Li panni stesi

93 Chefchaouen

Li panni stesi giocano cór vento

tutti felici d’asciugasse ar sole:

zinali, sottoveste, bavarole,

fasce, tovaje…Che sbandieramento!

Su, da la loggia, una camicia bianca

s’abbotta d’aria e ne l’abbottamento

arza le braccia ar celo e le spalanca.

Pare che dica: “tutt’er monno è mio!”

Ma, appena er vento cambia direzzione,

gira, se sgonfia, resta appennolone…

E un fazzoletto sventola l’addio.

(Trilussa, Cortile, Libro muto)

 

e sono mille!

Millesimo articolo scritto in otto anni di blog! Non mi sarei aspettata un tale traguardo!

Dal primo articolo dedicato alla nostra gatta che ora riposa sotto il vecchio olmo.

E poi decine e decine sui nostri viaggi,

la vita in campagna,

le piante e gli animali che incontro,

le escursioni nel verde,

le passeggiate romane,

Roma, mura Aureliane

i miei lavori fatti a mano.

Continuerò, senza impormi traguardi, fino a che questa attività continuerà a divertirmi!

 

le acque e le scale di Roma

Ti ricordi ancora di Roma, cara Lou? Com’è nella tua memoria? Nella mia rimarranno un giorno solo le sue acque, queste limpide, stupende, mobili acque che vivono nelle sue piazze; e le sue scale, che sembrano modellate su acque cadenti, tanto stranamente un gradino scivola dall’altro come onda da onda; la festosità dei suoi giardini e la magnificenza delle grandi terrazze; e le sue notti, così lunghe, silenziose e colme di stelle.“

Rainer Maria Rilke, Dalla lettera a Lou Salomè, 3 novembre 1903.

 

 

la notte delle streghe

La notte fra il 23 e il 24 giugno si celebrava  Roma a piazza san Giovanni la cosiddetta “notte delle streghe” per la festa di San Giovanni, festa antichissima ancora prima di essere cristiana, che celebrava dalla preistoria in poi il solstizio d’estate.

Secondo le leggende popolari le streghe in quella notte vagavano per le vie della città e cercavano di penetrare furtivamente nelle case. Per allontanarle e tener lontano il malocchio erano utili l’aglio, i garofani e i fiori di lavanda.

Si accendevano anche grandi falò per illuminare la notte e spaventarle.

Era usanza durante la grande festa che durava tutta la notte di mangiare lumache ben spurgate e poi cotte con un sughetto di pomodoro profumato con la mentuccia romana, che non ha niente a che vedere con la menta, ma è quella conosciuta altrove come nepitella.

Innumerevoli sono le usanze, le feste, le leggende e i riti che si compivano e in parte rimangono ancora in questa notte considerata magica. Si raccoglievano erbe medicinali come la ruta, la salvia, la menta, l’artemisia, l’iperico detto anche erba di San Giovanni, si riteneva infatti che le erbe raccolte in questa notte acquistassero proprietà miracolose.

Io mi limiterò a raccogliere come ogni anno le noci immature per il tradizionale nocino, la cui ricetta ho descritto qui.

la morte di Nerone

Nerone è un personaggio controverso. Si chiamava Lucio Domizio Enobarbo, era nipote dei Caligola e prese il nome di Nerone quando fu adottato dall’imperatore Claudio. Divenne imperatore giovanissimo a soli 17 anni dopo la morte di Claudio.

Fu descritto come un tiranno pazzo e sanguinario dai suoi contemporanei,  di lui parlano gli storici Svetonio nelle “Vite dei Cesari” e Tacito negli “Annales”. Il popolo che aveva beneficiato con le sue riforme e le elargizioni probabilmente lo rimpianse.

La storiografia moderna ha rivalutato il suo comportamento considerandolo non più sanguinario e tirannico degli altri imperatori. La tradizione che gli attribuisce la responsabilità del grande incendio di Roma del 64 d. C. sembra non essere vera, vero è invece che per allontanare da sè i sospetti ne attribuì la colpa ai cristiani che furono arrestati e condannati in massa a supplizi atroci. Dopo l’incendio fece ricostruire Roma con vie più larghe e nuove case di pietra al posto di quelle di legno infiammabili. Si fece anche costruire un’enorme villa, la Domus aurea“.

Regnò tredici anni, negli ultimi anni del regno si attirò l’inimicizia dei patrizi, fino a che il Senato lo dichiarò nemico pubblico. Abbandonato da tutti, anche dall’esercito e dai suoi pretoriani, fuggì da Roma trovando riparo presso la villa di Faonte, un suo liberto, a 4 miglia da Roma, fra la via Nomentana e la via Salaria. Per non cadere nelle mani dei suoi avversari che lo stavano per raggiungere si suicidò con un pugnale, in questo aiutato da un liberto. Era il 9 giugno del 68 d. C. e aveva 32 anni.

Grazie alla descrizione abbastanza precisa di Svetonio i ruderi della villa di Faonte sono stati identificati nella periferia romana in una zona fino a pochi anni fa di campagna, oggi invasa da nuovi edifici.

Ruderi della villa di Faonte

Il Senato ne decretò la damnatio memoriae, la condanna della memoria, provvedimento legislativo secondo il quale si cancellava ogni traccia di una persona. La Domus Aurea fu parzialmente interrata e fu interrato anche il laghetto presente nel grande giardino, laghetto alimentato da due affluenti del Tevere. Al suo posto fu poi costruito l’Anfiteatro Flavio, meglio conosciuto come Colosseo.

Il corpo fu sepolto nella tomba di famiglia, quella dei Domizi, al Pincio. Nel medioevo intorno alla figura di Nerone fiorirono cupe leggende, si diceva che nel luogo della sua presunta sepoltura demoni e spiriti comparissero nottetempo terrorizzando la popolazione.

Per esorcizzare la figura sinistra dell’imperatore nel 1099 il papa Pasquale II fece costruire in quel luogo una cappella a spese del popolo romano, da qui il nome di Santa Maria del Popolo. La leggenda narra che furono dissotterrate le ossa dell’imperatore e bruciate insieme al grande albero di noce che vi cresceva sopra.

Al posto della cappella nei secoli successivi sorse la chiesa, modificata più volte. Al suo interno due grandi dipinti del Caravaggio: la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro.

S.Maria del Popolo e Porta del Popolo

Hanno lo stesso nome anche la famosa Piazza del Popolo e la porta monumentale da cui la consolare Via Flaminia esce dalle Mura Aureliane.

A Roma la figura di Nerone ha continuato a suscitare impressioni e ad alimentare leggende anche in epoca più recente. Sulla via Cassia esiste una cosiddetta Tomba di Nerone che dà il nome alla località. In realtà è il sepolcro con tanto di iscrizione di Publio Vibio Mariano del II secolo d. C., ma le leggende narrano che il fantasma di Nerone sarebbe stato visto mentre piangeva sul sarcofago. Potenza della suggestione!

Questo sarcofago è legato ad un avvenimento molto posteriore che riguarda un altro imperatore. Durante l’incoronazione di Napoleone Bonaparte a Parigi venne lanciata una mongolfiera che al posto della navicella aveva una corona imperiale con l’aquila di Napoleone. Nella notte fra il 16 e il 17 dicembre 1804 la navicella, giunta su Roma, si abbassò molto e urtò proprio contro questo sepolcro, perdendo la corona imperiale. L’incidente fu interpretato come un cattivo presagio per l’imperatore appena incoronato.

 

 

trenta anni di vita in campagna

panorama con il monte Cimino

Erano gli inizi di giugno di trenta anni fa quando decidemmo di fare un passo importante e con i limitati soldi a disposizione comprammo un vecchio casale di campagna e un po’ di terra in cui rifugiarci dalla vita in città e far crescere i nostri figli più vicini alla natura. Il casale era diroccato, ma affacciato sul bellissimo panorama della valle del Tevere e dell’armoniosa campagna umbra con il suo mare argentato di olivi.

Fu così che iniziò la nostra avventura in campagna con tante tappe intermedie: la ristrutturazione del vecchio casale cadente durò molti anni, intanto però sfruttavamo quello che avevamo, si poteva frequentare quel bellissimo posto  anche se il casale non aveva porte né finestre.

Si poteva dormire e cucinare come se fossimo in campeggio! Per i miei figli bambini era un gioco entusiasmante, correre nei prati, farsi una casetta di canne, arrampicarsi sul vecchio mandorlo, fare polpette e statuine di argilla, coccolare i gatti che circolavano ed adottarne una che sarebbe rimasta con noi per vent’anni.

Con gli anni riuscimmo a rendere il casale abitabile e comodo e poco alla volta comprammo oliveti confinanti diventando produttori di olio.

foto di Andrea Gaddini

Piantammo molti alberi da frutto, la vigna, siepi di piante del territorio, quasi cinquanta specie di piante diverse, senza contare le varietà.

Cominciammo anche a produrre vino.

vendemmia 12 009Ora dopo trent’anni i nostri oliveti si sono moltiplicati, la terra costa poco perché richiede molta fatica. I nostri figli sono adulti ed hanno un grande amore per quel posto e rispetto e conoscenza per la natura. Sanno che il lavoro nei campi richiede impegno e dedizione, ma ripaga con la bellezza del territorio e la bontà dei suoi frutti.

Intanto è arrivata una generazione nuova nuova che può gattonare, camminare e correre sui prati, arrampicarsi sugli alberi, impararne il nome, scoprire i tanti animaletti che vivono intorno, “aiutare” nei lavori dei campi, imparare che la frutta si coglie dagli alberi e non al supermercato e i pomodori e le zucchine si raccolgono dalla pianta dopo aver lavorato la terra, piantato, innaffiato.

Può scoprire il tramonto del sole all’orizzonte e non dietro il palazzo di fronte e il trasformarsi delle piante col volgere delle stagioni,

che molte erbe spontanee sono buone da mangiare e i fiori sono bellissimi, ma vanno rispettati.

Quando fin dalla nascita hai vissuto in una natura bella e ricca di doni ed hai apprezzato la soddisfazione di una fatica che porta frutti non lo puoi più scordare, ciò farà di te una persona curiosa, rispettosa, saggia e equilibrata. Abbiamo bisogno di persone così!

l’acqua e i toponimi

Continua la serie di articoli sui toponimi, sui nomi dei luoghi, in questo caso soprattutto delle città e dei paesi. Come è facile prevedere molti nomi dei luoghi sono collegati all’acqua, sostanza essenziale per la vita. Sulla sponda di fiumi sono state fondate importanti città, molti fiumi sono stati divinizzati, le fonti erano venerate come sacre.

Sorgenti del Trigno in Molise, dove sorgeva un’area sacra e un tempio alla dea Mephitis

È così che ritroviamo l’acqua e i fiumi nel nome di molte città da Acquacanina a Acquapendente, da Acquafredda a Acquafondata e poi ancora Acquanegra, Acqualagna, Acqui, Acquasparta, Acquappesa, Entraque, Introdacqua, Introd, Transacqua. Anche Accadia deriva dal latino aqua cadiva, acqua che cade e Laigueglia era anticamente Aquilia. E ancora Fiumefreddo, Fiumicino, Fiume, Fontana, Fiumalbo, Fiuggi.

Numerosissime sono le Fontana e Fonte con i vari derivati come Fonteno, Fonticchio, Fontanile, Fontanelle e Fontanellato, Fontaneto, Fontecchio, Fontanetto, Fontaniva. Si riferisce a una fonte anche Favara, questa volta però l’origine è araba.

Il riferimento all’acqua non è sempre così evidente, alcuni nomi dell’Italia centromeridionale derivano dal termine prelatino nar/ner che probabilmente significa acqua, è il caso del fiume Nera e della città di Narni che si trova proprio su questo fiume. Probabilmente anche Nardò e Naro hanno la stessa origine.

il fiume Nera presso Narni

Ci sono poi numerosi toponimi che risalgono a una base prelatina auf utilizzata per corsi d’acqua e per città che furono fondate su fiumi, come Ascoli (anticamente Ausculum), Alfedena (in età latina Aufidena), Ausonia, così chiamata nel 1862 dall’antico popolo degli Ausoni, la gente dei fiumi.

Piana di Fondi

Piana di Fondi con i monti Ausoni

Fiumi come l’Isarco e Isonzo e città come Isernia derivano da da un termine preindoeuropeo aisis riferito a corsi d’acqua. Jesi era l’antica Aesis  derivato dalla stessa radice. Frosinone è l’antica Frusino termine preromano con il significato di terra bagnata dai fiumi.

Prendono nome dal fiume che le bagna Acireale, Acate, Licenza, Pescia, ma anche Pedaso (ai piè dell’Aso) e Pesaro (sull’Isauro).

Licenza

Terni e Teramo derivano entrambe dal latino inter amnes, tra i fiumi. Trasacco e Trasaghis sempre dal latino trans aquas, oltre l’acqua.

Una rassegna non certo completa ma che dà l’idea della centralità dell’acqua negli insediamenti umani.

 

8 anni di blog!

Sono otto anni che ho cominciato questo blog! Anni in cui mi sono divertita a scrivere dei miei interessi senza nessun altro scopo se non quello di condividerli. Gli articoli pubblicati sono veramente tanti, mi avvicino ai mille!

Parlano di natura,

scienza,

vita in campagna,

viaggi,

passeggiate romane,

riciclo,

cucina,

Museo del vino di Torgiano

uncinetto,

Cominciando questa avventura non avrei scommesso sulla sua durata ed invece sono riuscita a mantenere una certa costanza. Spero di continuare così, di trovare sempre nuovi argomenti e la voglia di raccontarli.

A tutti quelli che mi seguono e a chi passa per caso guidato da un motore di ricerca

Grazie!

perline

Questa piccola borsa colorata apparteneva ad una zia di mio padre, non so se la fece lei o la comprò, ma è sicuramente un lavoro bellissimo e accurato fatto con migliaia e migliaia di perline minuscole. Era necessaria una pazienza infinita ed una abilità notevole per realizzare questo piccolo oggetto vezzoso.

La moda di cucire perline colorate di vetro su tessuti, pelli e di utilizzarle per monili ed altri oggetti ornamentali cominciò molti secoli fa, a Venezia dove erano le vetrerie che realizzavano questo materiale fino dai primi secoli del secondo millennio.

Venezia commerciò le sue perle di vetro dapprima in Europa e lungo le sponde del Mediterraneo, poi con l’aumento dei traffici marittimi, queste divennero una vera e propria moneta di scambio con le popolazioni di tutto il mondo che ne facevano un grande uso realizzando spesso oggetti di grande bellezza.

Alcuni di questi oggetti si possono acquistare anche oggi dagli artigiani africani, io ne ho alcuni, sono  allegri e piacevoli da guardare.

Oggi la maggior parte delle perline sono fabbricate in oriente ed hanno un costo molto basso per cui non hanno più il ruolo di moneta di scambio. Sono comunque un buon modo per abbellire i nostri lavori (cliccando sulla foto si può accedere al post con le spiegazioni).

 

 

 

nomi di città e geografia

Continuo i miei articoli sui nomi di città e paesi, questa volta mi dedico a quelli determinati da caratteristiche geografiche. Alcuni sono piuttosto semplici da spiegare: tutti quelli che iniziano con Monte, Montagna, Mon, sono tantissimi, con i loro derivati come Demonte e Tramonti.

Monte San Biagio (Lt)

Altrettanto numerosi sono quelli che iniziano con Valle o con Isola, in genere collocati fra due corsi d’acqua, ma anche Ischia viene dal latino insula. A questi si aggiungono i numerosissimi Poggio, dal latino podium, rialzo e Colle o Col cui si aggiunge anche Colico.

Il territorio collinoso delle Langhe

Esistono anche i derivati di Sasso e Pietra o Petra. Numerosissimi sono anche i Capo e i Fiume, Fiumefreddo, Fiumicino. Lastra sorse presso una lastra di pietra.

Chiaro è anche il significato di Erto, Altavilla, Cuneo, inserita fra due fiumi, Padula e Paduli, Conca, Costa, Pianosa, Antro, Gorgo, Chiusa, Golfo.

Meno immediato è riconoscere il legame con la geografia di altri toponimi, a volte risalenti alla preistoria, a lingue preindoeuropee. È il caso per esempio di nomi che iniziano con Alba, molto diffusi in Liguria e Piemonte, ma non solo: Albenga, Albissola, Alba, Àlbera ligure, con il significato di città, ma anche di altura, città su un’altura. Anche Bergamo sembra derivare da una parola preindoeuropea berg con significato di colle.

Al sud Matese, Matino, Mattinata, Matera derivano probabilmente da un prelatino mat con il significato di altura, monte.

Matera

E sempre ai monti, elementi geografici determinanti, si riferiscono antichi toponimi che iniziano con Taur: Taormina, Taurasi, Taurianova e la stessa Torino.

Torino

Ancora ai monti si rifanno questi nomi  di origine celtica: Briga, Brescia, Brianza, da briga: altura. Nell’Italia centrale molti nomi derivano da un termine osco pestlum, altura, come Pescasseroli, Pescocostanzo, Pescolanciano, Pescopennataro, Pescorocchiano, Pescopagano e anche Pesche.

Pesche (Is)

Quelli che iniziano con Morra o Morro risalgono ad un termine prelatino morr/murr con significato di sporgenza. Anche la radice etrusca vel significa probabilmente monte, altura. È il caso di Volterra, Bolsena, l’antica Velzna, Velletri, Velino. Tivoli è l’antica Tibur da un antico teba, colle.

Acuto, Acri, Asolo, forse anche Agrigento derivano da una radice indoeuropea ak, cima di monte e ai monti si riferisce anche il nome di Gibellina questa volta dall’arabo gibal. Carsoli come Carso e Carnia da una parola pre-indoeuropea kar con il significato di luoghi rocciosi. Orio dal latino orum margine, orlo. Otricoli e Antrodoco si rifanno al latino okris, monte sassoso. Gorizia deriva dal termine sloveno gòrica, collina. Gropello da groppo, altura.

Rovine di Ocriculum

Tocco ha origine dal latino thocum, sella; Socchieve da sub clivus, sotto il poggio, c’è anche un Clivio e un Cocullo, cappuccio, con il significato di altura. Tagliacozzo sta sulla cima del cozzo, la collina. come Cocconato dal latino coccum, piccolo dosso.

Foppolo risale ad una concavità del terreno dal latino fovea fossa, stesso significato per Cuvio, Gorga (gola, fosso stretto e profondo), Buttrio, Budrio e Botricello dal greco bothros, voragine, fosso, Galatro dal greco khàradros, voragine, burrone. Tutti paesi abbarbicati sull’orlo di un burrone, in posizione difendibile. Anche Amalfi, Melfi, Molfetta risalgono a un termine mediterraneo melf o malp forse con il significato di concavità, voragine. Come Nurra, regione sarda con il significato di voragine.

Le numerose Chiusa con  Chisone e Clàut indicano le strettoie dei monti, il restringersi di una vallata.

Capena deriverebbe da una voce etrusca cape vaso, conca, come Brenta che deriva però da un prelatino di area settentrionale.

Gravellona, Gravedona, Gravere derivano dal celtico grava, area ghiaiosa, mentre Gravina risale ad un vocabolo meridionale che significa burrone. Ravenna risale a un prelatino rava, terreno franoso e fangoso, Gandino e Gandellino risalgono al termine lombardo-alpino ganda, frana, stesso significato per Deruta. Giovo è il latino jugum montis, passo, valico, stesso significato per Furci.

A grotte, cavità e avvallamenti presenti nel territorio si riferiscono i toponimi Balme (da una parola piemontese che significa grotta), Canistro riferito a luoghi dove si trovano cavità carsiche, Cava de’ Tirreni, Andreis (dal latino antrum).

Andreis, faglia periadriatica

Alcune città presero il nome dalla forma della costa su cui sorsero:  Trapani da drepàne, falce, Genova da una base indoeuropea geneu ginocchio e Ancona dal greco agkòn, gomito.

Ancona

Per finire qualche toponimo che si riferisce ad altre caratteristiche geografiche del territorio come Carapelle dal prelatino carapone, gorgo, palude, Lama, anch’esso con il significato di palude, come Vado; Genga da un antichissimo termine per marna, tufo argilloso; Trebisacce risale al greco trapezkion, piccola tavola, con riferimento al tavoliere su cui sorge il paese e Linguaglossa, attestato nel medioevo come Lingua Grossa con riferimento ad una lingua di lava eruttata dall’Etna.

Le pendici dell’Etna presso Linguaglossa

Infine un toponimo che mi intriga molto: Nave e Nava, un termine antichissimo che risale a popoli prelatini, presente nell’Italia centro settentrionale con il significato di pianura, conca circondata da monti. Lo stesso termine l’ho ritrovato in Spagna con lo stesso significato.

 

 

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