le acque e le scale di Roma

Ti ricordi ancora di Roma, cara Lou? Com’è nella tua memoria? Nella mia rimarranno un giorno solo le sue acque, queste limpide, stupende, mobili acque che vivono nelle sue piazze; e le sue scale, che sembrano modellate su acque cadenti, tanto stranamente un gradino scivola dall’altro come onda da onda; la festosità dei suoi giardini e la magnificenza delle grandi terrazze; e le sue notti, così lunghe, silenziose e colme di stelle.“

Rainer Maria Rilke, Dalla lettera a Lou Salomè, 3 novembre 1903.

 

 

la notte delle streghe

La notte fra il 23 e il 24 giugno si celebrava  Roma a piazza san Giovanni la cosiddetta “notte delle streghe” per la festa di San Giovanni, festa antichissima ancora prima di essere cristiana, che celebrava dalla preistoria in poi il solstizio d’estate.

Secondo le leggende popolari le streghe in quella notte vagavano per le vie della città e cercavano di penetrare furtivamente nelle case. Per allontanarle e tener lontano il malocchio erano utili l’aglio, i garofani e i fiori di lavanda.

Si accendevano anche grandi falò per illuminare la notte e spaventarle.

Era usanza durante la grande festa che durava tutta la notte di mangiare lumache ben spurgate e poi cotte con un sughetto di pomodoro profumato con la mentuccia romana, che non ha niente a che vedere con la menta, ma è quella conosciuta altrove come nepitella.

Innumerevoli sono le usanze, le feste, le leggende e i riti che si compivano e in parte rimangono ancora in questa notte considerata magica. Si raccoglievano erbe medicinali come la ruta, la salvia, la menta, l’artemisia, l’iperico detto anche erba di San Giovanni, si riteneva infatti che le erbe raccolte in questa notte acquistassero proprietà miracolose.

Io mi limiterò a raccogliere come ogni anno le noci immature per il tradizionale nocino, la cui ricetta ho descritto qui.

la morte di Nerone

Nerone è un personaggio controverso. Si chiamava Lucio Domizio Enobarbo, era nipote dei Caligola e prese il nome di Nerone quando fu adottato dall’imperatore Claudio. Divenne imperatore giovanissimo a soli 17 anni dopo la morte di Claudio.

Fu descritto come un tiranno pazzo e sanguinario dai suoi contemporanei,  di lui parlano gli storici Svetonio nelle “Vite dei Cesari” e Tacito negli “Annales”. Il popolo che aveva beneficiato con le sue riforme e le elargizioni probabilmente lo rimpianse.

La storiografia moderna ha rivalutato il suo comportamento considerandolo non più sanguinario e tirannico degli altri imperatori. La tradizione che gli attribuisce la responsabilità del grande incendio di Roma del 64 d. C. sembra non essere vera, vero è invece che per allontanare da sè i sospetti ne attribuì la colpa ai cristiani che furono arrestati e condannati in massa a supplizi atroci. Dopo l’incendio fece ricostruire Roma con vie più larghe e nuove case di pietra al posto di quelle di legno infiammabili. Si fece anche costruire un’enorme villa, la Domus aurea“.

Regnò tredici anni, negli ultimi anni del regno si attirò l’inimicizia dei patrizi, fino a che il Senato lo dichiarò nemico pubblico. Abbandonato da tutti, anche dall’esercito e dai suoi pretoriani, fuggì da Roma trovando riparo presso la villa di Faonte, un suo liberto, a 4 miglia da Roma, fra la via Nomentana e la via Salaria. Per non cadere nelle mani dei suoi avversari che lo stavano per raggiungere si suicidò con un pugnale, in questo aiutato da un liberto. Era il 9 giugno del 68 d. C. e aveva 32 anni.

Grazie alla descrizione abbastanza precisa di Svetonio i ruderi della villa di Faonte sono stati identificati nella periferia romana in una zona fino a pochi anni fa di campagna, oggi invasa da nuovi edifici.

Ruderi della villa di Faonte

Il Senato ne decretò la damnatio memoriae, la condanna della memoria, provvedimento legislativo secondo il quale si cancellava ogni traccia di una persona. La Domus Aurea fu parzialmente interrata e fu interrato anche il laghetto presente nel grande giardino, laghetto alimentato da due affluenti del Tevere. Al suo posto fu poi costruito l’Anfiteatro Flavio, meglio conosciuto come Colosseo.

Il corpo fu sepolto nella tomba di famiglia, quella dei Domizi, al Pincio. Nel medioevo intorno alla figura di Nerone fiorirono cupe leggende, si diceva che nel luogo della sua presunta sepoltura demoni e spiriti comparissero nottetempo terrorizzando la popolazione.

Per esorcizzare la figura sinistra dell’imperatore nel 1099 il papa Pasquale II fece costruire in quel luogo una cappella a spese del popolo romano, da qui il nome di Santa Maria del Popolo. La leggenda narra che furono dissotterrate le ossa dell’imperatore e bruciate insieme al grande albero di noce che vi cresceva sopra.

Al posto della cappella nei secoli successivi sorse la chiesa, modificata più volte. Al suo interno due grandi dipinti del Caravaggio: la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro.

S.Maria del Popolo e Porta del Popolo

Hanno lo stesso nome anche la famosa Piazza del Popolo e la porta monumentale da cui la consolare Via Flaminia esce dalle Mura Aureliane.

A Roma la figura di Nerone ha continuato a suscitare impressioni e ad alimentare leggende anche in epoca più recente. Sulla via Cassia esiste una cosiddetta Tomba di Nerone che dà il nome alla località. In realtà è il sepolcro con tanto di iscrizione di Publio Vibio Mariano del II secolo d. C., ma le leggende narrano che il fantasma di Nerone sarebbe stato visto mentre piangeva sul sarcofago. Potenza della suggestione!

Questo sarcofago è legato ad un avvenimento molto posteriore che riguarda un altro imperatore. Durante l’incoronazione di Napoleone Bonaparte a Parigi venne lanciata una mongolfiera che al posto della navicella aveva una corona imperiale con l’aquila di Napoleone. Nella notte fra il 16 e il 17 dicembre 1804 la navicella, giunta su Roma, si abbassò molto e urtò proprio contro questo sepolcro, perdendo la corona imperiale. L’incidente fu interpretato come un cattivo presagio per l’imperatore appena incoronato.

 

 

Roma e il tufo

Oggi si celebra il Natale di Roma, giorno in cui la tradizione colloca la sua fondazione 2773 anni fa.

Roma è le sue pietre ho detto in questo articolo parlando del travertino, ma prima ancora che il travertino è il tufo ad aver determinato perfino il luogo dove sorse.

Colle Palatino

Il tufo è una roccia di origine vulcanica derivata dalla sedimentazione in strati molto spessi di lapilli emessi durante un’eruzione, questi poi si compattano a causa della grande pressione esercitata dagli strati sovrastanti.

Nel caso di Roma furono due distretti vulcanici il Distretto Vulcanico dei Monti Sabatini a nord della città e il Vulcano Laziale, a poche decine di chilometri a sud, ad emettere un’enorme massa di materiale a partire da 600 mila anni fa. L’attività vulcanica di questi distretti  fu particolarmente energica tanto che ad ogni eruzione furono emessi decine di chilometri cubi di materiale che formò un’ampia piattaforma costituita di tufi, colate piroclastiche e colate di lava.

I terreni vulcanici appena formati furono subito sottoposti all’azione erosiva da parte delle piogge e dei corsi d’acqua, primo fra tutti il Tevere il cui corso fu inizialmente deviato dai prodotti vulcanici. Alcune delle più importanti vie del centro di Roma come ad esempio via Cavour e via Nazionale sono tracciate proprio nelle valli scavate dai corsi d’acqua che dai colli scendevano verso il Tevere.

Il tufo è una roccia di media durezza che fu presto scavata da questi corsi d’acqua, fu così che sui tufi emessi dal Vulcano Laziale, si formarono i famosi sette colli: Palatino, Aventino, Capitolino, Quirinale, Viminale, Celio e Esquilino,

Colle Aventino

Roma non fu solo costruita sul tufo, ma anche con il tufo che grazie alle sue caratteristiche: la leggerezza e la facilità di lavorazione fu da sempre utilizzato per le costruzioni pubbliche e private, tanto che le cave di tufo e pozzolana hanno demolito in quasi tre millenni intere colline.

Palatino, cisterna arcaica, sec. VI a. C. costruita con blocchi di tufo.

Mano a mano che la città diventava più ricca e potente i monumenti e le ville furono rivestiti di travertino o di marmo. Finita la grandezza dell’impero gli antichi monumenti furono usati come cave di materiali edilizi e molti furono privati del rivestimento marmoreo lasciando solo il tufo.

Castel Sant’Angelo

Parco degli Acquedotti

Nonostante la città sia ormai ricoperta da costruzioni e asfalto in alcuni tratti sono ancora visibili stratificazioni di terreni vulcanici. Il tufo è stato utilizzato anche in epoca moderna per l’edilizia e molte palazzine furono costruite nel dopoguerra utilizzando blocchetti di tufo.

Un materiale umile, non appariscente, ma fondamentale, nel vero senso del termine, per la nostra città.

 

 

 

una città ricca di verde

Per il giorno di Pasquetta in mancanza delle classiche scampagnate nel verde ne organizzo una virtuale in quella che è una delle città più verdi d’Europa: Roma! Al decimo posto fra le città europee in una classifica del Green City Index che considera tutte le aree verdi: riserve, boschi, prati, parchi, giardini e terreni agricoli.

La rete di Romanatura comprende ben sedici aree naturali protette nel territorio del comune di Roma per un’estensione di 16 mila ettari. Sono gestite da un Ente Regionale e costituiscono una importantissima riserva di nicchie ecologiche in cui si contano oltre mille specie vegetali, 5 mila specie di insetti, 150 specie fra mammiferi, uccelli, rettili e anfibi.

Molte aree conservano una vocazione agricola con peoduzioni di qualità in cui prevale il biologico.

Parco di Decima Malafede

Parco dell’Aniene

Riserva Naturale di Monte Mario

Riserva Naturale di Monte Mario

Riserva Naturale di Monte Mario

Il Parco Regionale suburbano dell’Appia Antica è una enorme riserva naturale di circa 4500 ettari che comprende l’Appia antica con i suoi monumenti, la valle della Caffarella, il Parco degli Acquedotti di cui ho parlato qui.

Parco degli Acquedotti

Numerose e molto frequentate sono le ville urbane di Roma, appartenute a famiglie nobili, sono un importante polmone verde nel traffico cittadino oltre a custodire notevoli monumenti ed edifici molti dei quali utilizzati come musei. Fra le più grandi Villa Doria Pamphilj, Villa Borghese, Villa Ada, Villa Sciarra, Villa Celimontana.

Villa Borghese

Villa Borghese

Villa Torlonia

Villa Borghese

Villa Ada

Villa Ada

Aree verdi in cui passeggiare sono anche le rive del Tevere lungo le quali corrono decine di chilometri di piste ciclabili che attraversano la città da nord a sud.

In primavera apre il roseto comunale con le sue spettacolari fioriture. Io ne ho parlato qui.

Oggi è una Pasquetta insolita, niente pic-nic sull’erba e passeggiate nel verde, le mie foto sono un magro sosituto, ma ci rifaremo appena possibile!

ville romane: villa Borghese

In giorni di #iorestoacasa le ville pubbliche romane sono chiuse o il loro accesso limitato. In questa stagione sarebbero piene di gente, i romani di tutte le età  le amano molto e le frequentano volentieri soprattutto nei fine settimana. Ho già parlato qui di Villa Ada, una delle principali ville storiche, ma la più antica e conosciuta è Villa Borghese nella quale hanno giocato per lo meno quattro generazioni di romani.

La villa infatti, di proprietà della nobile famiglia romana dei Borghese, fu venduta nel 1901 allo Stato italiano che la cedette al comune di Roma nel 1903. Da allora è sempre stata aperta al pubblico.

È una villa molto grande, il quarto parco pubblico di Roma per estensione ed è ricca di edifici fra i quali il celeberrimo Museo Borghese, la Casina delle Rose sede della Casa del Cinema, l’Aranciera sede del Museo Carlo Bilotti, la Casina Valadier con il celebre caffè, l’Uccelliera.

Al suo interno sono anche il Bioparco e il Museo civico di Zoologia. A piazza di Siena si svolge ogni anno il concorso ippico.

Oltre ai musei vi si trovano anche due teatri: il San Carlino dedicato ai più piccoli e il Silvano Toti Globe Theater, una ricostruzione del Globe Theater di Shakespeare a Londra.

Luoghi molto frequentati dai romani e dai turisti sono il Giardino del Lago che si può romanticamente attraversare in barca a remi e la terrazza del Pincio da cui si gode uno dei più bei panorami su Roma.

Notevole è il patrimonio di alberi della villa, alcuni dei quali centenari come questi platani

o i lecci

e i monumentali cedri

Moltissime sono le piante esotiche come papiri, yucche, araucarie, magnolie e numerose specie di palme.

Un luogo ameno in cui passeggiare, correre, andare sui pattini, in carrozzina o in bicicletta, bello e vario in tutte le stagioni. Ci torneremo presto!

i lecci di Roma

I lecci (Quercus ilex) sono querce tipiche del clima mediterraneo, sempreverdi, molto resistenti alla siccità, un tempo formavano lungo il litorale laziale fittissimi boschi. Furono i romani a cominciare il disboscamento per utilizzarne l’ottimo legno, duro e pesante. Virgilio scrive che veniva usato anche per le tubature dell’acqua.

Sono alberi a crescita lenta ma molto longevi, Plinio scrive che alla sua epoca sul Colle Vaticano c’era un leccio la cui nascita era antecedente alla fondazione di Roma come testimoniava un’iscrizione etrusca.

Durante i primi anni di Roma capitale ne furono piantati molti lungo i viali e nelle ville pubbliche. La chioma sempreverde di un bel verde scuro è molto fitta e fa una piacevole ombra nelle torride estati romane.

Lecci furono piantati nella zona della stazione Termini, a San Giovanni, a piazza Mazzini, nel quartiere Prati, nei giardini intorno a Castel Sant’Angelo.

I lecci più belli e più anziani sono quelli di Villa Borghese, nel Giardino del Lago.

Il leccio della foto ha fra i 150 e i 200 anni ed aveva un alto rischio di deperimento a causa dei funghi che avevano attaccato le radici favoriti dall’eccesso di acqua nel terreno per la vicinanza del laghetto. Ha però ricevuto negli anni passati una serie di interventi che lo hanno in parte risanato consentendogli di rivestirsi di nuova vegerazione.

I lecci sono tornati ad essere alberi scelti dal servizio giardini per abbellire i viali del centro e della periferia, anche per colmare i vuoti lasciati da recenti abbattimenti resi necessari per salveguardare l’incolumità dei passanti. Infatti i pini tagliati pochi mesi fa  perché diventati pericolosi sono stati sostituiti da lecci le cui radici vanno bene in profondità e sono in grado di resistere a venti forti.

 

i sampietrini di Roma

Le vie, le piazze, i vicoli di Roma sono lastricati con i prodotti del vicino Vulcano Laziale, quello che ha prodotto i Colli Albani pochi chilometri a sud-est della città e gli stessi famosi sette colli su cui sorse la prima Roma.

Le vie e le piazze famose in tutto il mondo sono ancora lastricate con i sampietrini, i blocchetti quadrati di pietra vulcanica così chiamati perché nel XVIII secolo furono usati per pavimentare Piazza San Pietro. Dai romani sono comunemente chiamati serci (selci) e sono ben presenti nell’immaginario collettivo per il loro uso come arma impropria.

Non è agevole camminare sui sampietrini, soprattutto se si portano scarpe con i tacchi alti. I turisti anche se indossano scarpe comode sono costretti a visitare la città ballonzolando su questa pavimentazione irregolare ma ecologica perché i blocchetti non sono cementati e quindi fanno respirare il terreno.

I romani, nonostante gli inconvenienti, sono affezionati ai loro sampietrini che un tempo pavimentavano anche le strade di periferia e non sono disposti a rinunciarvi.

Recentemente in alcune zone sono stati introdotti sampietrini di ottone come “pietre di inciampo”, davanti a quelle che furono le abitazioni di famiglie ebree deportate. Sono più frequenti al ghetto, ma presenti anche in altri quartieri della città, ovunque ci siano storie tragiche da ricordare con questo segno di memoria e partecipazione.

la città di travertino

Roma è le sue pietre. Nei millenni è stata costruita e ricostruita in gran parte con le pietre locali, i tufi prodotti dai vulcani vicini e il travertino proveniente dalla vicina Tivoli, da cui prende anche il nome: lapis tiburtinus lo chiamavano i romani, pietra di Tivoli.

Porta Maggiore

Il travertino è una roccia sedimentaria calcarea originata dall’incrostazione di sali di calcio contenuti in acque che ne sono ricche. Si forma soprattutto nei pressi di sorgenti di solito termali, come sono appunto quelle di Tivoli.

È in genere di colore bianco o avorio, ha un aspetto spugnoso e poroso con molti vuoti causati dalla presenza, all’inizio della sua sedimentazione, di vegetali che  decomponendosi lasciarono una cavità.

Isola Tiberina

I monumenti di Roma sono in gran parte costruiti o rivestiti di travertino, dai più antichi come il Colosseo, le porte monumentali, i ponti, i teatri, i fori,

Ponte Fabricio

Teatro di Marcello

a quelli rinascimentali e barocchi come le chiese, le fontane e lo stesso colonnato di San Pietro.

Fontana dei Fiumi a Piazza Navona

Molti edifici recenti sono stati edificati con il travertino, la Città Universitaria, i monumenti e gli edifici pubblici dell’EUR, il Palazzo di Giustizia, l’Ossario dei caduti della Repubblica Romana al Gianicolo, la recente teca che racchiude l’Ara pacis.

Ossario dei caduti della Repubblica Romana

Anche semplici elementi di arredo urbano sono fatti di travertino, come le targhe stradali, i cordoli dei marciapiedi e alcune delle numerosissime  fontanelle romane, dispensatrici di ottima e fresca acqua di sorgente.

 

 

 

il bassorilievo botanico dell’Ara Pacis

Il bassorilievo dell’Ara Pacis è uno dei più grandi del mondo classico. Di raffinata bellezza rappresenta lo sviluppo di un’unica pianta che si origina da un ceppo di acanto. La pianta è in realtà composta da decine di differenti specie vegetali che si trasformano l’una nell’altra in una spirale continua composta da steli,  fusti, cirri, foglie, fiori, petali, pistilli.

L’ara fu fatta erigere da Augusto nel 13 a.C. in onore di una nuova divinità, la Pace, dopo le imprese vittoriose in Gallia e Spagna che portarono per Roma un lungo periodo senza guerre. Testimonia l’interesse per la natura nella sua grande ricchezza e varietà, ma anche nel suo ordine.

L’Ara Pacis cominciò a degradarsi già in epoca antica anche a causa delle piene del vicino Tevere e con i secoli fu parzialmente interrata. Alcuni scavi iniziarono nel XVI secolo e i frammenti ritrovati furono custoditi nelle collezioni di potenti di mezza Europa.

Il bassorilievo fu ricomposto nel 1938 mettendo insieme una gran quantità di frammenti dispersi. Non furono ritrovati tutti.

Fra le piante raffigurate si distinguono l’acanto, l’alloro, la carlina, il cocomero asinino, la vite, l’erba serpentaria. Molte hanno significati simbolici come l’alloro sacro ad Apollo e simbolo di gloria e le palmette simbolo di vittoria. In alto sono raffigurati cigni in volo, uccelli sacri ad Apollo.

Con questo primo post entro negli anni venti! Un augurio di serenità a tutti voi. Non oso dire di pace, parola abusata, anche al tempo di Augusto che la pace la ottenne a costo di sanguinose guerre di sottomissione dei popoli confinanti.

 

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