fiori autunnali

L’autunno non è solo stagione di frutti maturi, molte specie di piante fioriscono, approfittando così delle giornate ancora tiepide e delle piogge, altre protraggono le fioriture estive ed attirano ancora gli insetti impollinatori.

Il corbezzolo ha contemporaneamente frutti e fiori. I bei fiori bianchi a grappoli daranno frutti l’anno successivo; ora spiccano fra il verde scuro delle foglie e il rosso dei frutti, tanto che durante il Risorgimento fu preso come simbolo dell’unità d’Italia.

I ciclamini si trovano frequentemente nel sottobosco, amano l’ombra e l’umidità, preferiscono fiorire quando il calore dell’estate si è attenuato.

Gli astri di mare sono alofite, cioè piante che sono adattate a crescere in luoghi con alta concentrazione di sali di sodio. I fiori con le ligule viola e il disco centrale giallo spiccano ai bordi delle paludi salmastre, dove altre specie non possono vivere. Come altre piante alofite fioriscono nella tarda estate o inizio all’inizio dell’autunno.

Nelle zone salmastre è possibile trovare in questa stagione anche la fioritura delle salicornie che colorano di rosso le paludi.

In realtà i fiori sono molto piccoli e di colore verde, ma la pianta, che è verde nelle altre stagioni, diventa rossa  e molto appariscente all’epoca della fioritura.

Questa bella Asteracea cattura ancora il sole autunnale.

Fra due mesi sarà inverno, ma ci saranno piante capaci di fiorire anche nella stagione più fredda.

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alla vita

La vita non è uno scherzo,

………………………………………

prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio,
pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli,
ma perché non crederai alla morte,
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.

(Nazim Hikmet)

 

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strane forme vegetali

A guardare certe strane forme vegetali che si incontrano camminando nei boschi si può credere a favole e leggende, a storie di fate e folletti, di magie e strane creature selvatiche.

Cosa avrà causato la stranissima forma del tronco di questo albero che ha compiuto un cerchio perfetto quando era ancora tenero e malleabile?

O l’accrescersi di questo vecchissimo tronco di faggio che ha formato un’ampia galleria, riparo per creature della foresta immaginarie e non.

Le antiche ferite di questi due alberi secolari, un faggio ed una quercia da sughero, hanno lasciato una grande bocca pronta al bacio e al canto,

o al sogghigno sgangherato.

La pianta che vive d’aria ha circondato questo tronco come una spessa sciarpa.

Il potente maestrale ha foggiato anno dopo anno la chioma di queste sughere che si inchinano a sua maestà il vento.

Questi poveri lecci della dehesa spagnola hanno invece subito la drastica potatura da parte dell’uomo alla ricerca di legname da sfruttare. Ora protendono al cielo rami contorti e scheletriti.

Le lunghe spine e i baccelli ricurvi di questa acacia sembrano gli artigli di una creatura selvatica e per nulla amichevole.

Nel tronco di questo castagno pluricentenario si possono immaginare volti e figure mostruose.

Questi funghi del legno formano strane mensole sul vecchio tronco morto.

E questa cuscuta non sembra una rete stregata pronta ad intrappolare le piantine? In realtà un po’ diabolica lo è visto che parassita le piante su cui cresce.

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tempo di vendemmia

vendemmia 12 009

… l’autunno offre frutti svariati e in alto sulle rupi soleggiate matura la dolce vendemmia“. (Virgilio, Georgiche, Libro II, 521-522).

È arrivato il momento di vendemmiare. Molti hanno già iniziato, noi inizieremo fra pochi giorni. Rito antichissimo, fatica gradita, occasione di socialità, ripetuto da noi da anni, dagli esseri umani da molti millenni.

Guarda il calor del sol che si fa vino giunto all’umor che della vite cola” canta Dante Alighieri nel Purgatorio (canto XXV).

È molto interessante ritrovare in tanti musei archeologici o delle tradizioni contadine le testimonianze della produzione, la conservazione e il trasporto del vino.

Questo torchio conservato all’abbazia di Fiastra è veramente monumentale, ma ricordo un torchio ancora più gigantesco ritrovato negli scavi di Pompei.

Al castello di Ischia sono conservati vecchi attrezzi e vasche per il vino

I primi contenitori impiegati per il vino furono i tronchi di legno scavati grossolanamente e le vasche di pietra, mentre per il trasporto venivano usate pelli cucite di animali, impiegate dall’età del bronzo fino all’epoca romana.

Verso il 1500 a.C. con la diffusione dei commerci venne introdotta dai Fenici l’anfora di terracotta con i manici che divenne il contenitore maggiormente usato da Etruschi e Romani sia per il trasporto che per la conservazione del vino.

Successivamente si diffusero le botti, ma l’uso delle anfore non fu mai abbandonato soprattutto per i commerci via mare. La forma con la base appuntita consentiva di stivarle nella sabbia.

Oggi  è molto usato l’acciao inox di facile utilizzo e pulizia, ma il legno continua a mantenere la sua importanza per l’invecchiamento dei grandi vini rossi italiani come il Barolo, il Barbaresco, il Brunello, il Chianti cui il legno cede sostanze che creano intensità aromatiche particolarmente apprezzate.

Il nostro torchio e la nostra botte di acciaio sono più modeste, ma ci danno la soddisfazione di produrre il  vin per casa. Con il mosto poi anche quest’anno farò la marmellata di mosto e frutta mista la cui ricetta è descritta in questo post.

 

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le antenate selvatiche

Lunga è la storia dell’agricoltura, lunga molti millenni, da quando 10-12 mila anni fa i nostri antenati hanno cominciato a domesticare le specie animali e vegetali di cui già si cibavano raccogliendole o cacciando.

Alcune erbacee selvatiche che possiamo incontrare comunemente sono le antenate delle piante coltivate, l’uomo, generazione dopo generazione, le ha selezionate scegliendo per la semina quelle che avevano caratteristiche convenienti: con semi più grandi e più abbondanti, che rimanevano attaccati alla pianta a maturità senza disperdersi nell’ambiente e che avevano perduto  sostanze amare o poco digeribili.

I cereali sono stati i vegetali più coltivati in assoluto seguiti dai legumi, il farro che oggi viene riscoperto è l’antenato del nostro grano.

farro 002

Molte specie del genere Avena che oggi troviamo ai bordi delle strade o nei campi incolti erano un tempo importanti fonti di nutrimento, sono state rinvenute in villaggi europei di 7 millenni prima di Cristo. Le varietà attuali sono state ottenute selezionando le piante con maggior quantità di spighette e con cariossidi che non cadevano a maturità, in questo modo si rendeva possibile la mietitura.

I cardi sono gli antenati dei carciofi.

Dal finocchio selvatico abbondante nelle nostre campagne e ancora raccolto per aromatizzare molti piatti della nostra tradizione culinaria sono state selezionate cultivar con guaine fogliari carnose e ingrossate che noi consumiamo praticamente tutto l’anno.

L’antenata della carota  è questa comunissima infiorescenza formata da fiorellini bianchi e da un fiore scuro centrale; la radice della pianta selvatica è immangiabile, ma i nostri antenati hanno iniziato  coltivarla e selezionarla più di 3000 anni fa. Le prime carote erano probabilmente biancastre o violacee; greci e romani le utilizzavano più per uso medicinale che commestibile, convinti che fossero afrodisiache, erano ancora con buccia coriacea e molto fibrose, non ancora le radici carnose e dolci di color arancione che coltiviamo.

Anche la cicoria si trova comunemente nei prati e viene raccolta dagli appassionati di verdure selvatiche.

La Brassica oleracea è una specie che cresce sui dirupi rocciosi del Mediterraneo nord-occidentale, è l’antenata di tutti i tipi di cavolo, dai broccoli ai cavolfiori, alle verze ai cavolini di Bruxelles.

 

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pannocchie di mais

I campi coltivati a mais si avvicinano ormai alla raccolta. Sono vasti appezzamenti di terreno alternati ad altre colture che sono già state trebbiate. È un paesaggio comune nelle nostre campagne eppure la sua diffusione nei nostri territori è relativamente recente.

Il mais era il principale alimento della cucina maya e azteca, fu introdotto in Europa da Cristoforo Colombo. Pochi anni dopo si era diffuso in Spagna, grazie alle sue alte rese rispetto al grano. Da qui si diffuse in Francia e in Italia diventando da metà del settecento il principale se non unico alimento dei contadini.

A seguito di ciò scoppiarono terribili epidemia di pellagra, una malattia di cui allora non si conosceva la causa, fra i contadini più poveri che si nutrivano solo di polenta.

La malattia causava lesioni profonde della pelle, dermatiti, diarrea, demenza e infine la morte. Fu solo nel XX secolo che si riuscì a capire che la malattia era causata dalla mancanza nel mais di alcune vitamine, fra cui la niacina o vitamina B3, si poterono così curare gli ammalati somministrando loro la vitamina che fu chiamata PP (Pellagra Preventing).

In Messico dove per secoli la popolazione si era nutrita quasi esclusivamente di mais, la pellagra non era conosciuta, ma solo nel 1983 che si è scoperto il perché. Il mais veniva e viene sottoposto a un trattamento per consentirgli di essere impastabile (infatti il mais non contiene glutine). I chicchi maturi di mais sono fatti bollire in una soluzione di calce e lasciati in riposo per diverse ore, il liquido viene poi gettato e i chicchi lavati e macinati. Questo trattamento rende possibile impastare la farina e preparare le tortillas che costituiscono l’alimento base della popolazione, così si libera anche la niacina dall’amido che impedisce che questa sia assorbita dal nostro corpo durante l’alimentazione.

Ora per fortuna non abbiamo più bisogno di questo processo perché la nostra alimentazione è ricca e varia e possiamo ricavare la niacina da tanti altri alimenti che la contengono come alimenti di origine animale, lievito, latticini.

amati dalle farfalle

La Farfalla

Nascere a primavera, morire con le rose,
sulle ali di uno zefiro nuotare nella luce,
cullarsi in grembo ai fiori appena schiusi,
in una brezza pura di profumi e d’azzurro,
scuotere, ancora giovane, la polvere alle ali,
volare come un soffio verso la volta infinita:
ecco della farfalla il destino incantato!
Somiglia al desiderio che non si posa mai,
che mai si sazia, ogni cosa sfiorando
per poi tornare al cielo,in cerca di piacere.

(Alphonse De Lamartine)

Le bellissime farfalle amano gli ambienti assolati e non inquinati da insetticidi, in cui si alternino prati, siepi, boschi, fonti di acqua.

La maggior parte delle farfalle è legata a determinate piante di cui si cibano quando sono bruchi. Per esempio i bruchi delle splendide Vanesse si cibano delle foglie dell’ortica.

Gli insetti adulti invece, nella loro brevissima vita, suggono il nettare dei fiori con la lunga spiritromba, una sorta di cannuccia tenuta arrotolata e distesa poi  quando deve essere introdotta nelle corolle e nei calici dei fiori.

 I fiori più visitati sono quelli più ricchi di nettare,

Salvia nemorosa

i lillà sono visitati dal podalirio il cui bruco si ciba delle foglie dei prugnoli selvatici.

Fra i fiori di campagna sono molto visitati la ruta

e il finocchio selvatico.

finocchio selvatico

E poi la lavanda,

l’achillea, la verbena e il fiordaliso.

Anche fiori apparentemente irti e coriacei sono appetiti dalle farfelle che devono guardarsi però dai predatori in agguato.

Le farfalle vivono pochi giorni, a volte uno solo, in questo breve tempo devono accoppiarsi e deporre le uova da cui usciranno i bruchi della generazione successiva. Il bruco si trasformerà in crisalide che immobile, avvolta in un astuccio protettivo, compirà una completa metamorfosi cambiando tutti i suoi tessuti. A metamorfosi compiuta ne uscirà lo splendido insetto adulto che ricomincerà il ciclo.

 

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come superare l’estate

Stiamo vivendo un’estate molto calda e siccitosa che crea gravi problemi alla nostra agricoltura; le piante spontanee del nostro clima mediterraneo sono però adattate a difendersi dall’aridità estiva.

L’estate per le piante mediterranee è una stagione avversa più dell’inverno che in genere è mite, con temperature che non scendono sotto lo zero. I nemici peggiori in estate sono la mancanza di acqua e il calore eccessivo. In molte piante si sono selezionati meccanismi o cicli vitali adatti a superare questi fattori negativi.

Alcune piante fioriscono in pieno inverno e fruttificano agli inizi della primavera; agli inizi dell’estate cominciano a perdere le foglie. È il caso dell’Euforbia arborescente comune sulle coste del Mediterraneo le cui foglie hanno assunto colori autunnali e stanno cadendo.

Rispunteranno quando arriverà l’autunno con le sue piogge e le giornate più fresche.

Molte piante che vivono sulle nostre coste hanno le foglie piccole e rivestite da una leggera peluria o da un rivestimento ceroso per evitare la dispersione d’acqua e l’eccessivo soleggiamento.

Altre hanno foglie succolente per immagazzinare l’acqua come le tante piante appartenenti alla famiglia delle Crassulacee.

Moltissime sono le erbacee che completano il loro ciclo di vita nella tarda primavera maturando i semi che rimangono quiescenti sul terreno, con le prime piogge d’autunno e le temperature più fresche germoglieranno. È il caso di queste Graminacee.

Gli animali cercano riparo all’ombra durante le ore più calde, alcuni addirittura in buchi del terreno. Queste chiocciole si aggregano su foglie e fusti che le tengono separate dal terreno arroventato dai raggi del sole.

 

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belli e invadenti

È facile camminando per le montagne alpine incontrare le belle fioriture degli Epilobi color rosa acceso che soprattutto nei suoli umidi formano dense colonie. A questo genere appartengono numerose piante dallo stelo diritto che può raggiungere i 150 cm nell’Epilobio a foglie strette.

È una pianta tenace e resistente che è fra le prime a crescere nei boschi bruciati. Durante l’ultima guerra mondiale nasceva nelle buche lasciate dalle bombe, fra le macerie delle città bombardate a lenire con i suoi bei fiori rosa il dolore e la desolazione.

Questa capacità colonizzatrice deriva dall’efficacia dei suoi sistemi di propagazione: ogni pianta genera un enorme numero di piccolissimi semi racchiusi in lunghe capsule che in autunno si fendono per lasciarli uscire, il vento li trasporterà lontano grazie ai candidi filamenti setosi di cui sono provvisti.

Se il terreno in cui atterrano è soleggiato e libero da altre piante i semi germoglieranno numerosi. È per questo che queste piante crescono bene in terreni resi deserti dal fuoco o dal taglio del bosco. Gli epilobi riescono a propagarsi abbondantemente anche grazie alla capacità di emettere nuove piante dalle radici a rizoma, così formano fitte comunità che impediscono ad altre piante di crescere.

Nei paesi nordici i giovani getti e il midollo dei fusti sono consumati come verdura ricca di vitamina C e A.  L’epilobio contiene vari principi antinfiammatori, l’applicazione del gambo sbucciato sulle ferite con pus le aiuterebbe a guarire.

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bellezza effimera

I prati della montagna, ricoperti di neve per lunghi mesi, spazzati dal vento e con temperature molto basse, in questi mesi si accendono di colori vivaci e bellissimi.

Sono i fiori delle specie che sono adattate a questi ambienti così inospitali. Hanno poco tempo per compiere tutto il loro ciclo vitale, arriverà presto l’autunno. Con i bei colori e i profumi attirano gli insetti impollinatori, non appena le temperature consentono di sbocciare. I semi devono essere maturi ai primi rigori invernali, pronti a passare l’inverno coperti da uno strato di neve.

Fra i primi a sbocciare sono i crochi

e le scille

Le sassifraghe riescono a vivere sui ghiaioni delle morene e sulle cenge rocciose. Alcune specie sfidano l’alta quota fino ad altezze impensabili.

val Masino_ Sassifraga

Sassifraga

Gli epilobi vivono bene nei greti dei torrenti e sui depositi alluvionali in alta quota

val Malenco_Epilobio di Fleischer

Alcune composite oltre a difendersi dal vento e dall’aridità devono anche evitare di essere mangiate! Sono perciò particolarmente coriacee e spinose come questi cardi.

 

La bellezza delle orchidee è ineguagliabile!

val Masino Predarossa_Orchideacea

Ma anche gli astri brillano dei loro colori

val Masino_Astro alpino

L’arnica è come un sole

Le campanule sono sempre presenti con la loro delicata bellezza

Insieme alle numerose specie di genziane che rappresentano sempre una bella scoperta per l’escursionista.

Ogni pugno di terra in mezzo alle rocce è colonizzato da decine di specie vegetali diverse che convivono in pochi metri quadrati.

Il papavero alpino colonizza le alte quote delle Alpi. Sui ghiaioni dolomitici in piena estate spicca il suo giallo; le rocce candide riflettono la luce solare per questo bel fiore che compie il suo ciclo vitale in luglio e agosto.

Si potranno ammirare e fotografare a piacimento, ma non cogliere! Molte sono specie minacciate e protette, e in ogni caso “il mazzolin di fiori che vien dalla montagna” una volta a valle sarà appassito!

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