la tomba di Cecilia Metella e il Vulcano Laziale

Il Mausoleo di Cecilia Metella e il Palazzo Caetani sull’Appia Antica

L’Appia Antica è una delle principali mete turistiche di Roma, celebrata come Regina Viarum, la regina delle vie fin dall’antica Roma, è una delle vie consolari che partivano, e partono da Roma. Io ne ho parlato qui.

Era ricchissima di monumenti e tombe, fra queste è rimasto imponente nonostante i crolli e le spoliazioni, il Mausoleo di Cecilia Metella, nobildonna appartenente a una potente e ricca famiglia, costruito fra il 30 e il 20 a. C., fra i più grandi fra quelli edificati a Roma e il meglio conservato.

Accanto al mausoleo, tanto da fare un tutt’uno con esso, è il palazzo Caetani del XIV secolo, fatto costruire dalla potente famiglia imparentata con il papa Bonifacio VIII. Erano tempi molto agitati fra esponenti di opposte fazioni e molti mausolei dell’Appia furono trasformati in palazzi fortificati, quello di Cecilia Metella divenne il torrione del palazzo.

La tomba di Cecilia Metella è un pregevole edificio che fu oggetto di ammirazione da parte di viaggiatori e artisti fin dal Rinascimento, la sua fama non è però solo diffusa fra turisti e archeologi, questo luogo è conosciuto anche per le sue particolarità geologiche.

Infatti è qui che termina la colata lavica generata a più riprese, fra 200 mila e 300 mila anni fa, dal Vulcano Laziale, sistema collinare noto come Colli Albani. Tale colata per i geologi ha assunto il nome di Capo di Bove, il nome che aveva la zona nel medioevo, dai bucrani che ornano il fregio del mausoleo.

Le colate laviche avevano generato un vasto tavolato vulcanico alto da 6 ai 12 metri e esteso per oltre 10 chilometri. Anche la pietra generata dal raffreddamento della lava ha un nome che rimanda al mausoleo: Cecilite.

La lava fu ampiamente usata dai Romani come materiale di costruzione e per pavimentare le strade. Anche l’Appia fu lastricata con i basoli provenienti da questa colata, di cui sono conservati alcuni tratti che recano ancora i solchi scavati dalle ruote dei carri.

Gli scavi archeologici condotti nelle fondamenta del Palazzo Caetani hanno rivelato un’antica cava sotterranea che si può osservare durante la visita. Fornì materiale per pavimentare molte antiche vie romane. La lava è molto dura da lavorare e ne venivano staccati blocchi inserendo dei cunei di ferro nelle fessure naturali e fra gli strati. Con un mazzuolo poi si batteva sui cunei fino a separarli.

strade romane e ritrovamenti archeologici

A Roma convivono millenni di storia ed è accaduto spesso, ma continua ad accadere, che scavando per costruire emergono statue o parte di esse che danno poi il nome alla strada in cui si trovano.

Alcuni esempi sono famosi o famosissimi, è il caso di piazza Bocca della Verità che prende il nome dal mascherone di marmo collocato nel portico della chiesa di Santa Maria in Cosmedin nel 1632. La leggenda vuole che il bugiardo che introduca una mano nella bocca del mascherone se la veda mozzare. Leggenda conosciuta in tutto il mondo tanto che si trovano sempre file di turisti che vogliono farsi fotografare mentre introducono la propria mano nella bocca. In realta il mascherone era un chiusino di epoca romana raffigurante una divinità fluviale.

Altra via famosa che prende il nome da una statua è Via del Babuino (o Babbuino), la statua è quella di un sileno che fu soprannomina “babbuino” dal popolino; è una delle “statue parlanti”, quelle su cui, dal tempo del papapato, venivano affissi cartelli di satira contro i potenti. Io ne ho parlato qui.

La più famosa statua parlante è però Pasquino che dà il nome alla piazza in cui si trova e alla via che da essa parte per arrivare a piazza Navona. La statua rappresentava in realtà Menelao che sostiene il corpo di Patroclo, fu rinvenuta nel 1500 nella vicina via del Parione. Pasquino non ha smesso di parlare e ancora oggi sono tante le satire contro i governanti che vi vengono affisse.

Via Santo Stefano del Cacco prende il nome dall’omonima chiesa, il cacco sta in realtà per macacco, da una statua egiziana di cinocefalo qui ritrovata e ora ai Musei Vaticani. Al termine di questa via è Via del Pie’ di Marmo dal reperto di una colossale statua femminile che è ancora qui conservato.

Nelle vicinanze Via della Gatta prende il nome dalla statua di un gatto che è inserito in uno dei palazzi e che probabilmente, come altri ritrovamenti, apparteneva al Tempio di Iside che sorgeva in questa zona.

Via dell’Orso si chiama così per questo bassorilievo, frammento di un sarcofago, che in realtà rappresenta un leone che sbrana un cinghiale. Su questa via c’è il più antico albergo di Roma, risalente al 1500, l’Albergo dell’Orso.

A Trastevere, vicino a Santa Cecilia, c’è il Vicolo dell’Atleta così chiamato perché nel 1844 vi fu rinvenuta la splendida statua di un’atleta che si deterge il sudore, ora conservata ai Musei Vaticani.

A Borgo Pio, vicino al Vaticano c’è invece Via dei Tre Pupazzi, da un frammento di sarcofago murato in uno degli edifici.

So di non aver esarito l’elenco delle vie romane che traggono il nome da antichi ritrovamenti, mi fermo comunque qui, consapevole del fatto che a Roma basta scavare per prolungare la metropolitana o per porre i cavi della fibra, per far affiorare nuove testimonianze dei millenni passati.

il pulcino della Minerva

La chiesa di Santa Maria sopra Minerva si trova al centro di Roma presso il Pantheon, nella piazza della Minerva. La chiesa è antichissima, secondo la tradizione potrebbe risalire addirittura all’VIII secolo. Fu più volte ricostruita nei secoli seguenti, dal XIII appartenne ai domenicani. Sotto l’altare maggiore è il sarcofago di Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia, morta a Roma nel 1380.

Il nome della chiesa deriva dalla credenza che sia stata edificata sui resti del tempio di Minerva Calcidica.

Al centro della piazza è la statua nota a Roma come “Pulcin della Minerva”. L’elefante marmoreo fu progettato da Gian Lorenzo Bernini e poi eseguito da Ercole Ferrata, suo allievo. L’elefante sostiene un piccolo obelisco egizio del secolo VI a. C. dissotterrato nella zona in quegli anni.

Ma perché è chiamato pulcino? L’elefante fu soprannominato “porcino” perché il popolino lo trovava simile a un maiale. Da porcino divenne pulcino, come ancora oggi viene chiamato.

Nel 1946 fu protagonista di una storiella che ricorda il famoso film “Totò truffa ’62” in cui Totò cercava di vendere la Fontana di Trevi. Nel caso del “pulcino” un imbroglione lo riuscì a vendere a un ufficiale americano per una cospicua quantità di “am lire”. L’ufficiale si presentò nella piazza con un camion, operai e l’attrezzaturaadatta a rimuovere la statua. Fu fermato in tempo dall’intervento del portiere del vicino albergo che allertò la polizia municipale.

la villa Aldobrandini a Roma

Sulla trafficata e affollata via Nazionale di Roma e sul largo Magnanapoli si erge un alto muraglione piuttosto anonimo che passa inosservato dai tanti turisti che percorrono ogni giorno la via. Se lo si costeggia fino a svoltare per via Mazzarino si trova il cancello di ingresso a quella che fino al 1929 fu la villa degli Aldobrandini il cui giardino fu molto ridimensionato dalla sistemazione di via Nazionale all’inizio del 1900. Un secondo ingresso è su via Panisperna.

Oggi la villa è un giardino pubblico, raccolto e suggestivo, sopraelevato rispetto a via Nazionale, una vera oasi in mezzo al traffico.

La villa è ricca di statue antiche e di alberi che d’estate offrono un piacevole riparo alla calura. Non mancano le fontanelle che dissetano gratuitamente i passanti con l’ottima acqua di Roma.

Sulla sfondo si nota la Torre delle Milizie del sottostante Largo Magnanapoli.

Se ci si affaccia dalla balconata che dà sul Largo si notano al centro della carreggiata i resti delle antiche Mura Serviane, più lontano l’Altare della Patria e sulla destra il Palazzo del Quirinale.

Un luogo sconosciuto ai più dove è piacevole sostare.

la serra moresca di Villa Torlonia

L’8 dicembre, dopo un lungo restauro, è stata aperta al pubblico la Serra Moresca di Villa Torlonia a Roma.

Villa Torlonia si trova sulla via Nomentana, fuori delle mura Aureliane, in una zone che fino agli inizi del 1900 era aperta campagna. Fu proprietà della nobile famiglia dei Colonna, alla fine del 1700 fu acquistata da una ricca famiglia di banchieri, i Torlonia, che fecero ampliare e abbellire gli edifici precedenti e ne aggiunsero di nuovi. Dal 1925 al 1943 la affittarono a Benito Mussolini che ne fece la sua residenza e vi fece costruire nel sottosuolo un rifugio antiaereo.

Nel dopoguerra la villa andò lentamente in rovina fino a che nel 1978 non fu acquistata dal Comune di Roma che ne fece un parco pubblico ricco di alberi secolari, di laghetti e viali ombrosi.

Gli edifici esistenti vennero lentamente restaurati e adibiti a musei. L’ultima ad essere restaurata è stata la Serra Moresca, costruita nel 1839 per ospitarvi piante esotiche e rare, si ispirava all’Alhambra di Granada.

L’interno è bellissimo, con un alto soffitto in vetro e vetrate dai colori vivaci, ricostruite come le originali andate in frantumi durante i lunghi anni di abbandono.

Accanto alla Serra è stata ugualmente restaurata la Torre Moresca, collegata alla serra da uno stretto passaggio che un tempo si apriva su una grotta artificiale, ora crollata, con laghetti e cascatelle.

Sono visitabili anche gli altri edifici della villa; il Casino dei Principi che ospita statue provenienti dalla collezione Torlonia e quadri degli artisti della Scuola Romana attivi a Roma nel periodo fra le due guerre e la Casina delle Civette dalle belle vetrate policrome realizzate fra gli anni 10 e 20 del 1900.

l’orto botanico di Roma

Alle pendici del colle del Gianicolo, nei giardini del palazzo Riario-Corsini che nel ‘600 ospitò la regina Cristina di Svezia, si estende per 12 ettari l’interessantissimo Orto Botanico di Roma del Dipartimento di Biologia ambientale dell’Università la Sapienza.

Vi si accede da via della Lungara, girando per via Corsini, dove una magnolia centenaria anticipa i patriarchi dell’interno dell’Orto.

A Roma esisteva un orto botanico fin dal XIII secolo per volere dei papi, c’era allora solo un pomarium e un orto dei semplici in cui venivano coltivate le piante medicinali. Ebbe varie collocazioni e solo alla fine del XIX secolo fu sistemato nel luogo attuale.

Il giardino ospita molte importanti collezioni: conifere, juglandacee, rosacee, fagacee, palme, un giardino roccioso caratterizzato da una cascata, un giardino dei semplici; un piccolo lago artificiale che ospita specie ripariali e acquatiche.

Alcune serre ospitano importanti collezioni di piante grasse e succulente di ambienti desertici, soprattutto californiani e messicani. Fra queste numerosi esemplari di piante protette sequestrate dalla Guardia di Finanza nell’ambito delle attività di contrasto alle importazioni illecite. Altre serre ospitano collezioni di orchidee e piante tropicali.

Particolarmente suggestiva è l’antica scalinata dellla fine del 1600 ombreggiata da un imponente platano pluricentenario del XV secolo!

I giganti pluricentenari non mancano certo, questo noce crollò alcuni anni fa per il forte vento, ma non ha cessato di vegetare, il personale sell’Orto ha ricoperto le radici rimaste esposte con zolle di terra e dai suoi rami è cresciuta una selva di nuovi alberi!

Anche questa sequoia è maestosa e continua a crescere sotto il cielo di Roma.

Questo albero curioso è originario dellAmerica meridionale, il suo nome è Celba speciosa. La sua particolarità è qualla di avere il tronco ricoperto di lunghe spine, ma si fa notare per la bellezza dei suoi fiori rosa.

Moltissime sono le piante singolari, esotiche, maestose e bellissime a vedersi, una buona ragione per visitare questo grande parco poco conosciuto ma degno di una visita e magari di una seconda e di una terza in diverse stagioni. Se si è lì per mezzogiorno il cannone del Gianicolo ci tuonerà sulla testa!

150 anni dalla nascita di Trilussa

Quest’anno ricorre il 150° anno dalla nascita di Carlo Alberto Salustri, uno dei più noti poeti romaneschi, conosciuto con lo pseudonimo di Trilussa, anagramma del suo cognome. Nacque infatti a Roma, in via del Babuino, il 26 ottobre del 1871.

A Trastevere, accanto al trafficatissimo lungotevere, di fronte a Ponte Sisto, si apre la piccola piazza Trilussa, qui oltre alla fontana dell’Acqua Paola c’è il monumento al poeta, la scultura di bronzo fu qui collocata nel 1954, è opera dello scultore Lorenzo Ferri.

Trilussa è raffiugurato mentre recita una delle sue poesie. La postura del poeta raffigurato mentre si appoggia ad una lapide fece scatenare lo scontento e l’ironia, tanto che il monumento fu soprannominato “lo sderenato” che a Roma significa sfiancato, fiacco.

Amilcare Pettinelli in un sonetto fa parlare il poeta:

…S’io potessi, sto bronzo der malanno

lo tirerebbe su la commissione.

Io schina storta? E annateve a ripone…

Se po’ sape’ che annate riccontanno?

Sta mossa co’ la destra indò viè fora?

Chi l’ha inventata, a chi è zompata in testa?

Pare che butto “tre” giocanno a mòra”

la Cloaca Massima

Lo sbocco della Cloaca massima nel Tevere

La Cloaca Massima è stata la prima opera di drenaggio e fognatura di Roma, inizialmente destinata a raccogliere e canalizzare verso il Tevere le acque che dalle alture scendevano al Foro rendendolo un luogo paludoso e insalubre. La tradizione ne attribuisce la costruzione al re Tarquinio Prisco, come riportato anche da Livio (Storia di Roma dalla sua fondazione, L.I, 56).

Sboccava e sbocca ancora, presso il Ponte Emilio, conosciuto a Roma come Ponte Rotto. Probabilmente al tempo dei Tarquini era un semplice canale di drenaggio, la copertura a volta in blocchi di tufo si fa invece risalire al II secolo a. C.

La volta in tufo della Cloaca Massima, diventata rifugio per i senza casa

Poco più a valle si apre un’altro arco di tufo, più piccolo, è la cloaca del Circo Massimo che convogliava le acque del fosso dell’Acqua Mariana, acquedotto medioevale a cielo aperto del XII secolo che attraversava il Circo Massimo nel quale alimentava perfino un mulino. Dal nome di questo fosso è probabilmente derivato il sostantivo “marana” o “marrana” che ancora oggi denomina i piccoli corsi d’acqua della campagna romana.

Circo Massimo con la torre dei Frangipane accanto alla quale furono trovati i resti di un mulino

il Monte di Pietà di Roma

Il Monte di Pietà è un’Istituzione finanziaria aenza scopo di lucro voluta a partire dal XV secolo dai francescani per sottrarre i meno abbienti dalle spire dell’usura.

Il termine “Monte”, ancora usato in alcuni istituti bancari, sta proprio a ricordare il cumulo di denaro che veniva messo a disposizione da più persone facoltose per sovvenzionare i prestiti ai poveri. Il prestito veniva poi restituito senza pagare interessi, qualsiasi interesser infatti, anche basso si configurava come usura, fortemente condannata dalla Chiesa. Il Monte di Pietà di Roma non fu il primi istituito in Italia, precedentemente erano stati fondati quelli di Ascoli Piceno, Perugia, Orvieto, L’Aquila, Viterbo ed altre città.

Il Monte di Pietà di Roma è attualmente in un palazzo nella piazza omonima, non lontano dalla più famosa Piazza Campo de’ Fiori. Il Pio Istituto del cosiddetto Monte di Pietà fu fondato nel 1539 da papa Paolo III per il prestito di denaro dietro pegno a persone bisognose. Inizialmente era situato in via dei Banchi Vecchi, poi fu spostato in via dei Coronari.

L’iniziativa ebbe molto successo e questa collocazione risultò non più sufficiente, perciò agli inizi del 1600 il Monte di Pietà fu spostato in questo palazzo che era stato della nobile famiglia dei Santacroce.

Negli anni seguenti il palazzo fu ancora ampliato con un nuovo corpo di fabbrica, la direzione dei lavori fu affidata a Carlo Maderno. Il campanile con l’orologio fu eretto nel 1624 da un giovane Francesco Borromini, allievo del Maderno, che figurava come scalpellino e intagliatore di marmo.

Il Monte di Pietà è ancora funzionante, nell’ultimo anno, a causa delle difficoltà in cui si sono trovate molte persone che hanno perso il lavoro a causa della pandemia, nelle ore di apertura si formano lunghe code.

ponte Sisto a Roma

Roma esiste grazie al Tevere e i ponti su questo fiume sono stati fondamentali per congiungere le due sponde fin dalla sua fondazione due millenni e mezzo fa. Hanno fronteggiato per millenni le piene del Tevere e dei suoi affluenti, non sempre con successo, molti di loro sono stati più volte ricostruiti.

Anche il Ponte Sisto non fa eccezione. Fu fatto costruire dagli imperatori romani, forse da Caracalla, l’imperatore Valentiniano lo dece restaurare nel 327 d.C.

Crollò forse per la piena del 589, erano tempi complicati, Roma aveva perso gran parte della popolazione, passarono molti secoli fino a che papa Sisto IV lo fece ricostruire nel 1474, in occasione del Giubileo del 1475, inglobando parte di un arco del manufatto romano. Furono utilizzati per la sua ricostruzione anche materiali tolti dal Colosseo. Costituiva un importante collegamento fra la sponda destra del fiume, dove era anche il Vaticano, e i rioni di Regola e Parione e quindi il resto della città.

Ha quattro arcate di tufo e travertino rivestite di laterizi e modanature in travertino. Il grande foro che contraddistingue la sua costruzione era chiamato dai romani “l’occhialone”, in caso di grandi piogge, quando il livello del fiume si alzava per il popolo serviva da idrometro, perché quando l’acqua del fiume lo chiudeva era imminente un’inondazione.

Attualmente il ponte è solo pedonale, dopo che nel 1998 furono rimosse le passerelle di ghisa poste alla fine dell’800 per allargare la sede stradale, si è così recuperata l’architettura quattrocentesca.

Voci precedenti più vecchie

Favole per bambini

Brevi storie della buonanotte da leggere ai bambini per sognare

fiorievecchiepezze

piante, animali e riutilizzo per lasciare una impronta piccola nell'ambiente

El Itagnol

Ultime notizie dalla Spagna e dall'Italia

Lipstick On Coffee Cup

L'entusiasmo non é leggerezza. "L'entusiasmo è per la vita ció che la fame é per il cibo".

VOCI DAI BORGHI

Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenem...

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Il mio mondo, i miei libri, le mie storie

LA MASSAIA CONTEMPORANEA cuoca a domicilio

nel piccolo può fare grandi cose

Nel Mondo del Giardinaggio

Giardinaggio, natura e tanto altro!

Favole per bambini

Brevi storie della buonanotte da leggere ai bambini per sognare

fiorievecchiepezze

piante, animali e riutilizzo per lasciare una impronta piccola nell'ambiente

El Itagnol

Ultime notizie dalla Spagna e dall'Italia

Lipstick On Coffee Cup

L'entusiasmo non é leggerezza. "L'entusiasmo è per la vita ció che la fame é per il cibo".

VOCI DAI BORGHI

Laudabunt alii claram Rhodon aut Mytilenem...

Non Solo Campagna - Il blog di Elena

Il mio mondo, i miei libri, le mie storie

LA MASSAIA CONTEMPORANEA cuoca a domicilio

nel piccolo può fare grandi cose

Nel Mondo del Giardinaggio

Giardinaggio, natura e tanto altro!

ciboefilosofia

"Fa del cibo nello stesso tempo qualcosa di normale e di straordinario, di quotidiano e di eccezionale, di semplice e di speciale".

semplicemente homemade

Your Home Decor Gifts - cucito creativo,scrapbooking,bomboniere

Noi Facciamo Tutto In Casa

Ricette di casa nostra, tradizionali e innovative

gioiellidiale

gioielli(e non solo) in ceramica raku,creazioni in maglia e uncinetto e dolcini naturali!

In viaggio con Valentina

Tra vent'anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite (Mark Twain)

Dolce & Salato Senza Glutine

La mia cucina è la mia passione... cucinare mi rilassa e adoro cucinare per me, ma soprattutto per la mia famiglia..

londarmonica

studio e ricerca: voce parlata - voce cantata - pratica strumentale