budino di succo di melagrana

Un dessert di stagione che ho improvvisato per utilizzare le melagrane che i miei alberelli hanno prodotto in quantità nonostante la siccità. È abbastanza rapido da farsi, la parte più lunga è ricavare il succo di melagrana. Io le taglio in due e le spremo nello spremi limoni, schiacciando un poco i chicchi con le dita. Ce ne vogliono tante perchè in genere si ricava poco succo da ognuna.

300 ml di succo sono sufficienti a preparare il budino per 4 persone. Per questa quantità di succo occorreranno poi 20 g di amido e 30-40 g di zucchero, dipende dal gusto personale e dalla dolcezza dei frutti.

Diluire nel succo l’amido e lo zucchero aiutandosi con un colino immerso nel liquido per evitare che si formino grumi.

Mettere a fuoco basso e lasciar cuocere dolcemente mescolando ogni tanto fino a che il liquido si addensa e fila se vi si immerge e poi si solleva un mestolo.

Distribuire in coppette individuali o in una singola pirofila, far raffreddare e poi porre in frigorifero.

È un dessert gradevole alla vista e al gusto adatto per finire un pasto abbondante.

Sempre con le melagrane in un post precedente ho scritto la mia ricetta per il coniglio al succo di melagrana.

 

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quinoa con salsa di peperoni

La quinoa fu domesticata dalle antiche popolazioni andine circa 4000 anni fa ed era considerata un dono degli dei. A differenza delle patate coltivate nelle stesse regioni che dopo un periodo di diffidenza sono diventate un cibo fondamentale nelle cucine di mezzo mondo, la quinoa solo negli ultimi anni si è   diffusa in Europa. Una delle tante mode salutiste che influenzano il mercato, adatta a chi deve seguire una dieta priva di glutine o è vegano.

Il suo nome scientifico è Chenopodium quinoa, appartiene alla famiglia delle Chenopodiacee, la stessa cui appartengono gli spinaci e le barbabietole, ma a differenza di queste piante, della quinoa si consumano i semi.

Questi sono piccolissimi, ricchi di amido, ma privi di glutine, con una buona percentuale di proteine, minore rispetto ai legumi, ma le proteine della quinoa contengono tutti i 20 amminoacidi essenziali che non siamo in grado di sintetizzare e che dobbiamo necessariamente assumere con l’alimentazione. In genere gli alimenti di origine vegetale, a differenza della carne, il pesce, il latte e i formaggi, sono carenti di qualcuno dei 20 amminoacidi.

Una buona ragione per provarla, anche per variare il menù di casa.

Io l’ho scoperta recentemente e l’ho cucinata più volte con verdure. Ha un gusto e una consistenza piacevole.

Questa è una delle mie ricette (per 2 persone).

  • 125 g di quinoa
  • 2 peperoni
  • 2 pomodori rossi da sugo
  • mezza cipolla
  • 1 spicchio d’aglio
  • 3 cucchiai di olio e.v.o.
  • 1 pizzico di maggiorana

Soffriggere la cipolla affettata grossolanamente e lo spicchio di aglio in 2 cucchiai di olio. Aggiungere i peperoni tagliati a pezzi e i pomodori spellati, la maggiorana, salare e cuocere fino a che le verdure non siano morbide, aggiungendo poca acqua se necessario. Se si vogliono accelerare i tempi si può utilizzare la pentola a pressione.

Nel frattempo mettere sul fuoco un pentolino con la quinoa e acqua in quantità doppia, salare e cuocere per circa 15 minuti. Spegnere il fuoco e aggiungere 1 cucchiaio di olio.

Frullare le verdure con il frullatore ad immersione fino ad ottenere una salsa omogenea. Se le bucce dei peperoni risultano indigeste si può passare il tutto con il passaverdure.

Servire la quinoa con la salsa. È buona sia calda che fredda.

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marmellata di prugnoli

I prugnoli selvatici costituiscono nelle campagne siepi spesse e impenetrabili riparo per la fauna selvatica e fonte di cibo per gli uccelli.

prugnoli

Sono stati i primi a fiorire all’inizio di marzo, ma come tanta altra frutta selvatica bisogna aspettare la fine dell’estate perché siano maturi. L’epoca adatta alla raccolta va da agosto in poi, prima della raccolta converrà assaggiare un frutto per verificare che sia maturo e non allappi.

Con i frutti ben maturi si può fare una buona marmellata, asprigna, ma piacevole.

Pulire i fruttini con un panno per togliere il più possibile la pruina, la sostanza cerosa che li ricopre, metterli in una pentola di acciaio con il fondo spesso con mezzo bicchiere di acqua sul fondo e farli cuocere a fuoco moderato fino a che non si disfino.

Passarli al passaverdure per eliminare semi e bucce, pesarli e rimetterli sul fuoco con 200 g di zucchero per ogni chilo di frutta passata.

Invasare la marmellata bollente, chiudere i vasetti e capovolgerli, lasciandoli così fino a che si siano intiepiditi.

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pasticcio di carne allo zenzero e limone

Un piatto appetitoso, con il gusto fresco dello zenzero, adatto alle giornate di grande caldo. Si fa in pochissimo tempo ed è digeribile perché non ho aggiunto grassi.

  • 500 g di macinato magro di vitellone
  • 1 uovo
  • 50 g di zenzero
  • 1 limone

Mescolare la carne macinata con l’uovo, lo zenzero grattato, la buccia di limone grattata, il succo di mezzo limone, sale.

Imburrare e cospargere di pangrattato una pirofila e disporvi la carne livellandola con una forchetta. Cuocere in forno per circa 30 minuti. Lasciare intiepidire prima di servire.

Io a volte lo congelo ancora crudo, direttamente nella pirofila, che può passare dal freezer al forno; bisognerà calcolare in questo caso 15-20 minuti di cottura in più.

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biscotti allo zenzero e frutta secca

Ho provato a fare questi biscotti in alternativa ai soliti frollini poco digeribili a causa del burro che contengono. Il risultato è stato ottimo ed ecco la ricetta, rapida e semplice da fare.

Occorrono:

  • 300 g di farina 00
  • 180 ml di olio di semi
  • 100 g di zucchero
  • 2 uova
  • 50 g di frutta secca sgusciata (noci, mandorle e nocciole)
  • 50 g di zenzero fresco grattato
  • buccia di limone grattata

Mescolare la farina con la frutta secca tritata grossolanamente, la buccia di limone grattata, lo zenzero spellato e grattato, le uova, lo zucchero, l’olio, fino a ottenere un impasto omogeneo.

Si ottiene un composto denso da mettere a cucchiaiate sopra una teglia ricoperta di carta da forno.

Cuocere per 25-30 minuti in forno preriscaldato a 180° C.

 

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marmellata di albicocche

Le albicocche, che frutti ineguagliabili! Belle con il loro colore aranciato, morbide e tenere , succose e saporite se colte a maturità. Io ho la fortuna di avere questo grande e generoso albero che è così carico che i suoi rami quasi si spezzano.

Ne abbiamo mangiato a sazietà, gradevolissime con il caldo che sta facendo. Sono ricchissime di vitamine A e C e di sali minerali: ferro, calcio, magnesio, potassio.

È tempo di fare chili e chili di marmellata! Questa è la mia ricetta.

Le albicocche devono essere ben mature, per ogni chilogrammo di frutta ho messo 120 g di zucchero, se ne può aggiungere di più se piace più dolce. Avendo poco zucchero bisognerà avere l’accortezza di consevare la marmellata in frigo una volta aperto il barattolo.

Lavare le albicocche, aprirle in due e togliere i noccioli lasciandone da parte 2 o 3 per chilo di frutta.

Mettere le albicocche in una pentola di acciaio con il fondo spesso e far cuocere a fuoco basso fino a che non si saranno spappolate, mescolando spesso perché non si attacchino al fondo.

Omogeneizzarle con il frullatore a immersione e rimetterle al fuoco aggiungendo lo zucchero. Intanto rompere i noccioli e mettere in un pentolino con l’acqua le mandorle che ci sono dentro, farle bollire per 5 minuti e aggiungerle alla marmellata cui daranno un sapore particolare.

Cuocere fino a che la marmellata non abbia raggiunto la giusta consistenza, cioè quando una goccia in un piattino inclinato scorra con difficoltà.

Invasare la marmellata bollente, chiudere i vasetti e capovolgerli su un tagliere di legno, lasciandoli raffreddare. In questa maniera all’interno dei vasetti si farà il vuoto e si conserverà molto a lungo. Quando i vasetti sono freddi pulire le eventuali sbavature e incollare le etichette. Sul blog di Doria Un’idea nelle mani si trovano etichette da stampare per marmellate e altre conserve.

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alimenti vegetali

Le piante sono una componente essenziale della nostra alimentazione, la nostra principale fonte di calorie e di molte vitamine e sali minerali. Ma cosa mangiamo di una pianta?

È evidente che in molte occasioni si mangiano le foglie: è il caso di tutte le insalate e di tutte le verdure da padella caratterizzate in genere, ma non esclusivamente, dal colore verde dato dalla clorofilla.

È anche il caso di moltissime piante aromatiche ben presenti nella nostra cucina come il rosmarino, la salvia, l’origano, l’alloro, il timo, il basilico e il prezzemolo.

È altrettanto evidente che mangiamo moltissimi frutti, sia quelli dalla polpa fragrante e zuccherina che chiamiamo appunto frutta,

 

sia quelli come il pomodoro o l’oliva che frutta non sono, ma costituiscono pur sempre dei frutti.

Come frutti sono le melanzane, i peperoni e le zucchine che però mangiamo quando sono immature e non hanno ancora maturato i semi. (In realtà le mie zucchine della foto erano così grosse che i semi li avevano maturati!)

alviano 15 luglio 14 025

In alcuni tipi di frutti mangiamo la polpa dolce, in altri invece il seme come nel caso dei legumi (fagioli, ceci, lenticchie, fave, piselli, soia, arachidi) in cui il frutto è costituito invece dal baccello.

Sono semi anche le noci, mandorle, nocciole, castagne e pistacchi.

e i cereali che insieme ai legumi hanno costituito e continuano a costituire la maggior fonte di calorie per gran parte della popolazione mondiale: grano, riso, farro, orzo, mais, segale, avena, sorgo.

Altre volte mangiamo l’infiorescenza, come nel caso di cavolfiori, cavolini, broccoli,

oppure i boccioli dei fiori, come nel caso dei capperi

o dei carciofi che se lasciati sulla pianta danno un bellissimo fiore viola.

I fiori di molte piante sono buoni da mangiare e vengono aggiunti alle insalate o fritti in pastella.

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A volte mangiamo i germogli, come nel caso degli asparagi oppure solo gli stigmi dei fiori come nel caso dello zafferano.

Una grande varietà di alimenti vegetali cresce poi sottoterra. Sono fusti modificati come i bulbi (agli, cipolle), i rizomi (zenzero, curcuma) o i tuberi (patata).

Sono invece radici le carote, i ravanelli, le rape.

In qualche caso mangiamo perfino la corteccia, come per la cannella.

 

 

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fiori di lillà

Che bello il lillà fiorito! Bello e profumato, frequentato dagli insetti impollinatori fra cui queste bellissime farfalle.

Il lillà (Syringa vulgaris) è un arbusto originario dell’Europa, ma diffuso in tutto il mondo grazie alla bellezza delle sue fioriture ed alla sua rusticità, resiste infatti sia alle basse temperature che all’aridità estiva.

I suoi fiori si possono utilizzare in cucina dopo averli staccati uno a uno dalla pannocchia. Con essi si può decorare un risotto o un’insalata, sggiungendoli alla fine dopo averla condita e mescolata. Hanno un sapore amarognolo, quindi non conviene aggiungerne troppi.

Questa insalata di arance e fiori di lillà ha un giusto equilibrio fra l’amaro dei fiori e il dolce del frutto.

Si sbucciano a vivo le arance privandole anche della parte bianca, si tagliano a fette, si dispongono in un’insalatiera e si condiscono con olio e.v.o. e un pizzico di sale, si mescola e poi si dispongono i fiori in superficie.

gelo di arancia con gocce di cioccolato

Un dessert rapido e leggero, richiede poco tempo per prepararlo, ma deve poi stare in frigorifero qualche ora.

Per 2 persone occorrono:

  • 200 ml di acqua
  • 35 g di zucchero
  • 1 arancia
  • 18 g di amido di frumento

Spremere l’arancia. Mettere sul fuoco l’acqua con lo zucchero, l’amido e una scorza di arancia mescolando e schiacciando con un mestolo di legno gli eventuali grumi. Quando comincia ad addensarsi e a bollire spegnere e sggiungere il succo dell’arancia mescolando per amalgamare la crema.

Versare in coppette singole e far raffreddare prima di mettere in frigo. Quando è tiepido si possono aggiungere guarnizioni. Io ho cosparso le coppette di gocce di cioccolato, ma una variante carina è adagiare sopra un fiore (lillà, violetta, borragine, calendola ecc.)

dolce di limone

il limone

Recentemente ho fatto di nuovo, dopo molto tempo, questo dolce di limone, semplice e buono, senza grassi, adatto a finire in bellezza un pranzo un po’ troppo abbondante. La ricetta risale alla mia bisnonna e si continua a fare nella mia famiglia.

Ingredienti (per 4-5 persone)

  • 80 g di zucchero
  • 3 uova
  • 2 limoni
  • 100 g di savoiardi
  • 1 bicchierino di alkermes

Battere i tuorli d’uovo con lo zucchero fino a che non diventino chiari, aggiungere il sugo dei limoni, i savoiardi sbriciolati con le mani, l’alkermes, mescolare bene per amalgamare tutti gli ingredienti. Battere a neve i bianchi d’uovo e aggiungerli delicatamente al composto per non smontarli.

Ungere una pirofila e versarvi il composto ottenuto.

Cuocere a bagnomaria nel forno a 180° per mezz’ora, far raffreddare poi mettere in frigorifero per almeno 12 ore.

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