Li panni stesi

93 Chefchaouen

Li panni stesi giocano cór vento

tutti felici d’asciugasse ar sole:

zinali, sottoveste, bavarole,

fasce, tovaje…Che sbandieramento!

Su, da la loggia, una camicia bianca

s’abbotta d’aria e ne l’abbottamento

arza le braccia ar celo e le spalanca.

Pare che dica: “tutt’er monno è mio!”

Ma, appena er vento cambia direzzione,

gira, se sgonfia, resta appennolone…

E un fazzoletto sventola l’addio.

(Trilussa, Cortile, Libro muto)

 

e sono mille!

Millesimo articolo scritto in otto anni di blog! Non mi sarei aspettata un tale traguardo!

Dal primo articolo dedicato alla nostra gatta che ora riposa sotto il vecchio olmo.

E poi decine e decine sui nostri viaggi,

la vita in campagna,

le piante e gli animali che incontro,

le escursioni nel verde,

le passeggiate romane,

Roma, mura Aureliane

i miei lavori fatti a mano.

Continuerò, senza impormi traguardi, fino a che questa attività continuerà a divertirmi!

 

nuovo incontro pungente

Gli istrici vivono indisturbati nel nostro terreno, la mattina ci sono sempre nuove buchette scavate per cercare radici ed io immancabilmente ci finisco con un piede dentro! Sono roditori grossi e voraci e il nostro orto deve sempre essere protetto da una rete continua, bassa ma interrata vista l’attitudine di questi animalei a scavare!

Però non mi era mai capitato di vedermelo davanti, calmo e tranquillo in pieno giorno, di solito sono notturni! Se ne stava calmo e tranquillo vicino al marciapiede di casa, mi ha guardato senza allarmarsi e poi ha continuato a rosicchiare le foglie che gli piacevano. Come se fosse a casa sua e io fossi un ospite tutto sommato abituale ed innocuo.

Masticava e masticava, tanto che potevo sentire il rumore delle sue mandibole e si è allontanato con calma solo quando ha finito, mettendosi a cercare altri vegetali appetitosi poco oltre.

Tanti incontri con animali selvatici avvengono in campagna, già la nostra auto era stata infilzata da uno di questi roditori,

lo avevo raccontato qui ma questo incontro ravvicinato è stato unico nel suo genere!

il bavaglino orsetto a crochet

Un bavaglino a crochet facile facile e veloce da fare.

Occorrente: 10 g di filo di cotone biologico bianco, poco filo n. 5 nero e verde, un uncinetto n. 3,5 e uno n. 2,5. Un ago da lana.

Con il cotone bianco e l’uncinetto n. 3,5 lavorare una catenella di 17 maglie.

1° giro: 16 m. basse

2°-7° giro: aumentare una maglia per parte alle due estremità.

8°-17° giro. a m. bassa senza aumenti

19° giro: 1 diminuzione all’inizio, lavorare 9 m. basse, poi girare il lavoro e continuare lavorando avanti e indietro facendo 1 diminuzione all’inizio e 1 mezza m. bassa alla fine per 4 volte. Restano 1 m. bassa e una mezza m. bassa.

Senza rompere il filo fare una catenella di 20 cm, tagliare il filo e sffrancare.

Riprendere il lavoro saltando le 7 m. centrali e fare lo stesso lavoro.

Occhi: con il cotone nero e l’uncinetto n. 2,5 fare un cerchio magico e all’interno lavorare 8 m. basse, chiudere con 1 mezza m. bassa. 2° giro: con il cotone verde lavorare 2 m. basse per ogni m. del giro precedente (16 m.b.). 3° giro: 1 m. bassa, 1 aumento (25 m. basse). Tagliare il filo e affrancare. fare un secondo occhio uguale.

Cucire gli occhi al bavaglino, ricamare naso e bocca.

le acque e le scale di Roma

Ti ricordi ancora di Roma, cara Lou? Com’è nella tua memoria? Nella mia rimarranno un giorno solo le sue acque, queste limpide, stupende, mobili acque che vivono nelle sue piazze; e le sue scale, che sembrano modellate su acque cadenti, tanto stranamente un gradino scivola dall’altro come onda da onda; la festosità dei suoi giardini e la magnificenza delle grandi terrazze; e le sue notti, così lunghe, silenziose e colme di stelle.“

Rainer Maria Rilke, Dalla lettera a Lou Salomè, 3 novembre 1903.

 

 

la notte delle streghe

La notte fra il 23 e il 24 giugno si celebrava  Roma a piazza san Giovanni la cosiddetta “notte delle streghe” per la festa di San Giovanni, festa antichissima ancora prima di essere cristiana, che celebrava dalla preistoria in poi il solstizio d’estate.

Secondo le leggende popolari le streghe in quella notte vagavano per le vie della città e cercavano di penetrare furtivamente nelle case. Per allontanarle e tener lontano il malocchio erano utili l’aglio, i garofani e i fiori di lavanda.

Si accendevano anche grandi falò per illuminare la notte e spaventarle.

Era usanza durante la grande festa che durava tutta la notte di mangiare lumache ben spurgate e poi cotte con un sughetto di pomodoro profumato con la mentuccia romana, che non ha niente a che vedere con la menta, ma è quella conosciuta altrove come nepitella.

Innumerevoli sono le usanze, le feste, le leggende e i riti che si compivano e in parte rimangono ancora in questa notte considerata magica. Si raccoglievano erbe medicinali come la ruta, la salvia, la menta, l’artemisia, l’iperico detto anche erba di San Giovanni, si riteneva infatti che le erbe raccolte in questa notte acquistassero proprietà miracolose.

Io mi limiterò a raccogliere come ogni anno le noci immature per il tradizionale nocino, la cui ricetta ho descritto qui.

la natura è grande

Oggi è il solstizio d’estate, il primo giorno dell’estate astronomica, i giorni intorno al solstizio sono più lunghi dell’anno e la natura è al massimo del suo splendore!

La natura è grande nelle grandi cose ma è grandissima nelle piccole”. Plinio il Vecchio

 

lo zainetto con la Pimpa

Uno zainetto a crochet per una piccolina che ama la Pimpa. Il mio è piccolo piccolo come la sua proprietaria, ma si può fare più grande.

Occorrono 100 g di cotone bianco, 50 g rosso, un uncinetto n. 3,5 e un bottone rosso. Si lavora tutto a m. bassa.

Zainetto

Con il cotone bianco avviare 20 catenelle e lavorare a m. bassa, alla fine del giro lavorare 2 m. basse nella stessa maglia, girare il lavoro e continuare a lavorare sulla parte in basso della catenella facendo 1 altro aumento nella 1a catenella. Continuare a lavorare a spirale per 11 giri facendo 2 aumenti alle 2 estremità (4 aumenti per giro).

12° giro: a m. bassa in rilievo posteriore (puntando l’uncinetto solo nel filo posteriore di ogni maglia del giro precedente) senza aumenti.

13°-23° giro: a m. bassa senza aumenti.

24°, 26°, 28°, 30° giro: diminuire 2 m a ciascuna delle 2 estremità.

25°, 27°, 29°: a m. bassa senza diminuzioni.

Continuare a m. bassa senza diminuzioni per 19 cm a partire dal giro a m. bassa in rilievo. Tagliare il filo e affrancare.

Con il cotone rosso riprendere le 26 m centrali fra le ultime 2 diminuzioni e lavorare 7 giri, poi lavorare 10 m. basse, 3 m. basse puntando l’uncinetto solo nel filo posteriore dellla maglia del giro precedente. Girare il lavoro e, sempre con il filo rosso, continuare a m. bassa solo sulle 3 maglie, avanti e indietro per 9 giri.

Al 10° giro fare 1 aumento a ciascuna delle 2 estremità (5 m), all’11° giro aumentare di nuovo 1 m. ad ognuna delle 2 estremità (7 m). 12-14° giro senza aumenti (7 m), 15° giro: 1 diminuzione a ciascuna delle 2 estremità (5 m). Tagliare il filo e affrancare.

Con il filo bianco riprendere il lavoro sul filo posteriore delle maglie già lavorate con il rosso e continuare a m. bassa avanti e indietro su 26 maglie per 4 giri, poi diminuire 1 m. all’inizio e 1 alla fine per i successivi 11 giri. Fare una catenella di 8 m per l’asola e fissarla sull’ultima maglia con mezza m. bassa. Tagliare il filo e affrancare.

Orecchie: con il bianco avviare 7 catenelle e lavorare 6 m. basse avanti e indietro per 4 giri. Aumentare 1 m. solo all’inizio per 3 giri (9 m). Continuare senza aumenti per 3 giri, poi aumentare 1 m. all’inizio e 1 alla fine (11 m). Fare 1 altro giro di 11 m. poi cambiare colore e con il rosso fare 8 giri diminuendo 1 m. all’inizio di ogni giro, Tagliare il filo e affrancare. Fare un’altra orecchia uguale.

Spallacci: fare 2 strisce di 5 maglie basse di larghezza, per una lunghezza di 22 cm (54 giri).

Coda: 1° giro: nel cerchio magico lavorare 6 m. basse. 2° giro: 2 m. basse in ogni m. bassa (12 m). 3° e 4° giro 12 m. basse. Chiudere.

Occhi: con il bianco lavorare 6 catenelle, 4 m. basse iniziando dalla 3a catenella, 2 m. basse nell’ultima. Girare il lavoro e lavorare dall’altra parte della catenella, sul filo rimasto: 2 m. basse nella 1a catenella, poi continuare a lavorare a m. bassa in ovale per 3 giri facendo 2 aumenti a ciascuna estremità.

Macchie: 1° giro, nel cerchio magico lavorare 6 m. basse, 2° giro: 2 m. basse in ogni maglia, 3° giro: 1 m. b. 1 aumento. Continuare ad allargare il cerchio fino alla grandezza voluta. Fare diversi cerchi di diametro diverso.

piante palustri

Oasi di Ninfa

Le piante palustri sono molto particolari, alcune vivono completamente sommerse come i Potamogeton e il Mirifillo che emergono solo durante la fioritura e la fruttificazione.

Oasi di Ninfa

Altre hanno il fusto sott’acqua a volte molto lungo e le radici che le ancorano al terreno sommerso, mentre le foglie e i fiori emergono e galleggiano, come nel caso delle bellissime ninfee, chiamate come le antiche divinità dei fiumi.

Palude di Annibale, Colfiorito

I canneti sono molto frequenti sulle sponde di laghi e fiumi, possono avere il fusto sommerso fino a 2 metri di profondità.

Lago di Fondi (Lt)

Lago Trasimeno (Pg)

Palude di Annibale (Colfiorito, Pg))

Alcune piante acquatiche non sono originarie dei nostri territori, ma una volta importate sono diventate specie invasive come questi giacinti d’acqua (Eichhornia crassipes) originari dell’Amazzonia che a causa del loro elevato tasso riproduttivo sono considerate fra le cento specie più dannose al mondo.

Stagno di Cabras (Or)

Altre piante colonizzano le rive come i giunchi, gli zigoli e gli equiseti. Questi ultimi conosciuti anche come code di cavallo per il loro aspetto, sono piante molto antiche, sono stati ritrovati fossili risalenti a quasi 400 milioni di anni fa. Non si propagano con organi sessuali maschili e femminili come le piante più evolute, ma attraverso spore. Vivono in terreni umidi e semisommersi.

Equiseti, Giardino Botanico di S. Eufemia a Maiella

Anche alcune specie di alberi vivono bene vicino all’acqua, sono i salici, i pioppi, gli ontani.

Salice bianco, Salix alba

 

 

 

 

 

 

la morte di Nerone

Nerone è un personaggio controverso. Si chiamava Lucio Domizio Enobarbo, era nipote dei Caligola e prese il nome di Nerone quando fu adottato dall’imperatore Claudio. Divenne imperatore giovanissimo a soli 17 anni dopo la morte di Claudio.

Fu descritto come un tiranno pazzo e sanguinario dai suoi contemporanei,  di lui parlano gli storici Svetonio nelle “Vite dei Cesari” e Tacito negli “Annales”. Il popolo che aveva beneficiato con le sue riforme e le elargizioni probabilmente lo rimpianse.

La storiografia moderna ha rivalutato il suo comportamento considerandolo non più sanguinario e tirannico degli altri imperatori. La tradizione che gli attribuisce la responsabilità del grande incendio di Roma del 64 d. C. sembra non essere vera, vero è invece che per allontanare da sè i sospetti ne attribuì la colpa ai cristiani che furono arrestati e condannati in massa a supplizi atroci. Dopo l’incendio fece ricostruire Roma con vie più larghe e nuove case di pietra al posto di quelle di legno infiammabili. Si fece anche costruire un’enorme villa, la Domus aurea“.

Regnò tredici anni, negli ultimi anni del regno si attirò l’inimicizia dei patrizi, fino a che il Senato lo dichiarò nemico pubblico. Abbandonato da tutti, anche dall’esercito e dai suoi pretoriani, fuggì da Roma trovando riparo presso la villa di Faonte, un suo liberto, a 4 miglia da Roma, fra la via Nomentana e la via Salaria. Per non cadere nelle mani dei suoi avversari che lo stavano per raggiungere si suicidò con un pugnale, in questo aiutato da un liberto. Era il 9 giugno del 68 d. C. e aveva 32 anni.

Grazie alla descrizione abbastanza precisa di Svetonio i ruderi della villa di Faonte sono stati identificati nella periferia romana in una zona fino a pochi anni fa di campagna, oggi invasa da nuovi edifici.

Ruderi della villa di Faonte

Il Senato ne decretò la damnatio memoriae, la condanna della memoria, provvedimento legislativo secondo il quale si cancellava ogni traccia di una persona. La Domus Aurea fu parzialmente interrata e fu interrato anche il laghetto presente nel grande giardino, laghetto alimentato da due affluenti del Tevere. Al suo posto fu poi costruito l’Anfiteatro Flavio, meglio conosciuto come Colosseo.

Il corpo fu sepolto nella tomba di famiglia, quella dei Domizi, al Pincio. Nel medioevo intorno alla figura di Nerone fiorirono cupe leggende, si diceva che nel luogo della sua presunta sepoltura demoni e spiriti comparissero nottetempo terrorizzando la popolazione.

Per esorcizzare la figura sinistra dell’imperatore nel 1099 il papa Pasquale II fece costruire in quel luogo una cappella a spese del popolo romano, da qui il nome di Santa Maria del Popolo. La leggenda narra che furono dissotterrate le ossa dell’imperatore e bruciate insieme al grande albero di noce che vi cresceva sopra.

Al posto della cappella nei secoli successivi sorse la chiesa, modificata più volte. Al suo interno due grandi dipinti del Caravaggio: la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro.

S.Maria del Popolo e Porta del Popolo

Hanno lo stesso nome anche la famosa Piazza del Popolo e la porta monumentale da cui la consolare Via Flaminia esce dalle Mura Aureliane.

A Roma la figura di Nerone ha continuato a suscitare impressioni e ad alimentare leggende anche in epoca più recente. Sulla via Cassia esiste una cosiddetta Tomba di Nerone che dà il nome alla località. In realtà è il sepolcro con tanto di iscrizione di Publio Vibio Mariano del II secolo d. C., ma le leggende narrano che il fantasma di Nerone sarebbe stato visto mentre piangeva sul sarcofago. Potenza della suggestione!

Questo sarcofago è legato ad un avvenimento molto posteriore che riguarda un altro imperatore. Durante l’incoronazione di Napoleone Bonaparte a Parigi venne lanciata una mongolfiera che al posto della navicella aveva una corona imperiale con l’aquila di Napoleone. Nella notte fra il 16 e il 17 dicembre 1804 la navicella, giunta su Roma, si abbassò molto e urtò proprio contro questo sepolcro, perdendo la corona imperiale. L’incidente fu interpretato come un cattivo presagio per l’imperatore appena incoronato.

 

 

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