antichi oggetti romani di uso quotidiano

Nel Museo Archeologico Nazionale di Lucus Feroniae di cui ho parlato qui molte vetrine espongono gli oggetti ritrovati vicino al tempio della dea Feronia, lasciati dai fedeli come ex voto. Sono numerosissimi e molto differenziati, quasi tutti legati alla vita quotidiana. Ecco allora i recipienti per cibi e bevande nelle forme più diverse: pentole, tegami, padelle, testi in terracotta, anfore per l’olio, il vino o il garum, la salsa di pesce ricercatissima sulle mense romane. E poi le posate in ferro e in argento o bronzo. Molti di questi recipienti contenevano in origine piccole quantità di cereali o di vino offerti alla dea.

Fra questi oggetti singolari sono la paletta per la cenere e il mortaio in marmo con il pestello a forma di dito.

Altri oggetti sono destinati alla cosmesi; pinzette per la depilazione, spatole per impastare e applicare maschere di bellezza e piccoli contenitori per unguenti e profumi.

Legati all’attività femminile della filatura e tessitura sono i pesi da telaio, i rocchetti, le fuseruole in terracotta spesso dedicate dalle donne alla divinità.

Le campanelle in bronzo erano un altro oggetto comune, appese sugli usci delle case servivano ad annunciare l’arrivo di un visitatore, ma anche ad allontanare il malocchio.

Comunissime erano le lucerne, a volte con disegni in rilievo.

Altri erano oggetti per giocare: dadi in osso, pedine in pasta vitrea o in osso per giochi simili agli scacchi o alla dama.

Infine un oggetto singolare: un vaso da talea di ceramica.

Molti altri oggetti offerti alla dea ci parlano della vita quotidiana dei nostri antenati: gioielli a volte di eccezionale fattura,

monete, statuine in bronzo o terracotta raffiguranti animali, parti anatomiche o testine dell’offerente.

tutto è pronto per la Befana!

Tutto è pronto per aspettare la vecchina più attesa dell’anno!

Anche lei è pronta, con la scopa parcheggiata in attesa.

La festa era legata ai riti propiziatori dell’agricoltura per la stagione che dopo il solstizio iniziava di nuovo, è l’ultima superstite di antichi culti di popolazioni dedite alla pastorizia e alle coltivazioni in cui vigeva il matriarcato e le vecchie donne cariche di esperienza e saggezza soprintendevano alla vita della comunità, conoscevano i ritmi delle stagioni, l’alternarsi delle colture, le cure per il bestiame, le erbe e i frutti commestibili e medicinali.

Nonostante la diffusione di Babbo Natale la magica vecchina resiste e continua a portare regali ai bambini buoni, con qualche pezzetto di carbone per i capricci, quello dolce però, perché quello vero nessuno lo conosce più!

Urbania, Festa della Befana

Anche noi aspettiamo fiduciosi con le nostre calze appese!

Auguri di buon anno

Buon 2023! Per farvi i miei auguri quest’anno mi servo dell’alloro, pianta simbolica fin dall’antichità, quando veniva impiegato nei riti augurali facendone bruciare le foglie: se bruciavano producendo una fiamma vivida gli auspici erano positivi.

Pianta sacra per eccellenza ne era vietato l’uso per scopi profani. Era dedicata al dio Apollo, per questo, secondo la leggenda, era l’unico albero che non veniva colpito dal fulmine. Nell’antichità, e ancora in tempi recenti nelle nostre campagne, si piantava per questo motivo vicino alle case.

Era simbolo di gloria e sapienza, quest’ultimo attributo è rimasto nel nome dell’ambìto traguardo di studi, la laurea appunto. Negli ultimi decenni si è affermata l’usanza dei nostri laureati di cingersi il capo con una corona d’alloro come gli antichi vincitori di gare atletiche e letterarie.

Queste foglie d’alloro in ambra di epoca romana erano regalate come augurio per l’anno nuovo: “Annum Novum Faustum Felicem“.

Provengono da Aquileia che era in epoca romana il punto d’arrivo della “Via dell’Ambra” che partiva dalle regioni danubiane. Si attribuivano a questa resina fossile proprietà magiche e curative e ne venivano ricavati oggetti preziosi, amuleti, gioelli, giochi e altri piccoli oggetti regalati soprattutto alle donne e ai bambini come portafortuna.

Buone Feste

Buone Feste a tutti quelli che mi leggono!

quando si tesseva la canapa

La canapa appena raccolta

A Sant’ Anatolia di Narco, in Valnerina si può visitare un interessante e completo Museo della Canapa, fibra tessile ora dimenticata, ma un tempo coltivata dalle famiglie e trattata in casa in tutti i passaggi per renderla adatta alla tessitura. Le famiglie avevano il proprio telaio e le ragazze si tessevano la biancheria per il proprio corredo.

Una paziente e appassionata ricerca ha permesso di recuperare gli antichi telai, gli orditoi e gli altri strumenti per la lavorazione e la tessitura e di esporli in diverse sale di quello che è diventato un museo diffuso e un laboratorio di didattica della tessitura.

La canapa una volta raccolta veniva messa a macerare, poi battuta per liberarla della parte legnosa, quindi veniva il momento della filatura ed infine si tesseva.

I telai erano di legno massiccio e una volta sparita la tradizione della tessitura casalinga molti furono fatti a pezzi per farne legno per il camino. Questo bel telaio fu recuperato e restaurato per farci conoscere un aspetto delle vecchie tradizioni ora dimenticato.

Questo dell’immagine sotto è invece un telaio per fasce da neonato, niente a che vedere con i moderni pannolini usa e getta!

Telaio per fasce da neonato

Nel museo ci sono anche esposte opere d’arte fatte con la canapa e i “lenzuoli sospesi”: grandi lenzuoli che le donne si riuniscono per ricamare insieme. Ognuna ricama il suo nome o un simbolo su un angolo di lenzuolo. Un modo di lavorare in compagnia, chiacchierando e scambiando ricordi. Il lenzuolo una volta finito viene esposto come un’opera d’arte.

un antico ponte dimenticato

Ponte Fonnaia

Sull’antica via Flaminia, presso l’antica città di Carsulae, sulla provinciale che da Acquasparta va verso Massa Martana, si può raggiungere con un breve tratto di strada sterrata in buone condizioni, il Ponte Fonnaia costruito al tempo di Augusto per permettere alla via Flaminia di superare una profonda forra scavata da un modesto affluente del torrente Naia, quasi sempre in secco ma capace di piene rovinose.

Il ponte è seminascosto dalla vegetazione, ma ancora in buone condizioni. Fu costruito in opera cementizia ricoperta di blocchi di travertino, la sua altezza supera gli 8 metri.

Sopra, dove un tempo passavano eserciti e mercanti, una tranquilla sterrata di campagna è frequentata solo da qualche raro turista che riesce ad arrivare qui seguendo la segnaletica visibile sulla provinciale, vicino alla stazione di Massa Martana.

La via Flaminia attuale in realtà è a poche centinaia di metri, trasformata in superstrada e percorsa incessantemente da Tir ed auto.

Un suggestivo tuffo nel lontano passato, in un angolo verde e solitario dell’Umbria.

A poche centinaia di metri dal ponte c’è una catacomba cristiana del IV- V secolo d. C., unica nel loro genere in tutta l’Umbria. Per poterla visitare ci si può rivolgere al Comune di Massa Martana.

nomi fraintesi

Parco Nazionale del Gran Paradiso, Val di Cogne

La splendida natura del Gran Paradiso può senza dubbio indurre a pensare che il nome sia stato dato dagli antichi abitanti per paragonarlo a quel luogo di delizie e beatitudine. In realtà, a parte la bellezza dei luoghi, la vita delle popolazioni di montagna di un tempo non doveva essere proprio beata.

Il nome in realtà deriva da un fraintendimento: il nome originario sembra essere stato Gran Paréi, grande parete nel patois valdostano.

Ci sono altri esempi di questi fraintendimenti toponomastici, alcuni abbastanza buffi: è il caso del Golfo Aranci vicino a Olbia, dove arrivano e partono tanti traghetti. Nella dizione locale è in realtà Gulfu di li ranci, cioè “Golfo dei granchi”, ben più plausibile degli agrumi, che da queste parti non erano coltivati. Fu probabilmente attribuito in maniera errata da cartografi piemontesi.

Il terzo caso di fraintendimento è quello di un fiume poco conosciuto, ma molto suggestivo: il Rio Stella in Romagna, in una zona carsica che ha molte grotte e altri fenomeni carsici nel gesso. Uno dei più importanti è l’inghiottitoio del Rio Stella al confine fra i comuni di Brisighella, Riolo Terme e Casola Valsenio. Le acque del fiume si inabissano, scorrono sottoterra per circa un chilometro e mezzo e poi risorgono nella valle del Senio con il nome di Rio Basino.

Il nome del Rio Stella è in realtà dovuto ad una svista dei topografi dell’Istituto Geografico Militare, il nome originario era in realtà Rio Sotterra fino alla metà dell’ottocento e poi trasformato in Stella probabilmente per un fraintendimento del nome che i locali pronunciano S’terra.

Chissà quante sviste ci sono nella toponomastica italiana! Mi divertirò a scoprirne altre.

batacchi e anelli per gli animali

Bertinoro

Batacchio, picchiotto, battente, battiporta, tanti termini per indicare un oggetto oggi desueto, ma ancora presente sui portoni delle case dei piccoli centri italiani.

Utilizzati fin dall’antica Roma per bussare ai portoni e annunciarsi ai padroni di casa, erano spesso semplici anelli di metallo, ma altre volte rappresentavano figure più o meno complesse, fatte in serie o forgiate da abili artigiani, a volte veri artisti.

Curiosando sui portoni dei nostri borghi si possono trovare pugni, teste egizie, teste di leone e di animali vari, aquile per darsi un tono d’importanza.

Sui muri delle antiche case sono a volte ancora conservati altri oggetti desueti: gli anelli per legare gli animali. Anche questi hanno forme diverse, a volte semplici anelli, a volte ci sono anche raffigurate le teste degli animali, reali o immaginari.

Le vecchie case di campagna si limitavano a incorporare nella muratura una pietra forata cui attaccare l’asino.

Nella bella e ospitale Bertinoro, circondata da vigneti esiste ancora la colonna dell’ospitalità, dove ogni anello era collegato a una famiglia che avrebbe ospitato il viandante che avesse attaccato ad esso il suo cavallo.

10 anni di blog

maggio 2012

Sono passati 10 anni dai primi articoli che scrissi per questo blog! Da allora ne ho pubblicati più di mille, cercando di mantenere una certa costanza, con qualche periodo di stanca, ma in genere posso dire di essermi divertita.

gennaio 2013

Ho scritto dei miei interessi e di ciò che mi incuriosisce, dei miei lavori, dei miei viaggi, delle passeggiate per Roma, della vita in campagna e delle mie ricette.

luglio 2014
giugno 2015
luglio 2016
febbraio 2017
ottobre 2018
marzo 2019
aprile 2020
maggio 2021
febbraio 2022

Continuerò a scrivere, fino a che mi piacerà farlo!

buona Pasqua!

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