5 anni di blog!

E già, sono passati già 5 anni dal mio primo articolo su questo blog, articolo dedicato alla nostra gattona che ora non c’è più, ma che è vissuta con noi per quasi 21 anni.

memmi 062

In questi anni ho pubblicato quasi 700 articoli e mi sono divertita riuscendo a mantenere una certa costanza nonostante tutto!

Ho scritto degli argomenti che mi interessano: la natura, la campagna,

 

gli animali e le piante, i viaggi,

terracina

ma ho scritto anche di Roma, la mia città

e dei miei hobby: l’uncinetto, la maglia, il riciclo, la cucina.

 

Continuerò a scrivere i miei post fino a che continuerò a divertirmi!

 

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ragnatele

 

Sui teneri germogli delle canne

Appesa una tela di ragno

(  Haiku del poeta giapponese Tatarai Kikaku, secolo XVII)

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vecchi oggetti carichi di storie

Amo i vecchi oggetti che hanno storie da raccontare. Sarà per questo che conservo con rispetto molti di quelli che furono dei miei nonni o addirittura dei bisnonni.

Così ancora utilizzo la vecchia bilancia a pesi, lo scaldaletto di rame insieme alla vecchia conca e al mestolo invece sono diventati invece oggetti di arredamento. Sono tutti testimoni di un tempo in cui grande era la fatica quotidiana delle persone comuni. Mi ricordo ancora quando non c’era la conduttura in casa dei miei nonni e lei andava a prendere l’acqua alla fontana trasportando poi la pesante conca sulla testa come prima avevano fatto generazioni e generazioni di donne.

Quante storie potrebbe poi raccontare la coperta di mio nonno che proprio quest’anno compie cento anni!

È per questo che ho visitato con piacere e curiosità il Museo del lavoro contadino nel castello di Piandimeleto,  un minuscolo comune in provincia di Pesaro-Urbino.

Castello Oliva a Piandimeleto

Nel museo sono in mostra attrezzi agricoli legati al lavoro con l’aratro che prima dell’avvento dei mezzi meccanici era trainato dai bianchi e possenti buoi di razza marchigiana.

Il vino aveva un ruolo centrale insieme al grano fra le colture e importante era la cantina con le botti, il deraspatore, il torchio.

Altri spazi sono dedicati ai lavori artigianali come quello del fabbro, del cordaio, del calzolaio, del falegname e alla filatura e tessitura della canapa con cui erano confezionati indumenti, asciugamani, lenzuola.

Quindi sono riprodotti gli ambienti della casa rurale: la cucina in cui erano appese le stoviglie di rame e i grandi piatti. Un piatto rotto non si buttava, ma veniva riparato con graffe di metallo. la grande madia era il mobile più importante, conservava gli alimenti, ma nelle annate di carestia rimaneva penosamente vuota.

Interessanti sono gli attrezzi per fare il bucato utilizzando la cenere, altra fatica di braccia in mancanza della nostra insostituibile lavatrice.

Fra i piccoli oggetti di uso quotidiano oltre al macinino, al contenitore del latte, al setaccio, mi ha colpito lo spruzzatore per il DDT, usato contro gli insetti nella casa, ma anche direttamente sulla testa dei bambini contro i pidocchi!

Infine la camera da letto; sul letto matrimoniale troneggia il “prete” con lo scaldaletto in cui venivano introdotte le braci. In primo piano la culla per l’ultimo nato. L’intelaiatura di legno per sostenere un telo protettivo contro le zanzare è ora coperta da una tovaglia stampata con la ruggine, tecnica tradizionale romagnola per decorare i tessuti.

L’acqua corrente non c’era e nelle gelide mattine invernali ci si accontentava di lavarsi sommariamente la faccia con l’acqua della catinella.

 

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buona Pasqua!

 

È Pasqua, la festa cristiana che celebra una rinascita, ma tutti i popoli e tutte le religioni fin da tempi antichissimi hanno festeggiato nei giorni vicini all’equinozio di primavera la rinascita della natura dopo il freddo e il buio dell’inverno con riti e simboli simili.

È in questo periodi che gli alberi cominciano a mettere le foglie, gli uccelli fanno il nido in cui depongono e covano le uova, i mammiferi partoriscono.

monti Lessini 077

È la festa della vita che nasce e uno dei simboli più comuni è l’uovo, come questo mio che lascia uscire il suo pulcino.

Buona Pasqua!

 

primo aprile!

Il primo aprile ricorreva il capodanno prima del 1582, anno in cui fu riformato il calendario dal papa Gregorio XIII. Il calendario gregoriano, attualmente adottato da quasi tutti i popoli del mondo,  spostò il capodanno al primo gennaio.

Il primo aprile per antica tradizione di incerta origine è un giorno dedicato agli scherzi, forse la tradizione risale alle feste dell’equinozio di primavera degli antichi romani, che terminavano proprio il primo aprile.

Ecco allora il mio pescetto d’aprile! Non è uno scherzo, è fatto all’uncinetto e con una calamita incollata dietro è anni che sta attaccato al mio frigorifero!

finestre e tendine

Mi attirano irresistibilmente le finestre e finestrelle ornate da tendine fatte a mano, hanno un loro fascino e una loro personalità, lavorate da persone che hanno impegnato tempo e bravura per confezionare quest’importante oggetto di arredamento che protegge l’intimità della casa, ma allo stesso tempo accoglie con qualcosa di bello chi passa in strada. Se la casa è in un vicolo stretto e buio questo ne sarà illuminato e illeggiadrito.

Sono quindi andata fotografando dove mi capitava i capolavori di qualche sconosciuta, cercando di non essere troppo indiscreta!

Barrea (Aq)

Barrea (Aq)

Spagna Sierra de Francia

Spagna, Sierra de Francia

Barrea (Aq)

Barrea (Aq)

Spagna, Sierra de Francia

Spagna, Sierra de Francia

Greccio (Ri)

Greccio (Ri)

Questo volo di rondini mi pare veramente strepitoso, un inno alla primavera che sta arrivando!

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Roma Natura, Parco Urbano di Monte Mario

fuochi e focolari

In inverno è piacevole leggere, chiacchierare o semplicemente oziare vicino al focolare. Un tempo era il centro della vita familiare, nell’unica stanza che serviva da cucina, soggiorno, stanza da pranzo, tanto che in italiano si usava la parola fuoco o focolare per indicare un nucleo familiare. Termine che per noi è ora desueto, ma viene ancora utilizzato dagli spagnoli per i quali hogar significa ancora casa intesa sia come appartamento che come luogo di residenza del nucleo familiare.

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Oltre che questo significato il fuoco ne aveva anche altri legati a riti di purificazione e rinnovamento intesi a propiziare una nuova annata agricola ricca di messi. In periodi diversi della stagione invernale alcune di queste manifestazioni si sono conservate, in molte zone d’Italia si accendono falò la sera dell’Epifania, a volte bruciando un fantoccio che rappresenta una vecchia strega. In altre zone i falò si accendono per Sant’Antonio Abate il 17 gennaio, in altri a Carnevale.

Questo grande valore simbolico ha il suo significato anche ai nostri giorni, se tante feste che li vede protagonisti continuano a essere celebrate. Con il fuoco si distrugge simbolicamente ciò che è vecchio e si traggono auspici per i raccolti futuri. ma soprattutto il fuoco mette allegria soprattutto se si è in compagnia.

castelli

“Un triste residuo di fasti e splendore, senza tappeti, arazzi né armi, ospitano queste mura ammutolite, ora c’è soltanto silenzio, abbandono, ombre.

Forse il suo nome senza storia potrebbe narrare ancora infinite leggende e sulle volte, le torri e le colonne, ormai cresce solo erba gialla come la paglia. Sotto i tetti abitano gli uccelli  e il ragno laborioso tesse la sua tela.” (Josè Zorilla)

Penaranda de dUERO

Peñaranda de Duero (Spagna)

pacentro (Aq)

Pacentro (Aq)

Civitavecchia (Arpino, Fr)

Civitavecchia (Arpino, Fr)

Sermoneta (Lt)

Sermoneta (Lt)

Castello di Lombardia (Enna)

Castello di Lombardia (Enna)

Puglia, Castel del Monte

Puglia, Castel del Monte

Rocca Flea, Gualdo Tadino

Rocca Flea, Gualdo Tadino

il Soratte, da montagna sacra a bunker antiatomico

Vides ut alta stet nive candidum Soracte” (Orazio, Odi, libro I, 9)

 “Vedi come il Soratte si erge candido per l’alta neve

m. Cosce

Il monte Soratte è ben visibile dalla periferia nord di Roma perché emerge come un’isola in mezzo alla Campagna Romana. E un’isola fu effettivamente nel lontanissimo passato geologico milioni di anni fa, durante il Pliocene, quando il mare arrivava a lambire quelli che sono ora i Monti Sabini. Non è particolarmente alto, non arriva a 700 metri, ma domina massiccio la pianura intorno ed è visibile da lontano.

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Il suo nome si fa risalire al dio Sorano, venerato dalle popolazioni preromane che abitavano la zona, i Sabini, i Falisci e gli Etruschi. I sacerdoti di questo antichissimo dio erano gli Hirpi Sorani, i lupi di Sorano, su questo monte celebravano i loro oscuri riti, fra cui, come riportano gli antichi scrittori latini, quello di camminare a piedi nudi sulle braci ardenti portando come offerta per il dio le interiora degli animali uccisi in sacrificio.

I Romani, una volta diventati i dominatori, vi veneravano il dio Sorano-Apollo e in epoca cristiana fu frequentato da eremiti fra i quali, si dice, anche San Silvestro che divenne poi papa Silvestro I; vi si rifugiò fuggendo dalle persecuzioni dell’imperatore Costantino. In suo onore sulla sommità del monte fu eretta la chiesetta di San Silvestro, sul luogo del tempio di Apollo.

I resti di vari insediamenti religiosi sono ancora rintracciabili anche se in abbandono, fra questi la piccola chiesa rupestre di Santa Romana, sulle pendici del monte in mezzo al bosco conserva ancora una piccola vasca dentro la quale gocciola l’acqua di stillicidio della roccia sovrastante. Fino a pochi decenni fa le donne della zona che avevano partorito la bevevano per favorire la lattazione.

s-romana

Santa Romana

La montagna, di origine calcarea, è incisa da innumerevoli cavità, alcune di queste grotte, chiamate localmente i Meri furono descritte da Varrone che parla dei vapori mortiferi che emanano. In realtà non c’è nessun vapore mortifero esalato dai Meri, solo normale condensa di vapor acqueo, tanto che sono frequentati regolarmente dagli speleologi romani.

monte Soratte (RM), grotta della madonnina

Sulle pendici del monte si adagia il paese di Sant’Oreste, di origine molto antica, in una bellissima posizione dominante la sottostante valle del Tevere.

Sant'Orèste (Rm)

Poco distante dal paese a partire dal 1936, nei fianchi della montagna furono scavate una serie di gallerie come rifugio del comando supremo dell’esercito e del il Governo in caso di guerra.

Le alte gerarchie italiane non vi si rifugiarono mai: arrivò l’armistizio dell’8 settembre 1943, cui seguì la vergognosa fuga del re con i vertici dell’esercito e l’occupazione di Roma da parte dell’esercito tedesco.

Il comando supremo tedesco vi stabilì il suo quartier generale per contrastare l’avanzata dell’esercito degli Alleati . All’interno delle gallerie furono piazzati pezzi d’artiglieria il cui tiro poteva raggiungere la sottostante via Flaminia, importante arteria di comunicazione con il nord Italia.

monte-soratte-

Nel maggio del 1944 il complesso subì un pesantissimo bombardamento da parte degli aerei alleati e ne fu danneggiato. Dopo la liberazione di Roma da parte dell’esercito alleato, avvenuta pochi giorni dopo, il generale Kesselring diede l’ordine di abbandonare l’area dopo averla minata. I tedeschi risalirono verso nord seminando morte e terrore per i saccheggi e le rappresaglie.

Durante gli anni della guerra fredda parte delle stesse gallerie furono riconvertite per ospitare un bunker destinato a ospitare i membri del Governo italiano in caso di attacco atomico.

Oggi sono proprietà del comune di Sant’Oreste e sono parzialmente visitabili grazie all’operato di una associazione di volontari. Per informazioni e prenotazioni si può consultare il loro sito.

 

 

 

autunno

Quando, non molti giorni fa, a Bruxelles, l’adorata stagione ha fatto la sua apparizione, le foglie ancora tintinnavano come delicati sonagli dorati impigliati fra gli alberi dei giardini, delle piazze e dei viali.”

autunno

“Autunno adorato come la stagione più sontuosa, allegra e malinconica dell’anno. Questo è quello che vedevo mentre contemporaneamente passeggiavo, a Roma, per le lunghe rive del Tevere, giocando con i profondi riflessi degli alberi piantati nelle acque agitate e raramente azzurrine del Tevere.”

Tevere

(Rafael Alberti, L’albereto perduto, Editori Riuniti)

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