Roma e i suoi acquedotti

Roma è una città ricca di acque che non sono solo quelle del Tevere e dell’Aniene, ma ottime acque di fonte provenienti da sorgenti che per la maggior parte sgorgano ad una distanza di poche decine di chilometri dalla città. I cittadini romani possono contare su un rifornimento di acqua proveniente da grandi falde acquifere profonde che è fra i più alti nel mondo.

La maggiore risorsa sono le sorgenti delle aree vulcaniche a nord e a sud di Roma, i Colli Albani e i Sabatini, e quelle provenienti dall’Appennino.

A Roma parte degli antichi acquedotti costruiti magistralmente sono ancora in piedi, nonostante le demolizioni e i crolli avvenute nel corso dei millenni. Dopo che la città divenne capitale ulteriori demolizioni furono fatte per far posto alle costruzioni più recenti.

I più suggestivi sono quelli del Parco degli Acquedotti nel Parco Regionale dell’Appia antica, immersi nello splendido scenario della campagna romana.

I Romani cominciarono in epoca molto antica a costruire acquedotti, il primo è quello Appio costruito nel 312 a. C. che trasportava a Roma l’acqua proveniente da sorgenti distanti circa 15 Km da Roma lungo la via Prenestina ad est della città, era quasi tutto sotterraneo. Successivamente l’Anio vetus portava a Roma le acque dell’Aniene captate presso le sue sorgenti sui monti Simbruini. Successivamente un secondo acquedotto captò le acque nella stessa zona, è l’Aqua Marcia che, ristrutturato al tempo di Pio IX, ancora oggi arriva a Roma.

Roma, via Nomentana

fontana dell’Acqua Marcia sulla via Nomentana

A Porta Tiburtina, all’inizio della via omonima, sopra le mura aureliane passavano ben tre acquedotti, quello dell’Aqua Marcia, dell’Aqua Iulia e dell’Aqua Tepula.

Anche Porta Maggiore, una delle tante porte delle mura Aureliane, all’inizio della via Prenestina e della via Labicana, era stata ricavata dagli archi degli acquedotti Claudio e Anio Novus iniziati sotto l’imperatore Caligola e terminati sotto Claudio nel 52 d.C. Altri archi furono invece inglobati nelle fortificazioni.

Nerone fece costruire una diramazione che dall’acquedotto Claudio portava acqua alla Domus Aurea; alcune delle sue superbe arcate si possono ancora vedere in via Statilia, vicino alla basilica di Santa Croce in Gerusalemme,

L’Aqua Virgo invece captava le acque a est di Roma, alle pendici dei Colli Albani. In tutto erano ben undici gli acquedotti che rifornivano la città, l’acqua era necessaria anche per alimentare le terme che in epoca imperiale arrivarono al considerevole numero di duemila!

Le invasioni barbariche provocarono morte e distruzioni, gli invasori tagliarono tutti gli acquedotti e Roma, impoverita e spopolata, da città ricca di acque e di terme, si ritrovò ad essere alimentata solo dalle acque del Tevere per tutto il medioevo. Gli acquedotti che non erano stati tagliati non ebbero manutenzione e lentamente furono ostruiti dalle precipitazioni del carbonato di calcio di cui è ricca l’acqua.

A partire dal XV secolo i papi cominciarono a restaurare gli acquedotti, il primo fu quello dell’Aqua Virgo nel 1453, andava ad alimentare numerose fontane fra cui la Fontana di Trevi. Le fontane di cui Roma è giustamente famosa furono fatte costruire dai papi proprio a partire da questo periodo come “mostre dell’acqua”.

Fontana dei Fiumi, il Nilo

Fontana dei Fiumi a piazza Navona

Sul Gianicolo il “fontanone” dell’acqua Paola fatto costruire dal papa Paolo V continua a versare copiosamente l’acqua proveniente da sorgenti vicine al lago di Bracciano.

Gianicolo

Papa Sisto V, Felice Peretti, alla fine del 1500 fece costruire l’acquedotto Felice, così chiamato in suo onore. Fu in parte demolito per far posto alla Stazione Termini che fu costruita proprio a ridosso del suo arco.

Molte furono le demolizioni nei primi anni di Roma capitale, a piazza Guglielmo Pepe, vicino a piazza Vittorio Emanuele II, nel quartiere “piemontese”, rimangono le sei maestose arcate di un altro acquedotto di epoca imperiale.

L’acquedotto più moderno che alimenta oggi parte di Roma è quello del Peschiera-Capore, costruito a partire dal 1935 che porta l’acqua dalle sorgenti carsiche dell’Appennino lungo il corso del fiume Velino ad est di Rieti a cui si aggiungono quelle delle sorgenti Capore sui monti Sabini.

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un luogo romantico e pieno di pace

Nel quartier di Testaccio a Roma, a poca distanza da Porta San Paolo, è suggestivo visitare un luogo pieno di fascino e pace, ma anche di storia: il Cimitero acattolico, conosciuto anche come Cimitero del Testaccio.

Fu istituito dai papi nella prima metà del 1700 per dare sepoltura agli stranieri di altre religioni che morivano a Roma, è addossato alle mura Aureliane ed alla piramide Cestia.

La presenza degli antichi ruderi immersi nella vegetazione lo rese caro ai poeti romantici,  John Keats e Percy Shelley furono sepolti qui e le loro tombe sono  visitate da molti turisti anglosassoni.

Non sono i soli uomini celebri ad essere sepolti qui, girando fra i vialetti si incontano le tombe di molti italiani come lo scrittore Emilio Lussu e la moglie Joice Salvadori

e quella di Antonio Gramsci su cui non mancano mai i fiori rossi.

Un luogo particolare di Roma cui dedicare un po’ di tempo per passeggiare sotto i cipressi centenari  e la vegetazione, fra le tombe con iscrizioni in tante lingue diverse, immersi nella pace anche a poche decine di metri dal traffico di Piazzale Ostiense.

Il cimitero si può visitare liberamente, gli orari e le informazioni si trovano sul sito.

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i Parchi di Roma Natura

In primavera le giornate miti, i prati fioriti, gli alberi che mettono le prime foglie inducono a passeggiare nel verde.  Roma, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, è una città ricca di verde, con una rete di Parchi naturali e di aree protette che non ha uguali al mondo. Un territorio solcato dalle acque del Tevere e dei suoi affluenti, con millenni di storia, dove ancora prima di Roma vivevano Etruschi e Sabini, in esso la natura, il lavoro dell’uomo e l’archeologia convivono.

L’Ente Regionale RomaNatura gestisce questo vastissimo territorio di ben 14 mila ettari, che comprende 9 Riserve Naturali, 2 Parchi Regionali, 3 Monumenti naturali e un’Area Marina Protetta. È quello che resta della Campagna Romana ritratta fra ‘800 e ‘900 da artisti provenienti da tutta Europa.

A poche decine di metri da aree trafficatissime e densamente popolate della capitale è possibile immergersi in oasi di tranquillità in cui si può passeggiare, correre, andare in bicicletta.

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Parco dell’Aniene

Si incontrano  resti di acquedotti, necropoli, ville, strade e ponti romani, torri medioevali, inseriti in un paesaggio di campi coltivati, greggi al pascolo, con le montagne della Sabina che si vedono all’orizzonte.

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Riserva Naturale della Marcigliana

Alcune torri e casali dopo essere stati ristrutturati ospitano le sedi del parco.

Casa del Parco della Riserva Naturale della Marcigliana

 

Torre di Perna (sec. XV d. C.) Parco di Decima Malafede

La fauna e la flora spontanea sono ricche di diversità biologica. Si alternano zone coltivate a zone di macchia mediterranea; dove i fiumi o le “marrane” creano zone umide cresce la vegetazione ripariale con  cannucce, tife, pioppi, salici, olmi. Nei fossati crescono le lenticchie d’acqua e l’iris acquatico.

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Parco dell’Aniene

Nelle zone protette vivono molti animali selvatici, è possibile incontrare l’istrice e la volpe, nel fiume e nei canneti vivono e nidificano germani reali, aironi cinerini, martin pescatori, cormorani, gruccioni ed altre specie legate all’acqua.

Molti giovani alberi appartenenti alle specie autoctone come lecci, corbezzoli e aceri furono piantati nel territorio del Parco per compensare le emissioni di anidride carbonica sul territorio italiano, secondo gli intenti del protocollo di Kyoto.

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Parco dell’Aniene

Molte della aree conservano quella vocazione agricola che fa del Comune di Roma il primo comune agricolo d’Italia. Molte delle aziende agricole sono coltivate secondo i criteri dell’agricoltura biologica e presso i loro spacci è possibile acquistare prodotti alimentari biologici a chilometro zero.

Parco di Decima Malafede

il parco urbano di Monte Mario

Roma è una città ricca di verde urbano e anche a poche centinaia di metri dal traffico congestionato è possibile fare belle e tranquille passeggiate nel verde. Uno di questi luoghi è il Parco Urbano di Monte Mario gestito dall’Ente Regionale Roma Natura.

Monte Mario è il rilievo più alto della città con i suoi 139 metri. La sua natura geologica è diversa dai famosi sette colli che furono originati dal materiale eruttato dal vulcani dei Colli Albani. Fino a un milione di anni fa l’area su cui sorge Roma era completamente sommersa dal mare che arrivava a lambire i Monti Sabini. Dopo l’abbassamento del livello del mare l’attività vulcanica ricoprì i sedimenti marini, ma nelle zone più distanti, oltre il Tevere, questi sedimenti sono rimasti con le loro testimonianze di fossili marini. Monte Mario è infatti un importante giacimento fossilifero di cui parlò perfino Leonardo da Vinci.

Il Monte Mario nell’antichità rimase fuori dal perimetro della città, ma nobili e ricchi romani al tempo dell’impero vi fecero costruire le loro ville.

Nel Medioevo vi passava la via Francigena che veniva percorsa dai pellegrini provenienti dalla Francia. Attualmente si sono recuperati molti chilometri di questa via, che arriva a San Pietro.

Le entrate al Parco sono numerose, noi siamo entrati da quella di via Teulada. Altre entrate sono su via Triofale. Oltre che passeggiare nel parco si può accedere con le biciclette.

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Da lì il percorso si svolge in salita fra boschi di lecci, sughere, querce, ornielli, con cespugli tipici della macchia mediterranea e piante ombrofile come l’acanto o il capelvenere.

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Salendo la vista si apre sullo splendido panorama di Roma, con il cupolone sullo sfondo.

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La strada porta a Villa Mazzanti, fatta costruire nella seconda metà del 1800, che conserva decorazioni con scene allegoriche e motivi ornamentali. Attualmente è sede dell’Ente Regionale Roma Natura che gestisce il sistema di Aree Naturali Protette del Comune di Roma.

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Fuori dal recinto del Parco è possibile raggiungere l’Osservatorio Astronomico e Meteorologico di Roma.

Roma e le sue mura

Roma è l’unica capitale europea  che conservi in misura considerevole le mura del periodo romano, un capolavoro di architettura militare rimasto in efficienza grazie ai restauri ed alle ricostruzioni voluti dai papi per oltre un millennio e mezzo.

Mura Aureliane presso porta San Sebastiano

Mura Aureliane presso porta San Sebastiano

Furono fatte costruire dall’imperatore Aureliano per difendere la città dalle invasioni dei barbari che in quegli anni avevano già minacciato i confini settentrionali dell’impero. La loro costruzione iniziò nel 271 d.C. e furono terminate pochi anni dopo, nel 275 d. C.

Prima di allora la città imperiale caput mundi, sebbene si fosse estesa molto al di là della cerchia di mura di epoca repubblicana, non ne aveva avuto bisogno perché non c’erano nemici che la potessero minacciare.

La scelta del tracciato fu condizionata dalla morfologia del terreno, dalla necessità di che fossero terminate in tempi brevi e da esigenze strategiche. Infatti si inserirono al loro interno tutte le zone elevate utili per il controllo dall’alto di eventuali attacchi nemici, ad esempio l’altura del Gianicolo che era oltre il Tevere e fuori dalle antiche mura. Furono inoltre inglobati nelle mura edifici di grande mole per evitare che cadessero in mano ai nemici, è il caso del Castro Pretorio, di tratti di acquedotto e perfino di private abitazioni e sepolcri, come quello famoso del fornaio Eurisace che fu inserito in una delle torri di Porta Maggiore, poi demolita nel 1838.

Anche la piramide, sepolcro di Caio Cestio fu inserita in un tratto di mura all’altezza di Porta San Paolo.

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Misuravano 19 chilometri, non erano molto alte, solo 6,50 metri, ma erano estremamente funzionali e sufficienti a respingere attacchi di nemici ancora mal equipaggiati. Erano costruite in mattoni, con tratti rettilinei di 30 metri intervallati da torri. In alto terminavano con un cammino di ronda scoperto protetto da un muretto e da merli. Nelle torri una camera provvista di ampie aperture ospitava le macchine da guerra.

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Le mura aureliane dalla torre di porta San Sebastiano

Successivamente, nel V secolo, la minaccia di un attacco da parte dei goti di Alarico, ben più pericolosi dei precedenti barbari, indusse l’imperatore Onorio a una ristrutturazione delle mura la cui altezza fu raddoppiata e fu creato un doppio camminamento, quello inferiore coperto.

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Fu inserito nelle mura anche il mausoleo di Adriano, l’attuale Castel Sant’Angelo, con l’aggiunta di torri angolari.

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Attualmente ne sono rimasti 12,5 chilometri, alcuni tratti sono stati demoliti per motivi di viabilità. Conservano ancora molte delle loro porte che si aprivano in corrispondenza dei principali assi viari. Quelle più antiche risalenti al periodo romano sono Porta Tiburtina, Porta Asinaria a San Giovanni, Porta Maggiore, Porta San Sebastiano da cui inizia attualmente la via Appia antica, altre monumentali riedificate dai papi nel periodo rinascimentale e barocco come Porta del Popolo da cui iniziava la via Flaminia.

Porta del Popolo con un tratto di mura

Porta Latina

Porta Latina

Nei secoli successivi furono restaurate e mantenute efficienti dai papi, dal momento che le minacce per la città non erano certo finite, in più punti delle mura attuali si possono leggere lapidi che ricordano il restauro voluto da qualcuno dei papi.

Il 20 settembre 1870, infine, la breccia nelle mura praticata dai bersaglieri dell’esercito italiano nei pressi di Porta Pia mise fine al potere temporale dei papi e unì la futura capitale d’Italia al resto del Paese.

Monumento commemorativo della "breccia" di Porta Pia

Corso d’Italia con le mura e il monumento commemorativo della breccia

Roma: il Tevere, il patibolo e i murales

Passeggiare per Roma è attraversare i millenni, in poco spazio, in pochi vicoli si incontrano l’una accanto all’altra le testimonianze di epoche lontanissime fra loro: la Roma antica della repubblica e dell’impero, la Roma medioevale, rinascimentale e barocca dei papi, la città ottocentesca nei primi anni del nuovo Regno d’Italia, l’Italia più recente delle lotte sociali degli anni ’70 del secolo scorso. Basta percorrere qualcuno dei suoi stretti vicoli, senza fretta e con il naso all’aria.

Il Ponte Sant’Angelo ornato dalle statue  degli angeli opere del Bernini e dei suoi allievi, è sempre pieno di turisti che si fotografano con lo sfondo di Castel Sant’Angelo, l’antico mausoleo dell’imperatore Adriano, diventato fortezza dei papi.

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La sponda opposta rispetto al castello nell’antichità era protetta dalle mura aureliane rafforzate da torri. Oltre alle porte monumentali vi si aprivano le posterule, porte secondarie attraverso le quali venivano trasportati i materiali che arrivavano via fiume. Qui inizia il rione che prende proprio il nome di Ponte e fu fin dal medioevo molto frequentato dai pellegrini che si recavano in Vaticano; vi si trovavano numerose locande, osterie, cambiavalute e venditori di oggetti religiosi. I venditori di souvenirs non mancano neanche oggi!

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Nell’attuale piazza di ponte Sant’Angelo, proprio di fronte al ponte, era montato il patibolo per le esecuzioni capitali. Si destinava questo luogo pubblico alle esecuzioni di condannati per delitti particolarmente efferati, perché servisse da monito per la popolazione. Fu in questa piazza che vennero giustiziata la giovanissima Beatrice Cenci con la sua famiglia, esecuzione che commosse particolarmente il popolo romano.

I condannati erano incarcerati nella vicina Tor di Nona, una delle torri della cinta aureliana che fu prima utilizzata come magazzino dei prodotti scaricati dal vicino porto fluviale. Il suo nome originale era infatti Torre dell’Annona, corrotto nella parlata popolare. Successivamente divenne prigione, vi venne incarcerato anche Benvenuto Cellini. La torre non esiste più, demolita insieme a quel tratto di mura, rimane il nome della via di Tor di Nona e del parallelo tratto del lungotevere.

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Sotto all’insegna della via la targa indica il livello a cui arrivarono le acque del Tevere nel dicembre del 1870. Le esondazioni del Tevere non erano certo infrequenti e sempre rovinose, causavano un gran numero di morti e devastazioni soprattutto in questo rione. Sotto l’Arco dei Banchi è murata la più antica lapide che testimoni un’alluvione: risale al novembre del 1277.

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Dopo l’alluvione del 1870 il parlamento del Regno d’Italia, appena insediato a Roma dovette affrontare il problema delle esondazioni del fiume. Deliberò la costruzione dei muraglioni dell’argine che risolsero il problema degli allagamenti, ma isolarono la città dal suo fiume con cui viveva in simbiosi. Io ne parlai qui.

Ne fece le spese anche la vecchia via di Tor di Nona che attualmente si trova quasi nascosta a un livello più basso rispetto al lungotevere che ha lo stesso nome e su cui corre notte e giorno il traffico romano. La via fu emarginata e subì un lento ma progressivo impoverimento tanto che i residenti diedero vita a ripetute proteste, alcune colorite ed artistiche come i bei murales dipinti sul muraglione del lungotevere.

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L’asino che vola è dipinto sul palazzo di fronte, sempre in via di Tor di Nona, visibile anche dal lungotevere, sempre che non si sia troppo presi dal flusso del traffico. Un messaggio dalla fantasia al potere!

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Un’ultima curiosità: la stretta via traversa di via di Tor di Nona si chiama via degli Amatriciani, perché qui essi vendevano i loro prodotti saporiti e famosi anche allora.

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autunno

Quando, non molti giorni fa, a Bruxelles, l’adorata stagione ha fatto la sua apparizione, le foglie ancora tintinnavano come delicati sonagli dorati impigliati fra gli alberi dei giardini, delle piazze e dei viali.”

autunno

“Autunno adorato come la stagione più sontuosa, allegra e malinconica dell’anno. Questo è quello che vedevo mentre contemporaneamente passeggiavo, a Roma, per le lunghe rive del Tevere, giocando con i profondi riflessi degli alberi piantati nelle acque agitate e raramente azzurrine del Tevere.”

Tevere

(Rafael Alberti, L’albereto perduto, Editori Riuniti)

la casa più piccola di Roma

la casa più piccola di roma

In via del Governo vecchio, al n.66 c’è quella che è considerata la casa più piccola di Roma, un solo piano, una sola finestra, un solo portone oggi trasformato in un negozio. La  minuscola casa è stretta fra gli edifici accanto che la fanno sembrare quasi soffocata, ormai è stata inglobata da loro e oggi fa parte di un’unica struttura.

torri di Roma

Le torri medioevali di Roma sono meno conosciute di tanti altri monumenti, ma sono una testimonianza interessante di un periodo storico che è stato per gran parte cancellato dalla Roma rinascimentale e barocca. Numerosissime sono le torri costruite fra il XII e il XIII secolo a difesa delle residenze dei nobili, che erano diventati arbitri del governo cittadino e perennemente in guerra fra di loro, tanto da essere costretti a fortificare le proprie residenze poste spesso in luoghi strategici.

La Torre delle Milizie  è una delle più importanti testimonianze dell’architettura civile del medioevo romano. Insieme alla Torri dei Conti era una imponente struttura militarie a difesa dell’area fra il Foro e il Quirinale, parte di un recinto fortificato. Ancora oggi costituiscono le maggiori torri medioevali romane.

Torre delle Milizie e Mercati Traianei

Erette agli inizi del secolo XIII furono acquistate da papa Bonifacio VIII che ne fece parte delle fortificazioni contro i Colonna.

Il terremoto del 1348 provocò il crollo del terzo piano della Torre delle Milizie, che non fu più ricostruito. Il terreno sotto la torre cedette perché costituito da materiale alluvionale poco coerente che ne provocò anche la forte inclinazione tuttora visibile. Oggi fa parte del complesso dei Mercati di Traiano.

Torre Millina nei pressi di piazza Navona quattrocentesca, dalla fortezza della famiglia dei Millini o Mellini coronata da beccatelli con caditoie e merli guelfi. Si nota il nome segnato a grandi caratteri.

Tor Millina

Tor Millina

Torre Salaria vicina a ponte Salario era alle porte di Roma, baluardo contro gli eserciti che lungo la Salaria si dirigevano a Roma proveniendo da nord; ora è sommersa dal traffico dell’importante arteria stradale. Fu costruita sui resti di un sepolcro romano che con un’ipotesi senza fondamento si ritiene essere quello di Caio Mario. Del bel casale trasformato in un’osteria è documentata l’esistenza fin dal secolo XVII.

Roma, torre Salaria

Le torri medioevali a Roma sono innumerevoli, alcune poco più che ruderi sparse e dimenticate in quella che era la campagna romana e che ora fa parte della sua immensa periferia.

 

 

 

un’eroina della Repubblica Romana

Una storia romantica e tragica legata ai combattimenti per la difesa della Repubblica Romana del giugno 1849, quella di Colomba Antonietti.

Nata a Bastia Umbra nel 1829 si sposò giovanissima con il conte Luigi Porzi, un ufficiale delle truppe del pontefice. Il matrimonio fu celebrato di notte, quasi di nascosto perchè le famiglie erano entrambe contrarie.

Il giovane ufficiale andò a combattere in Veneto contro gli austro-ungarici nel  1848 e poi a Roma nel 1849 per difendere la Repubblica Romana insieme alle truppe garibaldine. Colomba si tagliò i capelli, si vestì da ufficiale e seguì il marito per combattere al suo fianco.

Morì il 13 giugno del 1849, a poco più di vent’anni, colpita da una palla di cannone durante l’assedio che le truppe francesi accorse in aiuto del papa imposero alla città e che ebbe come fulcro porta San Pancrazio sul colle del Gianicolo.

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Quando la salma rivestita con la divisa militare venne trasportata per le vie di Roma i patrioti presenti le lanciarono petali di rosa bianchi.

È sepolta nel Mausoleo Ossario del Gianicolo, dove riposano le salme dei giovani garibaldini morti per la difesa di Roma in quel giugno di 167 anni fa. Il suo busto fu collocato nei giardini del Gianicolo insieme a quelli di altri patrioti difensori della Repubblica Romana.

Gianicolo

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