sociale.

 

otto cravatte per una borsa

Non amano molto le cravatte gli uomini di casa mia e le usano solo nelle grandi occasioni, quindi erano anni che avevo in un cassetto un pacco di cravatte ereditate. Mi dispiaceva buttarle, ma non sapevo che farne, con una ho cucito un porta-smartphone, ma con le altre?

Ci ho pensato a lungo, alla fine ho iniziato questo progetto ricicloso a costo zero. Ne è venuta fuori una borsa a secchiello, tutto sommato abbastanza semplice e rapida da farsi perché è bastato cucire a macchina i lati delle cravatte partendo dalle estremità più larghe a punta che formano il fondo del secchiello. Le ho cucite per una lunghezza di 37 cm.

Due cravatte da lati opposti le ho lasciate intere, formano i manici, basterà annodarle fra loro alla lunghezza voluta. Le altre cravatte le ho tagliate lasciando circa 6 cm in più per poterle ripiegare e cucire a mano all’interno. Una di queste forma la pattina di chiusura, a questa ho cucito un’asola (una catenella lavorata con un cotone sottile) e un bottone in corrispondenza.

La borsa è pronta! Non ha bisogno di fodera perché le cravatte sono già abbastanza spesse per conto loro, ho solo aggiunto una taschina interna per chiavi e portamonete.

l’Egitto a Roma

Un monumento che non ci si aspetterebbe di incontrare a Roma, la Piramide Cestia che si innalza presso Porta San Paolo, all’inizio della via Ostiense, incastonata fra le Mura Aureliane.

Fu fatta costruire presumibilmente nel 12 a.C. dagli eredi di Gaio Cestio Epulone come monumento funerario secondo la moda del tempo. Infatti la visita della bellissima regina Cleopatra a Roma, ospite di Cesare nel 46 a. C., fece nascere una vera “egittomania” con l’attrazione per quel che di esotico era nell’antichissima civiltà. Non era l’unica piramide a Roma, ne esistevano diverse altre tutte risalenti al I secolo a.C.

Gaio Cestio fu pretore e ricoprì altre cariche importanti; secondo il suo mandato testamentario i suoi eredi avrebbero dovuto erigere tale sepolcro entro 330 giorni dalla sua morte pena la decadenza dei diritti di successione, come si legge nell’iscrizione del lato rivolto verso il piazzale Ostiense.

Quella di Gaio Cestio è una costruzione elegante e slanciata di ben 30 m di lato e 37 di altezza rivestita di marmo di Luni. Ancora oggi svetta verso l’alto, anche se la sua mole è meno evidente che in passato perché risulta più in basso del piano stradale che nei millenni si è alzato.

All’interno vi è una camera sepolcrale affrescata. Quando furono costruite le mura Aureliane, nel III secolo d. C. vi fu inglobata. Nel 1943 durante i combattimenti per impedire l’occupazione di Roma da parte dei tedeschi fu aperto un varco nelle mura.

Recentemente è stata illuminata da un nuovo impianto che mette in risalto alcuni tratti delle mura adiacenti. L’interno è visitabile su appuntamento.

Quando poi nel 31 a.C. con la battaglia di Azio Ottaviano sconfisse la flotta di Antonio e Clopatra, l’Egitto cadde soto il dominio di Roma. Fu allora che la passione per l’Egitto dilagò continuando nei secoli successivi. Insieme alle piramidi cominciarono a innalzarsi obelischi e statue trasportati con notevoli difficoltà dai loro luoghi di origine.

liquore di foglie di carciofo

Un liquore di stagione economico e dal piacevole sapore, non dirò che è digestivo, dal momento che le bevande alcoliche non aiutano certo la digestione.

Occorrono:

  • 200 g di alcool a 95°
  • 150 g di foglie di carciofo
  • 150 g di zucchero
  • 200 ml di acqua
  • 700 ml di marsala secco

Lavare le foglie, farle asciugare su un canovaccio pulito.

Quando sono ben asciutte tagliarle grossolanamente e metterle e macerare in un barattolo di vetro con il marsala e l’alcool per 10 giorni.

Al termine dei 10 giorni filtrare.

cedrina 006

Preparare lo sciroppo facendo sciogliere lo zucchero nell’acqua, quando è freddo unirlo al liquore filtrato.

Aspettare circa 1 mese prima di consumare.

ricamare per un neonato

Tre paperelle che sguazzano felici schizzando acqua, mi è sembrato un motivo appropriato da ricamare a punto a croce sul cappuccio di un accappatoio per neonato. Un lavoro facile e divertente che mi ha preso poco tempo e che mi ha dato soddisfazione! Per tanti bagnetti e giochi, chissà se amerà l’acqua come la madre?

Per il fasciatoio da viaggio invece due cagnolini della “Carica dei 101”, allegri e scatenati!

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