San Michele Arcangelo e le grotte

La Montagna dei Fiori è un gruppo montuoso del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, fra le sue pareti il fiume Salinello ha scavato un canyon fra i più notevoli dell’Appennino: è lungo più di 3 chilometri e le sue pareti sono quasi verticali ed in alcuni tratti così vicine da toccarsi quasi. L’ambiente è molto suggestivo e ricco di specie animali rare come l’aquila, il falco pellegrino e il lupo e di una vegetazione che risale al Terziario, prima delle ultime glaciazioni.

L’uomo ha frequentato questa gola fin dalla preistoria lasciando innumerevoli testimonianze delle sue attività e dei suoi culti. I ritrovamenti preistorici si concentrano soprattutto nelle grotte che si aprono nelle sue pareti verticali e che sono da sempre per gli esseri umani oltre che un riparo, un luogo sacro.

In particolare la Grotta di Sant’Angelo, la più grande delle numerose cavità che si aprono nel complesso montuoso, è stata per gli esseri umani un luogo di culto praticamente ininterrottamente dalla preistoria ai giorni nostri.

Le frequentazioni furono più sporadiche nel Paleolitico superiore, divennero maggiori nel Neolitico (4600-4200 a.C.) fino all’Età del Bronzo (II millennio a. C.) quando fu utilizzata come luogo di culto e sepoltura.

La frequentazione riprese nel Medioevo quando monaci eremiti vi si stabilirono e ricavarono celle negli ambienti più piccoli e perfino una cisterna. La sala più ampia della caverna fu adibita a chiesa dedicata al culto di San Michele Arcangelo, aveva due altari, quello superstiteè formato da una pesante lastra di roccia incisa a caratteri gotici, risale probabilmente all’XI secolo.

La grotta è proprietà della chiesa e vi si celebra ancora messa due volte all’anno, il 1° maggio e il 29 settembre per San Michele.

Il culto di San Michele Arcangelo è fortemente radicato nell’Italia centro-meridionale ed è spesso legato a grotte o luoghi impervi e rocciosi. Il santuario a lui dedicato sul Gargano divenne meta di pellegrinaggi provenienti anche da luoghi lontani e viene frequentato anche ai giorni d’oggi.

Il culto si diffuse anche in altre zone dell’Appennino grazie ai pastori transumanti e si sovrappose al preesistente culto di Ercole molto diffuso nella popolazione italica dedita alla pastorizia. Entrambi i protagonisti del culto sono guerrieri, uno armato di spada, l’altro di clava. Caratteristiche queste gradite ai pastori pronti a difendere le greggi dagli attacchi di fiere e predoni. Io ne ho parlato in questo articolo.

Il culto di San Michele si ritrova anche in altre grotte dell’Appennino centrale, sulla Majella, sui Monti Carseolani, a Liscia ed è stato praticato in maniera ininterrotta dal Medioevo.

Greccio, parrocchiale di San Michele Arcangelo

due Parchi centenari

Parco Nazionale del Gran Paradiso, Val di Cogne

Fra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo compiono cento anni i primi due parchi nazionali italiani: il Parco Nazionale del Gran Paradiso e il Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio, Molise.

Intorno al massiccio del Gran Paradiso, fra Valle d’Aosta e Piemonte, la famiglia Savoia aveva una residenza reale di caccia fin dal 1856. Nel 1919 Vittorio Emanuele III si dichiarò disposto a cederla allo Stato purché vi si creasse un parco nazionale. Il Parco fu istituito il 2 dicembre 1922.

L’articolo 1 del decreto legge di istituzione del parco sancisce che la finalità del parco “conservare la fauna e la flora e preservare le particolari formazioni geologiche, nonché la bellezza del paesaggio”.

Val Grisenche

In realtà i primi decenni del parco, che coincisero con l’affermazione del fascismo e poi la seconda guerra mondiale, furono molto difficili in particolare per la caccia ai grandi ungulati che riprese con il bracconaggio. Dopo la guerra erano rimasti solo circa 400 stambecchi. Il loro numero tornò lentamente a salire e questo animale minacciato divenne il simbolo del parco.

Parco del Gran Paradiso, Valsavarenche

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, dal 2001 chiamato Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, perché il suo territorio si estende in queste regioni, ebbe origine da un’iniziativa della Commissione per i Parchi Nazionali che nell’ottobre del 1921 affittò dal Comune di Opi 500 ettari della Costa Camosciara in Val Fondillo per farne un’area protetta, ancora oggi questa zona è cuore del Parco, frequentatissima dai turisti.

Val Fondillo

Era proprio in questa zona che trovavano rifugio il camoscio d’Abruzzo, differente da quello delle Alpi, il lupo appenninico e l’orso marsicano, una sottospecie dell’orso diffuso sulle Alpi. Tutte specie un tempo a diffusione più ampia lungo l’Appennino, ma minacciate d’estinzione oltre che dalla caccia anche dalla crescente antropizzazione.

Nel settembre del 1922 una zona di 12 mila ettari divenne ufficialmente Parco Nazionale, il riconoscimento ufficiale da parte dello Stato italiano avvenne nel gennaio del 1923.

Il Parco tutela i grandi mammiferi endemici dell’Appennino, oltre a quelli già citati si aggiunse anche il cervo, un tempo presente fra queste montagne, ma estintosi per la caccia intensa, che fu reintrodotto nel 1971.

Per quel che riguarda la flora il Parco custodisce boschi di faggio pluricentenari che sono diventati Patrimonio Mondiale UNESCO e molte specie endemiche di fiori.

Un patrimonio naturale ricchissimo e insostituibile perché unico in Europa a causa della latitudine e delle specie endemiche che vi sono presenti.

il Parco di Veio

Il Parco Regionale di Veio si estende per quasi 15 mila ettari a nord si Roma, fra la via Cassia a la via Flaminia, per ampiezza è il 4° parco del Lazio.

Si conserva naturalisticamente abbastanza integro, un enorme lembo di campagna romana che costituisce uno dei tanti polmoni verdi che circondano la metropoli, in continuità con altri parchi, come quello dell’Insugherata, quello di Bracciano-Martignano e quello della valle del Treja.

Si estende su colline tufacee, prodotto delle eruzioni dei Vulcano Sabatino, sulle quali i corsi d’acqua hanno scavato nei millenni forre ricche di vegetazione.

Le antiche popolazioni italiche dell’età del bronzo abitavano quella che sarà l’Etruria meridionale, i loro villaggi occupavano le alture isolate con pendii ripidi, facilmente difendibili.

Verso il 1000 a. C. gli abitanti di questi villaggi si riunirono in comunità più grandi, sorsero così gli insediamenti “protourbani” di Orvieto, Vulci, Tarquinia, Cerveteri e la stessa Veio. Da questi insediamenti in seguito si svilupparono le città etrusche.

L’intensa attività archeologica portata avanti nell’area di Veio ha fatto ritrovare un gran numero di necropoli dell’età del ferro (IX-VIII secolo a. C.)

Dal VII secolo a. C. a Veio compaiono le prime case a pianta rettangolare costruite con mattoni crudi e furono costruiti i primi templi.

Veio raggiunse il suo massimo sviluppo fra la fine del VII secolo a. C. e l’inizio del VI, poi iniziarono i conflitti con Roma, città in espansione, ciò portò i veienti a costruire una cinta muraria intorno alla città, fatta di blocchi di tufo.

I conflitti con Roma si inasprirono con alterne vicende fino a che nel 396 a. C Roma non espugnò la vicina. Da allora in poi Veio perderà la sua indipendenza, ma il suo territorio continuerà a prosperare sotto coloni romani o veienti passati al nemico. La città possedeva un centro termale terapeutico con un vicino tempio forse dedicato a una divinità salutare come testimoniato dai ritrovamenti archeologici.

La città fu abitata per più di sedici secoli, fino al medioevo, poi rimarrà terreno agricolo, coltivato ancora ai giorni nostri.

Un luogo piacevole e interessante in cui fare facili percorsi a piedi nel verde a poche decine di chilometri da Roma. Lungo il sentiero si incontrano gli scavi dell’antica città, le tombe nel tufo, le forre ombreggiate da grandi alberi, all’inizio di uno dei percorsi è un vecchio mulino abbandonato.

il lago di Montepulciano

Il lago di Montepulciano è un residuo, insieme al lago di Chiusi, dell’estesa area paludosa che occupava gran parte della val di Chiana fino a che, dalla fine del ‘500 i Medici, poi dal ‘700 i Lorena ed infine il fascismo, non intervennero con radicali opere di bonifica che resero coltivabili quei terreni.

I Medici iniziarono le opere di bonifica ampliando e approfondendo l’emissario del lago: il Canale Maestro della Chiana che fa defluire le acque verso l’Arno.

Un altro canale lo collega al vicino lago di Chiusi.

Il lago, chiamato anche chiaro, è situato al confine fra Toscana e Umbria, fra la provincia di Siena e quella di Perugia, cui appartengono sponde opposte. Ha una superficie di circa 150 ettari e una profondità massima di 2,5 m. Oggi è una delle più importanti zone umide dell’Italia centrale, luogo di sosta e nidificazione per gli uccelli migratori che dall’Africa si dirigono verso il nord Europa, per questo è una riserva naturale, un SIC (Sito di Importanza Comunitaria) e una ZPS (Zona di Protezione Speciale).

La riserva ospita una fauna avicola ormai rara altrove, sono state censite quasi 200 specie di uccelli, molti rapaci come gheppio, lodolaio, poiana, nibbio bruno. Vi si trovano ben quattro specie di picchi, tre specie di rondini, l’usignolo, il rigogolo, i gruccioni.

La vegetazione ripariale offre luoghi di nidificazione per molti uccelli acquatici come gli anatidi, le folaghe, i cormorani, gli aironi.

Un tempo il lago era una risorsa che integrava il reddito da coltivazione: vi si praticava la caccia e la pesca e le cannucce erano utilizzate per fabbricare graticci per seccare la frutta, tetti per le capanne e lettiere per le stalle.

La riserva si estende per circa 450 ettari, oltre che il lago comprende i terreni circostanti, i canali e un bosco igrofilo, cioè con vegetazione amante dell’umidità.

Dispone di un centro visite con bar e piccolo museo, area da picnic, sentieri e capanni di osservazione degli uccelli. Si possono affittare binocoli per osservare meglio la fauna.

Un luogo piacevole e tranquillo in cui fare passeggiate in ogni stagione.

i canyons italiani e gli esseri umani

Ancora un post sui canyons dopo la mia rassegna sui più belli d’Italia. I canyons, le forre, le gole hanno sempre colpito l’immaginazione umana fra attrazione, stupore e timore.

Molte antiche popolazioni italiche hanno sfruttato le pareti scoscese di questi siti per necropoli, luoghi di culto o anche per abitazioni grazie alla posizione facilmente difendibile.

Le Cave dei Monti Iblei in Sicilia sono un esempio suggestivo di insediamento umano. Particolarmente significativa è la necropoli di Pantalica sito UNESCO. Si tratta di circa 5 mila grotte risalenti a un periodo fra il XI e l’ VIII secolo a.C.

Anche le gravine della provincia di Matera e di quella di Taranto hanno una particolare suggestione. Sono abitazioni e tombe ricavate dalle pareti calcaree dei canyons della zona. L’esempio più noto è quello dei Sassi di Matera, anch’essa inserita nei siti dell’UNESCO.

Matera non è l’unico sito di questo tipo nella zona: Castellaneta, Laterza, Gravina di Puglia, Ginosa, Massafra, Palagianello offrono altri esempi di abitazioni e luoghi di culto.

Nell’alto Lazio e nella Toscana meridionale il paesaggio etrusco offre altri esempi di gole, canyons e forre sfruttati da questo antico popolo per le  necropoli. Il substrato in questo caso è il tufo, roccia vulcanica derivata dalle scorie eruttate dai distretti vulcanici sabatini e vulsini. Il tufo è una roccia non particolarmente dura che si scava facilmente e questi nostri antenati ne hanno ricavato necropoli complesse con molte tombe monumentali che avevano colonne, fregi e sculture sempre di tufo. Necropoli di questo tipo si possono visitare con tranquille passeggiate a Blera, Barbarano, Calcata, Pitigliano, Norchia.

Blera

A volte i canyons furono utilizzati come vie di comunicazione, è il caso della galleria scavata dagli Umbri e dai Romani attraverso la quale passava e passa la via Flaminia: la Gola del Furlo.

Attraverso le Gole di Celano in Abruzzo si compiva ogni anno la transumanza.

A volte le profonde spaccature erano un ostacolo alla viabilità, si costruivano allora arditi ponti come quello sulle Gole del Quirino in Abruzzo o il Ponte dei Saraceni sulle gole laviche del Simeto presso Adrano.

Pochi anni fa purtroppo alcune persone che percorrevano le gole sono morte travolte da una piena improvvisa. Il diavolo non ne fu la causa, ma l’imprudenza umana. 

Alcuni canyons hanno ospitato, dalla preistoria ai giorni nostri, luoghi di culto. In Abruzzo le Gole del Fiastrone e quelle del Salinello nelle Montagne dei Fiori. Qui oltre a diversi santuari mariani, una grotta è dedicata a San Michele, l’arcangelo spesso associato alle grotte e alle pareti rocciose. Anticamente nella stessa grotta si venerava Ercole, il semidio invocato in difesa del bestiame.

 

 

i più bei canyon d’Italia

Canyon è una parola angloamericana derivata dallo spagnolo usata anche in Italia spesso come sinonimo di gola. In un territorio montuoso come il nostro non mancano le gole spettacolari che quando sono particolarmente paurose prendono il nome di orridi. Praticamente tutte le regioni possono vantare di possedere gole che hanno assunto un valore turistico apprezzabile e sono state valorizzate con percorsi attrezzati.

La Valle d’Aosta è ricca di acque correnti che scendono impetuose dalle sue cime e che hanno scavato numerose gole. Molto belle sono quelle della Grand’Eyvia percorribili in automobile. La più famosa è però il Gouffre de Buiseraille poco a valle di Cervinia.

Anche il Piemonte ha un gran numero di gole, in particolare quella delle Fascette con pareti alte fino a seicento metri e percorribile anche in auto.

In Val di Susa la Gorgia di Mondrone ha una bella cascata di 65 metri, gli orridi di Foresto e di Chianocco sono anche riserve naturali. Famosi sono gli Orridi di Uriezzo. In Val Grande le gole sono particolarmente selvagge.

In Lombardia significative sono l’Orrido di Bellano, l’Orrido dell’Enna scavato nei calcari dolomitici e la Via Mala che è stata definita come il più grande canyon delle Alpi italiane.

In Trentino Alto Adige significative sono la Forra del Varone presso il Lago di Garda e la Gola di Butterloch di un bel colore rossastro.

In Veneto l’Orrido di Travenanzes è una magnifica e strettissima fenditura di cento metri di profondità e i Serrai di Sottoguda alle falde della Marmolada che nei punti più stretti sono larghi solo 2 metri.

In Friuli il canyon del Rosandra  presso Trieste ha una bella cascata e vedute molto suggestive.

Anche l’Appennino è molto ricco di gole suggestive e bellissime soprattutto in Abruzzo dove le Gole di Celano che si sviluppano per 4 chilometri sono fra le più belle d’Italia con pareti di 250 metri e strettissimi passaggi. Sulla Majella spettacolari sono è il Vallone di Santo Spirito considerato il più profondo d’Italia con pareti che raggiungono i 900 metri di altezza. Vicino a Barrea il Sangro forma le notevoli Gole della Foce, profonde fino a 260 metri.

Nel Molise il canyon più spettacolare è quello del Quirino vicino a Guardiaregia.

In Campania notevoli sono le gole presenti nel massiccio del Matese e il Vallone del Furore sulla Costiera Amalfitana che scende verso il mare.

In Puglia i canyon più rilevanti sono quelli in provincia di Taranto, soprattutto quello presso Laterza che si sviluppa per più di 10 chilometri e ha una profondità fino a 250 metri. In Basilicata è notevole soprattutto la gravina di Matera.

In Calabria molto belle sono le Gole del Raganello, tra le maggiori d’Italia con una lunghezza di 5 chilometri e profondità fino a 700 metri.

In Sicilia molto belle e particolari sono le gole che il Simeto e l’Alcantara hanno scavato nelle lave e nei basalti dell’Etna.

In Sardegna le più belle e famose sono quelle di Su Gorropu, gigantesca fenditura calcarea di 11 chilometri di sviluppo e profonda fino a 400 metri.

una città ricca di verde

Per il giorno di Pasquetta in mancanza delle classiche scampagnate nel verde ne organizzo una virtuale in quella che è una delle città più verdi d’Europa: Roma! Al decimo posto fra le città europee in una classifica del Green City Index che considera tutte le aree verdi: riserve, boschi, prati, parchi, giardini e terreni agricoli.

La rete di Romanatura comprende ben sedici aree naturali protette nel territorio del comune di Roma per un’estensione di 16 mila ettari. Sono gestite da un Ente Regionale e costituiscono una importantissima riserva di nicchie ecologiche in cui si contano oltre mille specie vegetali, 5 mila specie di insetti, 150 specie fra mammiferi, uccelli, rettili e anfibi.

Molte aree conservano una vocazione agricola con peoduzioni di qualità in cui prevale il biologico.

Parco di Decima Malafede

Parco dell’Aniene

Riserva Naturale di Monte Mario

Riserva Naturale di Monte Mario

Riserva Naturale di Monte Mario

Il Parco Regionale suburbano dell’Appia Antica è una enorme riserva naturale di circa 4500 ettari che comprende l’Appia antica con i suoi monumenti, la valle della Caffarella, il Parco degli Acquedotti di cui ho parlato qui.

Parco degli Acquedotti

Numerose e molto frequentate sono le ville urbane di Roma, appartenute a famiglie nobili, sono un importante polmone verde nel traffico cittadino oltre a custodire notevoli monumenti ed edifici molti dei quali utilizzati come musei. Fra le più grandi Villa Doria Pamphilj, Villa Borghese, Villa Ada, Villa Sciarra, Villa Celimontana.

Villa Borghese

Villa Borghese

Villa Torlonia

Villa Borghese

Villa Ada

Villa Ada

Aree verdi in cui passeggiare sono anche le rive del Tevere lungo le quali corrono decine di chilometri di piste ciclabili che attraversano la città da nord a sud.

In primavera apre il roseto comunale con le sue spettacolari fioriture. Io ne ho parlato qui.

Oggi è una Pasquetta insolita, niente pic-nic sull’erba e passeggiate nel verde, le mie foto sono un magro sosituto, ma ci rifaremo appena possibile!

passeggiate virtuali nel verde

In questi giorni di #ioresto a casa si sente prepotentemente la voglia di verde, soprattutto ora che si avvicinano quelle che sarebbero state le vacanza di Pasqua. Ecco allora qualche passeggiata virtuale, con la speranza di fare presto quelle reali.

La ferrovia abbandonata di Narni, lungo il fiume Nera.

Le faggete e le rocce calcaree bianche e aspre del nostro Appennino.

Le fioriture primaverili ed estive

I sentieri fra luce e ombra.

Il grano che germoglia

le risaie

e i campi di girasoli.

Gli scorci mozzafiato attraverso la macchia mediterranea.

Le vestigia del passato che emergono fra la vegetazione.

I ruscelli fra il verde,

i particolari che emergono dal bosco.

Fra poco riprenderemo le nostre passeggiate e ce le godremo ancora di più, intanto auguro a tutti

Buona Pasqua!

Ottobre al Parco d’Abruzzo

Ottobre è uno dei mesi migliori per visitare il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, le temperature sono ancora miti, le faggete non hanno ancora perso le foglie e i loro colori sono bellissimi.

Sui cespugli di biancospino e di rosa canina rosseggiano i frutti maturi.

Le foglie dei meli selvatici cominciano a ingiallire, ma i frutti danno nutrimento alla fauna selvatica prima dell’inverno.

I torrenti scorrono fra gli arbusti che cominciano ad assumere i colori autunnali.

Nei paesi si fa provvista di legna per l’inverno.

Durante un’escursione si possono sentire i bramiti dei cervi maschi in amore che si sfidano con questi potenti versi per il possesso delle femmine.

I paesi sel parco sono tranquilli e silenziosi dopo l’affollamento estivo.

Barrèa (Aq)

Fu proprio nell’ottobre di quasi secolo fa, nel 1921 che fu istituita nel comune di Opi quella che fu la prima area protetta d’Italia, circa 500 ettari di territorio impervio nell’alta val Fondillo, dove vivevano specie uniche come il camoscio d’Abruzzo, l’orso marsicano, il lupo appenninico. Nel novembre dello stesso anno fu costituito l’Ente Autonomo Parco Nazionale d’Abruzzo.

Oggi il Parco si estende per più di 50 mila ettari in tre regioni infatti dal 2001 ha cambiato nome in Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

 

 

lungo la ferrovia abbandonata

Molte vecchie ferrovie dismesse sono state trasformate in piste ciclabili e pedonabili. Una di queste è la ferrovia Orte-Falconara Marittima, nel tratto di alcuni chilometri fra Narni e Nera-Montoro.  Ne abbiamo percorso una parte da Narni Scalo alla frazioncina di Stifone.

Si parte nei pressi dell’impressionante arcata che resta dell’antico Ponte di Augusto fatto costruire dall’imperatore per permettere alla Via Flaminia di scavalcare il fiume Nera.

C’è un solo arco superstite, i resti imponenti degli altri archi giacciono al suolo.

Nei pressi dell’arco, raggiungibile dall’odierna Flaminia, si può parcheggiare la macchina ed iniziare il percorso a piedi o in bicicletta.

Il percorso attraversa due gallerie ed è circondato da alberi ed arbusti della macchia mediterranea, lecci, lentischi, terebinti e l’immancabile ailanto, l’albero di origine cinese che è diventato una specie invasiva.

Dopo circa 5 chilometri si raggiunge il piccolo paese di Stifone, frazione di Narni.

Dalle sue stradine ci si può affacciare sul fiume particolarmente azzurro. Nel paese c’è anche una bella sorgente di acqua limpidissima e copiosa che fluisce nel Nera.

La passeggiata è facile, senza dislivelli, molto adatta ai bambini e a tutti gli amanti delle passeggiate poco faticose. A metà del percorso una fontanella permette di rinfrescarsi e fare rifornimento di acqua. La passeggiata è consigliabile in primavera e autunno, anche l’inverno ha naturalmente il suo fascino. In estate è troppo assolata e calda, dal momento che la quota è bassa.

 

Voci precedenti più vecchie

Favole per bambini

Brevi storie della buonanotte da leggere ai bambini per sognare

fiorievecchiepezze

piante, animali e riutilizzo per lasciare una impronta piccola nell'ambiente

El Itagnol

Ultime notizie dalla Spagna e dall'Italia

Lipstick On Coffee Cup

L'entusiasmo non é leggerezza. "L'entusiasmo è per la vita ció che la fame é per il cibo".

VOCI DAI BORGHI

Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenem...

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Il mio mondo, i miei libri, le mie storie

LA MASSAIA CONTEMPORANEA cuoca a domicilio

nel piccolo può fare grandi cose

Nel Mondo del Giardinaggio

Giardinaggio, natura e tanto altro!

Favole per bambini

Brevi storie della buonanotte da leggere ai bambini per sognare

fiorievecchiepezze

piante, animali e riutilizzo per lasciare una impronta piccola nell'ambiente

El Itagnol

Ultime notizie dalla Spagna e dall'Italia

Lipstick On Coffee Cup

L'entusiasmo non é leggerezza. "L'entusiasmo è per la vita ció che la fame é per il cibo".

VOCI DAI BORGHI

Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenem...

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Il mio mondo, i miei libri, le mie storie

LA MASSAIA CONTEMPORANEA cuoca a domicilio

nel piccolo può fare grandi cose

Nel Mondo del Giardinaggio

Giardinaggio, natura e tanto altro!

ciboefilosofia

"Fa del cibo nello stesso tempo qualcosa di normale e di straordinario, di quotidiano e di eccezionale, di semplice e di speciale".

semplicemente homemade

Your Home Decor Gifts - cucito creativo,scrapbooking,bomboniere

Noi Facciamo Tutto In Casa

Ricette di casa nostra, tradizionali e innovative

gioiellidiale

gioielli(e non solo) in ceramica raku,creazioni in maglia e uncinetto e dolcini naturali!

In viaggio con Valentina

Tra vent'anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite (Mark Twain)

Dolce & Salato Senza Glutine

La mia cucina è la mia passione... cucinare mi rilassa e adoro cucinare per me, ma soprattutto per la mia famiglia..

londarmonica

studio e ricerca: voce parlata - voce cantata - pratica strumentale