amati dalle farfalle

La Farfalla

Nascere a primavera, morire con le rose,
sulle ali di uno zefiro nuotare nella luce,
cullarsi in grembo ai fiori appena schiusi,
in una brezza pura di profumi e d’azzurro,
scuotere, ancora giovane, la polvere alle ali,
volare come un soffio verso la volta infinita:
ecco della farfalla il destino incantato!
Somiglia al desiderio che non si posa mai,
che mai si sazia, ogni cosa sfiorando
per poi tornare al cielo,in cerca di piacere.

(Alphonse De Lamartine)

Le bellissime farfalle amano gli ambienti assolati e non inquinati da insetticidi, in cui si alternino prati, siepi, boschi, fonti di acqua.

La maggior parte delle farfalle è legata a determinate piante di cui si cibano quando sono bruchi. Per esempio i bruchi delle splendide Vanesse si cibano delle foglie dell’ortica.

Gli insetti adulti invece, nella loro brevissima vita, suggono il nettare dei fiori con la lunga spiritromba, una sorta di cannuccia tenuta arrotolata e distesa poi  quando deve essere introdotta nelle corolle e nei calici dei fiori.

 I fiori più visitati sono quelli più ricchi di nettare,

Salvia nemorosa

i lillà sono visitati dal podalirio il cui bruco si ciba delle foglie dei prugnoli selvatici.

Fra i fiori di campagna sono molto visitati la ruta

e il finocchio selvatico.

finocchio selvatico

E poi la lavanda,

l’achillea, la verbena e il fiordaliso.

Anche fiori apparentemente irti e coriacei sono appetiti dalle farfelle che devono guardarsi però dai predatori in agguato.

Le farfalle vivono pochi giorni, a volte uno solo, in questo breve tempo devono accoppiarsi e deporre le uova da cui usciranno i bruchi della generazione successiva. Il bruco si trasformerà in crisalide che immobile, avvolta in un astuccio protettivo, compirà una completa metamorfosi cambiando tutti i suoi tessuti. A metamorfosi compiuta ne uscirà lo splendido insetto adulto che ricomincerà il ciclo.

 

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

arrampicatori nati

Camminando sui sentieri di montagna, soprattutto all’alba e al tramonto, è possibile avvistare animali adattati in maniera ammirevole alle alte quote e ai dirupi: sono i camosci e gli stambecchi in grado di stare in equilibrio in zone impervie subito dopo la nascita.

Entrambe le specie hanno un innato senso dell’equilibrio e una grande agilità e potenza polmonare che li rende in grado di superare in pochi minuti notevoli dislivelli. Tale eccezionale equilibrio è dovuto anche alla particolare forma degli zoccoli larghi e robusti, appuntiti e divaricati.

“Quel giorno di novembre il re riconobbe il declino. Il cuore  batteva più  lento dei duecento colpi al minuto, spinta che dà  ossigeno agli slanci in salita e li fa superare in leggerezza.
Gli zoccoli del camoscio sono le quattro dita del violinista. Vanno alla  cieca e non sbagliano millimetro. Schizzano su  strapiombi, giocolieri in  salita, acrobati in discesa, sono artisti  da circo per la platea delle  montagne. Gli zoccoli del camoscio  appigliano l’aria. Il cavallo a  cuscinetto fa da silenziatore  quando vuole, se no l’unghia divisa in due  è nacchera di  flamenco. Gli zoccoli del camoscio sono quattro assi in  tasca a un  baro. Con loro la gravità è una variante al tema, non una  legge.”
(Erri De Luca, Il peso della farfalla).

Come molti altri erbivori le femmine di questi animali vivono in branchi insieme ai piccoli, i maschi vivono isolati o in gruppi, in autunno duellano a poderosi colpi di corna, in scontri che raramente sono mortali, il vincitore si accoppierà con le femmine. Per questo i maschi sono forniti di corna di lunghezza considerevole, soprattutto quelle degli stambecchi sono a forma di scimitarra, particolarmente pesanti e ingombranti.

Lo stambecco è particolarmente adattato all’ambiente di alta montagna, oltre i 2000 metri fra le rocce e i magri pascoli anche in inverno quando si nutre di muschi e licheni.

 

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

come superare l’estate

Stiamo vivendo un’estate molto calda e siccitosa che crea gravi problemi alla nostra agricoltura; le piante spontanee del nostro clima mediterraneo sono però adattate a difendersi dall’aridità estiva.

L’estate per le piante mediterranee è una stagione avversa più dell’inverno che in genere è mite, con temperature che non scendono sotto lo zero. I nemici peggiori in estate sono la mancanza di acqua e il calore eccessivo. In molte piante si sono selezionati meccanismi o cicli vitali adatti a superare questi fattori negativi.

Alcune piante fioriscono in pieno inverno e fruttificano agli inizi della primavera; agli inizi dell’estate cominciano a perdere le foglie. È il caso dell’Euforbia arborescente comune sulle coste del Mediterraneo le cui foglie hanno assunto colori autunnali e stanno cadendo.

Rispunteranno quando arriverà l’autunno con le sue piogge e le giornate più fresche.

Molte piante che vivono sulle nostre coste hanno le foglie piccole e rivestite da una leggera peluria o da un rivestimento ceroso per evitare la dispersione d’acqua e l’eccessivo soleggiamento.

Altre hanno foglie succolente per immagazzinare l’acqua come le tante piante appartenenti alla famiglia delle Crassulacee.

Moltissime sono le erbacee che completano il loro ciclo di vita nella tarda primavera maturando i semi che rimangono quiescenti sul terreno, con le prime piogge d’autunno e le temperature più fresche germoglieranno. È il caso di queste Graminacee.

Gli animali cercano riparo all’ombra durante le ore più calde, alcuni addirittura in buchi del terreno. Queste chiocciole si aggregano su foglie e fusti che le tengono separate dal terreno arroventato dai raggi del sole.

 

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

odiati ma utili

Se c’è un animale che suscita paura, ribrezzo, odio è il serpente, per lo meno nella nostra cultura; perché in altre culture questi animali sono stati e sono oggetto di venerazione.

La nostra paura porta spesso all’uccisione dell’animale, senza distinguere fra specie innocue, la maggioranza, e specie velenose che in Europa sono solo quelle appartenenti al genera Vipera. Ciò priva la nostra fauna di animali utilissimi a tenere sotto controllo lo sviluppo di specie nocive come i topi.

I serpenti sono rettili appartenenti al gruppo tassonomico Serpentes ( dal latino serpens, strisciante), hanno infatti il corpo allungato e privo di arti, che consente loro di muoversi agilmente sul terreno, in mezzo alla vegetazione e in acqua.

Tutti i serpenti nostrani si nutrono di piccoli animali che catturano grazie al morso velenoso o stritolandoli fra le spire e inghiottono interi.

Singolari sono le caratteristiche con cui l’evoluzione ha adattato questi animali: la colonna vertebrale è costituita da numerosissime vertebre molto mobili cui sono articolate le coste su cui si inseriscono i muscoli robusti con i quali l’animale compie i suoi spostamenti. Manca uno sterno per consentire al corpo di dilatarsi quando ingoiano prede intere.

Per adattarsi al corpo allungato gli organi interni sono disposti in successione, un polmone è atrofizzato mentre l’altro è molto allungato.

Hanno il corpo rivestito di squame sopra le quali c’è uno strato corneo che viene sostituito periodicamente durante la muta. Il processo di muta è rapido, ma durante questa fase l’animale è vulnerabile e ricerca perciò ambienti protetti. Il vecchio strato corneo, chiamato esuvia, viene rivoltato come un calzino e abbandonato intero. Ogni anno intorno al mio casale trovo esuvie di serpente, alcune di considerevole lunghezza.

alviano 10 maggio 14 006

Si alimentano irregolarmente, possono trascorrere giorni e settimane fra un pasto e l’altro, in compenso possono ingoiare prede più grandi di loro la cui digestione può durare giorni.

Come gli altri rettili i serpenti hanno bisogno di calore per essere attivi, calore che ricavano dall’ambiente circostante non essendo in grado di produrlo internamente come gli uccelli e i mammiferi. Quando la temperature esterna si abbassa troppo non riescono più a mantenersi attivi perciò in autunno si rifugiano in ripari dove possono essere protetti dal gelo invernale.

La paura che abbiamo di questi rettili è dovuta soprattutto al morso delle vipere. In realtà queste sono piuttosto piccole, schive e non attaccano l’uomo se non per difesa se la fuga non è possibile. Basta prendere qualche precauzione per evitarle quando si cammina in campagna o in montagna:

  • non avventurarsi con calzature inadatte in mezzo all’erba alta o in terreni rocciosi, indossare sempre calze e scarponcini o stivali,
  • Non rovistare a mani nude fra l’erba alta e vicino ad ammassi di pietre, magari alla ricerca di frutti di bosco.
  • Munirsi di un bastone con cui rovistare fra l’erba prima di chinarsi a raccogliere qualcosa.
  • Prestare maggiore attenzione nelle prime ore della mattina quando gli animali sono intorpiditi dalle temperature basse.
  • Insegnare ai bambini queste precauzioni

Il morso di una vipera molto raramente è mortale per una persona adulta, quindi eventualmente si può raggiungere il posto di soccorso più vicino cercando di stare tranquilli ed evitando di intervenire in qualsiasi modo sulla ferita.

 

 

Salva

Salva

Salva

belli e invadenti

È facile camminando per le montagne alpine incontrare le belle fioriture degli Epilobi color rosa acceso che soprattutto nei suoli umidi formano dense colonie. A questo genere appartengono numerose piante dallo stelo diritto che può raggiungere i 150 cm nell’Epilobio a foglie strette.

È una pianta tenace e resistente che è fra le prime a crescere nei boschi bruciati. Durante l’ultima guerra mondiale nasceva nelle buche lasciate dalle bombe, fra le macerie delle città bombardate a lenire con i suoi bei fiori rosa il dolore e la desolazione.

Questa capacità colonizzatrice deriva dall’efficacia dei suoi sistemi di propagazione: ogni pianta genera un enorme numero di piccolissimi semi racchiusi in lunghe capsule che in autunno si fendono per lasciarli uscire, il vento li trasporterà lontano grazie ai candidi filamenti setosi di cui sono provvisti.

Se il terreno in cui atterrano è soleggiato e libero da altre piante i semi germoglieranno numerosi. È per questo che queste piante crescono bene in terreni resi deserti dal fuoco o dal taglio del bosco. Gli epilobi riescono a propagarsi abbondantemente anche grazie alla capacità di emettere nuove piante dalle radici a rizoma, così formano fitte comunità che impediscono ad altre piante di crescere.

Nei paesi nordici i giovani getti e il midollo dei fusti sono consumati come verdura ricca di vitamina C e A.  L’epilobio contiene vari principi antinfiammatori, l’applicazione del gambo sbucciato sulle ferite con pus le aiuterebbe a guarire.

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

bellezza effimera

I prati della montagna, ricoperti di neve per lunghi mesi, spazzati dal vento e con temperature molto basse, in questi mesi si accendono di colori vivaci e bellissimi.

Sono i fiori delle specie che sono adattate a questi ambienti così inospitali. Hanno poco tempo per compiere tutto il loro ciclo vitale, arriverà presto l’autunno. Con i bei colori e i profumi attirano gli insetti impollinatori, non appena le temperature consentono di sbocciare. I semi devono essere maturi ai primi rigori invernali, pronti a passare l’inverno coperti da uno strato di neve.

Fra i primi a sbocciare sono i crochi

e le scille

Le sassifraghe riescono a vivere sui ghiaioni delle morene e sulle cenge rocciose. Alcune specie sfidano l’alta quota fino ad altezze impensabili.

val Masino_ Sassifraga

Sassifraga

Gli epilobi vivono bene nei greti dei torrenti e sui depositi alluvionali in alta quota

val Malenco_Epilobio di Fleischer

Alcune composite oltre a difendersi dal vento e dall’aridità devono anche evitare di essere mangiate! Sono perciò particolarmente coriacee e spinose come questi cardi.

 

La bellezza delle orchidee è ineguagliabile!

val Masino Predarossa_Orchideacea

Ma anche gli astri brillano dei loro colori

val Masino_Astro alpino

L’arnica è come un sole

Le campanule sono sempre presenti con la loro delicata bellezza

Insieme alle numerose specie di genziane che rappresentano sempre una bella scoperta per l’escursionista.

Ogni pugno di terra in mezzo alle rocce è colonizzato da decine di specie vegetali diverse che convivono in pochi metri quadrati.

Il papavero alpino colonizza le alte quote delle Alpi. Sui ghiaioni dolomitici in piena estate spicca il suo giallo; le rocce candide riflettono la luce solare per questo bel fiore che compie il suo ciclo vitale in luglio e agosto.

Si potranno ammirare e fotografare a piacimento, ma non cogliere! Molte sono specie minacciate e protette, e in ogni caso “il mazzolin di fiori che vien dalla montagna” una volta a valle sarà appassito!

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

girasoli

… portami il girasole impazzito di luce”  così canta Eugenio Montale. Se c’è un fiore che racchiude in sè l’estate questo è proprio il girasole con il suo grande capolino rotondo giallo e arancio che richiama l’immagine del sole.

I campi di girasoli in questa stagione si estendono come un mare giallo carico e le grandi infiorescenze ci guardano come faccioni ridenti sopra un fusto che può arrivare anche a 2 metri di altezza e grandi foglie a forma di cuore.

Quello che chiamiamo fiore, come per le altre piante della stessa famiglia delle Asteracee, è in realtà un’infiorescenza formata da moltissimi fiorellini disposti secondo un sistema a spirali.

Il nome del fiore deriva dalla credenza che i capolini seguano il movimento del sole durante la giornata, in realà non è così, soltanto il fiore ancora in boccio segue il sole, che ne scalda i semi in fase di sviluppo.

Quando i fiori maturano, diventano acheni, i frutti secchi che contengono i semi. Sono questi semi contenenti grassi che li resero appetibili dagli esseri umani.

Furono i nativi americani dell’America del Nord che cominciarono a coltivarli ben 3500 anni fa selezionando le varietà con semi più grossi. Li utilizzavano poi arrostiti e macinati per preparare focacce e pappe.

Non furono però i coloni europei degli Stati Uniti a coltivare per primi il girasole su larga scala, ma, stranamente, i russi e per un motivo, diciamo così, religioso.  Agli inizi del 1800 la Chiesa Ortodossa russa emanò un decreto che proibiva il consumo di una lunga lista di alimenti ricchi di olio durante la Quaresima e l’Avvento, periodi in cui nel rigido clima russo, gli alimenti calorici sono particolarmente ricercati.

I semi di girasole, contenenti il 30% di olio, non erano contenuti nell’elenco dei cibi proibiti per il semplice fatto che erano quasi sconosciuti. Furono così adottati avidamente e coltivati su larga scala, solo successivamente se ne capì il potenziale anche in occidente e si cominciò a coltivarli a partire dalla metà del 1900 in America e in Europa. La Russia e l’Ucraina rimangono però ancora oggi i maggiori produttori mondiali.

Oggi sono una coltura estesamente utilizzata per la produzione di olio che nelle varietà attualmente coltivate ha un elevato contenuto di acido oleico monoinsaturo, stabile a elevate temperature; ciò lo rende salutare e adatto alle fritture. È utilizzato anche per l’alimentazione animale e come biocarburante ed è inoltre resistente all’aridità e utile nelle rotazioni colturali in alternanza al grano e al mais.

Usato come cosmetico è utilissimo per ringiovanire la pelle di tutto il corpo che nutre restituendole elasticità. Può essere anche usato come detergente applicandolo con un batuffolo di cotone e poi rimovendolo con un altro batuffolo.

Io ho preparato un olio di girasole alla lavanda: per 400 ml di olio di girasole servono 30 g di fiori secchi di lavanda, si mettono in un barattolo di vetro e si lasciano macerare alcuni mesi, poi si cola spremendo bene i fiori e si conserva in bottigliette di vetro bruno.

Visto il successo che ha avuto quello fatto lo scorso anno quest’anno ne farò una quantità maggiore. È consigliabile scegliere il prodotto biologico ottenuto da spremitura a freddo in modo che il prodotto conservi tutte le proprietà benefiche dell’olio. La lavanda oltre ad essere profumata ha anche proprietà antisettiche ed è utile per le pelli con acne o troppo grasse.

 

 

 

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

lontano dalla madre!

“Lontano dalla madre”, una frase da non dire a una mamma italiana! Per nostra tranquillità non è riferita a pargoli umani, ma a piccole piante che devono germogliare il più lontano possibile dalla pianta madre per non dover competere per la luce e il nutrimento ed avere più possibilità di svilupparsi.

Innumerevoli sono le strategie adottate dalle piante per disperdere i propri semi, fra le tante un ruolo importante ha la zoocorìa, cioè l’utilizzo degli animali per trasportare lontano i semi che contengono gli embrioni delle future piantine. I bei frutti zuccherini, profumati e colorati attirano gli animali che cibandosene inghiottono anche i semi, che verranno espulsi a distanza di tempo riuscendo a passare intatti attraverso l’apparato digerente grazie al rivestimento legnoso.

vendemmia 13 029

Altre piante hanno semi che aderiscono al pelo o alle piume degli animali di passaggio. Il Galium aparine ad esempio è chiamato Attacca-veste perché i piccoli frutti sono coperti di spine uncinate che permettono loro di attaccarsi al vello degli animali e agli indumenti degli esseri umani favorendo così la dispersione dei semi.

La stessa strategia è usata dalla Bardana (Arctium minus e Arctium lappa) i cui semi hanno brattee ricurve uncinate, che sembra che abbiano ispirato l’invenzione del velcro. Il nome del genere viene dal greco arctos (orso) con riferimento proprio all’aspetto ispido e arruffato.

Alcune specie di trifoglio hanno i legumi avvolti a spirale e con una doppia fila di spine.

alviano maggio 16

Anche il vischio si affida agli animali per disperdere i suoi semi; è una pianta che vive da semiparassita sul tronco di numerose specie di alberi, soprattutto querce. Gli uccelli si cibano delle sue bacche rivestite da una sostanza vischiosa (aggettivo derivato proprio da vischio, come anche il verbo invischiare) che le fa rimanere attaccate al becco, vengono così trasportate su un altro albero, sul cui ramo l’uccello si strofina cercando di pulirsi. Il seme con il suo involucro appiccicoso aderisce al ramo e germinerà mettendo le radici in una fessura del legno.

vischio

L‘Elleboro  fetido è una pianta velenosa i cui semi sono propagati dalle lumache. Ogni seme ha una cresta che produce una sostanza oleosa molto appetita da questi animaletti che se ne cibano, ma lasciano intatto il seme che rimane attaccato al loro muco e viene trasportato in un altro luogo dove germinerà.

monte Rufeno 011

Ci sono piante che sacrificano moltissimi loro semi pur di garantirsi una dispersione: sono quelle che producono semi oleosi come noci e nocciole. Molto appetiti da scoiattoli, topi e altri rodiori, vengono sotterrati come riserva per l’inverno; non tutti saranno dissotterrati per morte o dimenticanza dell’animaletto e sottoterra aspetteranno la bella stagione per germogliare. Ciò avviene anche per i semi delle Graminacee immagazzinati nelle tane dalle formiche.

Altre piante “sparano” i propri semi con violenza in modo che cadano il più lontano possibile, è il caso del Cocomero asinino il cui nome scientifico di genere, Ecballium, significa appunto “lanciato fuori”: quando il frutto è maturo cade ed esplode spargendo i semi lontano. Così si comportano molte altre piante di generi diversi: alcune del genere Genista e l’Euforbia i cui semi hanno inoltre un’appendice polposa che piace alle formiche che ne completano la dispersione.

Altre piante affidano al vento la dispersione, i semi sono infatti leggeri e dotati di alette o sono piumosi come i pappi di numerosissime Composite, in questo modo possono essere trasportati a distanze considerevoli e colonizzare nuovi terreni.

Samare di acero campestre

Vitalba

Pappo di una composita

Samare di olmo

Sulle torbiere montane caratteristici sono i pennacchini dell’Erioforo, soffici e leggeri come ovatta,  un tempo venivano usati per imbottire cuscini e materassi. Oggi sono protetti dalla legge. Il vento li disperderà a colonizzare le poche torbiere rimaste nei prati di montagna.

Eriophorum

Alcune piante che vivono vicino alle coste marine poi producono semi in grado di galleggiare e di tollerare l’acqua salata, potranno così affidare la propria discendenza alla sterminata distesa marina. Le isole vulcaniche emerse dal mare per eruzioni sottomarine sono state colonizzate anche così, oltre che grazie ai semi portati dal vento o dagli uccelli.

Innumerevoli sono le strategie, selezionatesi in milioni di anni, con le quali le piante, come tutti gli esseri viventi, cercano di garantirsi una discendenza! Non tutti i semi germoglieranno, anzi la maggioranza andrà dispersa perché non troverà un terreno fertile o perché qualcuno se ne ciberà, ma le piante producono un numero enorme di semi!

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

api d’oro

 

Api d’oro

cercavano il miele.

Dove starà il miele?

 nell’azzurro

di un fiorellino,

sopra un bocciolo

di rosmarino

(Federico García Lorca)

Salva

il silenzio della campagna

C’è un momento in cui il silenzio della campagna si compone nel cavo dell’orecchio in un pulviscolo di rumori, un gracchio, uno squittio, un fruscio velocissimo tra l’erba, uno schiocco nell’acqua, uno zampettio tra terra e sassi, e lo strido della cicala alto su tutto.

(Italo Calvino, Il Barone rampante)

 

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Voci precedenti più vecchie

Nel Mondo del Giardinaggio

Giardinaggio, natura e tanto altro!

Cuore di Maglia

Mani di Mamma per Bimbi Piccini

ciboefilosofia

"Fa del cibo nello stesso tempo qualcosa di normale e di straordinario, di quotidiano e di eccezionale, di semplice e di speciale".

NOI FACCIAMO TUTTO IN CASA

Alla riscoperta dei gusti di una volta....

gioiellidiale

gioielli(e non solo) in ceramica raku,creazioni in maglia e uncinetto e dolcini naturali!

Tetide

Giornalismo geologico

Nel Mondo del Giardinaggio

Giardinaggio, natura e tanto altro!

Cuore di Maglia

Mani di Mamma per Bimbi Piccini

ciboefilosofia

"Fa del cibo nello stesso tempo qualcosa di normale e di straordinario, di quotidiano e di eccezionale, di semplice e di speciale".

NOI FACCIAMO TUTTO IN CASA

Alla riscoperta dei gusti di una volta....

gioiellidiale

gioielli(e non solo) in ceramica raku,creazioni in maglia e uncinetto e dolcini naturali!

Tetide

Giornalismo geologico

Il giro del mondo attraverso i libri

"I libri sono come anime imprigionate finché qualcuno li prende dalla libreria e dona loro la libertà" S. Butler

In viaggio con Valentina

Tra vent'anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite (Mark Twain)

Dolce & Salato Senza Glutine

La mia cucina è la mia passione... cucinare mi rilassa e adoro cucinare per me, ma soprattutto per la mia famiglia..

londarmonica

uno specchio sulle possibilità

sarde e finocchietto

le ricette di casa mia

Made by Kate

Kate Alinari, schemi ad uncinetto, amigurumi, gigantizzazioni, traduzioni e divertimento!

INGVterremoti

l'informazione sui terremoti

archeoricette

#archeofoodblog #archeoblog #artblog #varieblog

____________Mille Nuovi Orizzonti__________

Nasce dall'esigenza di dare qualche informazione utile sui mezzi di trasporto, ristoranti, guesthouse, luoghi e orari dei viaggi fatti.......lasciando la poesia alla fotografia

Pezze di storia

Storie e memorie di un pezzo di stoffa