marmellata di albicocche

Le albicocche, che frutti ineguagliabili! Belle con il loro colore aranciato, morbide e tenere , succose e saporite se colte a maturità. Io ho la fortuna di avere questo grande e generoso albero che è così carico che i suoi rami quasi si spezzano.

Ne abbiamo mangiato a sazietà, gradevolissime con il caldo che sta facendo. Sono ricchissime di vitamine A e C e di sali minerali: ferro, calcio, magnesio, potassio.

È tempo di fare chili e chili di marmellata! Questa è la mia ricetta.

Le albicocche devono essere ben mature, per ogni chilogrammo di frutta ho messo 120 g di zucchero, se ne può aggiungere di più se piace più dolce. Avendo poco zucchero bisognerà avere l’accortezza di consevare la marmellata in frigo una volta aperto il barattolo.

Lavare le albicocche, aprirle in due e togliere i noccioli lasciandone da parte 2 o 3 per chilo di frutta.

Mettere le albicocche in una pentola di acciaio con il fondo spesso e far cuocere a fuoco basso fino a che non si saranno spappolate, mescolando spesso perché non si attacchino al fondo.

Omogeneizzarle con il frullatore a immersione e rimetterle al fuoco aggiungendo lo zucchero. Intanto rompere i noccioli e mettere in un pentolino con l’acqua le mandorle che ci sono dentro, farle bollire per 5 minuti e aggiungerle alla marmellata cui daranno un sapore particolare.

Cuocere fino a che la marmellata non abbia raggiunto la giusta consistenza, cioè quando una goccia in un piattino inclinato scorra con difficoltà.

Invasare la marmellata bollente, chiudere i vasetti e capovolgerli su un tagliere di legno, lasciandoli raffreddare. In questa maniera all’interno dei vasetti si farà il vuoto e si conserverà molto a lungo. Quando i vasetti sono freddi pulire le eventuali sbavature e incollare le etichette. Sul blog di Doria Un’idea nelle mani si trovano etichette da stampare per marmellate e altre conserve.

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alimenti vegetali

Le piante sono una componente essenziale della nostra alimentazione, la nostra principale fonte di calorie e di molte vitamine e sali minerali. Ma cosa mangiamo di una pianta?

È evidente che in molte occasioni si mangiano le foglie: è il caso di tutte le insalate e di tutte le verdure da padella caratterizzate in genere, ma non esclusivamente, dal colore verde dato dalla clorofilla.

È anche il caso di moltissime piante aromatiche ben presenti nella nostra cucina come il rosmarino, la salvia, l’origano, l’alloro, il timo, il basilico e il prezzemolo.

È altrettanto evidente che mangiamo moltissimi frutti, sia quelli dalla polpa fragrante e zuccherina che chiamiamo appunto frutta,

 

sia quelli come il pomodoro o l’oliva che frutta non sono, ma costituiscono pur sempre dei frutti.

Come frutti sono le melanzane, i peperoni e le zucchine che però mangiamo quando sono immature e non hanno ancora maturato i semi. (In realtà le mie zucchine della foto erano così grosse che i semi li avevano maturati!)

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In alcuni tipi di frutti mangiamo la polpa dolce, in altri invece il seme come nel caso dei legumi (fagioli, ceci, lenticchie, fave, piselli, soia, arachidi) in cui il frutto è costituito invece dal baccello.

Sono semi anche le noci, mandorle, nocciole, castagne e pistacchi.

e i cereali che insieme ai legumi hanno costituito e continuano a costituire la maggior fonte di calorie per gran parte della popolazione mondiale: grano, riso, farro, orzo, mais, segale, avena, sorgo.

Altre volte mangiamo l’infiorescenza, come nel caso di cavolfiori, cavolini, broccoli,

oppure i boccioli dei fiori, come nel caso dei capperi

o dei carciofi che se lasciati sulla pianta danno un bellissimo fiore viola.

I fiori di molte piante sono buoni da mangiare e vengono aggiunti alle insalate o fritti in pastella.

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A volte mangiamo i germogli, come nel caso degli asparagi oppure solo gli stigmi dei fiori come nel caso dello zafferano.

Una grande varietà di alimenti vegetali cresce poi sottoterra. Sono fusti modificati come i bulbi (agli, cipolle), i rizomi (zenzero, curcuma) o i tuberi (patata).

Sono invece radici le carote, i ravanelli, le rape.

In qualche caso mangiamo perfino la corteccia, come per la cannella.

 

 

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fiori di lillà

Che bello il lillà fiorito! Bello e profumato, frequentato dagli insetti impollinatori fra cui queste bellissime farfalle.

Il lillà (Syringa vulgaris) è un arbusto originario dell’Europa, ma diffuso in tutto il mondo grazie alla bellezza delle sue fioriture ed alla sua rusticità, resiste infatti sia alle basse temperature che all’aridità estiva.

I suoi fiori si possono utilizzare in cucina dopo averli staccati uno a uno dalla pannocchia. Con essi si può decorare un risotto o un’insalata, sggiungendoli alla fine dopo averla condita e mescolata. Hanno un sapore amarognolo, quindi non conviene aggiungerne troppi.

Questa insalata di arance e fiori di lillà ha un giusto equilibrio fra l’amaro dei fiori e il dolce del frutto.

Si sbucciano a vivo le arance privandole anche della parte bianca, si tagliano a fette, si dispongono in un’insalatiera e si condiscono con olio e.v.o. e un pizzico di sale, si mescola e poi si dispongono i fiori in superficie.

gelo di arancia con gocce di cioccolato

Un dessert rapido e leggero, richiede poco tempo per prepararlo, ma deve poi stare in frigorifero qualche ora.

Per 2 persone occorrono:

  • 200 ml di acqua
  • 35 g di zucchero
  • 1 arancia
  • 18 g di amido di frumento

Spremere l’arancia. Mettere sul fuoco l’acqua con lo zucchero, l’amido e una scorza di arancia mescolando e schiacciando con un mestolo di legno gli eventuali grumi. Quando comincia ad addensarsi e a bollire spegnere e sggiungere il succo dell’arancia mescolando per amalgamare la crema.

Versare in coppette singole e far raffreddare prima di mettere in frigo. Quando è tiepido si possono aggiungere guarnizioni. Io ho cosparso le coppette di gocce di cioccolato, ma una variante carina è adagiare sopra un fiore (lillà, violetta, borragine, calendola ecc.)

dolce di limone

il limone

Recentemente ho fatto di nuovo, dopo molto tempo, questo dolce di limone, semplice e buono, senza grassi, adatto a finire in bellezza un pranzo un po’ troppo abbondante. La ricetta risale alla mia bisnonna e si continua a fare nella mia famiglia.

Ingredienti (per 4-5 persone)

  • 80 g di zucchero
  • 3 uova
  • 2 limoni
  • 100 g di savoiardi
  • 1 bicchierino di alkermes

Battere i tuorli d’uovo con lo zucchero fino a che non diventino chiari, aggiungere il sugo dei limoni, i savoiardi sbriciolati con le mani, l’alkermes, mescolare bene per amalgamare tutti gli ingredienti. Battere a neve i bianchi d’uovo e aggiungerli delicatamente al composto per non smontarli.

Ungere una pirofila e versarvi il composto ottenuto.

Cuocere a bagnomaria nel forno a 180° per mezz’ora, far raffreddare poi mettere in frigorifero per almeno 12 ore.

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crema di ceci

Una buona zuppa che richiede un po’ di pazienza perché deve essere mescolata spesso durante la cottura. Se si ha tempo vale la pena farla perché è saporita e digeribile.

Per due persone:

  • 100 g di farina di ceci
  • 1/2 litro di acqua
  • sale,
  • foglie di salvia
  • olio e.v.o.

Stemperare la farina di ceci con l’acqua aggiungendola poco per volta mescolando per evitare la formazione di grumi e schiacciandoli se si formano.

Mettere sul fuoco moderato e far cuocere per 20-30 minuti, mescolando spesso.

Spegnere il fuoco, salare, aggiungere 2 cucchiai di olio, le foglie di salvia tritate e una macinata di pepe se piace.

Servire bella calda con l’aggiunta di crostini tostati al forno.

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La stessa zuppa è buona anche tiepida o fredda d’estate.

torta al cacao e succo d’arancia

Una torta da fare in pochissimo tempo, senza uova, senza grassi, senza latte, ma morbida e buona, cosa volere di più?

Ecco la mia ricetta:

  • 200 g di farina
  • 250 g di zucchero
  • 100 g di cacao
  • raschiatura di un’arancia
  • 1 pizzico di cannella
  • mezza bustina di lievito in polvere
  • 300 ml di succo d’arancia

Imburrare e infarinare una teglia e accendere il forno a 180°.

Mescolare con cura la farina, lo zucchero, il cacao, la raschiatura di arancia, la cannella e il lievito; aggiungere poco per volta il succo d’arancia mescolando per ottenere una pastella omogenea, schiacciando con un mestolo di legno gli eventuali grumi, cercando però di non lavorarla troppo.

Mettere in forno caldo per mezz’ora circa, prima di sfornarla saggiare la giusta cottura con uno stecchino di legno (se è cotta lo stecchino deve uscire asciutto).

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torta di pere e cacao

Una torta semplice e rapida, senza burro e con poco olio, ma soffice e buona. Adatta a tutti per una colazione o una merenda.

Occorrono:

  • 200 g di farina
  • 200 g di zucchero
  • 2 uova
  • 2 cucchiai di olio
  • 2 cucchiai di cacao
  • mezzo bicchiere di latte
  • 1 bustina di lievito in polvere per dolci
  • 1 pera
  • la buccia grattuggiata di un arancio

Accendere il forno a 200°, intanto che si scalda montare le uova intere con lo zucchero, aggiungere un poco per volta alternandoli  la farina, il cacao, l’olio e per ultimo il lievito sciolto nel latte, la buccia d’arancia. Sbucciare la pera e tagliarla a dadini, aggiungere i dadini alla pastella e versare il tutto nella teglia imburrata e infarinata.

Infornare per circa 35-40 minuti, prima di estrarla dal forno saggiarne la cottura con uno stecchino di legno che deve uscire asciutto.

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Volendo evitare di usare il latte lo si può sostituire con un vasetto di yogurt o con mezzo bicchiere di succo d’arancia.

 

bacche di rosa canina

Sui rami spogli della rosa canina i bellissimi frutti di un rosso brillante rimarranno sulla pianta per gran parte dell’inverno, un invito al loro utilizzo come fonte di vitamina C.

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La rosa canina è un arbusto spinoso molto comune in tutta Italia che possiamo incontrare lungo i sentieri, ai margini dei boschi, nei campi abbandonati a formare siepi fitte e impenetrabili insieme al rovo, al biancospino e al pruno selvatico.

In primavera i cespugli si ricoprono di una nuvola di bei fiori bianchi o rosa molto visitati dagli insetti impollinatori.

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Dai fiori si formano i frutti che maturano nel tardo autunno fino all’inverno inoltrato tanto che è possibile trovare cespugli in cui le foglie sono tutte cadute e conservano solo i rossi frutti chiamati cinorrodi (parola che deriva dal greco e significa proprio rosa canina). In realtà questi sono dei falsi frutti, i frutti veri si trovano all’interno e vengono scambiati per semi ricoperti di piccoli peli.

rosa canina

Il perché del loro nome va forse ricercato nel fatto che in antichità si pensava che curassero i morsi dei cani rabbiosi.

I cinorrodi sono ricchissimi di vitamina C, molto più di qualsiasi altro frutto, anche degli agrumi, tanto che, quando la seconda guerra mondiale impedì all’Inghilterra di importare agrumi, il Ministero della Salute inglese chiese alla popolazione di raccoglierne in quantità. Da essi si ricavava uno sciroppo che contribuì a combattere la carenza di vitamina C.

rosa canina

I piccoli peli all’interno sono irritanti pertanto è difficile mangiarli appena raccolti dalla pianta. Si può però ottenere una insolita marmellata di cinorrodi, a condizione di armarsi di pazienza e di avere tempo a disposizione. La polpa infatti è piuttosto poca e bisogna raccoglierne una discreta quantità.

Bisognerà prima di tutto raccoglierli stando attenti a non pungersi con le spine fitte e ricurve (meglio munirsi di guanti da giardinaggio e forbici). Vanno poi mondati dagli eventuali piccioli, lavati e messi a bollire in poca acqua per circa 10-15 minuti, in una pentola di acciaio inossidabile, fino a che non siano morbidi.

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Si tolgono con un mestolo forato e si passano con il passaverdure a buchi piccoli, aggiungendo poca acqua per passarli meglio. Conviene vuotare ogni tanto il passaverdure per evitare che i fori si otturino.

Nella stessa acqua vanno messe delle mele a cubetti e lasciate cuocere fino a che non siano morbide. Ogni 300 g di cinorrodi ho messo una mela.

Quando le mele sono morbide si aggiunge la polpa passata e si omogenizza con il frullatore a immersione. Si rimette al fuoco con 1 cucchiaio di zucchero ogni 300 g di cinorrodi lasciando bollire ancora per poco, poi si mette bollente nei vasetti che si chiudono e si lasciano raffreddare capovolti.

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Con lo stesso procedimento si possono fare salse per accompagnare carni o pesci, il sapore dei cinorrodi è agro.

Se non si avesse voglia di provare a fare la marmellata, si possono utilizzare i cinorrodi per fare un infuso, basta farne bollire una manciata in 250 ml di acqua per 5 minuti e poi filtrare. L’infuso ha un piacevole sapore agretto e profumato.

agrumi, ricchezza d’inverno

Gli agrumi sono i signori incontrastati dell’inverno; arance, limoni, mandarini, clementine, cedri, pompelmi, sono coltivati da 4 mila anni e il recente sequenziamento del loro genoma ha permesso di ricostruirne la storia: la loro domesticazione è iniziata in Asia e quasi tutti gli agrumi ora coltivati derivano da tre specie: cedro, mandarino e pomelo, che con una serie di incroci hanno generato 25 specie.

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Il primo a raggiungere l’Europa fu forse il cedro (Citrus medica), conosciuto anche in epoca romana con il nome di Citrus. Il pomelo (Citrus maxima) è simile a un grande pompelmo con una forma a pera e moltissimo albedo, la parte bianca.

L’arancio dolce (Citrus sinensis) non esiste allo stato selvatico perché è il risultato dell’incrocio avvenuto circa 4 mila anni fa fra il mandarino e il pomelo. È diventato l’agrume più diffuso

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Il limone (Citrus lemon) fu invece ottenuto dall’incrocio fra arancio amaro e cedro. Fu introdotto in Sicilia dagli Arabi nel medievo.

il limone

Il pompelmo (Citrus paradisi) fu invece ottenuto dall’incrocio fra arancio dolce e pomelo, mentre la clementina (Citrus clementina) da un incrocio fra mandarino e arancio dolce.

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Gli agrumi sono i protagonisti della cucina invernale, oltre ad essere una piacevole prevenzione e cura per le diverse malattie da raffreddamento.

Ho pubblicato diverse ricette con questi frutti profumati, eccone alcune, cliccando sui nomi si accede al post che le descrive:

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