cesti

Mi sono sempre piaciuti i cesti, grandi, piccoli, con manico e senza, presenti accanto agli uomini fin da tempi peistorici, fabbricati con i materiali vegetali più diversi: canne (da cui la parola canestro), giunchi, tife, vimini, steli d’erba, di asfodeli, cortecce, ramoscelli, foglie di palma, corda, juta.

La raccolta dei rami di vimine

Ogni popolo ha usato il vegetale che trovava più abbondante nel suo territorio e dopo una lavorazione lunga e paziente ne ha ottenuto questi utensili indispensabili come contenitori ed ancora oggi utilizzati da tutti noi, anche se la plastica li ha in parte sostituiti; non del tutto però perché le loro doti naturali li rendono non paragonabili ai materiali sintetici.

varie 005

Così che vengono usati come panieri, contenitori per la frutta, sporte per la spesa o borse capienti per il mare.

In campagna si riempiono di verdura dell’orto, erbe spontanee da fare in padella, frutta raccolta dagli alberi.

ciliegie (3)

I più resistenti conterranno la legna per la stufa e il camino.

Molto famosa è la lavorazione dei cesti a spirale, una tecnica diffusa in molti paesi del mondo e presente anche in Italia, soprattutto in Sardegna, dove vengono anche decorati con motivi tradizionali. La tipica forma larga e piatta serve a contenere il pane sardo.

La tecnica dell’intreccio di materiale vegetale è servita, e continua a servire, anche per fabbricare stuoie e perfino scarpe, le calzature di esparto (Stipa tenacissima), sparto in italiano, pianta tipica dei terreni aridi, sono le espadrillas ancora fabbricate in alcune regioni spagnole e francesi. Quelle che usiamo noi ormai sono fabbricate in paesi orientali utilizzando la juta. Il termine deriva dal catalano attraverso l’occitano e contiene proprio la parola espart, sparto. Nel Museo Archeologico di Madrid ne sono esposte paia risalenti al neolitico!

Sparto

In Africa cesti fittemente intrecciati e con il coperchio, ermetici e a prova di insetti. servono come contenitori di granaglie

Sulle nostre Alpi le gerle venivano utilizzate in passato per trasportare fieno, legna e frutti sugli impervi sentieri dove occorreva avere le mani libere, infatti erano fissate sulle spalle attraverso cinghie di cuoio. Qualcuna ne sopravvive ancora.

Un ultimo piccolo cesto particolare che mi piace molto, serve a rigare i pezzetti di pasta fatta in casa passandoli sopra il fondo di paglia con una leggera pressione delle dita.

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vecchi oggetti carichi di storie

Amo i vecchi oggetti che hanno storie da raccontare. Sarà per questo che conservo con rispetto molti di quelli che furono dei miei nonni o addirittura dei bisnonni.

Così ancora utilizzo la vecchia bilancia a pesi, lo scaldaletto di rame insieme alla vecchia conca e al mestolo invece sono diventati invece oggetti di arredamento. Sono tutti testimoni di un tempo in cui grande era la fatica quotidiana delle persone comuni. Mi ricordo ancora quando non c’era la conduttura in casa dei miei nonni e lei andava a prendere l’acqua alla fontana trasportando poi la pesante conca sulla testa come prima avevano fatto generazioni e generazioni di donne.

Quante storie potrebbe poi raccontare la coperta di mio nonno che proprio quest’anno compie cento anni!

È per questo che ho visitato con piacere e curiosità il Museo del lavoro contadino nel castello di Piandimeleto,  un minuscolo comune in provincia di Pesaro-Urbino.

Castello Oliva a Piandimeleto

Nel museo sono in mostra attrezzi agricoli legati al lavoro con l’aratro che prima dell’avvento dei mezzi meccanici era trainato dai bianchi e possenti buoi di razza marchigiana.

Il vino aveva un ruolo centrale insieme al grano fra le colture e importante era la cantina con le botti, il deraspatore, il torchio.

Altri spazi sono dedicati ai lavori artigianali come quello del fabbro, del cordaio, del calzolaio, del falegname e alla filatura e tessitura della canapa con cui erano confezionati indumenti, asciugamani, lenzuola.

Quindi sono riprodotti gli ambienti della casa rurale: la cucina in cui erano appese le stoviglie di rame e i grandi piatti. Un piatto rotto non si buttava, ma veniva riparato con graffe di metallo. la grande madia era il mobile più importante, conservava gli alimenti, ma nelle annate di carestia rimaneva penosamente vuota.

Interessanti sono gli attrezzi per fare il bucato utilizzando la cenere, altra fatica di braccia in mancanza della nostra insostituibile lavatrice.

Fra i piccoli oggetti di uso quotidiano oltre al macinino, al contenitore del latte, al setaccio, mi ha colpito lo spruzzatore per il DDT, usato contro gli insetti nella casa, ma anche direttamente sulla testa dei bambini contro i pidocchi!

Infine la camera da letto; sul letto matrimoniale troneggia il “prete” con lo scaldaletto in cui venivano introdotte le braci. In primo piano la culla per l’ultimo nato. L’intelaiatura di legno per sostenere un telo protettivo contro le zanzare è ora coperta da una tovaglia stampata con la ruggine, tecnica tradizionale romagnola per decorare i tessuti.

L’acqua corrente non c’era e nelle gelide mattine invernali ci si accontentava di lavarsi sommariamente la faccia con l’acqua della catinella.

 

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la bilancia dei nonni

bilancia

Questa vetusta bilancia apparteneva ai miei nonni, se non ha 100 anni poco ci manca. La usavano nel loro negozio di generi alimentari, poi nel loro lavoro di apicoltori, per pesare il miele che vendevano. È questa ultima sua funzione che ricordo, quando troneggiava nella loro cucina-sala da pranzo-soggiorno, la stanza con il camino in cui si svolgeva tutta la vita della casa

È una classica bilancia che può pesare fino a 30 kg come è inciso sui piatti di rame. I pesi forse non si sono conservati tutti e quello da un chilogrammo ha perso la testa, ma rimangono quelli da 5 kg e quello da 2 e poi i pesi più piccoli, 500 g, 200 g, 100 g e 50 g.

La bilancia elettronica che utilizzavo si è rotta perché l’avevo caricata troppo, allora sono tornata alla vecchia, solida e indistruttibile bilancia centenaria, più adatta a pesare la frutta abbondante prodotta dai miei alberi, più adatta a una vita campagnola.

Ha poi un valore aggiunto, quello degli oggetti che hanno una storia, in questo caso una storia di famiglia.

centri e centrini a crochet

I centrini all’uncinetto delle nostre nonne sono tornati di moda, magari destinati a usi diversi da quelli di una volta, lavorati in mille forme diverse e di tanti colori vivaci in alternativa al bianco candido.

Io ne ho una notevole collezione, tutti fatti da mia nonna che fino a tarda età non riusciva a stare con le mani in mano, alcuni sono anche lavorati ai ferri

centro nonna

altri hanno forme particolari

centro nonna

Io li ho  utilizzati in tante maniere.  Eccone alcune, cliccando su alcune foto si accede al post con le spiegazioni.

  • Foderare il cestino del pane o il vassoio degli antipasti

centrini

  • servire come sotto brocca e sottobicchieri, magari lavorati in un materiale diverso come la rafia

o con cotone dai tanti colori

sottobicchieri

  • personalizzare un paralume

paralume bianco

  • impreziosire un pacchetto regalo
  • applicarli su una tenda o sopra un cuscino colorato

IMG_0848

Tante altre idee si possono scoprire nel web, per esempio si può personalizzare una borsa fatta con stoffe riciclate (cliccando sull’immmagine si può accedere al blog di provenienza).

Ellis:

In questo blog ci sono tantissime altre idee per utilizzare i centrini a crochet per decorare una parete

my bedroom

o ricoprire i coperchi dei barattoli da regalare

DIY DOILY CRAFTS DIY Crafts: DIY Vintage-Inspired Doily Jar Topper

o fare bomboniere, sacchettini e portamonete.

ricami tradizionali spagnoli

I ricami popolari  spagnoli sono molto vari e differenti da regione a regione, le tecniche e i motivi hanno radici nell’antichità e spesso sono carichi di simbolismo.

Spagna

Quelli della Sierra de Francia, una regione montuosa a 80 chilometri da Salamanca, di cui ho parlato qui,  sono tra i più originali e ricchi dell’intera Spagna. Ai piedi della Sierra, che oggi è parco naturale, passava la Via dell’Argento Romana, che collegava culture diverse.

Spagna

I motivi e gli elementi decorativi dell’artigianato non solo dei ricami, ma anche del legno, dell’argento, del cuoio e della pietra hanno origini che si perdono nella notte dei tempi: assire, egiziane, arabe, iberiche. Il risultato sono manufatti unici e tipici del territorio.

Spagna giugno 15 382

Alcuni motivi mi hanno ricordato quelli tradizioneli sardi, non per niente la Sardegna è stata sotto la dominazione aragonese e catalana per centinaia di anni.

 

bordino a crochet

Fra le “vecchie pezze” ho ritrovato questo bordino a crochet, probabilmente lo fece mia nonna, è piuttosto semplice e  si può  applicare ad asciugamani o tende o servire come decorazione per i ripiani della cucina, se ne può fare un braccialetto realizzandolo anche in altri colori o un collettino per una bambina.

bordino

Occorre un uncinetto n. 3 e cotone perlè n. 5.

Si fa prima la base: si avvia una catenella della lunghezza voluta e si lavora: 1° giro a m.alta.

2° giro: *2 m.a., 1 cat., saltare una m., ripetere da *.

3° giro: 1 m. a., *2 cat. saltare 2 m., 1 m.a. sulla cat del giro precedente. Ripetere da *.

Fiore: avviare 6 cat. unirle a cerchio con una mezza m.bassa, lavorare all’interno del cerchio:

1° giro: 18 m. b., chiudere il giro con una mezza m.b. sulla m iniziale.

2° giro: *4 cat., saltare 2 m, 1 mezza m. bassa sulla m. seguente. Ripetere da *.

3° giro: nell’arco formato dalle prime 4 catenelle: *3 m.b., 3 m.alte, 3 m.b. Ripetere da * nel seguente arco di cat. fino alla fine del giro.

Cucire i fiori fra loro a formare per uno dei petali una lunga fila, poi unirli alla base con l’uncinetto: 1 m.alta sul petalo del primo fiore opposto a quello cucito, 1 mezza m. bassa sul secondo petalo, 1 m. alta sul terzo. Fare lo stesso lavoro per gli altri fiori rompendo il filo ogni volta.

tovaglietta a crochet con fiori

Uno dei tanti lavori che escono fuori dai cassetti, sono i lavori che faceva la mia infaticabile nonna.

tovaglietta nonna

Questa è una tovaglietta, ma i motivi con i fiori possono servire per fare un poggiatesta e copribraccioli per un divano, un

copritavolo, anche per una tendina e ci si può divertire a lavorarla anche in colori diversi dal bianco.

Si può cominciare senza fretta a fare i fiorellini, un lavoro poco ingombrante che si può portare anche mentre ci si sposta in metropolitana o in treno.

Ecco come fare: occorre del filo di cotone perlé n. 5 ed un uncinetto n. 3.

tovaglietta nonna2 002

Fiore a 8 petali

Fare una catenella di 15 m, chiuderla con una mezza m. bassa e all’interno lavorare: 1° giro: *5 m.alte, 3 cat, ripetere da* per 4 volte in totale, chiudere con 1 mezza m.b. sulla m iniziale. 2° giro: *8 cat., 1 mezza m.b. sull’ultima m.alta del primo gruppo di 5 m.a. del giro precedente, 8 cat., 1 mezza m.b. sulla prima m.a. del secondo gruppo, ripetere da * fino alla fine del giro (in tutto 8 volte), chiudere con 1 mezza m.b. 3° giro: 8 m.basse in ciascuna catenella, chiudere con una mezza m. bassa. 4° giro: *4 cat, 5 m.a chiuse insieme, 4 cat, 1 m.b sulla m.b del 2° giro, ripetere da * 8 volte in tutto. Affrancare e tagliare il filo.

Fiore a 4 petali

Fare una cat di 15 m, chiuderla con una mezza m.bassa e all’interno lavorare: 1° giro: 5 m.alte, 3 cat per 4 volte, chiudere con 1 mezza m.b. sulla m iniziale. 2° giro: *5 m.a sulle m.a del giro precedente, 3 cat, 1 m.b sulla seconda delle 3 cat del giro precedente, 3 cat, ripetere da * fino alla fine del giro, chiudere con una mezza m.bassa. 3° giro: *5 m. alte sulle m.a del giro precedente, chiuderle insieme, 6 cat, 1 m.b sulla prima cat del giro precedente, 6 cat, 1 m.b sulla cat successiva, 6 cat. Ripetere da * 4° giro: in ciascuno degli archetti di catenelle del giro precedente (in tutto 12 archetti) lavorare: 3 m.b, 1 pippiolino di 2 cat, 3 m.b. In corrispondenza di ciascuno dei 4 petali formare un altro archetto in questo modo: dopo il pippiolino, fare 9 cat, fissarle con 1 mezza m.b alla cat seguente, girare il lavoro e su quest’ultima cat lavorare 10 m.b con 3 pippiolini, si torna così alla cat di partenza su cui si fanno ancora 3 m.b. Poi si continua a m.b sulla cat successiva.

I fiori sono uniti fra loro da una lunga catenella.

bambole

Sono da sempre i giocattoli preferiti dalle bambine, che spesso le conservano anche da adulte. Il giocattolo più antico ritrovato in una tomba egizia risalente a due millenni a.C è proprio una bambola.

Molto bella e commovente è la bambola ritrovata a Grottarossa presso Roma insieme alla mummia di una bambina di otto anni del II secolo d.C., conservata al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo. È una bambolina di legno con gli arti snodabili che accompagnò la sua padroncina nella tomba, non arrivò ad essere offerta alle dee prima del matrimonio come facevano le fanciulle romane.

In tempi più recenti furono costruite con i materiali più diversi: di stracci e cartapesta le più povere, con la testa di porcellana o cera le più costose.

pupazza1

Le pigotte erano originariamente fatte con gli stracci, ora sono fatte in tantissime forme diverse da volontari e vengono vendute per finanziare i progetti dell’UNICEF.

bambola Unicef

Al tempo delle nostre madri pupazze dagli occhioni azzurri che si aprivano e si chiudevano, dalle guance rosate e la bocca rossa a cuore, troneggiavano sul letto con il loro vestito tutto pizzi e gale, conservate gelosamente. Non erano un giocattolo ed alle bambine non era permesso toccarle.

bambola

Poi vennero bambole di materiali sintetici, più resistenti e adatte ad essere cullate, vestite e svestite da manine poco abili. Sono quelle che hanno accompagnato per tutta l’infanzia noi e le nostre figlie e che a volte sono state conservate come “un caro ricordo”.

bambole

Con la riscoperta dei lavori all’uncinetto sul web si possono trovare bellissime bambole fatte con la tecnica dell’amigurumi.

Una bambola a cui sono affezionata e che ho acquistato volentieri, io che sono allergica allo shopping del turista, è la piccola “dea madre” fatta a mano dalle donne turche dei paesi della Cappadocia. Ben in carne come si conviene ad una “madre”, fatta con materiali di recupero (il viso è una capsula di bottiglia), mi ha conquistato.

bambola turca

 

un presepio fatto a mano

Il Natale si avvicina a grandi passi ed è tempo di iniziare a lavorare per chi ama fare con le proprie mani regali e decorazioni.

Il presepe che vi mostro non è opera mia, ma di una cara amica di famiglia che lo regalò a noi bambini ormai circa cinquanta anni fa. È fatto con pochi materiali di recupero, vecchie stoffe, avanzi di lana, vecchie cravatte, poca ovatta per le imbottiture. Chiunque può provare a farlo, magari con i propri bambini, industriandosi a creare nuovi personaggi ed utilizzando quello che si ha in casa.

natale

Le figurine sono deliziose ed ingegnose, piene di particolari: la Madonna con il velo e il bimbo in braccio avvolto in fasce di merletto

presepe di stoffa

L’omino con il pacco, il maglioncino ed il berretto lavorati a mano; l’asinello fatto con la stoffa di una vecchia giacca

presepe di stoffa

La donnina col suo fazzoletto colorato, il grembiule e il cesto di mele

presepe di stoffa

La pecorella fatta con una ghianda, quattro stuzzicadenti e un vecchio asciugamano di spugna bianca

presepe di stoffa

Il pastore con la siringa e il bue ricavato da una vecchia maglia di lana

001

E poi ancora San Giuseppe con il bastone e il mantello di lana grezza ed i Re Magi con la corona ed i mantelli di seta.

Ogni figurina ha un’anima di fil di ferro, è imbottita con poca ovatta ed incollata ad una piccola base di cartoncino. Per i visi si può utilizzare una vecchia calza del colore adatto.

tanti cuscini diversi

I cuscini non sono mai abbastanza e negli anni ne ho fatti a decine con tecniche diverse: ricamati, lavorati a crochet oppure ricavati da scampoli di stoffa, merletti, vecchie magliette e perfino vecchi collant. Qualcuno ama molto circondarsene confondendosi con i pelouches di mia figlia!

2.bestiame vario

Eccone quindi una serie in cui al primo posto ci sono quelli che ho fatto io a crochet, qui la spiegazione del primo.

cuscino crochet2 001

Qui quelle del secondo

lavori uncinetto 003

Questi invece li ho ricavati da vecchi merletti fatti da mia nonna e conservati per decenni.

rose filet3 003

 

IMG_0848

Qualche merletto l’ho acquistato ai mercatini dell’usato dove difficilmente so resistere alla tentazione di portarmi a casa un bel lavoro.

cuscino filet sedia 001

alviano agosto 12 008

 

IMG_0851

 

30giu 010 - Copia

Di questo ho disegnato lo schema qui.

Alcuni li ho ricamati a punto a croce:

.albero puntocroce

 

gatto puntocroce

Per altri ho utilizzato scampoli ed avanzi di stoffe colorate:

 

cuscino con capulana (3)

 

30giu 015

o vecchie magliette

cuscino bici 2

o i vecchi collant.

coprisedia con le calze (1)

La spiegazione per farlo l’ho scritta in questo post.

Questo invece l’ho ricamato a punto catenella con lana colorata su una spessa stoffa di lino grezzo

cuscino ricamato

Infine cuscini particolari, come quello ergonomico che mi consente di stare seduta comoda alla scrivania. Ho descritto qui il procedimento per farlo,

salsicciotto (2)

Ed i cuscinetti ripieni di noccioli di ciliegie da mettere sul termosifone in inverno ed avere un comodo scalda-mani, fatti con vecchi maglioni fatti infeltrire in lavatrice.

cuscinetti di noccioli di ciliegie

 

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