granchietto a crochet

Ecco le spiegazioni peril granchietto della copertina qui pubblicata.

Per fare il granchietto occorrono pochi grammi di filo arancione o grigio, un uncinetto n.3,5: una gugliata di filo nero sottile e un uncinetto n.1,5. Si lavora tutto a m. bassa o mezza m. bassa.

1a riga: montare 6 catenelle e lavorare 5 m. basse iniziando dalla seconda catenella dall’uncinetto.

2a riga: fare 1 aumento all’inizio e uno alla fine, si hanno 7 m. basse.

3a riga: fare un aumento all’inizio e uno alla fine, (9 m.b.)

4a-6a riga senza aumenti (9 m.b.)

7a riga. 1 diminuzione all’inizio e una alla fine (7 m.b.)

8a riga: 1 diminuzione all’inizio e 1 alla fine (5 m.b.).

9a riga: 1 mezza m. bassa, 3 catenelle, saltare 1 m., 1 mezza m. basse nella m. seguente, 3 catenelle, saltare 1 m., 1 mezza m.bassa.

Continuando di seguito senza romperte il filo si lavorano le zampe; 10 catenelle, 3 mezze m. basse, 4 catenelle, 3 mezze m. basse, continuare lungo la catenella a mezza m. bassa fino alla 1a catenella., 1 mezza m. bassa sul corpo del granchio, 9 catenelle, a mezza m. bassa sulla catenella, 1 mezza m. bassa sul corpo del granchio. Fare altre 3 zampe uguali. 3 mezze m. basse sul corpo del granchio e poi fare le zampe dall’altro lato del corpo come quelle precedenti. L’ultima zampa è come la prima.

Occhi: con il filo nero sottile fare un cerchio magico e lavorarvi dentro 3 m. basse, stringere il cerchio e affrancare. Fare un secondo occhio uguale e cucirli nelle 3 catenelle del corpo

animali di pietra e bronzo

Nella vasta villa Borghese, villa storica di Roma amata da generazioni e generazioni di romani, innumerevoli sono le statue, spesso risalenti all’epoca in cui fu costruita la villa nel XVII secolo. Fra queste famoso era il leone posto all’ingresso del giardino del lago, su cui mi arrampicavo da piccola come aveva fatto mio padre e come hanno fatto i miei figli. Ora il leone non c’è più, nascosto in un deposito. Fu tolto per preservarlo dal vandalismo, ma quanto mi dispiace che i miei nipoti non lo possano cavalcare! (Il leone della foto non è lo stesso, è quello che domina dall’alto la fontana davanti al cancello del giardino del lago, troppo in alto per potersi cavalcare!)

Altri animali famosi sono i cavalli marini della fontana posta su viale che prende il loro nome. Fu fatta scolpire alla fine del ‘700 dal principe Borghese Marcantonio IV che ordinò la risistemazione della villa. Molto nota a romani e turisti è sempre fotografatissima.

Un altro animale, questa volta di bronzo, è quello posto davanti all’ingresso del Museo Pietro Canonica, di fronte a Piazza di Siena. È un mulo  raffigurato con il suo alpino opera di questo scultore che qui visse e operò dagli anni 20 del secolo scorso.

Infine un bronzo moderno che raffigura una bufala. È un’opera contemporanea dell’artista Davide Rivalta ed è esposta nella villa nell’ambito della Mostra d’Arte Contemporanea Back to Nature che si può visitare liberamente fino al 13 dicembre 2020.

animali invadenti e voraci

In campagna c’è solo un apparente silenzio, certo non ci sono vicini che organizzano feste con musica al massimo, ma notte e giorno si sentono versi di animali: il tubare delle tortore, il gracchiare delle cornacchie e delle gazze, il grido dei nibbi, l’abbaiare dei cani e delle volpi. E poi soprattutto la sera sono continui fruscii, rovistare, rumore di frasche smosse. Si intravedono musi nella penombra, a volte compaiono anche di giorno rosicchiando con calma nonostante la mia presenza e scavando buche ovunque.

La mattina ci si rende conto che qualcuno ha rosicchiato tutte le nocciole direttamente sulla pianta, forse si tratta di moscardini o di qualche piccolo roditore simile che abbiamo intravisto mentre saltava da un ramo all’altro. Gli storni, le cornacchie e le gazze hanno saccheggiato gli alberi di fichi fino all’ultimo frutto, le pesche si sono in parte salvate perchè le ho raccolte quasi acerbe, non hanno risparmiato neanche le prugne.

Quindi niente nocciole quest’anno e meno vasetti di marmellata!

Gli animali che girano intorno alla casa di campagna sono tanti e non tutti graditi. Per riuscire a raccogliere qualcosa dall’orto dobbiamo recintarlo tutto con una rete un po’ interrata perchè altrimenti gli istrici banchettano con i nostri pomodori e le nostre zucchine e non hanno neanche la buona creanza di finire il frutto che mangiano, ma li mordono tutti, un morsetto qua e uno là.

I cinghiali poi sono diventati un vero flagello in tutta Italia e la nostra campagna non fa eccezioni, senza recinzioni, con zone di macchia in cui nascondersi e tante cose buone da assaggiare. Le vigne devono essere tutte allevate a pergola alta almeno due metri per evitare che le bestie tirino giù i tralci maturi e rovinino la pianta. Questo comporta il lavoro aggiuntivo di piantare lunghi pali di castagno su cui si possa sostenere.

In genere mi piacciono gli animali e non mi dispiace spartire con loro un po’ di quello che coltivo, ma alcune specie sono diventate veramente invasive e i danni che fanno all’agricoltura sempre più consistenti!

nuovo incontro pungente

Gli istrici vivono indisturbati nel nostro terreno, la mattina ci sono sempre nuove buchette scavate per cercare radici ed io immancabilmente ci finisco con un piede dentro! Sono roditori grossi e voraci e il nostro orto deve sempre essere protetto da una rete continua, bassa ma interrata vista l’attitudine di questi animalei a scavare!

Però non mi era mai capitato di vedermelo davanti, calmo e tranquillo in pieno giorno, di solito sono notturni! Se ne stava calmo e tranquillo vicino al marciapiede di casa, mi ha guardato senza allarmarsi e poi ha continuato a rosicchiare le foglie che gli piacevano. Come se fosse a casa sua e io fossi un ospite tutto sommato abituale ed innocuo.

Masticava e masticava, tanto che potevo sentire il rumore delle sue mandibole e si è allontanato con calma solo quando ha finito, mettendosi a cercare altri vegetali appetitosi poco oltre.

Tanti incontri con animali selvatici avvengono in campagna, già la nostra auto era stata infilzata da uno di questi roditori,

lo avevo raccontato qui ma questo incontro ravvicinato è stato unico nel suo genere!

la natura è grande

Oggi è il solstizio d’estate, il primo giorno dell’estate astronomica, i giorni intorno al solstizio sono più lunghi dell’anno e la natura è al massimo del suo splendore!

La natura è grande nelle grandi cose ma è grandissima nelle piccole”. Plinio il Vecchio

 

trenta anni di vita in campagna

panorama con il monte Cimino

Erano gli inizi di giugno di trenta anni fa quando decidemmo di fare un passo importante e con i limitati soldi a disposizione comprammo un vecchio casale di campagna e un po’ di terra in cui rifugiarci dalla vita in città e far crescere i nostri figli più vicini alla natura. Il casale era diroccato, ma affacciato sul bellissimo panorama della valle del Tevere e dell’armoniosa campagna umbra con il suo mare argentato di olivi.

Fu così che iniziò la nostra avventura in campagna con tante tappe intermedie: la ristrutturazione del vecchio casale cadente durò molti anni, intanto però sfruttavamo quello che avevamo, si poteva frequentare quel bellissimo posto  anche se il casale non aveva porte né finestre.

Si poteva dormire e cucinare come se fossimo in campeggio! Per i miei figli bambini era un gioco entusiasmante, correre nei prati, farsi una casetta di canne, arrampicarsi sul vecchio mandorlo, fare polpette e statuine di argilla, coccolare i gatti che circolavano ed adottarne una che sarebbe rimasta con noi per vent’anni.

Con gli anni riuscimmo a rendere il casale abitabile e comodo e poco alla volta comprammo oliveti confinanti diventando produttori di olio.

foto di Andrea Gaddini

Piantammo molti alberi da frutto, la vigna, siepi di piante del territorio, quasi cinquanta specie di piante diverse, senza contare le varietà.

Cominciammo anche a produrre vino.

vendemmia 12 009Ora dopo trent’anni i nostri oliveti si sono moltiplicati, la terra costa poco perché richiede molta fatica. I nostri figli sono adulti ed hanno un grande amore per quel posto e rispetto e conoscenza per la natura. Sanno che il lavoro nei campi richiede impegno e dedizione, ma ripaga con la bellezza del territorio e la bontà dei suoi frutti.

Intanto è arrivata una generazione nuova nuova che può gattonare, camminare e correre sui prati, arrampicarsi sugli alberi, impararne il nome, scoprire i tanti animaletti che vivono intorno, “aiutare” nei lavori dei campi, imparare che la frutta si coglie dagli alberi e non al supermercato e i pomodori e le zucchine si raccolgono dalla pianta dopo aver lavorato la terra, piantato, innaffiato.

Può scoprire il tramonto del sole all’orizzonte e non dietro il palazzo di fronte e il trasformarsi delle piante col volgere delle stagioni,

che molte erbe spontanee sono buone da mangiare e i fiori sono bellissimi, ma vanno rispettati.

Quando fin dalla nascita hai vissuto in una natura bella e ricca di doni ed hai apprezzato la soddisfazione di una fatica che porta frutti non lo puoi più scordare, ciò farà di te una persona curiosa, rispettosa, saggia e equilibrata. Abbiamo bisogno di persone così!

la natura dal balcone di casa

Non è molto vario il mio orizzonte dal balcone di casa, ma in mancanza di meglio c’è da godere del verde e delle fioriture delle mie fioriere e degli alberi dei giardini vicini, il che non è poco, il mio è infatti un quartiere piuttosto verde.

Soprattutto c’è pochissimo movimento di umani e grande attività di bestiole, da qui vedo soprattutto uccelli, nel pieno del loro periodo riproduttivo.

I passeri sono tornati numerosi dopo molti anni che non si vedevano, forse insidiati da altre specie più aggressive. Frequentano volentieri il mio terrazzo ripulendolo accuratamente delle briciole che vi spargo. Cinguettano fra loro, si chiamano e sono vivacissimi.

Le cornacchie grigie sono immancabili, piuttosto invadenti e sguaiate, a volte ingaggiano vere e proprie battaglie con i gabbiani, altri uccelli invadenti e ormai ubiquitari in città.

I pappagalli verdi si sono molto diffusi anche loro negli ultimi anni competendo per i siti di riproduzione e il nutrimento con uccelli più piccoli e timidi. Formano colonie affollate e chiassose nei parchi. Io li vedo sfrecciare a notevole velocità nella mia strada, in realtà loro non si vedono perchè in un attimo sono scomparsi, si sente però il loro garrire e il sibilo dell’aria spostata.

Da qui sento il tubare delle tortore e dei piccioni, sono anche loro piuttosto invadenti ed hanno colonizzato le città non sempre graditi.

Tortora dal collare

Qualche storno fischia sulle antenne, le cince si chiamano quando trovano cibo.

All’alba e all’imbrunire si sentono i merli fischiare, zirlare, chioccolare, sono simpatici e sempre in coppia. Qualcuno si azzarda sul mio balcone a contendere le briciole ai passeri.

Da pochi giorni sono tornati anche i rondoni, li vedo volare altissimi nello spicchio di cielo che mi è dato vedere. Ogni anno per fortuna riempiono il cielo del quartiere con il loro garrire allegro.

Ho visto sui social foto e filmati di animali insoliti in città che si riappropriano degli spazi prima occupati dagli umani e dalle loro automobili. Perfino una giovane aquila apparsa nel cielo di Milano! Gli animali non devono rispettare chiusure e si godono questa primavera insolita.

predatori di insetti

I ragni non incontrano la simpatia delle persone, anzi alcuni ne hanno una vera e propria fobia, anche se le specie italiane sono innocue. Eppure questi animaletti sono utilissimi in campagna perché contribuiscono a limitare il numero di insetti dannosi. Predano insetti adulti e larve in modi diversi. Non sono insetti, ma appartengono alla classe degli Aracnidi.

Molti sono capaci di tessere tele perfette con le filiere, due organi posti  all’estremità dell’addome; queste secernono una sostanza appiccicosa e resistentissima in cui si impigliano le prede, soprattutto gli insetti che volano. Le ragnatele hanno una forma geometricamente perfetta che il ragno tesse d’istinto.

Una volta prese nella rete le prede non hanno scampo, il ragno inietterà una sostanza in grado di digerire i tessuti interni dell’insetto che poi verrà risucchiato. Piuttosto raccapricciante a dirsi, ma né peggio né meglio di altre predazioni.

Il filo prodotto a volte serve per racchiudere e proteggere le uova o avvolgere prede stordite con il veleno prodotto da ghiandole dell’apparato boccale. I maschi di alcune specie offrono in dono questi “pacchetti” alle femmine che stanno corteggiando; non è un gesto di affetto, in questo modo la femmina intenta a cibarsi del dono risparmierà la vita al compagno durante l’accoppiamento!

Le femmine depongono numerosissime uova che proteggono con ragnatele. Alcune specie portano i minuscoli ragni appena usciti dall’uovo sul dorso.

Piccolissimi ragni appena usciti dall’uovo.

Altre specie non tessono ragnatele, ma cacciano direttamente sul terreno o si appostano sulla corolla di un fiore in attesa dell’insetto che arriva a succhiare il nettare. Alcuni di questi ragni hanno una colorazione simile a quella del fiore e sono piuttosto belli a vedersi!

Il ragnetto rosa al centro del fiore aspetta pazientemente la sua preda

A loro volta i ragni sono preda di uccelli, lucertole e mammiferi come ricci e talpe.

Se non ne abbiamo una fobia possiamo provare a guardare questi utili animaletti con simpatia e magari anche curiosità e ammirazione!

Ottobre al Parco d’Abruzzo

Ottobre è uno dei mesi migliori per visitare il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, le temperature sono ancora miti, le faggete non hanno ancora perso le foglie e i loro colori sono bellissimi.

Sui cespugli di biancospino e di rosa canina rosseggiano i frutti maturi.

Le foglie dei meli selvatici cominciano a ingiallire, ma i frutti danno nutrimento alla fauna selvatica prima dell’inverno.

I torrenti scorrono fra gli arbusti che cominciano ad assumere i colori autunnali.

Nei paesi si fa provvista di legna per l’inverno.

Durante un’escursione si possono sentire i bramiti dei cervi maschi in amore che si sfidano con questi potenti versi per il possesso delle femmine.

I paesi sel parco sono tranquilli e silenziosi dopo l’affollamento estivo.

Barrèa (Aq)

Fu proprio nell’ottobre di quasi secolo fa, nel 1921 che fu istituita nel comune di Opi quella che fu la prima area protetta d’Italia, circa 500 ettari di territorio impervio nell’alta val Fondillo, dove vivevano specie uniche come il camoscio d’Abruzzo, l’orso marsicano, il lupo appenninico. Nel novembre dello stesso anno fu costituito l’Ente Autonomo Parco Nazionale d’Abruzzo.

Oggi il Parco si estende per più di 50 mila ettari in tre regioni infatti dal 2001 ha cambiato nome in Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

 

 

cieco come una talpa

Sì, le talpe ci vedono poco, del resto la vista non serve granché a questo piccolo insettivoro che vive la maggior parte della sua vita sotto terra, in un sistema di gallerie che scava con le potenti zampe anteriori.

Sotto terra si nutre degli invertebrati che incontra: lombrichi, insetti, larve, ragni, millepiedi e perfino topolini. Vive solitario nelle sue gallerie ed esce allo scoperto solo nell’epoca degli amori. È per questo che è piuttosto difficile vederli in campagna, questo esemplare che sono riuscita a fotografare se ne stava fermo e piuttosto spaesato, forse era proprio uscito alla ricerca di un compagno o una compagna.

È un animale particolarmente adattato alla vita sotterranea ed allo scavo: le zampe anteriori hanno unghie lunghe e piatte e sono rivolte lateralmente in modo da agire come pale per scavare e rimuovere il terriccio. Il corpo è tozzo e cilindrico, ricoperto di una pelliccia corta e morbida che non ostacola i movimenti avanti e indietro per le gallerie, gli occhi sono piccolissimi, le orecchie non hanno il padiglione auricolare.

A volte nei prati di in montagna o di pianura si vedono i monticelli di terriccio che portano in superficie scavando e che contribuiscono al sistema di areazione delle gallerie.

Queste sono lunghe e complesse, veri labirinti nei quali però l’animale si muove agevolmente anche a una discreta velocità. In inverno scava gallerie più profonde che si allargano in stanze imbottite di foglie secche, erba e muschio.

Questi piccoli animali quando sono molto diffusi possono essere dannosi alle colture perché con le gallerie danneggiano le radici delle piante, ma se il loro numero non è eccessivo si rivelano utili perché aerano il terreno e divorano molti parassiti.

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