quando si tesseva la canapa

La canapa appena raccolta

A Sant’ Anatolia di Narco, in Valnerina si può visitare un interessante e completo Museo della Canapa, fibra tessile ora dimenticata, ma un tempo coltivata dalle famiglie e trattata in casa in tutti i passaggi per renderla adatta alla tessitura. Le famiglie avevano il proprio telaio e le ragazze si tessevano la biancheria per il proprio corredo.

Una paziente e appassionata ricerca ha permesso di recuperare gli antichi telai, gli orditoi e gli altri strumenti per la lavorazione e la tessitura e di esporli in diverse sale di quello che è diventato un museo diffuso e un laboratorio di didattica della tessitura.

La canapa una volta raccolta veniva messa a macerare, poi battuta per liberarla della parte legnosa, quindi veniva il momento della filatura ed infine si tesseva.

I telai erano di legno massiccio e una volta sparita la tradizione della tessitura casalinga molti furono fatti a pezzi per farne legno per il camino. Questo bel telaio fu recuperato e restaurato per farci conoscere un aspetto delle vecchie tradizioni ora dimenticato.

Questo dell’immagine sotto è invece un telaio per fasce da neonato, niente a che vedere con i moderni pannolini usa e getta!

Telaio per fasce da neonato

Nel museo ci sono anche esposte opere d’arte fatte con la canapa e i “lenzuoli sospesi”: grandi lenzuoli che le donne si riuniscono per ricamare insieme. Ognuna ricama il suo nome o un simbolo su un angolo di lenzuolo. Un modo di lavorare in compagnia, chiacchierando e scambiando ricordi. Il lenzuolo una volta finito viene esposto come un’opera d’arte.

un antico ponte dimenticato

Ponte Fonnaia

Sull’antica via Flaminia, presso l’antica città di Carsulae, sulla provinciale che da Acquasparta va verso Massa Martana, si può raggiungere con un breve tratto di strada sterrata in buone condizioni, il Ponte Fonnaia costruito al tempo di Augusto per permettere alla via Flaminia di superare una profonda forra scavata da un modesto affluente del torrente Naia, quasi sempre in secco ma capace di piene rovinose.

Il ponte è seminascosto dalla vegetazione, ma ancora in buone condizioni. Fu costruito in opera cementizia ricoperta di blocchi di travertino, la sua altezza supera gli 8 metri.

Sopra, dove un tempo passavano eserciti e mercanti, una tranquilla sterrata di campagna è frequentata solo da qualche raro turista che riesce ad arrivare qui seguendo la segnaletica visibile sulla provinciale, vicino alla stazione di Massa Martana.

La via Flaminia attuale in realtà è a poche centinaia di metri, trasformata in superstrada e percorsa incessantemente da Tir ed auto.

Un suggestivo tuffo nel lontano passato, in un angolo verde e solitario dell’Umbria.

A poche centinaia di metri dal ponte c’è una catacomba cristiana del IV- V secolo d. C., unica nel loro genere in tutta l’Umbria. Per poterla visitare ci si può rivolgere al Comune di Massa Martana.

nomi fraintesi

Parco Nazionale del Gran Paradiso, Val di Cogne

La splendida natura del Gran Paradiso può senza dubbio indurre a pensare che il nome sia stato dato dagli antichi abitanti per paragonarlo a quel luogo di delizie e beatitudine. In realtà, a parte la bellezza dei luoghi, la vita delle popolazioni di montagna di un tempo non doveva essere proprio beata.

Il nome in realtà deriva da un fraintendimento: il nome originario sembra essere stato Gran Paréi, grande parete nel patois valdostano.

Ci sono altri esempi di questi fraintendimenti toponomastici, alcuni abbastanza buffi: è il caso del Golfo Aranci vicino a Olbia, dove arrivano e partono tanti traghetti. Nella dizione locale è in realtà Gulfu di li ranci, cioè “Golfo dei granchi”, ben più plausibile degli agrumi, che da queste parti non erano coltivati. Fu probabilmente attribuito in maniera errata da cartografi piemontesi.

Il terzo caso di fraintendimento è quello di un fiume poco conosciuto, ma molto suggestivo: il Rio Stella in Romagna, in una zona carsica che ha molte grotte e altri fenomeni carsici nel gesso. Uno dei più importanti è l’inghiottitoio del Rio Stella al confine fra i comuni di Brisighella, Riolo Terme e Casola Valsenio. Le acque del fiume si inabissano, scorrono sottoterra per circa un chilometro e mezzo e poi risorgono nella valle del Senio con il nome di Rio Basino.

Il nome del Rio Stella è in realtà dovuto ad una svista dei topografi dell’Istituto Geografico Militare, il nome originario era in realtà Rio Sotterra fino alla metà dell’ottocento e poi trasformato in Stella probabilmente per un fraintendimento del nome che i locali pronunciano S’terra.

Chissà quante sviste ci sono nella toponomastica italiana! Mi divertirò a scoprirne altre.

batacchi e anelli per gli animali

Bertinoro

Batacchio, picchiotto, battente, battiporta, tanti termini per indicare un oggetto oggi desueto, ma ancora presente sui portoni delle case dei piccoli centri italiani.

Utilizzati fin dall’antica Roma per bussare ai portoni e annunciarsi ai padroni di casa, erano spesso semplici anelli di metallo, ma altre volte rappresentavano figure più o meno complesse, fatte in serie o forgiate da abili artigiani, a volte veri artisti.

Curiosando sui portoni dei nostri borghi si possono trovare pugni, teste egizie, teste di leone e di animali vari, aquile per darsi un tono d’importanza.

Sui muri delle antiche case sono a volte ancora conservati altri oggetti desueti: gli anelli per legare gli animali. Anche questi hanno forme diverse, a volte semplici anelli, a volte ci sono anche raffigurate le teste degli animali, reali o immaginari.

Le vecchie case di campagna si limitavano a incorporare nella muratura una pietra forata cui attaccare l’asino.

Nella bella e ospitale Bertinoro, circondata da vigneti esiste ancora la colonna dell’ospitalità, dove ogni anello era collegato a una famiglia che avrebbe ospitato il viandante che avesse attaccato ad esso il suo cavallo.

10 anni di blog

maggio 2012

Sono passati 10 anni dai primi articoli che scrissi per questo blog! Da allora ne ho pubblicati più di mille, cercando di mantenere una certa costanza, con qualche periodo di stanca, ma in genere posso dire di essermi divertita.

gennaio 2013

Ho scritto dei miei interessi e di ciò che mi incuriosisce, dei miei lavori, dei miei viaggi, delle passeggiate per Roma, della vita in campagna e delle mie ricette.

luglio 2014
giugno 2015
luglio 2016
febbraio 2017
ottobre 2018
marzo 2019
aprile 2020
maggio 2021
febbraio 2022

Continuerò a scrivere, fino a che mi piacerà farlo!

buona Pasqua!

Buona Pasqua!

statue di eroine e donne comuni

Le statue di parsonaggi femminili in Italia sono vergognosamente molto poche, come ha dimostrato recentemente una ricerca di Mi riconosci?, un’associazione di studenti e lavoratori dei Beni Culturali che ha pubblicato recentemente i risultati di un censimento sulle statue femminili presenti in luoghi pubblici, escludendo le statue della Madonna, quelle delle sante e le statue allegoriche.

I risultati sono veramente sconfortanti, le statue segnalate sono solo 171, quasi inesistenti nelle grandi città: a Roma ne sono segnalate 8, la più famosa è quella ad Anita Garibaldi, l’unica statua equestre dedicata a una donna. Anita è ritratta mentre fugge a cavallo, con il figlioletto neonato in braccio, dall’accampamento assediato dai soldati imperiali brasiliani durante le lotte per l’indipendenza della Repubblica di Rio Grande do Sul.

La statua si trova al Gianicolo e nel suo basamento riposa il suo corpo.

Sempre al Gianicolo moltissimi sono i busti di combattenti per la Repubblica Romana nel 1849, uno solo è quello di una donna: Colomba Antonietti, morta su questo colle e qui sepolta.

Fra i 229 busti di personaggi famosi che si trovano sparsi per i viali del Pincio a Roma solo tre sono di donne, che scendono a due se si toglie la santa patrona d’Ttalia: Santa Caterina da Siena. Sono Vittoria Colonna e Grazia Deledda.

Il magro elenco continua nelle altre città italiane, grandi e piccole, Torino ad esempio non ne ha neanche una.

L’altro aspetto disturbante è che per alcune di queste scarse statue si è cercata una raffigurazione della donna che mette in luce solo l’aspetto erotico, come se quello fosse il solo modo di descriverla. Le polemiche sono infuriate per la recente statua della Spigolatrice a Sapri o per quella delle due giornaliste uccise: Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli.

Qui sotto è la foto di una di queste rare statue femminili: le merlettaie, si trova a Sansepolcro e celebra le donne che si dedicavano e si dedicano ancora al tipico merletto a fuselli.

Bisogna andare in altre città europee per scoprire statue di donne comuni, come questa giovane studentessa con la cartella sottobraccio che su un marciapide di Madrid cammina fra un motorino e l’altro.

A Berlino invece l’omaggio alle donne comuni capaci di eroismo è in queste statue che nella piccola ma centrale Rosenstrasse ricordano le mogli che nel gelido inverno del 1943 stazionarono per settimane davanti alla prigione dei loro uomini che stavano per essere deportati dai nazisti, ottenendone infine la scarcerazione.

Alcune petizioni sono attive per chiedere la collocazione di statue di donne, fra queste quella di Terre des Hommes per chiedre al sindaco di Milano una statua per le spose bambine e le ragazze vittime di abusi, #UnaStatuaPerLeBambine che si può firmare qui.

A Roma invece un gruppo si studenti dell?istituto Europeo di Design hanno costruito un piedistallo di legno vuoto per protestare contro La Statua che Non Esiste: è quella di Trotula De Ruggero vissuta nell’Xi secolo, prima donna medico d’Europa, che operò probabilmente nella Scuola Medica Salernitana.

sassi

Sassi sul greto di un torrente in secca dove crescono fiori

val Masino_ Sassifraga

e sassi che il fiume leviga.

Sassi trasportati dalla forza della corrente, lucidi di acqua

sardegna

e colorati dai fiori.

Sassi per erigere mura,

per pavimentare strade,

per costruire case e coprire tetti.

Sassi che un bambino si mette in tasca o nel secchiello, non ha perduto la strada di casa, ci vuole solo giocare.

Sassi che fanno cerchi nell’acqua,

sassi che due milioni di anni fa erano esseri viventi.

Sassi di calcare,

sassi di marmo,

sassi di lava

E infine il sasso per antonomasia, il Gran Sasso!

vasi di fiori alle finestre

Immagini gentili di finestre fiorite, a volte basta un semplice vaso di una umile crassulacea, avvezza a sopportare insolazione e siccità persistente, per rallegrare la finestra di una cantina.

A volte finestre e balconi sono tutto un tripudio di colori

Una finestra minuscola, quasi una feritoia, è quasi completamente occupata dal vaso di ciclamini.

Finestre che rallegrano chi passa e ci raccontano di chi abita dentro, perché come scrisse Gianni Rodari

Se invece dei capelli sulla testa

ci spuntassero i fiori, sai che festa?

Si potrebbe capire a prima vista

Chi ha un cuore buono e chi una mente trista.

Il tale ha in capo un bel ciuffo di rose

segno che pensa solo dolci cose.

L’altro è certo un signore d’umor nero

gli crescono le viole del pensiero.

E quello con le ortiche spettinate?

Deve aver le idee disordinate.

(Gianni Rodari, Il libro dei perché)

facciamo la maglia non facciamo la guerra

#Cuoredimaglia# è un associazione che da 12 anni coordina volontarie che lavorando a maglia e all’uncinetto confezionano piccolissimi indumenti per le TIN, cioè le terapie intensive neonatali, di molte città italiane e per alcuni ospedali africani. Con questi piccoli e coloratissimi regali si porta un conforto caldo e concreto ai genitori di bimbi nati prematuramente. Io ne ho parlato qui.

Con un evento social straordinario l’associazione ha invitato le volontarie a “imbracciate con amore” i ferri e uncinetti e confezionare qualcosa di morbido e caldo nei colori della bandiera ucraina per manifestare vicinanza e solidarietà a questo sfortunato popolo. Un piccolo gesto di accudimento, di cura, di pace in risposta all’inumana insensatezza della guerra.

Centinaia di volontarie hanno aderito, facciamo la maglia, non facciamo la guerra!

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