buona Pasqua!

 

È Pasqua, la festa cristiana che celebra una rinascita, ma tutti i popoli e tutte le religioni fin da tempi antichissimi hanno festeggiato nei giorni vicini all’equinozio di primavera la rinascita della natura dopo il freddo e il buio dell’inverno con riti e simboli simili.

È in questo periodi che gli alberi cominciano a mettere le foglie, gli uccelli fanno il nido in cui depongono e covano le uova, i mammiferi partoriscono.

monti Lessini 077

È la festa della vita che nasce e uno dei simboli più comuni è l’uovo, come questo mio che lascia uscire il suo pulcino.

Buona Pasqua!

 

la sfinge colibrì

La mia lavanda è tutta fiorita e durante le ore di sole i suoi fiori sono visitati incessantemente da moltissime specie diverse di insetti impollinatori attratti dall’intenso profumo e dalla ricchezza di polline.

lavanda

Una farfalla molto singolare è la sfinge del galio (Macroglossa stellatarum) che nella bella stagione vola nei prati e nei giardini.

Non si posa sui fiori, ma si libra su di essi rimanendo sospesa come un colibrì, mentre le ali si muovono velocissime. Introduce nei piccoli fiori tubolari la lunga proboscide (spiritromba) per succhiarne il nettare.

sfinge colibrì

La larva si nutre invece delle foglie del galio (Galium verum).


ciao Vega!

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Vega se n’è andata, la nostra vecchia gattona che fra tre mesi avrebbe compiuto ventuno anni. Siamo tutti tristi, dopo più di venti anni passati con noi ci lascia una parte della nostra famiglia e non ci sembra quasi vero che non ci sia più e che non la vedremo più andare in giro per casa con l’aria di chi va cercando qualche guaio da combinare, ha infatti sempre avuto un caratterino decisamente pestifero.

Tutta la famiglia aveva imparato alla perfezione il gattese per poter ubbidire prontamente ad ogni suo desiderio! Ogni suo miagolio era un ordine.

sono una bella gattona e so di esserlo

Ha vissuto una lunga vita coccolata e riverita,

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Penso che anche lei ci abbia voluto bene, ci aspettava dietro alla porta quando sentiva i nostri passi per le scalememmi 078

e cercava il contatto umano anche quando stava decisamente scomoda!

23 calduccio, ma un po' scomodo

Ora dorme tranquilla nella sua campagna, sotto un vecchio olmo che sta mettendo le foglie nuove

alviano 10 aprile 15 009

Ciao Vega

Vega

vecchi tronchi

vecchi tronchi 3

La presenza di tronchi marcescenti, vecchi ceppi e ramaglie secche è molto importante per la salute di un bosco, nelle cataste di legna, sotto le corteccie dei vecchi tronchi o nel legno morto si rifugiano molti invertebrati come chiocciole, limacce o millepiedi e tantissime specie di insetti xilofagi, cioè mangiatori di legno come i cerambicidi dalle lunghe antenne che si nutrono di legno allo stato di larva.

cerambicide

Questa fauna nutrendosi del legno morto ne favorisce il degrado e il riciclo della sostanza organica che viene restituita alle piante del bosco.

Anche alcune specie di funghi vivono sui tronchi morti o su alberi vecchi ed in cattiva salute e come gli animali ne favoriscono la decomposizione ed il ritorno al suolo delle sostanze nutritive contribuendo alla salute del bosco. Assumono le forme e la consistenza più strane, alcuni simili a ventagli colorati

vecchi tronchi 4

altri a velli morbidi e bianchi

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altri ancora sono duri come legno e simili a grandi mensole.

vecchi tronchi

Questi sono solo i più appariscenti, poi ci sono la miriade dei funghi microscopici, che comprendono anche le muffe; in generale i funghi sono fra i più importanti ed efficienti decompositori della materia organica.

l’oasi di Alviano

Alviano è un paese umbro in provincia di Terni, la parte antica si trova sulle colline che si affacciano sulla valle del Tevere, circondata da suggestivi calanchi.

Lungo il corso del fiume nel 1963 si formò un lago artificiale in seguito alla costruzione di uno sbarramento e di una centrale idroelettrica. In poco tempo i sedimenti lasciati dal fiume hanno dato origine ad un piccolo delta interno ed alla successiva formazione di un bosco igrofilo e di un’ampia zona paludosa che attirò subito gli uccelli acquatici in difficoltà per la diminuzione in Italia di aree umide in cui sostare e nidificare.

Oasi di Alviano

Grazie all’interessamento dei naturalisti, fin dal 1977 fu istituito il divieto di caccia, successivamente fu realizzato il primo sentiero natura, seguito da un secondo.
Attualmente l’oasi è un Sito di Interesse Comunitario (SIC) e una Zona di Protezione Speciale (ZPS), al suo interno si trovano una grande palude di 500 ettari e un bosco igrofilo, cioè amante dell’umidità di 300 ettari, in cui prevalgono pioppi bianchi, ontani e salici.

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L’Oasi si può visitare percorrendo i comodi sentieri natura accessibili a tutti, nei capanni costruiti lungo i sentieri si può sostare per osservare gli uccelli. Luogo di osservazione della fauna è anche la torre fornita di binocoli.

Oasi di Alviano

Sono presenti inoltre un laboratorio didattico ed un Centro di Educazione Ambientale.

Sono stati realizzati inoltre ambienti particolari come i prati umidi e gli acquitrini in cui vivono numerosi anfibi come la rana verde e la rana dalmatina, il tritone punteggiato ed il tritone crestato.
Grazie alla diversificazione degli ambienti troviamo nei vari periodi dell’anno centinaia di specie di uccelli diverse: folaghe, falchi di palude, martin pescatori, svassi e molte specie di anatre. Vi nidificano aironi, garzette e una colonia di cigni provenienti dal lago di Bolsena .

L’oasi si può visitare tutte le domeniche ed i giorni festivi, è chiusa nel periodo estivo per non disturbare la nidificazione. I gruppi organizzati e le scuole la possono visitare in altri giorni della settimana su prenotazione, maggiori informazioni si possono avere consultando il sito: http://www.wwf.it/oasi/umbria/lago_di_alviano/

Merita una visita anche il paese di Alviano, di origine medioevale. Nell’imponente castello del XV secolo fatto costruire da Bartolomeo di Alviano, condottiero che combattè al soldo di molti stati, si possono visitare il museo della civiltà contadina e una ricca documentazione sul capitano di ventura.

Alviano

un tappetino con i gatti

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Questo tappetino è con i gatti e per i gatti, anzi per la gatta, la nostra gattona ventenne che dovrebbe pulirsi le zampe sopra di esso dopo essersi servita della ghiaietta! Non so se lo farà mai, intanto però il tappetino è stato di suo gradimento!

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Ho lavorato all’uncinetto i gatti e le impronte che infine ho cucito sopra un tappetino arancione comprato.

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Occorrente. poco cotone in diversi colori, un uncinetto n.4. Si lavora sempre a m. bassa o bassissima.

Gatto grande

Avviare 12 catenelle e lavorare a partire dalla seconda catenella 2 giri a maglia bassa.

3° giro: sempre a m. bassa aumentando una m. per parte.

Lavorare 5 giri senza aumenti.

9° giro: fare una diminuzione per parte.

10° giro: lavorare senza diminuire.

11°, 12°, 13°, 14° giro: diminuire ad ogni giro una m. per parte.

15° e 16° giro: senza diminuzioni.

17° e 18° giro: aumentare 1 m. per parte.

Lavorare 5 giri senza aumenti.

24° giro: lavorare 3 m, girare il lavoro, diminuire 1 m. all’inizio, voltare, e lavorare 1 sola m.

Arrivare con mezza m.bassa alla base dell’orecchia, lavorare 2 mezze m.b. poi 3 m.b, voltare e lavorare 2 m, voltare e lavorare 1 m.

Affrancare e rompere il filo.

Coda: riprendere dalla 2a m. di base e lavorare 20 catenelle.

tappetino gatti

 Impronte

Pianta: fare un cerchio magico e lavorare all’interno 8 m. basse. Chiudere con 1 mezza m.bassa sulla prima maglia.

2° giro: 2 m.b. su ognuna delle prime 6 m. del giro precedente; 2 mezze m. basse sulle ultime 2.

Continuare lavorando a spirale: 3° giro, a m.bassa facendo 1 aumento ogni 2 m. Non lavorare sulle 2 mezze m. basse e terminare con 1 mezza m. bassa sull’ultima m. bassa.

4° giro: voltare il lavoro e lavorare a m. bassa distribuendo 1 aumento ogni 3 m. e finendo con 1 mezza m.bassa. Non lavorare sulle mezze m.basse del giro precedente. affrancare il filo e romperlo.

Unghie: fare 7 catenelle e lavorare 1 giro a mezza m.bassa., piegare la strisciolina a metà ed affrancare prendendo con l’uncinetto la prima m.

Cucire le applicazioni al tappetino con il filo dello stesso colore.

lungo gli antichi tratturi

“… E vanno pel tratturo antico al piano, quasi per un erbal fiume silente…”       Gabriele D’Annunzio “I pastori”.

I tratturi sono sentieri per il passaggio delle greggi, dalla voce latina “tractus” dal verbo trahere, trarre. Mi attirano molto perché accompagnano il cammino dell’uomo fin dalla preistoria, ne ero rimasta affascinata anche durante il mio viaggio in Spagna e ne avevo parlato qui.
Le popolazioni italiche dell’Italia centro-meridionale, la cui economia era basata soprattutto sulla pastorizia, cercarono di procurare agli armenti foraggio per tutto l’anno compiendo due migrazioni, in autunno dai monti dell’appennino centrale al Tavoliere delle Puglie e in primavera di nuovo sui monti, seguendo i corsi dei fiumi Sangro, Biferno, Trigno, probabilmente dal II millennio a.C. o forse a partire da un tempo ancora più antico che si perde nella preistoria. Vi transitavano soprattutto pecore, ma anche bovini.

Tratturo Celano-Foggia

Lungo i percorsi degli armenti sorgevano piccoli insediamenti e luoghi di culto. Il Santuario di Ercole Curino presso Sulmona fu dedicato dai Peligni a Ercole protettore dei mercanti, dei pastori e dei soldati. Posto in un luogo elevato e suggestivo rappresentava un importante centro religioso, politico ed economico per la comunità ed era luogo di sosta per il bestiame che si muoveva lungo il tratturo Celano-Foggia. Fu costruito probabilmente nel IV secolo a. C., modificato dai romani, rimase in attività fino al II secolo d. C. quando una frana causata da un terremoto lo seppellì.

Tempio di Ercole Curino

Santuario di Ercole Curino

I romani furono i primi a fare leggi per la gestione dei tratturi, la “Lex Agraria Epigrafica” è del 111 a.C., per la prima volta le piste italiche divennero “Calles publicae” cioè demaniali.

Nel Medioevo, soprattutto all’epoca di Federico II di Svevia, castelli e torri sorsero a difesa di insediamenti sorti lungo i luoghi di sosta, a volte su vecchi siti sanniti come avvenne probabilmente nel caso del castello d’Alessandro a Pescolanciano che risale al XII secolo d.C. e domina la valle del Trigno.

Castello di Pescolanciano

Castello d’Alessandro a Pescolanciano

Barrea in posizione arroccata e dominante la valle del Sangro sul tratturo proveniente da Pescasseroli, ha sempre avuto una fiorente industria basata sulla carne, i formaggi e la lana.

Barrea

Panorama dal paese di Barrea

Alfonso I d’Aragona re di Napoli nel 1447 istituì la “Dogana della Mena delle Pecore”. I tratturi vennero ampliati fissandoli a una misura di 60 passi napoletani pari a 111,6 m in modo da garantire il foraggio alle greggi lungo il tragitto.
Le regioni interessate sono Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Basilicata. Nel 1959 la rete era costituita da 14 tratturi, 70 tratturelli (larghi 20 passi napoletani) e 14 bracci (da 10 passi) che servivano a collegare fra loro i tratturi. Si distinguevano 4 Regi Tratturi: il Celano-Foggia (207 Km), Castel di Sangro-Lucera (127 km), Pescasseroli- Candela (211 km), L’Aquila-Foggia (243 Km).

segnaletica

Sono stati utilizzati fino agli anni 50 del secolo scorso, anche se non con l’abbondanza di bestiame dei secoli precedenti, poi i capi sono stati trasportati con i camion e la transumanza è praticamente cessata, per lo meno sulle grandi distanze. Recentemente sono stati rivalutati e inseriti in sentieri naturalistici da percorrersi a piedi, in bicicletta o a cavallo. Sono ben segnalati lungo le carrozzabili e se ne possono percorrere brevi tratti o tratti più consistenti in un bel paesaggio ondulato di prati e boschi, senza grandi dislivelli.

segnaletica

tratturo

Nei comuni di Carovilli e Pescolanciano il tratturo Celano-Foggia attraversa le Riserve della Biosfera di Collemeluccio e Montedimezzo che fanno parte di una rete mondiale nell’ambito del programma MaB, (Man and the Biophere) avviato nel 1971 dall’UNESCO con lo scopo di mantenere un equilibrio duraturo fra l’uomo e il suo ambiente attraverso la conservazione della biodiversità, la promozione dello sviluppo economico e la salvaguardia dei valori culturali.

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colori d’inizio autunno

Arriva l’autunno, il bosco cambia colore, le foglie degli alberi ed arbusti a foglia caduca cominciano ad assumere tutte le sfumature di giallo, arancione, marrone, rosso, a volte anche viola.

paesaggio autunnale

Questo cambiamento è la conseguenza della perdita della clorofilla, il pigmento verde che permette la fotosintesi clorofilliana, diventano perciò evidenti altri pigmenti: i carotenoidi, di colore giallo o arancione, gli antociani che variano dal rosso, violetto, all’azzurro. Questi pigmenti diversamente mescolati danno tutte le diverse colorazioni e sfumature che tanto ammiriamo.

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Le piante sono solo all’inizio di questo processo per cui accanto a rami ancora verdi ve ne sono altri che hanno già cambiato colore.

faggio

Faggio

Le foglie poi cadranno per evitare che il gelo invernale e la neve possano danneggiare la pianta intera. Tutte le piante a foglia caduca entrano così in un periodo di riposo vegetativo: la mancanza della clorofilla  impedisce la fotosintesi clorofilliana, il processo che permette la trasformazione dell’energia luminosa in energia chimica, rendendo possibile la sintesi di sostanze organiche complesse come il glucosio a partire da sostanze inorganiche semplici: acqua ed anidride carbonica. La fotosintesi e quindi la fase di accrescimento della pianta riprenderà in primavera, quando spunteranno le nuove foglie.

Nel sottobosco già si accumulano le foglie secche fra le quali spuntano i ciclamini amanti dell’ombra.

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Nec minus interea fetu nemu omne gravescit sanguineisque inculta rubent aviaria baci” Non c’è bosco che non si carichi di frutti e i luoghi che frequentano gli uccelli rosseggiano di coccole sanguigne. (Virgilio, Georgiche libro II).

sorbo

sorbo

Questa è la stagione in cui le bacche degli alberi ed arbusti maturano assumendo colori sgargianti, direi sfacciati, servono ad attirare gli uccelli che cibandosene porteranno i semi lontano dalla pianta madre. I semi infatti con il loro involucro duro attraversano indenni l’ apparato digerente degli animali.

biancospino

biancospino

L’autunno è la stagione in cui andando per boschi e campi ci si riempie gli occhi di colori!

acero autunnale

acero

 

i musei naturalistici di Palena

Palena è un piccolo borgo in provincia di Chieti che sorge sul versante orientale del massiccio della Maiella sulle rive del fiume Aventino nel Parco Nazionale della Majella.
Il territorio è abitato dagli esseri umani fin dal Paleolitico. Nel Medioevo eremiti e religiosi vi vissero a lungo trovando nel silenzio e nell’isolamento della montagna un luogo ideale per la preghiera e la meditazione in solitudine. San Francesco d’Assisi nel 1216 vi fondò un convento.
I terremoti del 1706 e 1933 ferirono profondamente il piccolo centro, che fu poi quasi completamente distrutto durante la seconda guerra mondiale dai tedeschi e dall’aviazione americana, poiché ebbe la sventura di trovarsi sulla linea Gustav che da Cassino ad Ortona tagliava in due l’Italia. Molti monumenti furono ricostruiti dopo la guerra, interessanti sono il quartiere medioevale con il Castello Ducale, la chiesa di San Francesco del secolo XIII-XIV, completamente rifatta in stile barocco dopo il terremoto del 1700.

Nel territorio del comune si estendono pascoli e faggete che ospitano una flora che conta più di duemila specie; la fauna comprende il lupo, sporadicamente anche l’orso, ben 18 specie di chirotteri, molte specie di anfibi e rettili e invertebrati.
Interessanti e ben articolati sono i musei naturalistici.

Il Museo dell’Orso Marsicano è ospitato in un’ala del convento di Sant’Antonio che risale al XVI secolo. Il museo cura molto l’aspetto divulgativo ed attraverso pannelli e diorami fa una descrizione a tutto tondo dell’orso bruno, cominciando dalla suggestiva ricostruzione dell’ambiente della foresta di notte con i suoni, i versi degli uccelli notturni, l’ululato lontano dei lupi. Molti pannelli e un totem di legno illustrano l’importanza della sua figura nelle culture di tutto il mondo come animale magico e simbolico.

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Un aspetto importante è la descrizione della biologia dell’orso marsicano, una delle sottospecie dell’orso bruno (Ursus arctos marsicanus) attraverso un grande pannello interattivo. L’orso bruno euroasiatico (Ursus arctos arctos) è l’altra sottospecie che vive in Italia del nord.

Una sezione è dedicata al rischio di estinzione dell’orso marsicano ed alle misure per la sua tutela. La sottospecie è ormai ridotta a meno di 50 esemplari, numero ben inferiore alla soglia minima di rischio. L’orso bruno è infatti inserito nel Progetto Life Arctos, finanziato dalla Unione Europea, che vuole favorire la tutela delle popolazioni di orso bruno delle Alpi e degli Appennini ed adottare misure che ne favoriscano l’espansione, riducendo i conflitti con gli esseri umani e sviluppando l’informazione e la sensibilizzazione dei cittadini.

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Si può abbinare alla visita del museo quella all’Area faunistica dell’Orso dove vengono ospitati esemplari di orso bruno che per diversi motivi non possono essere immessi in un ambiente naturale. L’area è di circa un ettaro e comprende un bosco di abeti, alberi da frutto, pascoli. Attualmente ospita una vecchia femmina proveniente da uno zoo-safari che è possibile osservare a distanza senza crearle disturbo. Per informazioni sugli orari di apertura consultare il sito del Parco: museo-orso-marsicano.

Molto interessante è poi la visita al Museo Geopaleontologico dell’Alto Aventino ospitato nel Castello Ducale.
Il museo offre una documentazione approfondita della geologia della valle dell’Aventino, introdotta dalla grande “Sala della conoscenza” che inquadra su chiari pannelli i temi generali della geologia e della paleontologia.

Sul fondo della sala è dedicato uno spazio ai grandi mammiferi del Quaternario trovati in diversi siti abruzzesi.

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Le altre sale ospitano una notevole collezione di fossili del territorio di Palena fra cui pesci, molluschi, echinidi tipici di acque lagunari risalenti a 11 milioni-5 milioni di anni fa, una delle più importanti associazioni dell’antico Mediterraneo miocenico.

Il vero protagonista è però è il fossile perfettamente conservato del Prolagus, un piccolo mammifero ormai estinto appartenente allo stesso ordine delle lepri e dei conigli.

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Un’ampia sala denominata “Geologiocando” è dedicata alla didattica.

Uscendo poi sugli spalti del castello chiari pannelli illustrano la geologia delle montagne che si vedono sullo sfondo.

La visita al museo è gratuita e per informazioni e aperture straordinarie ci si può rivolgere a “Associazione Culturale Majella Madre” museogeopaleontologicopalena.

Un’ultima tappa per approfondire e completare la conoscenza geologica del territorio di Palena è quella alle sorgenti dell’Aventino in località “Capo di Fiume”, sito da cui provengono tutti i reperti fossili di Palena.

Il loro studio ha permesso la ricostruzione dell’ambiente di 7 milioni di anni fa, quando iniziava a delinearsi l’attuale geografia della penisola italiana: si alternavano coste, lagune e paludi. La presenza di acque tranquille permise la conservazione dei resti che andavano a fondo e che venivano immediatamente ricoperti da sabbia e limo.
Il sito si può esplorare ed interpretare comodamente seguendo i cartelli disposti lungo il sentiero che costeggia la strada per il Passo della Forchetta e Roccaraso. Si può anche percorrere un tratto lungo le rive del fiume verso le sue sorgenti carsiche. Le acque che qui risorgono provengono soprattutto dall’inghiottitoio del Fosso la Vera che drena la piana Quarto di Santa Chiara non lontano dalla stazione di Palena.

la mantide religiosa non prega

In settembre è possibile incontrare in campagna la mantide religiosa (Mantis religiosa), che esce dall’uovo in maggio-giugno e a fine agosto raggiunge la maturità. È comune nelle campagne della zona mediterranea.

Gli esseri umani l’hanno chiamata così per l’abitudine di tenere le zampe ripiegate vicino al torace come se pregasse, anche il suo nome scientifico richiama quest’apparenza, mantis in greco infatti significa indovino.

È famosa anche perché la femmina divora il compagno dopo o durante l’accoppiamento, tanto che donne ritenute particolarmente aggressive e “divoratrici” nei confronti dei maschi sono chiamate con il suo nome.

L’aspetto inquietante con i grandi occhi verdi privi di pupilla la fanno ritenere in alcuni paesi una portatrice di sventura. Gli esseri umani tendono sempre ad antropomorfizzare i comportamenti o l’aspetto degli animali, in realtà sarebbe il caso di ricordare con Leopardi che “di natura è frutto ogni loro vaghezza“, in questo caso il cannibalismo si spiega con la necessità della femmina di avere un buon apporto di proteine per poter deporre numerosissime uova, da diverse decine a circa duecento. Il maschio in questo modo si assicura una discendenza, ed è questo il motivo per cui il comportamento si è selezionato. Non è comunque un atto inevitabile perché se la femmina è ben nutrita al momento dell’accoppiamento il compagno non viene divorato.

Si mimetizza con le foglie imitandone il colore, la forma, perfino le nervature. Il suo procedere lento e la prolungata immobilità la rendono pressoché invisibile.

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Quando è immobile le zampe sono ripiegate, ma scattano in avanti in una frazione di secondo se una preda le giunge a tiro ingannata dall’aspetto mimetico e dalla immobilità. La malcapitata viene intrappolata dalle spine presenti sui femori e sulle tibie ed avvicinata alla bocca, dove viene divorata senza fretta, non ha infatti più scampo. Le vittime possono essere altri insetti ma a volte anche piccoli rettili.

Il mio invito è di vincere la repulsione che ci possono creare alcuni insetti per il loro aspetto o per la “cattiva” fama e di guardarli con uno sguardo più curioso. Del resto anche la nostra beneamata coccinella che ci piace tanto per il suo aspetto tondeggiante ed il colore rosso che riteniamo beneaurante, è in realtà una formidabile predatrice di altri insetti ed il  colore serve a segnalare agli uccelli predatori il suo sapore disgustoso e la sua tossicità.

Voci precedenti più vecchie

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"Fa del cibo nello stesso tempo qualcosa di normale e di straordinario, di quotidiano e di eccezionale, di semplice e di speciale".

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Il giro del mondo attraverso i libri

"I libri sono come anime imprigionate finché qualcuno li prende dalla libreria e dona loro la libertà" S. Butler

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Tra vent'anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite (Mark Twain)

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