figli

 

I vostri figli non sono figli vostri…

sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti

…..

(Kahlil Gibran)

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è nato un bocciolo di rosa

 

Nel cuore dell’inverno

in mezzo al fiume

è nato un bocciolo di rosa.

Benvenuto piccolo fiore,

che la vita ti sia dolce!

l’orso e la lupa

Roma e Madrid hanno entrambe come simbolo un animale, Roma ha la leggendaria lupa, Madrid un orso.

La storia della lupa che allatta i gemelli è conosciuta da tutti, romani e non, da quella leggenda di fondazione la lupa è stata usata come simbolo della città fin dall’antichità, ancora oggi è presente in effige o come statua in molti luoghi della municipalità.

Fino agli anni ’70 al Campidoglio, sulla sinistra della scalinata, c’era anche, dentro una stretta gabbia, una lupa in carne e ossa, doveva essere un simbolo di potere, ma era solo un povero animale che andava freneticamente avanti e indietro, tanto che a Roma a una persona frenetica, che non riusciva a stare ferma si diceva “me pari ‘a lupa der Capidojo”.

Per fortuna poi ci si è accontentati di lupe di bronzo. Splendida e famosa è quella esposta al Palazzo dei Conservatori, opera del V secolo a. C.

Anche l’aquila era un simbolo di Roma fin dall’antichità e come la lupa un’aquila viveva pigioniera fino a pochi decenni fa, in una gabbia sotto la rupe Tarpea, ai piedi del Campidoglio. Ora è rimasta la gabbia vuota e l’aquila è simbolo della squadra di calcio della Lazio, mentre la lupa lo è della Roma.

L’orso, insieme al corbezzolo (el oso y el madroño), è invece il simbolo della città di Madrid. La statua bronzea dell’orso e del corbezzolo nella piazza di Puerta del Sol, in pieno centro cittadino, è fotografatissima e rappresenta questo animale mentre ritto sulle zampe posteriori ed appoggiandosi al tronco, mangia le corbezzole, i madroños appunto.

madrid 024

Gli orsi erano diffusissimi un tempo nei boschi intorno alla città ed il corbezzolo era un arbusto tipico della macchia. Il simbolo araldico risale al secolo XIII e sembra derivare da una disputa fra il clero e la cittadinanza per lo sfruttamento delle terre. Il re intervenne assegnando i pascoli al clero e lo sfruttamento del legname e della selvaggina alla popolazione.

Lo stemma con l’orso e il corbezzolo è presente un po’ ovunque a Madrid, su edicole, insegne e tutto ciò che riguarda la municipalità.

 

l’Italia dei piccoli comuni

“Così questo paese, dove non sono nato, ho creduto per molto tempo che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo l’ho visto davvero e so che è fatto di tanti piccoli paesi, non so se da ragazzo mi sbagliavo poi di molto”. (Cesare Pavese, La luna e i falò.)

Civita di Bagnoregio

L’Italia, per la conformazione del suo territorio e la sua storia, è ricca di piccoli borghi, ben il 72% dei Comuni d’Italia ha meno di 5000 abitanti, in essi risiede il 19% della popolazione italiana.

Il territorio amministrato dai piccoli Comuni costituisce il 55% della superficie nazionale e possiede una straordinaria varietà ambientale e un immenso patrimonio artistico.

Castello Oliva a Piandimeleto

La vita vi si è svolta uguale per centinaia di anni, ma che nel secondo dopoguerra hanno cominciato a spopolarsi, i giovani soprattutto hanno cercato in città prospettive di vita e di lavoro più attraenti.

Cicogna (Vb)

L’abbandono è continuato anche negli ultimi decenni, anche se in alcuni casi ci sono stati giovani che hanno deciso di tornare e lavorare e vivere in queste piccole realtà in cui notevole e insostituibile è il patrimonio di cultura, tradizioni, ambiente; in cui si riscoprono reti e relazioni sociali.

Scontrone (Aq)

Quanti saranno stati i cittadini del borgo……? Io credo che non si andrebbe, se ci contassimo, oltre le 1500-2000 persone. Sono poche nell’astratto mare della vita, sono molte nel concreto spazio in cui le persone acquistano un volto e un nome; non sono mille, ma uno più uno più uno e così via, e ciascuna deve vivere, vivere per conto suo e nello stesso tempo vivere con l’altro“. “Il giorno del giudizio” Salvatore Satta.

Pacentro (Aq)

Molti di questi comuni sono però minacciati dal dissesto idrogeologico perché collocati in zone montane in cui l’abbandono dell’agricoltura ha reso instabile il territorio.

Pesche (Is)

Nonostante ciò il 93% delle DOP e delle IGP e il 79% dei vini pregiati sono prodotti in questi territori.

È da poco diventato legge il d.d.l.  “salva borghi“, che detta misure per promuovere e incentivare la residenza nei piccoli comuni e salvaguardare il loro patrimonio culturale e ambientale. Riguarda i comuni con meno di cinquemila abitanti che in Italia sono 5585. La legge stanzia fondi per garantire scuole, trasporti e reti telematiche adeguate, tutelare l’ambiente e l’artigianato artistico, mantenendone le caratteristiche di diversità e specificità.

Sant’Oreste, Roma

I fondi destinati ai comuni serviranno anche per recuperare i centri storici e le zone di particolare pregio acquistando case, terreni, cantoniere e stazioni abbandonate per riqualificarle ed utilizzarle come alberghi diffusi, per incentivare il turismo.

Barrèa (Aq)

Inoltre i piccoli Comuni potranno promuovere il consumo e la commercializzazione dei prodotti agroalimentari provenienti da filiera corta o a chilometro zero.

I piccoli Comuni sono una risorsa e non un costo per la loro azione di manutenzione e cura del territorio  che previene il dissesto idrogeologico.

Licenza (Rm)

faggete Patrimonio dell’Umanità

Titiro, tu che stai disteso sotto la volta di un ampio faggio…

E’ con questa immagine di pace e frescura che Virgilio inizia le Bucoliche.

Le faggete si  sono diffuse in tutta Europa, dalla Scandinavia alla Sicilia, al termine dell’ultima Era Glaciale, anche se hanno dovuto cedere il passo all’uomo, che ha abbattuto o bruciato fin dai primi millenni della pastorizia i fittissimi boschi esistenti sulle nostre montagne per avere pascoli per il bestiame.

I faggi che si incontrano sono spesso grandi individui isolati, ma a volte si riesce a trovare un bosco abbastanza fitto, con esemplari secolari ed è piacevole camminare, anche se la salita si fa ripida, con la frescura ed il profumo della terra ricca di humus.

La faggeta cambia colore con le stagioni, è bianca sotto la neve in inverno, marrone chiaro in primavera, quando le foglie sono ancora avvolte nelle brattee che le riparano da improvvisi ritorni di gelo, ma il sottobosco ospita i primi fiori che sbocciano dopo lo sciogliersi della neve, verde brillante in estate, dorata in autunno.

Nel luglio scorso l’UNESCO ha dichiarato sei faggete italiane con alberi molto antichi World Heritage Site, Sito Patrimonio dell’Umanità. Questi siti sono protetti da una tutela integrale.

Andando da nord verso sud il primo sito è in provincia di Forlì, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, il Bosco di Sasso Fratino che è riserva integrale fin dal 1914.

Uno dei siti comprende cinque boschi nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, con faggi che hanno addirittura più di 500 anni!

I

Il terzo e quarto sito sono due faggete nella Tuscia laziale, hanno la particolarità di crescere a bassa quota, intorno ai 400 m slm, mentre i faggi, alle latitudini dell’Italia centrale, crescono sopra i 1000 m. Un’altra peculiarità è quella di crescere su suolo vulcanico.

Gli altri siti sono a sud, nel Parco Nazionale del Gargano e nel Parco Nazionale del Pollino.

Queste faggete ospitano gli alberi a latifoglie decidue più longevi del pianeta, con un’alta biodiversità. Per favorirla nei boschi protetti non si possono asportare neanche i tronchi morti perché offrono riparo e nutrimento a una moltitudine di specie viventi, dai microrganismi ai funghi e poi licheni, muschi, insetti, piccoli mammiferi.

buone feste!

Bacche e frutti rossi di melagrana, sorbo, rosa canina, corbezzolo,

per augurare a chi mi segue e a chi passa per caso

Buone feste!

molti inverni

 

Il susseguirsi di molti inverni
segna i cicli della Ruota,
le linee sul mio vecchio volto
mostrano tutto ciò che sento,
la natura del mio passaggio rimane un mistero,
poiché all’interno del mio cuore si trova il mio destino,
quando non ero che un bimbo all’inizio del tempo,
mi stupivo alla scoperta delle meraviglie che incontravo.
Ora che sono anziano
ho imparato ancora una volta
che il peso di ciascun inverno porta,
come un amico, una scoperta nuova.

Poesia degli Indiani d’America

la colonna dell’ospitalità

Bertinoro è una graziosa cittadina di origine medioevale situata in cima a un colle dai ripidi fianchi, in bella posizione dominante la pianura romagnola. dalle sue piazzette si gode un magnifico panorama sulle colline ricoperte di vigne e sulla costa e il mare in lontananza.

È piacevole passeggiare per le sue strette vie fino alla rocca posta sulla sommità del colle, ma uno dei monumenti più caratteristici è la Colonna degli Anelli o Colonna dell’Ospitalità testimonianza dell’antico costume di cortesia e ospitalità delle famiglie benestanti di Bertinoro che si contendevano l’onore di ospitare i pellegrini che giungevano in città.

Per porre fine a tali contese il giudice Guido del Duca, ricordato da Dante nel canto XIV del Purgatorio, all’inizio del 1200 fece erigere la colonna in cui erano infissi dodici anelli di ferro. Ad ogni anello corrispondeva la famiglia e il pellegrino veniva ospitato dalla famiglia al cui anello avesse legato il suo bastone o la sua cavalcatura.

jLa colonna fu poi rimossa nel 1500, ma nel 1926 fu riedificata in memoria degli antichi costumi di ospitalità.

Erano altri tempi, ma leggendo i versi di Dante e la sua invettiva nel canto del Purgatorio, sembra che già ai suoi tempi il popolo di Bertinoro non possedesse più le antiche virtù.

 

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la chiesa di Polenta

 Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui della bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sí forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

(Dante Alighieri, La Divina Commedia, Inferno, canto V, 100-105)

Nel cuore della Romagna, in un territorio di colline ondulate ricoperte di viti, su una strada secondaria  fra alti cipressi appare la piccola chiesa di Polenta dedicata a San Donato, antichissima, la sua costruzione primitiva risale forse ai secoli IX-X.

L’interno a tre navate conserva bei capitelli romanici.

La tradizione narra che vi pregasse Dante Alighieri, che era ospite di Guido da Polenta signore di Ravenna. Fu certamente durante tale soggiorno che gli fu narrato il tragico episodio di Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, i due cognati amanti uccisi dal marito di lei, Gianciotto Malatesta. Fatto accaduto solo pochi anni prima, ma che le due famiglie avevano cercato di nascondere.

La vicenda divenne famosa con i versi di Dante e continua ad essere circondata da un alone  sentimentale, tanto che il parroco della piccola chiesa si è visto costretto ad affiggere avvisi che negano agli sposi non residenti nella parrocchia di celebrarvi il proprio matrimonio. Immagino sia stato subissato da richieste provenienti da tutta Italia, se non da tutto il mondo per sposarsi in una chiesa in cui  è probabile che sostasse in preghiera la stessa Francesca!

Qualunque sia la nostra motivazione la chiesa merita una visita, il posto è molto tranquillo e suggestivo e le colline intorno offrono un bel panorama. Se poi vogliamo fare una sosta in una delle cantine lungo la strada possiamo rifornirci, molto più prosaicamente, di albana e sangiovese!

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fra un mese è Natale!

È tempo di mettersi al lavoro per chi vuole regalare oggetti fatti con le proprie mani!  Cosa hanno di meglio rispetto ai regali comprati? Molte cose, provo ad elencarle:

  • sono economici, a volte anche a costo zero
  • è rilassante lavorare con le mani seduti comodamente in poltrona
  • dà soddisfazione vederli crescere e prendere forma
  • dà soddisfazione vederli finiti
  • si fanno in poco tempo
  • li può fare anche chi è alle prime armi
  • fanno piacere a chi li riceve perché hanno un valore aggiunto

Qui ho scelto alcuni dei miei regali fatti a mano degli anni passati utilizzando varie tecniche: uncinetto, cucito, cucina. Sono tutti da fare in poco tempo, alcuni in pochissimo. Cliccando su molte delle foto ci si può collegare alle mie spiegazioni per farli.

I cappelli e le sciarpe, magari anche coordinati sono sempre graditi indipendentemente dal sesso e dall’età. Grazie alla lana spessa si fanno in poco tempo.

 

 

 

 

 

 

 

Anche i guanti e gli scaldapolsi saranno ben graditi!

Per una ragazza andranno bene braccialetti, orecchini, collane.

Questo bracciale a maglia bassa e la collana che segue sono stati fatti con vecchie magliette ridotte in fettuccia.

La tartarughina portachiavi sarà gradita da bimbe, ragazze e donne di tutte le età,

così come il gufetto.

Gli astucci portaocchiali, portapenne e portatutto sono sempre utili.

Le presine sono sempre ben accette soprattutto se colorate e beneauguranti. Hanno anche l’indubbio vantaggio di essere confezionate con pochissimo filo e poco tempo. Queste sono solo alcune delle innumerevoli che ho fatto, le più natalizie.

 

Per la cucina va bene anche un cestino fatto anche questo con fettuccia ottenuta da magliette riciclate

 

o gli animaletti calamita da attaccare allo sportello del frigorifero.

Per chi come me ama ricamare gli asciugapiatti a punto a croce sono allegri e rapidi da fare.

Sempre ricamati sono i sacchetti in cui mettere aromi.

La rete per la spesa con il fiore è molto natalizia e molto pratica, si può portare sempre in borsetta.

 

Ancora a crochet i coloratissimi sottobicchieri.

Un cesto rivestito a crochet potrà essere riempito di biscotti casalinghi, marmellate, frutta secca o aromi. Io trito gli aromi del mio orto prima fatti seccare e ne faccio barattolini da regalare.

 

In alternativa si può riempire il cesto con prodotti per l’igiene della persona, sempre fatti in casa, burro di cacao, crema per le mani o saponette.

sapone 003

Ancora crochet per un copricuscino colorato

 

o per il caldo poncho che grazie alla lana pesante si fa in pochissimo tempo,

o per il copritazza colorato

 

o il salvagocce

 

Anche gli anelli per le tende possono essere fatti a crochet e possono essere personalizzati.

 

La borsa per il computer in fettuccia si fa in pochissimo tempo.

 

Un vasetto di marmellata fatta in casa è gradita a tutti, specie se è un po’ insolita come questa di mele e succo di melagrane.

I sacchetti di cotonina riempiti di fiori secchi di lavanda sono un regalo profumato.

Infine per decorare l’albero, la casa o i pacchetti con poco cotone rosso e qualche anello per le tende sono presto fatti questi cerchi rossi.

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