fiori di ligustro

Maggio è il mese delle fioriture, intorno a casa sono fioriti i ligustri (Ligustrum vulgare) e il loro profumo è intenso e inebriante, le pannocchie di fiori bianchi attirano molti insetti.

Eppure sono piante selvatiche cresciute spontaneamente a formare spesse siepi.

Sono piante che crescono ai margini delle boscaglie e lungo le rive dei ruscelli, in luoghi freschi. Non vengono più coltivati perché si preferiscono i cugini giapponesi che sono sempreverdi e raggiungono dimensioni maggiori. Eppure un tempo i loro sottili rami terminali venivano usati per legature e lavori di intreccio. Il nome del genere infatti deriva dal latino ligo, lego.

Seguiranno poi i frutti piccoli e rotondi, dapprima verdi poi neri e lucidi; sono purtroppo velenosi e non li potrò utilizzare in nessun modo. Sono però belli a vedersi!

 

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6 anni di blog!

Sono passati 6 anni dal mio primo articolo, ora ne ho scritti e pubblicati quasi 800! Un bel traguardo che non mi sarei certo aspettata quando ho iniziato questa avventura!

Sono successe tante cose in questo ultimo anno, alcune importantissime, tutte hanno avuto un’eco sul blog.

I viaggi e le escursioni,

i fiori

la campagna,

i miei lavori.

Posso dire di essermi divertita e di continuare a divertirmi. Ringrazio tutte le persone che mi seguono e che commentano, ma anche tutti quelli che passano per caso attraverso qualche parola chiave.

un mazzo di fiori a filet

L’uncinetto filet è molto versatile e divertente, consente di realizzare tanti lavori con disegni diversi. Questo quadrato fiorito lo fece la mia instancabile nonna ormai molti decenni fa, ma è sempre attuale. Ora è inserito in una tenda, ma può essere utilizzato per coprire un cuscino o per farne un pannello da appendere come un quadro.

Sono tanti i lavori che si possono fare all’uncinetto filet: cuscini, tende, borse, magliette, coperte, bomboniere, presine, paralumi, bordi per asciugamani e tutto quello che la fantasia suggerisce.

un antichissimo ponte romano

Un ponte romano antichissimo e poco conosciuto è il Ponte Nomentano detto anche “Ponte Vecchio”, non è uno dei numerosi e noti ponti sul Tevere, ma unisce le due sponde del secondo fiume di Roma, l’Aniene.

Anche se poco noto ai turisti ed anche ai romani che non abitano in zona, non è meno carico di storia di ponti ben più famosi.

Sorge in periferia, nel quartiere di Montesacro, lungo la via Nomentana (anticamente chiamata Ficulensis) che collegava Roma con l’antica Nomentum. Probabilmente è nei suoi pressi che si rifugiò la plebe dopo la secessione del 494 a.C. e l’episodio dell’apologo dello stomaco e delle membra con cui Menenio Agrippa convinse i secessionisti a tornare a Roma.

Il ponte in muratura fu costruito dai romani probabilmente intorno al 100 a.C., in precedenza doveva esserci al suo posto un ponte in legno. Era un passaggio importante sia per gli uomini che per il bestiame, si trovava infatti sui percorsi della transumanza, come attesta un rilievo sulla chiave di volta dell’arcata a monte, costituito da una testa bovina e una clava, simbolo di Ercole, divinità protettrice del bestiame. Sull’arcata a valle è rappresentatata invece una clava diritta.

Il ponte fu più volte distrutto dalle piene del fiume o dalle guerre. Era infatti uno dei pochi accessi all’area di Roma da parte di eserciti invasori che provenivano da nord ed inoltre era isolato dalla città, distando quasi 4 chilometri dalle mura aureliane. Probabilmente fu distrutto una prima volta nel 547 dal re dei goti Totila prima di abbandonare Roma, sconfitto da Narsete, il generale bizantino che combatteva per l’imperatore Giustiniano.

Nell’anno 800 probabilmente qui si incontrarono il papa Leone III e Carlo Magno che fu incoronato pochi giorni dopo “Grande Pacifico Imperatore dei Romani” nella basilica di San Pietro.

Il ponte fu restaurato più volte, nel 1452 papa Niccolò V dispose che si fortificasse, facendo costruire l’incastellatura centrale e sopraelevando le torri. Il ponte assunse così l’aspetto attuale.

Anche in tempi più vicini a noi fu più volte tagliato: nel 1849 dalle truppe francesi per impedire il passaggio di Garibaldi e dei suoi uomini, nel 1867 di nuovo per contrastare l’avanzata dei garibaldini.

Fra la fine del 1800 e l’inizio del ‘900 il ponte fu teatro di cacce alla volpe da parte della nobiltà romana e dell’alta borghesia, si trovava infatti allora in aperta campagna e fu ritratto in moltissimi dipinti e fotografie d’epoca come quelle di Giuseppe Primoli.

Dal 1997 è stato chiuso al traffico veicolare, ma lo si può attraversare a piedi; è inserito nel Parco Naturale della Valle dell’Aniene e continua a resistere alle piene del fiume.

Il Ponte Nomentano semisommerso dalla piena del 2011

gufetti a crochet

Questi sono i gufetti che ho applicato sul vestitino del post di qualche giorno fa.

Per farli occorre poco cotone colorato e un uncinetto n. 2,5.

Fare un cerchio magico e lavorare all’interno:

1° giro: 2 cat e 10 m. alte con il primo colore. Chiudere questo giro e tutti i successivi con una mezza m. bassa.

2° giro: con il 2° colore lavorare 2 catenelle e 1 m. alta nella stessa maglia, continuare tutto il giro lavorando 2 m. alte in ogni maglia del giro precedente.

3° giro: con il 1° colore 1 cat e 1 m. bassa nella stessa m., *1 m. bassa puntando l’uncinetto sotto i 3 fili della maglia del giro precedente,  2 m. basse nella stessa maglia. Ripetere da * fino alla fine del giro.

4° giro: con il 2° colore lavorare 2 cat e 1 m. alta nella stessa m. *1 m. alta nella m. seguente, 2 m. alte nella maglia seguente. Ripetere da *.

5° giro: con il 1° colore lavorare 4 catenelle, 1 mezza m. bassa sulla 3a cat., 1 m. alta nella stessa m. di inizio, 2 mezze m. alte, 4 m. basse, 2 mezza m. alte, 1 m. alta, 2 cat, 1 mezza m. bassa sulla 1a cat., 1 m. alta nella stessa maglia. Tagliare il filo e affrancare.

Occhi: con il cotone bianco lavorare 8 m. alte nel cerchio magico. Cucire gli occhi facendo la pupilla con poco filo nero.

In questo post c’è la spiegazione per fare i fiorellini.

il sorbo fiorito

È una pianta maestosa dal bel portamento a cupola, ora è ricoperta da migliaia e migliaia di bei fiori bianchi in mazzetti intorno ai quali ronzano incessantemente gli insetti impollinatori.

È un ciavardello (Sorbus torminalis), un tempo piantato per servire da tutore vivo alle viti. La vite che sosteneva è morta da tempo e l’albero è cresciuto liberamente regalando ogni anno questa sontuosa fioritura.

In autunno matureranno i frutti, le sorbe, piccole e brunastre a maturazione, raggruppate in grappoli.

Un tempo si facevano ammezzire nella paglia perché la presenza di tannini le rende sgradevoli da mangiare appena raccolte. Forse qualcuno ricorda ancora il detto: “Col tempo e con la paglia maturano le sorbe” per indicare che solo sapendo aspettare si può raggiungere uno scopo. Filosofia non molto popolare ai nostri tempi!

Un tempo venivano usate come frutti da cui ricavare marmellate e salse dalle proprietà astringenti. Il nome specifico torminalis infatti indica la proprietà di questa pianta contro coliche e dissenteria (il termine latino tormina significa dolori di ventre, coliche).

Naturalmente non mi sono fatta sfuggire l’occasione di provare a fare la marmellata, chi fosse interessato può trovare la ricetta in questo mio post di qualche anno fa.

 

 

 

vestitino estivo a crochet

Un vestitino di cotone per la bella stagione dedicato a una piccolissima principessa.

È tutto lavorato a maglia alta, occorrono 200 g di cotone del colore principale, poco cotone in colori contrastanti e un uncinetto n.2,5. Il mio vestitino è per una bimba di 6 mesi.

Dietro: Avviare 102 catenelle e lavorare 100 maglie alte. Continuare a m. alta in righe avanti e indietro. Al 6° giro distribuire una diminuzione ad ogni lato, poi fare ogni 3 giri ancora una diminuzione per ogni lato altre 7 volte.

A 20 cm di altezza totale continuare su una metà del lavoro continuando a fare le diminuzioni che ancora rimangono da fare sul lato esterno.

A 27 cm di altezza totale 〈35 giri〉 per gli scalfi diminuire 3 m dal lato esterno, poi 3 volte 2 maglie  e 1 volta 1 maglia.

Lavorare ancora un giro a m. alta distribuendo 12 diminuzioni. Tagliare il filo e sffrancare, lavorare la seconda metà in senso inverso.

Davanti: avviare lo stesso numero di maglie del dietro e fare lo stesso lavoro, ma senza la separazione. Lavorare l’ultimo giro distribuendo 21 diminuzioni.

Sprone: collegare fra loro davanti e dietro con una catenella di 31 maglie (13 cm) per parte. Lavorare 3 giri a m. alta distribuendo sul 3° giro 20 diminuzioni.

4° giro: 3 catenelle, * saltare 1 m., 1 m. alta, 1 cat. Ripetere da * fino alla fine del giro.

5° e 6° giro a m. alta.

7° giro: a m. alta distribuendo 25 diminuzioni.

8° giro:  2 catenelle, * 4 cat, saltare 2 m., 1 m. bassa. Ripetere da *.

9° giro: 4 catenelle, * 1 m. bassa nell’arco di catenelle, 3 catenelle, ripetere da *.

10° giro: come il 9°.

11° giro: in ogni arco di catenelle del giro precedente fare 1 volta 2 maglie alte e 1 volta 3 maglie alte.

12° giro: tutto a maglia alta.

13° giro: a m.Alta distribuendo 20 diminuzioni.

14° giro: 4 cat., * saltare 1 m., 1 m. alta, 1 cat. Ripetere da * fino alla fine del giro. Tagliare il filo e affrancare.

Confezione: fare le cuciture dei lati. Lungo l’apertura del dietro, cominciando dal lato sinistro fare 3 giri a m. bassa. Poi dall’altro lato dell’apertura fare un 1° giro a m. bassa, 2° giro sempre a m. bassa distribuendo 5 asole di due maglie.

Lungo gli scalfi, sull’orlo inferiore del vestitino e lungo l’apertura del dietro solo dalla parte delle asole fare un giro di archetti: 3 cat,, saltare 1 m, 1 m. bassa.

Cucire i bottoni e le applicazioni. La spiegazione dei miei gufetti la scriverò in un altro post.

una spa per cinghiali

Nel nostro terreno, nel fitto di una macchia, un avvallamento del terreno forma una pozza per tutta la durata della stagione piovosa.

I cinghiali la frequentano spesso, hanno a disposizione una bella piscina in cui possono anche fare i fanghi! Penso che non disdegneranno anche di bere la stessa acqua. Finita la sosta in piscina una piacevole breve passeggiata in mezzo ai giovani olmi

ed accedono alla zona massaggio, il tronco liscio di un orniello è fatto apposta per strofinarsi sopra eliminando così fango e parassiti!

I cinghiali sono diventati un vero problema per i raccolti. Sono sempre più numerosi perché molto prolifici, inoltre non ci sono predatori in grado di attaccarli.

Essendo onnivori si cibano di ghiande, bulbi, rettili e uova, ma anche di cereali, mais, uva tanto che nelle zone in cui sono più numerosi gli agricoltori hanno dovuto predisporre recinzioni, dissuasori sonori ed altri accorgimenti, come quello di allevare la vite con un tutore alto per impedire che ne facciano razzia.

fiori di orniello

Una bellissima fioritura primaverile: quella degli ornelli o ornielli (Fraxinus ornus). In mezzo agli altri alberi che hanno appena messo le foglie, spiccano le macchie vaporose e profumate di un bianco candido di questi piccoli alberi comuni nei  nostri boschi.

I fiori bianchissimi formano dense pannocchie erette all’estremità dei rami.

Da questi fiori matureranno i semi dotati di un involucro simile a una piccola ala, le samare.

Da alcune varietà coltivate soprattutto in Sicilia si ricava la manna, un succo che fuoriesce da incisioni ricavate sul tronco e sui rami; si rapprende rapidamente formando una sostanza gommosa usata in farmacia come blando lassativo.

portoni

Mi piace fotografare portoni, porte, porticine per quel che lasciano intravedere o immaginare, per quello che posso fantasticare che nascondano, per l’idea di solidità che trasmettono, a volte di vetustà, per l’infinita varietà delle loro forme e colori.

Portoni di vecchie case nobiliari che lasciano intravedere cortili,

porte sgangherate di cantine,

portoni con cornici di pietra,

portoni istoriati dai colori vivaci

o tutti azzurri

posso immaginare chi abita dietro questa porta!

Portoni di legno massiccio corroso dagli anni, ma ingentiliti da vasi di fiori;

vecchie porte incastrate fra le mura

o perse fra i vicoli.

Romantici portoni a vetrate affacciati sui fiori del cortile.

………………

Quando un giorno da un malchiuso portone

tra gli alberi di una corte

ci si mostrano i gialli dei limoni;

e il gelo dei cuori si sfa,

e in petto ci scrosciano

le loro canzoni

le trombe d’oro della solarità.

………………………

(Eugenio Montale, Ossi di seppia)

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