quattro quadrati a crochet per un paralume

Un palalume verde e viola formato da quattro quadrati a crochet.

Per farlo occorrono 2 gomitoli di cotone verde, 2 gomitoli di cotone viola, un uncinetto n. 3, un’intelaqiatura per paralumi formata da 4 quadrati.

Fare 4 catenelle con il filo viola e chiuderle ad anello con una mezza maglia bassa. nell’anello lavorare:

1° giro: 6 m. basse

2° giro: 2 m. alte in ogni maglia del giro precedente (12 m. alte)

3° giro: 1 m. altissima, 3 catenelle (12 m. altissime)

4° giro: 1 m. alta, 1 catenella. Lavorare le m. alte anche sulle catenelle in modo da avere in tutto alla fine del giro 40 m alte.

5° giro: cambiare colore, con il verde lavorare 2 m. alte chiuse insieme in ognuna delle catenelle del giro precedente, 1 catenella dopo ogni gruppo di 2 m. alte.

6° giro: 4 m. altissime chiuse insieme in 4 m. consecutive del giro precedente, 4 catenelle, saltare 1 maglia.

7°: *4 m.alte, 1 m. altissima, 4 catenelle, 1 m. altissima sulla catenella seguente, 4 m.alte, 11 m. basse compreso 1 aumento (fare 2 m. basse nella stessa maglia). Ripetere da *.

8°: a m.alta, negli angoli (le 4 catenelle) lavorare: 2 m. alte.

9° giro: cambiare colore, con il viola lavorare 1 m. alta, 1 cat, saltare 1 maglia. Negli angoli lavorare nelle catenelle del giro precedente: 2 m. alte, 3 cat, 2 m alte. la lavorazione degli angoli rimane la stessa fino all’ultimo giro.

10°: tutto a m. alta anche sopra le catenelle, negli angoli lavorare come il giro precedente.

11° giro: come il 9°.

12° giro: cambiare colore e lavorare nella stessa maglia: *1 m. alta, 1 cat, 1 m. alta; saltare 1 maglia e ripetere da *.

13° giro: cambiare colore: 3 m. alte chiuse insieme nelle catenelle del giro precedente, 1 catenella.

14° giro: a m. alta col verde, lavorare 1 maglia nella catenella del giro precedente.

15° giro: con il viola, 1 m. alta, 1 cat., saltare 1 m.

16° giro: con il viola, tutto a m. alta, lavorare 1 m. alta sulla catenella.

17°: come il 15à giro.

Chiudere e affrancare.

Fare il tutto quattro quadrati uguali poi cucirli fra loro e all’intrelaiatura.

il Tevere e le sue piene

Il rapporto fra Roma e il fiume cui deve la sua origine è stato a volte burrascoso, il Tevere è infatti un fiume a regime torrentizio soggetto a piene che un tempo, fino alla costruzione dei muraglioni del lungotevere nei primi anni del Regno d’Italia, risultavano disastrose e provocavano morti e distruzione. Io ne ho parlato in questo articolo.

Dal 414 a. C. (anno in cui si hanno le prime notizie delle piene del Tevere) al 1937 si contano 90 inondazioni, spesso le cronache narrano di serpenti e dragoni che emergono dalle acque del fiume. La gravità del disastro e l’impressione dei flutti gonfi scatenavano la fantasia popolare.

Dal 1782 si iniziò a segnare il livello raggiunto dal fiume, dal 1821 le misurazioni divennero sistematiche con l’istallazione al porto di Ripetta su un idrometro costituito da lastre di marmo graduate im metri e centimetri. Il porto di Ripetta era uno degli approdi fluviali di Roma, quando fu interrato per far posto ai muraglioni l’idrometro fu spostato sulla parete della chiesa di San Rocco dove è tutt’ora.

Passeggiando per il centro di Roma e facendo un po’ di attenzione, si incontrano sui muri dei palazzi storici numerose lapidi che riportano il livello raggiunto dal fiume in un certo anno.

Questa della foto seguente è la più antica: risale al 1277 e si trova sotto l’Arco de’ Banchi.

A via Tor di Nona è invece la piccola targa che indica il livello raggiunto dal fiume nel dicembre del 1870. Il Parlamento del nuovo Regno si era appena insediato e dovette urgentemente affrontare il problema che minacciava la nuova capitale.

Altre lapidi sparse per il centro ricordano altre piene. A Santa Maria sopra Minerva sono queste risalenti al XV secolo (1422 e 1445), ancora più alto fu però il livello del 1870. La piazza della Minerva è la più bassa del centro di Roma e perciò particolarmente soggetta alle inondazioni, le acque del Tevere ristagnavano poi qui per giorni anche a causa dell’inefficienza della rete fognaria.

Nei pressi questa sempre del 1445.

La popolazione che viveva nei rioni a rischio esondazione era necessariamente sempre all’erta in caso di pioggia, un pluviometro di utilizzo popolare era costituito dal grande foro del ponte Sisto chiamato dai romani l’occhialone. Quando era completamente chiuso dalle acque del fiume la piena era imminente.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è roma-gennaio-16-111.jpg

Anche negli ultimi anni il Tevere ha continuato con le sue piene ed anche se i muraglioni costruiti a fine ‘800 salvano il centro storico dalla furia dei flutti le immagini del fiume gonfio d’acqua con le banchine e gli alberi sommersi non cessa di creare impressione.

piena tevere 6
Alluvione del novembre 2011

l’orto botanico di Roma

Alle pendici del colle del Gianicolo, nei giardini del palazzo Riario-Corsini che nel ‘600 ospitò la regina Cristina di Svezia, si estende per 12 ettari l’interessantissimo Orto Botanico di Roma del Dipartimento di Biologia ambientale dell’Università la Sapienza.

Vi si accede da via della Lungara, girando per via Corsini, dove una magnolia centenaria anticipa i patriarchi dell’interno dell’Orto.

A Roma esisteva un orto botanico fin dal XIII secolo per volere dei papi, c’era allora solo un pomarium e un orto dei semplici in cui venivano coltivate le piante medicinali. Ebbe varie collocazioni e solo alla fine del XIX secolo fu sistemato nel luogo attuale.

Il giardino ospita molte importanti collezioni: conifere, juglandacee, rosacee, fagacee, palme, un giardino roccioso caratterizzato da una cascata, un giardino dei semplici; un piccolo lago artificiale che ospita specie ripariali e acquatiche.

Alcune serre ospitano importanti collezioni di piante grasse e succulente di ambienti desertici, soprattutto californiani e messicani. Fra queste numerosi esemplari di piante protette sequestrate dalla Guardia di Finanza nell’ambito delle attività di contrasto alle importazioni illecite. Altre serre ospitano collezioni di orchidee e piante tropicali.

Particolarmente suggestiva è l’antica scalinata dellla fine del 1600 ombreggiata da un imponente platano pluricentenario del XV secolo!

I giganti pluricentenari non mancano certo, questo noce crollò alcuni anni fa per il forte vento, ma non ha cessato di vegetare, il personale sell’Orto ha ricoperto le radici rimaste esposte con zolle di terra e dai suoi rami è cresciuta una selva di nuovi alberi!

Anche questa sequoia è maestosa e continua a crescere sotto il cielo di Roma.

Questo albero curioso è originario dellAmerica meridionale, il suo nome è Celba speciosa. La sua particolarità è qualla di avere il tronco ricoperto di lunghe spine, ma si fa notare per la bellezza dei suoi fiori rosa.

Moltissime sono le piante singolari, esotiche, maestose e bellissime a vedersi, una buona ragione per visitare questo grande parco poco conosciuto ma degno di una visita e magari di una seconda e di una terza in diverse stagioni. Se si è lì per mezzogiorno il cannone del Gianicolo ci tuonerà sulla testa!

coperte fatte a mano

Comincia a far freddo, le coperte fanno piacere, ancora di più se si fanno a mano: a maglia, all’uncinetto o ancora meglio riciclando i ritagli di stoffa come in questa trapunta

IMG_0041

o i vecchi maglioni come in questo plaid.

Per riciclare gli avanzi di lana invece si può fare un plaid con i quadrati della nonna,

lavorivari 013 - Copia

in questo caso sono degli esagoni!

plaid

Un paesaggio marino di lana a crochet con tanti animaletti colorati terrà caldi i più piccoli. Le spiegazioni sono in questo post.

Questo plaid è invece realizzato a punto Tunisi, con i ricami a punto croce,

plaid tunisi (2)

un cognome per un fiore

Bougainvillea, Fuchsia, Begonia, Magnolia, Robinia, Zinnia, Gardenia, Camelia, Dalia tutti nomi di splendidi e coloratissimi fiori conosciuti da tutti. Alcuni di questi nomi come Dalia e Camelia sono diventati nomi di donna.

Tutti questi fiori sono di origine esotica, importati proprio per la loro bellezza e coltivati da centinaia di anni in parchi e giardini, alcuni come la Robinia si sono inselvatichiti e sono diventati specie infestanti.

I loro nomi derivano tutti da cognomi: la fucsia è originaria dell’America centrale e meridionale, fu scoperta dal missionario e botanico Plumier alla fine del secolo XVII che la chiamò così in onore di Leonard Fuchs botanico tedesco. Da questo bellissimo fiore deriva anche il nome del suo colore acceso fra il rosso e il viola. In Inghilterra, dove ebbe un grande successo, fu usata anche per fare siepi che in un clima fresco e piovoso crescono rigogliose e delimitano i terreni in campagna.

La bougainvillea pianta diffusissima nei nostri giardini e terrazzi per la bellezza delle sue brattee colorate, è anch’essa originaria dell’America meridionale, fu importata in Europa nella seconda metà del 1700. Il suo nome è in onore di un ammiraglio francese: Antoine de Bougainville.

La begonia è di origine tropicale e prende il nome di Michel Begon, un naturalista francese del 1600 che ne curò l’importazione in Europa. Così come la robinia che fu introdotta in Francia nello stesso secolo da Jean Robin erborista e farmacista del re. La zinnia porta invece il nome del tedesco Joahnn Zinn, direttore del giardino botanico dell’Università di Gottinga, la camelia quello del botanico ceco George Kamel che la portò in Europa dal Giappone, la dalia dal botanico svedese Andrea Dahl che la importò dal Messico.

Infine la profumata gardenia così chiamata da Linneo in onore del botanico scozzese Alex Garden e la diffusissima magnolia, da Pierre Magnol botanico francese, che cresce in giardini pubblici e privati raggiungendo a volte età e dimensioni ragguardevoli come l’esemplare centenario davanti all’Orto Botanico di Roma a Trastevere. Sempre a Roma, a villa Borghese, un intero viale è ombreggiato da questi bellissimi alberi sempreverdi e ne prende il nome.

il golfino con la coniglietta e l’aquilone

Un golfino per la stagione fredda, è per una bimba di 9 mesi di età e l’ho fatto tutto a maglia rasata o a maglia legaccio.

Occorrono 150 g di lana merinos, poche gugliate di lane di vari colori per il ricamo, ferri n. 3, 2 bottoncini.

Dietro

Montare 86 maglie e lavorare 10 ferri a legaccio (1,7 cm).

Continuare a maglia rasata. A 30 cm di altezza totale intrecciare le 26 maglie centrali per lo scollo, poi continuare su un lato per volta intrecciando lato scollo 1 volta 3 maglie, 1 volta 2 maglie. Chiudere la spalla destra, fare lo stesso lavoro allo scollo in senso inverso su quella sinistra continuando a lavorare a punto legaccio per 10 ferri, poi chiudere.

Davanti

Montare 86 maglie e fare lo stesso lavoro del dietro. A 27 cm di altezza totale per lo scollo chiudere le 16 maglie centrali, poi continuare un lato alla volta chiudendo lato scollo 2 maglie per 2 volte, 1 maglia per 2 volte.

A 32 cm di altezza totale intrecciare le maglie della spalla destra, proseguire invece la spalla sinistra a punto legaccio per 5 ferri. Fare 2 occhielli di 2 maglie ciascuno, proseguire ancora a p. legaccio per 10 ferri complessivi.

Maniche

Avviare 50 maglie e fare il bordo come il dietro. Proseguire a m. rasata distribuendo 10 aumenti sul 1° ferro e aumentare poi ai lati 1 m. ogni 4 ferri per 2 volte e 1 m. ogni 6 ferri per 10 volte.

A 22 cm di altezza totale intrecciare.

Confezione

Ricamare a punto maglia la coniglietta sul davanti. Per la gonnellina avviare 30 m. e lavorare 1 ferro a rovescio sul diritto, continuare a m. rasata per 8 ferri. Senza chiudere passare il filo attraverso le maglie e stringere per farla arricciare. Cucirla alla coniglietta.

Cucire maniche, fianchi, spalla.

Riprendere le maglie dello scollo e lavorare a legaccio per 10 ferri.

Rifinire le asole a punto festone e cucire i bottoni.

150 anni dalla nascita di Trilussa

Quest’anno ricorre il 150° anno dalla nascita di Carlo Alberto Salustri, uno dei più noti poeti romaneschi, conosciuto con lo pseudonimo di Trilussa, anagramma del suo cognome. Nacque infatti a Roma, in via del Babuino, il 26 ottobre del 1871.

A Trastevere, accanto al trafficatissimo lungotevere, di fronte a Ponte Sisto, si apre la piccola piazza Trilussa, qui oltre alla fontana dell’Acqua Paola c’è il monumento al poeta, la scultura di bronzo fu qui collocata nel 1954, è opera dello scultore Lorenzo Ferri.

Trilussa è raffiugurato mentre recita una delle sue poesie. La postura del poeta raffigurato mentre si appoggia ad una lapide fece scatenare lo scontento e l’ironia, tanto che il monumento fu soprannominato “lo sderenato” che a Roma significa sfiancato, fiacco.

Amilcare Pettinelli in un sonetto fa parlare il poeta:

…S’io potessi, sto bronzo der malanno

lo tirerebbe su la commissione.

Io schina storta? E annateve a ripone…

Se po’ sape’ che annate riccontanno?

Sta mossa co’ la destra indò viè fora?

Chi l’ha inventata, a chi è zompata in testa?

Pare che butto “tre” giocanno a mòra”

piante da marciapiede

Non si può certo dire che sui marciapiedi di Roma si cammini bene, soprattutto nelle periferie! A volte sembra che ci si debba armare di cesoie e decespugliatore!

Se si prende la cosa con un po’ di filosofia, e i romani a loro modo sono abituati a prendere le cose con filosofia, ci si può incuriosire ad osservare quante specie botaniche prosperano e si riproducono negli interstizi e nelle fessure dei marciapiedi e dei muri adiacenti! A volte veri e propri alberi come gli invadentissimi ailanti o le altrettanto invadenti robinie. Ho visto perfino qualche fico!

Giovane robinia da marciapiede

Se gli alberi in genere non arrivano a svilupparsi e a diventare adulti, le erbe riescono a svolgere tutto il loro ciclo vitale.

Passeggiando vicino a casa è possibile incontrare marciapiedi invasi dall’eliotropio, piccola pianta dai fiorellini bianchi a stella che seguono il cammino del sole, come dice il loro nome

Più in là queste composite dai colori sgargianti fioriscono fra rovi e scarpe vecchie…

Possiamo incontrare tarassaci, graminacee di diversi generi e specie, farinelli detti anche spinaci selvatici, malve, ortiche, papaveri e l’immancabile parietaria che come dice il suo nome cresce nelle fessure dei muri e dei marciapiedi.

Bellissima e tossica è la fitolacca o uva turca, il cui fusto rosso raggiunge a volte altezza notevoli considerando che spunta da fessure del marciapiede. I frutti a maturità sono neri e lucidi e contengono un succo rosso-viola.

Questa della foto è riuscita a crescere rigogliosa nonostante sia spuntata da una piccola fessura.

Tutte queste specie sono caratterizzate da abbondante produzione di semi, grande adattabilità, resistenza alla siccità. Così dai marciapiedi della città si può visitare un vero orto botanico!

stuzzichini di pane raffermo

L’utilizzo del pane raffermo è sempre una bella sfida per me! Cresciuta in un’epoca in cui buttare il pane era assolutamente da non fare, ho sttinto a tutte le ricette possibili per utilizzarlo, alcune le ho raccolte qui.

Questa ricetta è nata per caso, perché un poco del ripieno delle verdure che stavo cuocendo si è rovesciato sulla teglia e il risultato mi è piaciuto.

Per 2 persone occorrono:

50-60 g di pane secco,

1 cucchiaio di pecorino,

2 pomodorini

1 manciata di olive

sesamo

1 cucchiaio di olio e.v.o.

timo o altri odori a piacere

Mettere il pane in ammollo nell’acqua fredda, intanto tritare grossolanamente i pomodori e le olive.

Una volta ammollato il pane strizzarlo fra le dita per eliminare l’acqua in eccesso, metterlo in una ciotola e aggiungervi le olive, i pomodori, il pecorino, l’olio, 1 cucchiaino di sesamo, le olive, il timo. Mescolare bene poi disporlo su una teglia foderata di carta da forno a cucchiaiate schiacciando ogni cucchiaiata sino a uno spessore di circa mezzo cm, ottenendo dei dischetti. Mettere sulla superficie di ogni dischetto un pizzico di semi di sesamo.

Infornare a 180° per 20-30 minuti fino a che gli stuzzichini non siano asciutti e croccanti. Servire caldi.

il golfino con il paesaggio

Dopo il caldo estivo si può riprendere a lavorare la lana e preparare qualcosa che scaldi i nostri cuccioli quest’inverno.

Per una taglia 4 anni ho utilizzato 1 gomitolo di lana celeste, 3 gomitoli di lana blu (in tutto 200 g), ferri n. 3 e 3,5, 2 bottoni, poche gugliate di filo da ricamo moulinè nei vari colori per i ricami.

Dietro

Con i ferri n. 3 e la lana blu montare 90 maglie e lavorare a m. tubolare per 4 ferri, continuare a coste 1/1 per 5 cm totali, poi con i ferri n. 3,5 continuare a m. rasata per 35 ferri (15 cm di altezza totale).

Cambiare colore e con l’azzurro fare 40 ferri. Cambiare di nuovo colore e con il blu continuare a m. rasata.

A 39 cm di altezza totale intrecciare per le spalle 10 maglie per lato per 3 volte. Chiudere le maglie restanti.

Davanti

Come il dietro. A 36 cm di altezza totale per lo scollo intrecciare le 18 maglie centrali e proseguire separatamente sulle due parti diminuendo ai lati dello scollo 2 maglie per 2 volte, 1 maglia per 2 volte.

A 39 cm di altezza totale intrecciare le spalle le stesse maglie che per il dietro.

Lavorare l’altra metà nel senso inverso.

Maniche

Con i ferri n.3 avviare 56 maglie e lavorare a m. tubolare per 4 ferri, poi continuare a coste 1/1 per 4 cm.

Con i ferri n. 3,5 continuare a m. rasata distribuendo sul 1° ferro 10 aumenti, poi ogni 2 cm aumentare 1 m. a una estremità per 13 volte.

A 33 cm di altezza totale chiudere. Fare la seconda manica uguale.

Rifiniture

Ricamare il paesaggio a punto calza con il moulinè a 4 fili. Riprendere le maglie intorno al collo e a una spalla e lavorare a coste 1/1 facendo 3 asole sull’aperura anteriore della spalla.

Cucire maniche, spalle, fianchi, ricamare le asole a punto festone, cucire i bottoni.

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