isole

Le isole sono posti particolari. Si differenziano sotto molti aspetti: la distanza dalla costa più vicina, le caratteristiche del canale che da essa appunto le separa, se per esempio può essere percorso a remi o no – lì si vede meglio che altrove in che misura il mare effettivamente unisca o quanto divida.

Procida e Ischia dai Campi Flegrei

Si diversificano anche dall’immagine e per l’impressione che suscitano: ci sono isole che sembrano navigare o affondare, altre che paiono ancorate o pietrificate e sono davvero soltanto resti del continente, staccate e in compiute, separatesi a tempo debito e alle volte diventate indi pendenti, più o meno bastanti a se stesse.

Isola di Gorgona

Alcune si trovano in stato di grandissimo disfacimento, su altre invece ogni cosa è al suo posto così che sembra possibile stabilirvi un ordine ideale. Alle isole vengono attribuiti connotati e disposizioni umane: e così divantano solitarie, silenziose, assetate, nude, deserte, sconosciute, incantate, talvolta fortunate o beate.

(Predrag Matvejevic, Breviario mediterraneo)

Azorre, isola di Pico da Faial

il romanesco in cucina

La cucina romanesca è famosa in tutto il mondo, soprattutto per alcuni suoi piatti, è una cucina semplice ma sapida e vigorosa, che sfrutta con successo gli alimenti a buon mercato.

Fra i vari piatti tipici di questa cucina popolare alcuni hanno strani nomi, al limite della parolaccia, è il caso del cazzimperio o cacimperio che non è altro che il nome che si dà a Roma al pinzimonio, cioè a quel piatto semplicissimo ma gustoso che prevede di intingere nell’olio di frantoio con poco sale e pepe le verdure crude: finocchi, sedano, carote, eventualmente ravanelli e peperoni. Il perché di tale nome non è chiaro, forse dall’antico termine cazza, mestolo.

Cco ssale e ppepe e quattro gocce d’ojo

podessimo facce er cazzimperio

(Gioacchino Belli, La bbotta de fianco)

Semplicissima e gustosa è anche la panzanella, che originariamente era solo pane raffermo ammollato appena nell’acqua fredda e condito con olio, aceto, sale e qualche fogliolina di basilico. Più semplice ed economico di così! Poteva servire da merenda per una nidiata di bimbi affamati.

In tutte le pizzerie e i ristoranti romani immancabili sono i fritti come antipasto e fra questi gli ottimi filetti di baccalà, i fiori di zucca e i supplì, crocchette di riso ripiene di regaglie di pollo o più frequentemente di mozzarella, in questo caso si hanno i supplì al telefono, perché la mozzarella quando si morde il supplì bello caldo fa i fili, come il telefono, per lo meno quello di una volta! La parola supplì pare derivi dal francese surprise, sorpresa, per la gustosa sorpresa che si trova all’interno.

Fra i primi alcuni nomi sono conosciutissimi in Italia e nel mondo, la pasta alla carbonara forse deve il suo nome all’abbondante pepe che ci si deve aggiungere, la pasta alla gricia saporitissima ma condita solo con gli ingredienti che si avevano sicuramente a disposizione: guanciale e pecorino come la matriciana che però prevede l’aggiunta di pomodoro. Gli spaghetti ajo, ojo e peperoncino sono proverbiali per la loro semplicità e simpatia, quelli che risolvono in poco tempo e poco costo l’appetito di un nutrito gruppo di amici. Ancora più semplici sono gli spaghetti cacio e pepe che hanno bisogno solo di questi due ingredienti.

La pasta fresca impastata solo con acqua e farina prende tanti nomi coloriti come fregnacce, cecapreti e strozzapreti, maccaruni, sagne, termini comuni ad altri territori dell’Italia centrale. Hanno l’uovo nell’impasto invece le fettuccine che sono esaltate dal sugo con le regaje di pollo (interiora).

Fra i nomi coloriti dei secondi piatti ci sono i saltimbocca, l’abbacchio a scottadito, il “quinto quarto” cioè la carne più povera come il fegato, la milza, il polmone e il cuore, la trippa, la coda o gli intestini del vitello che danno piatti a volte sontuosi e ricercati dagli intenditori come la coda alla vaccinara e i rigatoni con la pajata (intestino del vitello).

E poi le puntarelle, i germogli della catalogna tagliati a striscioline sottilissime e conditi con un pesto di aglio e acciughe e con aceto, sale e pepe, immancabili in inverno sulle tavole dei romani veraci. Un altro contorno da intenditore sono i carciofi alla giudìa, eredità della cucina ebraica. Simpatici e saporiti sono poi i pomodori al grattè, in cui il francese gratin viene romanizzato in un termine evocativo (anche il termine francese è comunque derivato dal verbo gratter, scrostare, grattare per via della crosta che si forma in superficie).

Fra i dolci tipicamente romani dal nome particolare ci sono i maritozzi, soffici e panciuti panini dolci di pasta lievitata, un tempo sempre presenti nei bar, riempiti di panna potevano sostituire un pasto! Ora nei bar si trovano solo i cornetti. In tempo di Carnevale si possono ricordare le castagnole, i bocconotti ripieni di ricotta, le frappe che in altre zone d’Italia hanno altri nomi equivalenti,.

Infine non si può non citare la grattachecca, un piacevole refrigerio nelle afose estati romane, ottenuta, come suggerisce il nome, grattando a mano il ghiaccio a cui si aggiungono sciroppi, succhi di frutta o frutta fresca. Ancora ci sono a Roma sul lungotevere, a Testaccio o a Trastevere i chioschi che fanno le grattachecche davanti al cliente.

la copertina marina

La mia seconda copertina per un lettino, dopo la prima con le tartarughe. Una copertina per il lettino di un bimbo colorata e calda, con tanti animaletti marini, le onde, la schiuma in superficie. la mia copertina misura 90 cm di larghezza e 110 di lunghezza.

Occorrono 2 gomitoli da 50 g di lana color sabbia, 10 gomitoli di lana azzurra, 1 gomitolo di lana bianca, un uncinetto n. 4,5. Per le applicazioni piccole quantità di lana di vari colori e un uncinetto n.3.

La copertina è lavorata a punto onda: si montano con la lana color sabbia un numero di catenelle multiplo di 12 + 2. Io ho montato 123 catenelle. Si prosegue poi con 1 m. alta puntando l’uncinetto nella 4a catenella dall’uncinetto, *3 m. alte, 2 diminuzioni, 3 m. alte, 2 aumenti nelle m.seguenti. Ripetere da * fino alla fine del giro. Terminare con 3 m. alte, 2 m. nella terza catenella delle 3 iniziali. Ogni giro inizia con 3 catenelle e 1 m. alta al piede della catenella.

Per il punto onda ho tratto ispirazione da questo video in italiano che è molto chiaro. Una volta iniziata la copertina poi il lavoro si ripete sempre uguale. Dopo le righe con il color sabbia si procede con l’azzurro. Gli ultimi 2 giri sono con il bianco.

A parte si fanno le applicazioni, in un prossimo post scriverò le spiegazioni per fare alcune di loro.

Cose inutili

‘In questa vita imperfetta abbiamo bisogno anche di una certa quantità di cose inutili. Se tutte le cose inutili sparissero, sarebbe la fine anche di questa nostra imperfetta esistenza.”

Murakami Haruki, La ragazza dello Sputnik

frappe

Giovedì grasso, cuore del Carnevale, quest’anno la festa sarà in sordina, ciò che non mancherà saranno i fritti tipici di questo periodo fin da tempi remoti.

Frappe si chiamano a Roma e nell’Italia centrale, sfrappole, cenci in Toscana e Romagna, nastrini, galani, fiocchi, fiocchetti. Tutti termini che si riferiscono all’aspetto di questi dolci tipici del Carnevale, simili a larghi nastri. E poi crostoli in Veneto e Friuli, bugie in Liguria e Piemonte, chiacchiere.

Ricetta semplice, fra le prime che imparai da ragazzina e che ogni tanto riproponevo anche fuori del Carnevale.

La ricetta che ho sempre seguito è quella dell’Artusi, il noto autore de “La scienza in cucina e l’arte del mangiar bene”. Io ne ho parlato qui.

  • 240 g di farina
  • 20 g di zucchero a velo
  • 20 g di burro
  • 2 uova
  • 1 cucchiaio di acquavite
  • 1 pizzico di sale
  • olio per friggere

Disporre la farina a fontana, rompere all’interno le uova, aggiungere il burro fuso a bagnomaria, l’acquavite, il pizzico di sale, impastare fino a ottenere una pasta soda, lavorarla a lungo, poi lasciarla a riposo avvolta in un panno.

Tirare la sfoglia, Artusi dice “ della grossezza di uno scudo” e io da ragazzina mi domandavo quanto potesse essere, in realtà si può prendere a paragone una moneta, da un euro? Del resto c’è chi le fa più o meno sottili, a seconda dei gusti.

Con la rotellina a smerli si tagliano tante strisce larghe 2-3 dita e lunghe un palmo, si possono poi intrecciare o ripiegare in forme strane a piacere, attività riservata ai miei figli quando erano piccoli.

Si friggono in abbondante olio bollente, quando sono ben colorite e rigonfie si mettono su carta da cucina a scolare un po’ dell’unto. Quando sono fredde si spolverizzano con lo zucchero a velo.

Come dice Artusi: “Basta questa dose per farne un gran piatto”.

la Casa di Dante a Roma

In piazza Sidney Sonnino un severo edificio di impronta medioevale si distingue in mezzo al traffico dell’ampio viale Trastevere; è il palazzetto degli Anguillara nobile famiglia nota fin dal XI secolo.

Il palazzetto e la torre risalgono al secolo XIII, furono ricostruiti nel XV e più recentemente restaurati alla fine del 1800 quando si demolirono le vicine casette medioevali per l’apertura dell’ampio viale.

La Casa di Dante del titolo non allude a un inesistente soggiorno del sommo poeta a Roma, ma alla sede in questo palazzetto dell’ente morale “Casa di Dante” cui il Comune di Roma lo cedette cento anni fa, nel 1921, nel seicentesimo anniversario della morte di Dante, perché fosse in perpetuo consacrato alla divulgazione delle opere e della vita del poeta, come riportato da una lapide.

Nello stabile ha sede una biblioteca specializzata in libri danteschi, nella sala conferenze si tenevano ogni domenica letture delle opere di Dante, fino a quando l’emergenza Covid non ne ha determinato la sospensione..

settant’anni di censimenti della Repubblica italiana

Quest’anno saranno settant’anni dal primo censimento della Repubblica italiana, se invece contiamo dal primo censimento del Regno d’Italia, di anni ne sono passati 160! Infatti il nuovo Stato italiano appena riunificato ne indisse uno nel 1861, ancora senza Roma e senza il Trentino Alto Adige.

E’ interessante scorrere i risultati di quei passati censimenti. Nel 1951 eravamo 47,5 milioni, nell’ultimo censimento disponibile, quello del 2011, 12 milioni in più, anche se la maggiore crescita della popolazione si è avuta fino agli anni ’70. Poi un lungo periodo di crescita minima con l’eccezione del periodo fra il 2001 e il 2011 in cui le immigrazioni hanno fatto aumentare la popolazione. Ma anche le immigrazioni sono diminuite e negli ultimi anni abbiamo avuto solo circa 200 mila residenti in più. Il 2019 è stato un anno con un numero minimo di nascite, 400.084, circa ventimila in meno che nell’anno precedente, con un numero medio di figli per donna che è sceso a 1,27.

Questi sono gli ultimi dati Istat pubblicati nel dicembre 2020, si riferiscono all’anno 2019 e ci fanno vedere che gli italiani residenti non arrivano a 60 milioni e i giovanissimi dai 14 anni in giù sono solo il 13% della popolazione.

Infografica
Fonte ISTAT, data di pubblicazione dicembre 2020

L’ultimo censimento su tutta la popolazione è stato quello del 2011, negli ultimi anni l’Istat ha avviato i censimenti permanenti con rilevazioni annuali e triennali che però non avvengono su tutta la popolazione, ma solo su un campione.

la copertina per la bambola

Insieme alla culletta per la bambola ci vuole anche la copertina! Piccola piccola, ma simile a quella della bimba che avevo descritto qui.

Bastano pochi grammi di cotone marrone e azzurro e un uncinetto n. 3,5 per fare questa mini copertina con le tartarughe. Il punto che ho usato è questo che dà l’impressione delle onde: dopo la prima riga a m. alta nelle righe successive fare: 3 catenelle al posto della prima m. alta, 3 m. alte nella stessa maglia, 3 m. alte chiuse insieme, continuare fino alla fine della riga.

Nelle righe successive fare le 3 m. alte nella m. centrale delle 3 m. alte nella stessa maglia del giro precedente e di seguito le 3 m. alte chiuse insieme.

Dopo la parte in marrone (sabbia) continuare con la parte in azzurro (mare). Le dimensioni ognuno se le può scegliere.

Terminata la copertina ho lavorato gli animaletti con un cotone e un uncinetto più sottili.

Tartarughine

1° giro: nel cerchio magico fare 6 m. basse,

2° giro: 2 m. basse in ogni maglia del giro precedente (12 m. basse).

3° giro: 1 m. bassa, 2 m. basse nella m. seguente (18 m. basse in tutto).

4° giro: per la testa fare 4 catenelle, saltare 1 m., 3 mezze m. basse nelle m. successive. Poi per la prima zampetta 3 catenelle, 1 mezza m. bassa nella seconda catenella dall’uncinello, 1 mezza m. bassa nella terza catenella. Fare altre mezze m. basse nelle 6 m. successive poi fare una seconda zampetta come la prima. Fare 1 mezza m. bassa nella m. successiva poi fare la coda: 3 catenelle chiuse con mezza m. bassa. 1 mezza m. bassa nella m. successiva, poi un’altra zampetta, 6 mezze m. basse nelle m. successive poi la quarta zampetta. 1 mezza m. bassa nella m. successiva e chiudere.

la culletta per la bambola

Una culletta di fettuccia per giocare con la bambola, facile e rapida da fare, che si può strapazzare e lavare in lavatrice. Va bene per una bambola di 32-33 cm.

Occorrono 200 g di fettuccia e un uncinetto n.7.

Si inizia dal fondo con una catenella di 17 cm (27 maglie). Si lavora a m. bassa iniziando dalla 2a catenella. Sull’ultima catenella si fa un aumento.

Si gira il lavoro continuando a lavorare a m. bassa sulla parte inferiore della catenella facendo un altro aumento all’inizio. Alla fine del giro fare altri 2 aumenti e continuare a lavorare a m. bassa in ovale senza chiudere ogni giro e facendo 3 aumenti alle 2 estremità.

Formare un ovale di 34 cm di lunghezza e 18 di larghezza.

Cominciare a lavorare a m. bassa in rilievo posteriore (puntando l’uncinetto solo ne filo posteriore di ogni maglia precedente) senza fare più aumenti.

A 10 cm di altezza iniziare la cappottina lavorando sempre a m. bassa in rilievo posteriore solo 34 maglie, poi tornare indietro e continuare a lavorare avanti e indietro facendo 2 diminuzioni a 10 maglie dalle 2 estremità ogni 2 giri. Contemporaneamente aumentare 1 m. per parte alle 2 estremità. Continuare per 10 giri poi chiudere e tagliare il filo.

Fare 2 maniglie di 14 catenelle su cui si lavora 1 giro di m. bassa. Cucirle alla culletta.

Io ho inserito un filo di ferro sottile rivestito di plastica, di quelli che si usano per l’elettricità, nel bordo della cappottina per farla stare più rigida, ma se ne può anche fare a meno.

le strade del rione Trastevere

Passeggiando per i vicoli e le strade del rione Trastevere si rimane incuriositi per gli strani toponimi che li contraddistinguono. Ecco una parziale ressegna dei più curiosi con la storia della loro particolare denominazione.

Partendo da Piazza in Piscinula ci si chiede il perché di questo nome che era senza dubbio legato alla presenza, in epoca romana, di terme con vasche e piscine. Le vicine Via della Gensola e Piazza della Gensola ricordano probabilmente la presenza in tale luogo di un albero di giuggiole, chiamate dai romani appunto gensole.

Piazza in Piscinula con il Palazzo Mattei

La vicina Via dei Salumi ricorda la presenza di magazzini di tali prodotti scaricati dal vicino porto di Ripa Grande. Nei pressi Vicolo del Buco ne suggerisce la strettezza. Via della Luce prende il nome dalla chiesa di Santa Maria della Luce che ricorda il miracolo di un cieco che riacquistò la vista.

Via della Lungaretta è una lunga arteria che ricalca parte del percorso della via Aurelia Vetus, è il diminutivo della vicina via della Lungara. Oltrepassato l’ampio e trafficato Viale Trastevere si arriva ad un altro nucleo caratteristico del rione: le strade e i vicoli che si diramano a raggera da Piazza Santa Maria in Trastevere. In Via della Paglia erano magazzini di foraggi, Vicolo del Cedro e Vicolo del Leopardo, probabilmente erano chiamate così per le insegne di taverne, Vicolo del Piede forse per via della sua forma o per il ritrovamento di qualche frammento di statua antica.

Vicolo del Mattonato deriva da un deposito di mattoni provenienti dalle vicine fornaci e vicolo de’ Cinque dalla nobile famiglia de’ Cinque.

Via del Moro prende il nome da un noto caffè, Vicolo del Cipresso e Via dell’Olmetto dagli alberi che qui crescevano. Via della Pelliccia è un toponimo che ha diverse spiegazioni: per alcuni è il cognome di un’antica famiglia, per altri deriva da un negozio di pelli. Vicolo e via della Renella sono una corruzione di Arenella perché erano vicini a una piccola spiaggia. Vicolo di Mazzamurelli forse fa riferimento a qualche leggenda perché il “mazzamurello” in romanesco è un demonietto, uno spirito maligno.

Il Vicolo dell’Atleta prende il nome da uno straordinario ritrovamento nel 1844 durante una ristrutturazione edilizia della magnifica statua di marmo di un atleta che si deterge il sudore con lo strigile, un raschiatoio; è la probabile copia di un originale di Lisippo; la statua è ora ai Musei Vaticani. Nella vicina Via dei Vascellari abitavano probabilmente i fabbricanti di vasi o, secondo un’altra interpretazione di barche.

Infine Via Fonte dell’Olio ricorda un evento avvenuto nell’antica Roma, quando, secondo la tradizione, scaturì olio dalla terra, probabilmente si trattava di acqua inquinata.

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