caccia inutile

CACCIA INUTILE

Er vecchio cacciatore co’ lo schioppo

guarda per aria e vede un usignolo
che gorgheggia un assolo
tra li rami d’un pioppo.

È tutta quanta un’armonia d’amore
imbevuta de sole e de turchino
che dà la pace e t’imbandiera er core.

Come lo chiameremo un cacciatore
che spara su quer povero piumino?

(Carlo Alberto Salustri, Trilussa)

 

 

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un incontro pungente!

Di sera capita che sulle strade di campagna uno sciocco istrice decida di attaversare proprio mentre sopraggiunge la nostra auto. Frenata brusca e l’istrice sparisce incolume nei campi non senza aver lasciato sul gigantesco nemico una manciata dei suoi aculei che si sono conficcati bene in profondità intorno a una delle luci di posizione.

Gli istrici sono grossi roditori abbastanza diffusi nel nostro territorio grazie al fatto che sono animali protetti e che difficilmente un predatore ardisce cercare di farne la propria cena! Hanno infatti la parte superiore e posteriore del dorso e la coda ricoperti da grossi aculei lunghi fino a 30 cm. L’Italia è l’unico territorio europeo in cui vivono. Il seguente video che ho preso da youtube fa conoscere meglio questo singolare animale.

Possono arrivare ad una lunghezza di 70 cm e ad un peso di 15 chilogrammi. Un tempo venivano cacciati per le loro carni. Hanno abitudini notturne, con il buio vanno alla ricerca di frutti e radici di cui nutrirsi; trovo spesso mele ed altra frutta caduta rosicchiata e nei campi sono numerose le buche che questa bestia scava per nutrirsi di qualche radice o bulbo ricchi di amido.

Dalle nostre parti gli orti sono tutti recintati con una rete bassa ma un poco interrata per salvare gli ortaggi dalle razzie di istrici e cinghiali.

Di giorno si nascondono invece nella macchia, adattando a rifugio cavità naturali  con l’aiuto dei potenti unghioni.

Pur essendo piuttosto diffusi nelle nostre campagne un incontro con loro è abbastanza fortuito perchè sono animali schivi e timidi. Si trovano invece frequentemente i loro aculei che perdono quando fanno la muta.

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un posto dove posarsi

Che bello avere le ali ed essere padroni del cielo, prima o poi però bisogna posarsi e riposare. In campagna gli alberi e i fili della luce sono un buon posatoio, ma in città la scelta è molto più ampia e divertente.

Le statue sono considerate un ottimo posto su cui riposare, comodo e pieno di superfici arrotondate. Diventano anche un possibile gabinetto come testimonia il povero leone di piazza della Signoria a Firenze!

I giovani allievi di Leonardo da Vinci a Milano offrono testa mani, piedi e perfino un libro al riposo dei pennuti.

I pennuti non si fanno certo scrupolo di essere irriverenti ed anche il povero Mazzini ha il suo bravo gabbiano in testa.

Alcuni luoghi sono particolarmente adatti ad accogliere intere comunità, meglio ancora se vicini al mare, così che ci si possa riposare fra una pescata e l’altra.

A volte i cornicioni dei monumenti diventano dei veri condomini, dove si riposano specie diverse.

In città i posatoi sono i più vari, va bene un faretto,

un lampione

o un comignolo su cui è comodo anche fare il nido!

Questo posto è ancora più comodo, si è vicini all’acqua e si può sorvegliare la situazione più in basso!

È divertente osservare gli innumerevoli siti utilizzati, ma per i monumenti e per le persone che vivono vicino piuttosto fastidioso e pieno di inconvenienti.

 

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amati dalle farfalle

La Farfalla

Nascere a primavera, morire con le rose,
sulle ali di uno zefiro nuotare nella luce,
cullarsi in grembo ai fiori appena schiusi,
in una brezza pura di profumi e d’azzurro,
scuotere, ancora giovane, la polvere alle ali,
volare come un soffio verso la volta infinita:
ecco della farfalla il destino incantato!
Somiglia al desiderio che non si posa mai,
che mai si sazia, ogni cosa sfiorando
per poi tornare al cielo,in cerca di piacere.

(Alphonse De Lamartine)

Le bellissime farfalle amano gli ambienti assolati e non inquinati da insetticidi, in cui si alternino prati, siepi, boschi, fonti di acqua.

La maggior parte delle farfalle è legata a determinate piante di cui si cibano quando sono bruchi. Per esempio i bruchi delle splendide Vanesse si cibano delle foglie dell’ortica.

Gli insetti adulti invece, nella loro brevissima vita, suggono il nettare dei fiori con la lunga spiritromba, una sorta di cannuccia tenuta arrotolata e distesa poi  quando deve essere introdotta nelle corolle e nei calici dei fiori.

 I fiori più visitati sono quelli più ricchi di nettare,

Salvia nemorosa

i lillà sono visitati dal podalirio il cui bruco si ciba delle foglie dei prugnoli selvatici.

Fra i fiori di campagna sono molto visitati la ruta

e il finocchio selvatico.

finocchio selvatico

E poi la lavanda,

l’achillea, la verbena e il fiordaliso.

Anche fiori apparentemente irti e coriacei sono appetiti dalle farfelle che devono guardarsi però dai predatori in agguato.

Le farfalle vivono pochi giorni, a volte uno solo, in questo breve tempo devono accoppiarsi e deporre le uova da cui usciranno i bruchi della generazione successiva. Il bruco si trasformerà in crisalide che immobile, avvolta in un astuccio protettivo, compirà una completa metamorfosi cambiando tutti i suoi tessuti. A metamorfosi compiuta ne uscirà lo splendido insetto adulto che ricomincerà il ciclo.

 

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arrampicatori nati

Camminando sui sentieri di montagna, soprattutto all’alba e al tramonto, è possibile avvistare animali adattati in maniera ammirevole alle alte quote e ai dirupi: sono i camosci e gli stambecchi in grado di stare in equilibrio in zone impervie subito dopo la nascita.

Entrambe le specie hanno un innato senso dell’equilibrio e una grande agilità e potenza polmonare che li rende in grado di superare in pochi minuti notevoli dislivelli. Tale eccezionale equilibrio è dovuto anche alla particolare forma degli zoccoli larghi e robusti, appuntiti e divaricati.

“Quel giorno di novembre il re riconobbe il declino. Il cuore  batteva più  lento dei duecento colpi al minuto, spinta che dà  ossigeno agli slanci in salita e li fa superare in leggerezza.
Gli zoccoli del camoscio sono le quattro dita del violinista. Vanno alla  cieca e non sbagliano millimetro. Schizzano su  strapiombi, giocolieri in  salita, acrobati in discesa, sono artisti  da circo per la platea delle  montagne. Gli zoccoli del camoscio  appigliano l’aria. Il cavallo a  cuscinetto fa da silenziatore  quando vuole, se no l’unghia divisa in due  è nacchera di  flamenco. Gli zoccoli del camoscio sono quattro assi in  tasca a un  baro. Con loro la gravità è una variante al tema, non una  legge.”
(Erri De Luca, Il peso della farfalla).

Come molti altri erbivori le femmine di questi animali vivono in branchi insieme ai piccoli, i maschi vivono isolati o in gruppi, in autunno duellano a poderosi colpi di corna, in scontri che raramente sono mortali, il vincitore si accoppierà con le femmine. Per questo i maschi sono forniti di corna di lunghezza considerevole, soprattutto quelle degli stambecchi sono a forma di scimitarra, particolarmente pesanti e ingombranti.

Lo stambecco è particolarmente adattato all’ambiente di alta montagna, oltre i 2000 metri fra le rocce e i magri pascoli anche in inverno quando si nutre di muschi e licheni.

 

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odiati ma utili

Se c’è un animale che suscita paura, ribrezzo, odio è il serpente, per lo meno nella nostra cultura; perché in altre culture questi animali sono stati e sono oggetto di venerazione.

La nostra paura porta spesso all’uccisione dell’animale, senza distinguere fra specie innocue, la maggioranza, e specie velenose che in Europa sono solo quelle appartenenti al genera Vipera. Ciò priva la nostra fauna di animali utilissimi a tenere sotto controllo lo sviluppo di specie nocive come i topi.

I serpenti sono rettili appartenenti al gruppo tassonomico Serpentes ( dal latino serpens, strisciante), hanno infatti il corpo allungato e privo di arti, che consente loro di muoversi agilmente sul terreno, in mezzo alla vegetazione e in acqua.

Tutti i serpenti nostrani si nutrono di piccoli animali che catturano grazie al morso velenoso o stritolandoli fra le spire e inghiottono interi.

Singolari sono le caratteristiche con cui l’evoluzione ha adattato questi animali: la colonna vertebrale è costituita da numerosissime vertebre molto mobili cui sono articolate le coste su cui si inseriscono i muscoli robusti con i quali l’animale compie i suoi spostamenti. Manca uno sterno per consentire al corpo di dilatarsi quando ingoiano prede intere.

Per adattarsi al corpo allungato gli organi interni sono disposti in successione, un polmone è atrofizzato mentre l’altro è molto allungato.

Hanno il corpo rivestito di squame sopra le quali c’è uno strato corneo che viene sostituito periodicamente durante la muta. Il processo di muta è rapido, ma durante questa fase l’animale è vulnerabile e ricerca perciò ambienti protetti. Il vecchio strato corneo, chiamato esuvia, viene rivoltato come un calzino e abbandonato intero. Ogni anno intorno al mio casale trovo esuvie di serpente, alcune di considerevole lunghezza.

alviano 10 maggio 14 006

Si alimentano irregolarmente, possono trascorrere giorni e settimane fra un pasto e l’altro, in compenso possono ingoiare prede più grandi di loro la cui digestione può durare giorni.

Come gli altri rettili i serpenti hanno bisogno di calore per essere attivi, calore che ricavano dall’ambiente circostante non essendo in grado di produrlo internamente come gli uccelli e i mammiferi. Quando la temperature esterna si abbassa troppo non riescono più a mantenersi attivi perciò in autunno si rifugiano in ripari dove possono essere protetti dal gelo invernale.

La paura che abbiamo di questi rettili è dovuta soprattutto al morso delle vipere. In realtà queste sono piuttosto piccole, schive e non attaccano l’uomo se non per difesa se la fuga non è possibile. Basta prendere qualche precauzione per evitarle quando si cammina in campagna o in montagna:

  • non avventurarsi con calzature inadatte in mezzo all’erba alta o in terreni rocciosi, indossare sempre calze e scarponcini o stivali,
  • Non rovistare a mani nude fra l’erba alta e vicino ad ammassi di pietre, magari alla ricerca di frutti di bosco.
  • Munirsi di un bastone con cui rovistare fra l’erba prima di chinarsi a raccogliere qualcosa.
  • Prestare maggiore attenzione nelle prime ore della mattina quando gli animali sono intorpiditi dalle temperature basse.
  • Insegnare ai bambini queste precauzioni

Il morso di una vipera molto raramente è mortale per una persona adulta, quindi eventualmente si può raggiungere il posto di soccorso più vicino cercando di stare tranquilli ed evitando di intervenire in qualsiasi modo sulla ferita.

 

 

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api d’oro

 

Api d’oro

cercavano il miele.

Dove starà il miele?

 nell’azzurro

di un fiorellino,

sopra un bocciolo

di rosmarino

(Federico García Lorca)

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buona Pasqua!

 

È Pasqua, la festa cristiana che celebra una rinascita, ma tutti i popoli e tutte le religioni fin da tempi antichissimi hanno festeggiato nei giorni vicini all’equinozio di primavera la rinascita della natura dopo il freddo e il buio dell’inverno con riti e simboli simili.

È in questo periodi che gli alberi cominciano a mettere le foglie, gli uccelli fanno il nido in cui depongono e covano le uova, i mammiferi partoriscono.

monti Lessini 077

È la festa della vita che nasce e uno dei simboli più comuni è l’uovo, come questo mio che lascia uscire il suo pulcino.

Buona Pasqua!

 

la sfinge colibrì

La mia lavanda è tutta fiorita e durante le ore di sole i suoi fiori sono visitati incessantemente da moltissime specie diverse di insetti impollinatori attratti dall’intenso profumo e dalla ricchezza di polline.

lavanda

Una farfalla molto singolare è la sfinge del galio (Macroglossa stellatarum) che nella bella stagione vola nei prati e nei giardini.

Non si posa sui fiori, ma si libra su di essi rimanendo sospesa come un colibrì, mentre le ali si muovono velocissime. Introduce nei piccoli fiori tubolari la lunga proboscide (spiritromba) per succhiarne il nettare.

sfinge colibrì

La larva si nutre invece delle foglie del galio (Galium verum).


ciao Vega!

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Vega se n’è andata, la nostra vecchia gattona che fra tre mesi avrebbe compiuto ventuno anni. Siamo tutti tristi, dopo più di venti anni passati con noi ci lascia una parte della nostra famiglia e non ci sembra quasi vero che non ci sia più e che non la vedremo più andare in giro per casa con l’aria di chi va cercando qualche guaio da combinare, ha infatti sempre avuto un caratterino decisamente pestifero.

Tutta la famiglia aveva imparato alla perfezione il gattese per poter ubbidire prontamente ad ogni suo desiderio! Ogni suo miagolio era un ordine.

sono una bella gattona e so di esserlo

Ha vissuto una lunga vita coccolata e riverita,

IMG-20151021-WA0000

memmi 050

Penso che anche lei ci abbia voluto bene, ci aspettava dietro alla porta quando sentiva i nostri passi per le scalememmi 078

e cercava il contatto umano anche quando stava decisamente scomoda!

23 calduccio, ma un po' scomodo

Ora dorme tranquilla nella sua campagna, sotto un vecchio olmo che sta mettendo le foglie nuove

alviano 10 aprile 15 009

Ciao Vega

Vega

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