#sensomieiviaggi, le cortesie dei miei viaggi

Riparte la bella iniziativa #sensomieiviaggi iniziata da Monica Viaggi e Baci, che continua grazie alle altre blogger viaggiatrici che a turno ogni mese propongono un nuovo argomento. Questa volta è Francesca Cioccoloni che nel suo blog “Non chiamatemi turista” propone questo bel tema.

La prima cortesia che mi viene in mente risale a circa quaranta anni fa quando, con due amici del mio gruppo speleologico, facevamo una ricognizione sulle montagne dell’Appennino alla ricerca di nuove grotte. Ci eravamo separati per cercare meglio, ma io non potevo fare affidamento sul mio pessimo senso dell’orientamento e dopo aver girovagato ed aver trovato in effetti l’imboccatura di una voragine, mi persi miseramente nel territorio carsico che è bellissimo, ma in cui rocce e vallecole si susseguono senza ordine né logica, perlomeno non con quella che io ritengo una logica.

Appennino laziale

Mi trovai a camminare per ore da sola senza capire in che direzione fosse la strada del ritorno. Al tramonto cominciavo ad essere seriamente preoccupata ed in un’epoca in cui non esistevano cellulari non avevo modo di comunicare con i miei amici. Finalmente mi imbattei in un bivacco di pastori che stavano radunando le pecore per richiuderle negli stazzi prima della notte. Chiesi la direzione da prendere ed uno di loro non solo me la indicò, ma dubitando a ragione della mia capacità di trovarla, mi accompagnò per un bel tratto fino a che non giungemmo in vista della strada su cui era parcheggiata la nostra auto. Fece questo nonostante avesse dovuto interrompere la mungitura e le altre operazioni della sera. La sua cortesia mi colpì al punto che a distanza di tanto tempo la ricordo ancora.

Il secondo episodio è altrettanto distante nel tempo, ci trovavamo nella bellissima isola di Creta. Viaggiavamo disponendo di pochissimi soldi e senza un’automobile. Ci spostavamo con i mezzi pubblici, i pittoreschi autobus di linea e con lo zaino sulle spalle. Dormivamo dove capitava: negli ostelli quando c’erano, altrimenti in stanze in affitto o sulla spiaggia.

Una notte dormimmo nella piccola casa bianca di un vecchio contadino ombreggiata dalla pergola.

Grecia

Al mattino riprendemmo il cammino sotto il sole con i nostri zaini, il vecchio si impietosì di noi e ci regalò un grosso cocomero che fu un meritato refrigerio alla prima sosta. Anche questo episodio pur nella semplicità di quel gesto, mi è rimasto ben impresso nonostante i decenni passati, simbolo di un’epoca in cui il viandante era sacro.

Infine la memoria mi porta a un’estate in cui con i miei figli piccoli campeggiavamo nelle valli alpine. Nello spostamento da una valle all’altra decidemmo di visitare Torino.

Torino

Parcheggiammo in centro, in una città deserta per le ferie estive. Visitammo la Mole Antonelliana ed il museo del Risorgimento, ma nel ritornare alla nostra auto la trovammo con un finestrino rotto e con il nostro bagaglio alleggerito. La vacanza era finita dal momento che avevano preso il volo i nostri indumenti, gli scarponi e le giacche da montagna.

Arrabbiati e tristi stavamo cercando di riprenderci dalla brutta sorpresa quando si avvicinò un falegname che aveva la bottega non lontano, era più avvilito di noi per la brutta immagine che ci dava la sua città e che si diede da fare in tutti i modi per indicarci dove fare la denuncia e per fornirci l’occorrente per tappare provvisoriamente il finestrino rotto.

Mi rendo conto che le tre persone che sono state cortesi con noi in momenti di bisogno: un pastore ciociaro, un contadino greco ed un falegname torinese, sono tre persone umili, per i quali però ospitalità, accoglienza e solidarietà significavano ancora qualcosa.

#sensomieiviaggi, la pioggia dei miei viaggi

Per questo mese la padrona di casa del #sensomieiviaggi è Federica di Una ciliegia tira l’altra ed è lei che ha scelto questo tema bagnato per il nostro appuntamento mensile! Chi volesse partecipare con un post su questo argomento può lasciare il link sul blog di Federica seguendo le poche regole che vi sono elencate.

Pensando a cosa scrivere in questo post mi sono venuti in mente tanti di quei viaggi bagnati che mi sono chiesta quando mai abbiamo viaggiato con il sole! Tutta la nostra storia di famiglia in viaggio è costellata di diluvi, materassini in tenda che galleggiano, tende che dopo giorni di pioggia si ammuffiscono, ritirate strategiche con i bambini messi al riparo in macchina che ridono come matti a vederci smontare le tende sotto il diluvio, ricerche disperate di un boungalow o una roulotte libera per passare una notte all’asciutto, da dove raggiungere poi i bagni sguazzando nel fango, pasti cucinati e consumati in macchina vedendo venire giù pioggia a catinelle, tende montate in gran fretta prima che scoppi il temporale sotto lo sguardo del vecchietto olandese che ci dà consigli (in olandese).

C’è da dire che un po’ ce le siamo cercate vacanze così perché quando ci si muove in tenda con scarse finanze in paesi del nord Europa la pioggia ed il fango sono la regola e solo per noi italiani costituiscono un fastidio, i nordici si muovono perfettamente a loro agio e non fanno una piega, sono abituati molto più di noi alla pioggia ed alla vita all’aria aperta.

Così anche noi abbiamo accettato il maltempo come qualcosa di naturale ed i nostri figli fin da piccoli sapevano che con un impermeabile e un paio di stivaletti la pioggia è anche divertente.

2

E così di pioggia in pioggia ci siamo girati l’Irlanda, la Gran Bretagna, la Germania, l’Olanda, il Belgio, l’Austria, la Svizzera, la Danimarca, la Norvegia e il nord atlantico della Spagna.

In montagna poi è molto difficile non prendersi mai un temporale se si fanno escursioni lunghe! Allora il sentiero diventa scivoloso e bisogna fare molta attenzione a dove si mettono i piedi, il paesaggio non si vede più e la montagna prima scintillante di colori diventa buia e avvolta nella nebbia. Certo si è correttamente equipaggiati, il poncho impermeabile non manca mai, anche se ci fa  sembrare tanti gobbi di Notre Dame! Se la pioggia intensa dura per ore però anche il poncho non basta più e si comincia a sentire l’acqua fredda che si insinua e gli indumenti che si inzuppano. Nonostante tutto ci si consente ancora una sosta e qualche risata!

1

Ma se si va a Madrid la pioggia non te la aspetti! Madrid ha un clima secco! Non ci è stato di molta consolazione sapere che fino al giorno prima del nostro arrivo c’era il sole che è tornato implacabile il giorno dopo la nostra partenza. Qui forse è il caso di parlare della nuvoletta di Fantozzi! Per lo meno però non eravamo più in tenda e girare per la città è stato piacevole e interessante anche sotto la pioggia!

madrid 046

#sensomieiviaggi, i misteri dei miei viaggi

Questo mese è il turno di Claudia del blog “Il giro del mondo attraverso i libri” che propone questo tema intrigante per l’appuntamento con #sensomieiviaggi. Chiunque può partecipare con un post con questo titolo, seguendo le regole riportate nel blog di Claudia.

Mistero: “Fatto o fenomeno che non si riesce a spiegare o che è tenuto segreto” (Il Grande Dizionario Garzanti della lingua italiana). I misteri esistono solo nella mente umana, a volte si riesce a spiegarli ed allora non sono più misteri, però l’essere umano ha bisogno di avere sempre qualche mistero, da svelare o da mantenere tenacemente  nonostante le evidenze.  Per questo post ho scelto tre foto che si riferiscono a differenti luoghi che per me hanno il fascino del mistero.

La prima riguarda un fenomeno naturale: l’acqua di un fiume che in un territorio carsico emerge tumultuosamente da un ampio cavernone sgorgando dalle viscere della terra. Il percorso sotterraneo dei fiumi per gli esseri umani rimane ricco di mistero tanto da aver stimolato fin dalla preistoria l’immaginazione dando vita a miti e leggende. Il fiume si inabissa, attraversa molti chilometri di gallerie sotterranee e riemerge più a valle da risorgenze spesso spettacolari. Un tempo non si riusciva neanche a collegare il fiume che si inabissa con quello che risorge.

Il fiume della foto è la Loue nel Giura francese, che è collegato per via sotterranea con il Doubs, affluente della Saona.

Francia estate '10 027

Il fiume emerge impetuoso e ricco di acque da una grande caverna ai piedi di una falesia calcarea. Nel 1901 un incendio distrusse una fabbrica di liquori a Pontarlier e centinaia di migliaia di litri di assenzio si riversarono nella Doubs, dopo pochi giorni il giallo del liquore tinse la Loue a valle. Successivamente E. A. Martel, uno dei padri della Speleologia,  fece uso della fluorescina, una sostanza non tossica in grado di colorare a lungo le acque, per confermare il collegamento fra i due fiumi.

In Italia un fenomeno analogo è quello del Timavo nel Carso sloveno che dopo 47 chilometri di percorso in superficie si inabissa fragorosamente nella grotta di San Canziano e inizia un percorso sotterraneo di quaranta chilometri ancora per noi sconosciuto, per poi risorgere nel comune di Duino presso Monfalcone e sfociare nel golfo di Trieste dopo due chilometri. Gli antichi, affascinati da questa misteriosa risorgenza, ne fecero fin dalla preistoria un luogo di culto. Ne parlarono Strabone e Virgilio (…la fonte del Timavo di dove per nove bocche con vasto fragore fluisce una dirotta marea e allaga i campi con flutto scrosciante. Eneide, I, 244).

Si ignorò però per millenni la connessione con il corso superiore. La prova del rapporto fra il corso inferiore e le acque sprofondate nelle grotte si ebbe solo nel 1907 grazie a un progetto di ricerca che faceva uso della fluorescina. Faticosa, lunga e pericolosa è stata e continua ad essere l’esplorazione da parte degli speleosub dei percorsi delle acque sotterranee, perché il mistero  affascina e per svelarlo si è disposti a correre molti rischi. Resterà però sconosciuta grande parte del tragitto sotterraneo dell’acqua per gallerie e condotti allagati in cui l’uomo non si può avventurare.

La seconda foto è legata al mistero delle statue-stele, che si sono rinvenute in tutta Europa: da oriente ad occidente, dalla Romania alla Spagna, dalla Bretagna all’arco alpino, alla Corsica e Sardegna, dalla Lunigiana alla Puglia e perfino al Sahara. Il fenomeno del Megalitismo si estese con rapidità in tutta Europa ed anche fuori di essa a partire dal VI millennio a.C.

Popoli preistorici del Neolitico per migliaia di anni tagliarono, scolpirono e levigarono la roccia per ricavarne statue e monumenti spesso di dimensioni gigantesche, che trasportarono ed eressero in santuari all’aperto, sono quelli che con un termine celtico chiamiamo menhir (pietre lunghe) e che in sardo si chiamano perdas fittas.

Stele prenuragica, museo di Làconi

Stele prenuragica, museo di Làconi (OR)

Le statue-stele sarde conservate nel museo di Laconi provengono dagli altopiani del Sarcidano e rappresentano uomini o donne con il volto stilizzato; le statue maschili sono molto più numerose e si distinguono per la presenza del pugnale in posizione orizzontale; le femminili hanno spesso i seni e probabilmente rappresentavano la Dea Madre, la Grande Madre mediterranea simbolo di fertilità, che dava la vita e accoglieva le spoglie mortali degli esseri umani.

La funzione di tali monumenti non è ancora chiara, ma sicuramente aveva attinenza con la sfera del sacro, con il culto di divinità o eroi, con l’attenzione ai moti celesti ed in particolare a quello del sole. Sicuramente ci trasmettono la grande potenza interiore di quei popoli così lontani da noi nel tempo che in questo modo esprimevano la propria capacità di immaginare e simboleggiare.

Il terzo luogo misterioso si affaccia sul mare Jonio, in provincia di Crotone, a pochi chilometri da Isola Capo Rizzuto e dai resti del tempio di Hera Lacinia famoso nell’antichità e punto di riferimento per i marinai. Lo Jonio fu un mare molto conosciuto e navigato, sul quale nacquero miti e leggende, si fondarono civiltà e si combatterono popoli diversi. Le Castella è un luogo affascinante, frequentato per il turismo estivo. La sua storia e le sue leggende si perdono nella notte dei tempi e sono in parte avvolte nel mistero.

Calabria 014

Il castello che sorge sul piccolo promontorio è di origine aragonese ed è stato utilizzato come set dei film “L’Armata Brancaleone” e “Il Vangelo secondo Matteo”. Il nome del sito però è al plurale poiché la tradizione popolare parla di sette castelli costruiti su isolette al largo del promontorio, isolette sprofondate negli abissi, non in tempi troppo remoti se su mappe del ‘500 ne sono ancora riportate due o tre. Sicuramente il luogo per la sua posizione ebbe una considerevole importanza strategica e militare.

Alcuni studiosi collocano addirittura su una di queste isolette scomparse la dimora della ninfa Calypso descritta da Omero nell’Odissea, l’isola era riportata proprio come Ogigia.

Un’altra leggenda narra che Annibale si rifugiò in questa zona per sfuggire ai Romani, prima di imbarcarsi per Cartagine, uno dei nomi antichi del sito era proprio Castra Annibalis.

Leggende e misteri rendono il luogo che è già bellissimo ancora più suggestivo e ricco di fascino.

 

#sensomieiviaggi, le soddisfazioni dei miei viaggi

Eccomi all’appuntamento mensile con #sensomieiviaggi, la bella iniziativa di Monica Viaggi e Baci, che continua grazie alle altre blogger viaggiatrici che a turno ogni mese propongono un nuovo argomento. Questa volta è il turno di Chiara che nel suo blog Pret à partir con Chiara  ha proposto questo bel tema positivo. Ho pensato un po’ prima di scrivere, la soddisfazione di arrivare alla vetta di un monte dopo ore di salita era la prima cosa che mi è venuta in mente, queste esperienze, ripetute più e più volte e tutte appaganti, sono ben impresse nella mia memoria come qualche cosa di positivo portato a termine. Però poi mi sono venute in mente soddisfazioni ancora più grandi: quelle che mi hanno dato i miei figli in viaggio.

Hanno cominciato a viaggiare da piccolissimi, a pochi mesi e poi, anno dopo anno, vacanza dopo vacanza, in estate ed in inverno, con la pioggia o con il sole questa nostra esperienza insieme è continuata. Loro si sono sempre adattati a tutto: alle lunghe ore di spostamento in cui inventavano da soli mille giochi, alla cucina spartana e non sempre puntuale, alla faticosa ricerca di un posto dove dormire: tenda, bungalow, roulotte, alberghetto, andava tutto bene. Non c’erano lagne, lamentele, capricci, ma solo allegria, curiosità, entusiasmo della scoperta dei luoghi più diversi. Hanno imparato che per raggiungere una meta è necessario un po’ di fatica e di pazienza e non appena le loro gambette lo hanno permesso hanno gustato il piacere di arrivare in vetta con le proprie forze.

1 (1)

Abbiamo girato l’Europa e non sempre tutto è andato liscio, ma gli imprevisti sono stati affrontati da loro con la fiducia assoluta in noi due adulti che avremmo risolto tutto, anche se ciò a volte mi dava una grande ansia. E poi quante risate ci siamo sempre fatti ed ancora ci facciamo ricordando le nostre traversìe!

Il cattivo tempo non era un problema con gli impermebili ed in caso di fango un paio di stivali risolvevano ogni situazione e si poteva andare dappertutto, anche dentro le pozzanghere, cantando e facendo i matti.

1 (3)

La mia soddisfazione era anche nel vederli sempre adeguati a qualsiasi luogo: nei campeggi, come negli alberghi o nei ristoranti in cui si adattavano a qualsiasi cucina, curiosi come noi di assaggiare cibi diversi.

Nei campeggi dove arrivavamo sempre all’imbrunire, davamo spettacolo ai nordici con la nostra organizzazione ed efficenza, un modo di riscattare la pessima fama che abbiamo come italiani! Ognuno aveva il suo compito e mentre il padre ed i due bambini montavano le tende, gonfiavano i materassini e disponevano i sacchi a pelo, io mettevo sul camping gas l’acqua per il nostro immancabile piatto di spaghetti! I nordici che avevano già cenato da tempo con i loro würstel o i loro cereali ci guardavano come se stessero a teatro!

Anche la visita nei musei è sempre avvenuta senza problemi, i miei bambini se li sono goduti come noi e si sono saputi comportare senza bisogno di interventi da parte nostra, semplicemente erano interessati, non si annoiavano e sapevano che non si poteva alzare la voce e correre nei corridoi. Ricordo una visita al museo della ceramica di Faenza, mia figlia di sei anni si guardò scrupolosamente e metodicamente tutti gli splendidi piatti e vasi esposti, seguita passo passo dalla custode, preoccupata per i preziosi e fragili oggetti in mostra; alla fine della visita però la stessa custode mi si avvicinò spontaneamente a complimentarsi per il comportamento della bambina. In realtà i complimenti andavano tutti alla bimba, che non aveva mai subito costrizioni, ma aveva fatto suo spontaneamente il comportamento che aveva osservato negli adulti.

Voglio ringraziare tutti e due i miei figli per le tante e tante belle giornate passate insieme e per tutte le risate che ci siamo fatti noi quattro.

1 (4)

#sensomieiviaggi. i profumi dei miei viaggi

Nuovo appuntamento con #sensomieiviaggi. Questa volta è Norma che nel suo blog Voglio il mondo a colori ha proposto questo tema intrigante e profumato! Chi volesse partecipare può scrivere un post con questo titolo e allegarne il link fra i commenti del blog di Norma entro il 5 di marzo.

Mi succede spesso, e penso succeda a tutti, che un odore mi richiami alla memoria un luogo ed una situazione in un tempo brevissimo, prima ancora che la coscienza faccia affiorare nomi ed altri particolari. Questo richiamo avviene in modo più immediato e potente che per i ricordi suscitati dalla vista o l’udito, sensi più legati alla nostra cultura, mentre l’odorato rimane più legato alla componente istintiva ed emozionale.

Gli odori hanno un ruolo importante anche nello stimolare il nostro appetito e nel farci percepire i sapori. È per questo che l’odore di alcuni cibi ci riporta in luoghi particolari visitati durante i nostri viaggi.

Ci sono odori che mi sono particolarmente graditi come quello della terra umida che mi riporta a camminare in un bosco d’autunno, fra le foglie secche che scricchiolano sotto i piedi ad ogni passo o l’odore delle alghe e della salsedine che mi riporta sulle coste bretoni. Quelli però che ho scelto per questo post sono odori per molti perfino  sgradevoli, ma per me sono quelli più potentemente evocativi di viaggi e situazioni in tempi ormai lontani. Anche le foto risalgono ad un lontano passato in cui non esisteva il digitale e per noi neanche il colore!

L’odore del fumo di carbone, ormai per fortuna raro da sentire nelle nostre città, mi fa rivivere immediatamente le atmosfere fredde e brumose della Praga di quasi quarant’anni fa, dove andai più volte a trovare il mio compagno che vi soggiornò con una borsa di studio.

praga

La città era splendida, ma grigia, non solo per lo smog. Dopo la “primavera di Praga” di Dubcek, che aveva avviato un processo di rinnovamento e liberalizzazione, nell’agosto del 1968 le truppe del Patto di Varsavia avevano invaso la Cecoslovacchia. I praghesi vivevano in un’atmosfera cupa, mal sopportando quella che di fatto era un’occupazione russa. Erano grigi i monumenti ed i palazzi, molti con le facciate sgretolate coperte da impalcature che rimanevano abbandonate per anni; erano cupi i cittadini, vessati nella loro vita quotidiana. Il loro sogno di avere maggior democrazia si era infranto pochi anni prima.

Quando tornammo con i nostri bambini negli anni novanta fummo stupiti dai cambiamenti, dal colore e dalla vivacità della città, ma io rimango fissata al ricordo e all’odore di quella Praga anni ’70, legata a momenti importanti della mia vita.

La seconda foto è quella della città di Maputo, in Mozambico, dove vivemmo due anni. La scattammo dalla finestra del nostro appartamento, all’undicesimo piano di uno di quei grattacieli costruiti dai portoghesi nel periodo coloniale. Lungo le grandi arterie prive di macchine le acacie e le jacarande davano pennellate di colori accesi. Da quella finestra ci arrivava il vento forte e caldo della zona subtropicale, che portava l’odore del mare che si intravedeva all’orizzonte. La città sorge infatti su una baia formata da cinque fiumi che sfociano nell’Oceano Indiano.

maputo (2)

Era un odore particolare che non assomigliava a quello delle nostre brezze marine, ma a volte mi capita di risentirlo anche in città, quando assume una certa intensità e porta profumi di terre lontane e per me anche ricordi di quello che fu un bel periodo della nostra vita.

La terza foto mi riporta l’odore della terra umida, del muschio e dell’argilla bagnata che mi fa ricordare le tante grotte esplorate in molti luoghi diversi d’Italia e d’Europa.

monte Soratte (RM), grotta della madonnina

Cosa c’è di bello nell’esplorare una grotta? La maggioranza delle persone le vedono come qualcosa di ostile o nel migliore dei casi non attraente. Eppure per chi ha il gusto dell’esplorazione le grotte sono luoghi in cui spesso non è arrivato nessun essere umano e che danno ancora, in un mondo in cui tutto è stato esplorato, il gusto della scoperta dell’ignoto.

Non pratico più la speleologia da decenni eppure quando durante un’escursione in montagna capitiamo vicino all’imboccatura di una grotta, sia essa una caverna o un pozzo che scende rapidamente in profondità e ne sento l’alito fresco e umido, mi ritorna l’eccitazione ed il desiderio di entrare per vedere oltre.

serendipity per il #senso miei viaggi

Questo mese è il turno di Elena che nel suo blog anche oggi non ho vissuto per niente ha proposto questo tema bellissimo ma difficile, di quelli che ti fanno pensare e ripensare per giorni e giorni.

In queste mie riflessioni mi sono chiesta che senso avesse per me questa parola che indica la fortuna di fare scoperte inaspettate e felici per puro caso, mentre si cerca altro.

Quali sono state per me le scoperte più significative? Difficile dirlo, perché ogni viaggio, anche quello più programmato, riserva sorprese e poiché i nostri sono sempre piuttosto improvvisati ci succede spesso di fare delle scoperte piacevoli ed inaspettate: la chiesetta che nasconde tesori sconosciuti, il piccolo borgo cui si arriva per caso sbagliando strada e che svela scorci e architetture preziose, il fiore bellissimo e raro che incontri camminando su un sentiero di montagna, l’imboccatura di una grotta che lascia immaginare un percorso misterioso e ricco di sorprese.

La nostra passione per le scienze naturali mi ha portato a scegliere queste foto fra le scoperte più inaspettate e felici, che ci hanno entusiasmato ed emozionato.

Le prime sono conchiglie fossili, trovate per caso nei campi. Sono vissute e morte circa due milioni di anni fa, sono state sepolte da strati di sabbia e fango e il dilavamento del terreno le ha riportate in superficie e noi prendendole in mano siamo riportati vertiginosamente indietro nel tempo, sul fondo di quello che allora era un mare poco profondo, popolato da animali ormai estinti. Mio figlio geologo quando le raccolse mi disse: “Ci pensi che sono venute alla luce dopo 2 milioni di anni?”

calanco maggio 12 062

La seconda foto è ancora più emozionante. Nella campagna di Altamura in Puglia cercavamo le gravine e ci siamo imbattuti in una cava abbandonata i cui scavi avevano fatto emergere un’enorme area pianeggiante in cui sono evidenti decine di migliaia di impronte lasciata da moltissime di specie di dinosauri che 70-80 milioni di anni fa passeggiavano e pascolavano su quello che allora era un banco tropicale di acque basse dal terreno fangoso ricoperto da un tappeto di alghe.

L’eccezionale stato di conservazione e il numero di specie identificate ne fanno uno dei siti paleontologici più ricchi al mondo, ma è completamente abbandonato e non segnalato, lo si può scoprire solo per caso e con un pizzico di fortuna.

Puglia dic.'11 114

Siamo rimasti un tempo indefinito a vagare su quel terreno scoprendo sempre nuove orme, nitide e chiare, alcune percorrevano un lungo tratto, altre si intersecavano. Impossibile non allontanarsi con la fantasia dalla cava nel paesaggio invernale dei giorni nostri e immaginare l’acqua bassa, calda e melmosa, resa viscida dalla grande quantità di alghe, il sole cocente di 80 milioni di anni fa, i colori vividi, il rimestìo, lo sciaguattare, i versi, i passi pesanti dei bestioni che si aggiravano in quell’ambiente strappando grosse boccate di alghe.

Lo studio del giacimento ha portato i paleontologi dell’Università La Sapienza di Roma a rivedere le ipotesi sulla conformazione della regione nel tardo Cretaceo, suggerendo che potesse essere una sorta di penisola attaccata da una parte alla piattaforma istriana e dall’altra al continente africano all’altezza della Cirenaica. La nostra penisola non esisteva ancora e gli esseri umani, la cui specie ha solo 150-200 mila anni, erano avvolti nelle nebbie di un futuro remotissimo.

La cava è attualmente abbandonata ed esposta al degrado. Per la sua salvaguardia si è formato un Comitato cittadino che ha redatto una petizione e raccolto centinaia di migliaia di firme da tutto il mondo.

Uscendo dalla cava il paesaggio della campagna intorno che ci si è presentato è stata un’altra sorpresa: le ferule secche che si stagliavano contro un cielo invernale hanno prolungato la sensazione di essere in un tempo remoto e magico.

Puglia dic.'11 063

#sensomieiviaggi: i luoghi abbandonati dei miei viaggi

Nuovo appuntamento con #sensomieiviaggi, l’iniziativa di Monica Viaggi e Baci che continua ogni mese su un diverso blog. Questa volta Clara Marina ha proposto questo bel tema; chiunque può partecipare pubblicando un post con questo titolo e mettendone il link su acasadiclara.

Subisco come tanti il fascino dei luoghi abbandonati ed ho più volte pensato di  raccontare di antichi paesi o piccole chiese campestri da cui la popolazione se n’è andata quando la vita si è fatta troppo dura e che noi abbiamo spesso incontrato nei nostri trekking in montagna.

Per il post di oggi ho però scelto di raccontare la storia di un vecchio casale che è diventato parte della nostra famiglia.

Viaggiando e camminando abbiamo spesso sostato a guardare ammirati vecchi casali con le porte e finestre sbarrate, a volte semidiroccati, in posti splendidi delle nostre campagne e montagne, testimoni di un modo di vivere che non esiste più, per lo meno nei nostri territori. Nonostante gli anni, l’abbandono, le intemperie conservavano tutti una certa bellezza ed un’austera dignità.

Ci piacevano tutti ed abbiamo desiderato restaurarne uno, alla ricerca di un posto in cui sfuggire, seppure per poco, alla vita in città, dove affacciandosi alla finestra si vedesse qualcosa di più della casa di fronte.

I miei figli di pochi anni si divertirono un mondo in questa ricerca, a volte ci siamo persi, altre impantanati, ma loro immaginavano che le porcilaie o le capanne degli attrezzi sarebbero diventate una casetta per giocare.

Quando vedemmo il vecchio casale su una collina umbra ce ne innamorammo. Era proprio malridotto, con il comignolo diroccato, i vecchi infissi e la muratura di pietre l’una diversa dall’altra.

casa alviano

Non era un casale padronale, era sempre stato abitato da povera gente, che aveva lavorato duramente e non aveva avuto le comodità del bagno in casa o del riscaldamento centralizzato, ma solo il fuoco del camino. L’ultimo ad abitarla era stato un vecchio solitario che si era fatto molti anni di carcere per aver aggredito il fratello che voleva sottrargli del terreno. Viveva con le sue vacche e quando si era ammalato ed era stato portato via da lì, non era sopravvissuto a lungo.

L’interno era ancora più malridotto: al piano terra c’erano le stalle, ancora con la mangiatoia di pietra ed uno spesso strato di strame. Il magazzino era un deposito di centinaia di bottiglie, conservate in un’epoca in cui “non si buttava via niente”. Il piano di sopra aveva il pavimento pericolante ed i tramezzi semicrollati di canne e argilla, come si facevano una volta nelle case contadine.

Il vecchio casale aveva proprio la forma di quelle casette che disegnano i bambini, col tetto spiovente ed il comignolo storto. Era asimmetrico, perché costruito su un pendìo: una delle facciate era più bassa perché seminterrata, l’altra era sommersa dai rovi, affacciandosi però alla finestra il panorama era amplissimo sulla valle del Tevere e sulla campagna circostante. All’orizzonte si poteva vedere tutte le sere il sole tramontare.

3 - Copia

Fra mille perplessità, temendo di fare il passo più lungo della gamba, decidemmo di acquistarla, era il 1990, sono passati 25 anni, i nostri figli bambini sono cresciuti in mezzo al verde, amando quel luogo a cui continuano ad essere legatissimi.

I lavori per la ristrutturazione hanno richiesto molti anni e possiamo dire che non sono ancora finiti. Appena avevamo qualche soldo da parte ne sistemavamo un pezzetto, ma l’abbiamo vissuta, anche se solo nei fine settimana, fin dall’inizio, quando non aveva ancora gli infissi e noi mangiavamo su un tavolino da campeggio, all’interno  per ripararci dalla pioggia.

E così per il vecchio casale ci sono state ancora le risate dei bambini e i loro giochi, le chiacchiere intorno al fuoco, il profumo delle grigliate, le lunghe tavolate rumorose, il ritorno dai campi con gli stivali infangati, le serate estive passate a guardare le stelle e le lucciole.

primavera

Oggi è un casale abitabile e con tutte le comodità, ma ha mantenuto la sua forma originaria e la sua essenza di casa di campagna, con la terra intorno che ci piace coltivare: gli olivi, la vigna, gli alberi da frutta, gli ortaggi e gli aromi. Lì possiamo apprezzare il volgere delle stagioni ed il piacere di ottenere un risultato dopo aver lungamente faticato.

#sensomieiviaggi l’incompiuto dei miei viaggi

Eccomi al nuovo appuntamento con #sensomieiviaggi, la bella iniziativa di Monica del blog Viaggi e Baci che continua attraverso altre viaggiatrici. Questo mese è Stefania Mamma orsa curiosona che conduce l’iniziativa proponendo questo bel tema. Chi volesse partecipare può pubblicare sul proprio blog un post con questo titolo con tre fotografie, solo tre, e mettere il link fra i commenti del post di Stefania entro il 5 di novembre. Il 10 novembre Stefania farà un post riassuntivo con i link di tutti gli articoli arrivati.

Penso che ogni viaggio sia di per sè incompiuto, si può dedicare tanto o poco tempo ad un luogo, ma rimarrà sempre qualcosa da vedere ed anche quando ci sembrava di aver visto tutto, tornati a casa, ci assalgono nuove curiosità, rimpianti e desiderio di ritornare. Bisogna vedere quello che non si è visto, ma anche vedere di nuovo e con altri occhi quello che si è già visto.

Ci sono viaggi che però ci hanno lasciato una particolare sensazione di incompiutezza, per inconvenienti che sono capitati o per nostri stati d’animo di quel momento.

Ho scelto queste tre foto che si riferiscono a tre sensazioni diverse di incompiutezza in viaggio.

Circa venti anni fa quando giravamo con la tenda ed i bambini decidemmo di scendere dalle montagne piemontesi dove eravamo accampati per visitare Torino. L’idea era quella di risalire poi in un’altra valle piemontese per continuare le nostre escursioni in montagna. Girammo tutto il giorno, visitammo i musei, al ritorno alla macchina parcheggiata in centro ci aspettava la brutta sorpresa di un finestrino rotto e dei nostri bagagli che avevano preso il volo. Non c’era niente di valore, ma ci trovammo solo con gli indumenti che avevamo indosso e con la rabbia che induce un furto subìto e la violazione della nostra intimità. Prendemmo mestamente la via di casa, a Torino siamo tornati solo lo scorso inverno, a quest’ultimo viaggio si riferisce la foto, scattata in una brumosa mattina invernale.

Torino è bella ed interessante e non ha nessuna colpa di quello che ci accadde, il rischio di furto esiste in tutte le grandi città, ma purtroppo associammo ad essa la brutta esperienza passata.

Piemonte gennaio 13 003

La seconda foto rimanda ai nostri viaggi montani, nei quali la meta va raggiunta a piedi, dopo aver camminato ore per ripidi sentieri. Questo tipo di viaggio mi piace più di tanti altri perché andare a piedi soddisfa tutti i sensi: si va lentamente guardandosi intorno con calma, si sentono i suoni, gli odori, si assaggiano le fragole di bosco o i mirtilli, si sente la morbidezza del muschio o la ruvidezza di un tronco. Lo scopo dell’andare è però raggiungere la cima, quando il panorama appare ai nostri piedi. Ci si sente appagati anche se stanchi, contenti di essersi messi alla prova e di essere riusciti a portare a termine l’impresa.

Purtroppo non sempre riesco a raggiungere la meta e questo mi dà un senso profondo di frustrazione. La foto qui sotto rappresenta il Corno Piccolo del Gran Sasso, lo stupendo massiccio re dell’Appennino.

alviano agosto 12 053

Avevamo programmato l’escursione lungo il sentiero che gira intorno al Corno Piccolo scoprendo via via che si procede scorci entusiasmanti. Io e mio marito l’avevamo fatta anni addietro e ci era sembrata così bella da volerla ripetere con i nostri giovani. Arrivata all’imbocco del sentiero io non ero in condizioni di salute adatte a compiere tutto il percorso che è piuttosto impegnativo. Bivaccai perciò tutto il giorno su un prato ai piedi del massiccio, da lì scattai questa foto non avendo altro da fare, aspettando che la mia famiglia tornasse dal giro. Mi rimase un acuto rincrescimento, perchè vivere un’esperienza di attività fisica impegnativa in mezzo alla natura insieme alle persone a cui tengo di più mi ha sempre riempito di gioia.

L’ultima foto si riferisce al mio recente viaggio a Madrid. La visita della città, anche se breve, è stata piacevole ed interessante, abbiamo visto moltissimo e siamo stati in piacevole compagnia. Quello che mi dà una sensazione di incompiutezza è il fatto che ora ci vive e lavora mio figlio, io sono ripartita, ma lui è rimasto lì.

I nostri giovani, adattandosi ai difficili tempi attuali, hanno imparato a vivere nella precarietà, a godere delle situazioni del presente, non sapendo dove saranno e cosa faranno da lì a pochi mesi. Io però non ho questa capacità e spirito di adattamento, forse è perché sto invecchiando o forse perché mi pesa la loro lontananza. È per questo che questo ultimo viaggio mi è sembrato incompiuto. Ci sarà un nuovo viaggio a Madrid oppure sarà in qualche altra parte del mondo?

La foto che ho scelto è quella di un mercato di Madrid e con questa cerco di ricominciare a vedere il mondo a colori, per questo devo pubblicare non una, ma due inquadrature dello stesso murale, altrimenti il messaggio sarebbe monco e con esso anche la mia speranza!

madrid 054

madrid 055

#sensomieiviaggi, i nostri viaggi attraverso i ponti

Giunto a Fillide, ti compiaci d’osservare quanti ponti diversi uno dall’altro attaversano i canali: ponti a schiena d’asino, coperti, su pilastri, su barche, sospesi, con i parapetti traforati…” Italo Calvino, Le città invisibili.

Come tante volte in questo bel gioco ideato da Monica Viaggi e baci, lo spunto iniziale ha generato tanti post dallo stesso titolo, tutti diversi, tutti bellissimi e degni di essere letti: ogni foto che segue rimanda al post che ne parla, vi invito a cliccarci sopra ed a leggerli tutti, sono originali, commoventi, interessanti, tutti parlano dell’amore per il viaggio perché i ponti uniscono due sponde che pur vicine hanno sempre qualcosa di diverso, attraversarli è sempre un rito di passaggio che in viaggio assume spesso un significato più profondo.

Le foto di Simona Sacri ci riportano i suoi stati d’animo tra passione, storia e natura.

Chiara Pancaldi ci porta in Normandia sul delizioso e romantico ponte di Monet e poi sui moderni ed imponenti ponti d’acciaio che scavalcano i fiumi portoghesi e che fanno concorrenza a quelli americani.

Con Chiara Leinati facciamo un viaggio nella storia e nella letteratura oltre che nella geografia. I ponti furono testimoni soprattutto nel secolo scorso di eventi determinanti e della follia umana mai sazia di guerra.

Monica con i suoi ponti spazia dalla romantica Venezia all’altrettanto romantica Praga per finire negli Stati Uniti con questo magnifico ponte naturale.

https://allaricercablog.files.wordpress.com/2014/09/ponte-naturale-arches-national-park.jpg?w=509&h=339

Chiara Pancaldi fa addirittura il bis, ne valeva la pena perchè ci mostra tre ponti belli e particolari.

Ed ecco i ponti di Monica Facchini, l’ideatrice di questo bel gioco. La foto del ponte sui laghi di Plitvice mi ricorda tutte le volte che li ho visitati, sempre con la stessa emozione e meraviglia, ma vi invito a leggere il suo post perché la terza foto è veramente spassosa (non l’ho scelta per  riguardo a Monica, però è lei che l’ha pubblicata!)

laghi di plitvice

Claudia ha scelto per il post delle suggestive inquadrature di ponti nelle nostre bellissime città d’arte: Treviso, Venezia e Firenze.

TREVISO_

Norma ci porta ad Amburgo città solare ed interessante contrariamente a quel che si potrebbe pensare, ma poi per le altre foto sceglie ponti “naturali” molto diversi fra loro.

I ponti di Clara sono tutti milanesi, un omaggio alla sua città: un ponte di ferro trascurato e malmesso, ma attribuito ad Eiffel e nel cuore vivo della città ed un piccolo ponte sopra il Naviglio nella vecchia Milano. Vale la pena leggere le parole di Clara!

Luna ci fa fare addirittura un giro sui ponti di tre continenti: Africa, Asia ed Europa. Sono tutti e tre molto belli, io ho scelto quello africano, il ponte sul Kruger Park, perché mi rievoca la mia visita di più di trent’anni fa (il ponte non c’era ancora!)

Audrey dopo aver tanto viaggiato ci fa scoprire i luoghi magici della sua terra, la Puglia, descritta con tutto il sentimento di cui è capace chi ne è veramente innamorato.

Ecco i ponti di Chiara Chi, vi invito ad attraversarli, con il ponte sul Bosforo passerete addirittura in un altro continente!

Il post di Elena ci mostra tre ponti interessanti che vale la pena di visitare: in Lussemburgo, ad Amsterdam ed a Sidney.

Ecco i ponti di Paola e le sue sensazioni nell’attraversarli. Quello che preferisco è lo sconosciuto e traballante ponte tailandese, ma vale la pena di andare a scoprire anche gli altri due!

ponte_thai

Federica invece ha scelto ponti di Roma per tutte le sue foto, da romana non posso che esserne contenta!

Antonella ci mostra i “suoi” ponti, quelli più vicini al cuore!

Silvia in Thailandia ha fotografato ponti famosi ed attraversato con un po’ di batticuore ponti precari e traballanti, che altri non hanno esitazione ad attraversare!

Robby ha scelto ponti di legno su impetuosi torrenti, circondati da fitti boschi o da cime innevate. Bellissimi, sembra di sentire il profumo degli abeti o il rumore dell’acqua impetuosa!

 Infine per il mio post ho scelto tre ponti del cuore, anche se erano stati citati da altre partecipanti, sono quelli che conservano per me un profondo significato, anche a distanza di tanti anni. Il più votato è stato il ponte dell’Abbadia, vicino agli scavi archeologici di Vulci, il cui fascino deriva dal luogo solitario in cui si trova. Invito chi non lo conoscesse ad andarlo a scoprire.

ponte dell'Abbadia - Copia

Grazie a tutte  per aver voluto partecipare a questa bella iniziativa con le vostre splendide foto e le vostre sensazioni, è sempre emozionante scoprire luoghi nuovi attraverso le parole degli altri ed arricchirsi con nuove suggestioni di viaggio.

Il gioco continua, dal 20 ottobre vi invito a cercare sul blog di Stefania il tema per il prossimo mese  http://www.mammaorsacuriosona.blogspot.it/

#sensomieiviaggi, questi sono i ponti dei miei viaggi

Mi piace fotografare i ponti, costruzioni umane portate a termine con perizia ed ardimento, che molte volte hanno sfidato i secoli ed i millenni per arrivare fino a noi. Mi piace fermarmi a metà a guardare l’acqua che vi scorre sotto, l’acqua  impetuosa e spumeggiante dei torrenti e quella a volte placida a volte limacciosa dei grandi fiumi. E poi arrivare sull’altra sponda, il passaggio ha sempre qualcosa di simbolico.

Dovendo pubblicare solo tre foto per questo post ho scelto quelle che, pur non essendo le migliori, hanno per me un più profondo significato affettivo, che me le fa ricordare a distanza di tanti anni.

Il primo è il ponte dell’Abbadia, nella Maremma al confine fra Lazio e Toscana, in un luogo solitario e lontano dalle grandi direttrici, romantico e suggestivo, come tanti luoghi in cui passò la storia per poi dirigersi altrove. Mi innamorai di questo ponte la prima volta che lo vidi e conserva nella mia memoria sempre lo stesso fascino.

ponte dell'Abbadia - Copia

È un ponte edificato probabilmente dai romani su un basamento etrusco e poi adattato nel Medioevo; nel secolo IX d.C. vi fu costruita un’abbazia benedettina fortificata per difendere il ponte dalle continue incursioni saracene. Un magnifico arco alto più di 30 metri scavalca le pareti a strapiombo scavate dal fiume Fiora. L’antica abbazia nel XIX secolo ospitò la dogana pontificia del posto di frontiera con il Granducato di Toscana. Oggi è sede del Museo Archeologico Nazionale  della vicina Vulci.

La seconda foto è quella di mia figlia in tuta da viaggio, con l’aria distratta del bambino che si annoia a stare in posa. Fu scattata il 30 dicembre 1989 sul Stari Most di Mostar, costruito nel periodo ottomano che scavalca con un’ardita struttura ad arcobaleno le vorticose acque della Neretva. Pochi anni dopo quel ponte fu fatto saltare e con lui la pacifica convivenza di due etnie e religioni diverse che tanto avevo ammirato. Molte volte ho pensato a questa foto, non ci poteva essere contrasto maggiore fra la bimba sul ponte in un tranquillo pomeriggio invernale e quello che sarebbe successo da lì a poco.

img006

La terza foto è stata in realtà scattata a Roma, la mia città, il ponte Fabricio o ponte dei Quattro Capi è uno dei più antichi di Roma, costruito nel 62 a.C. dal curatore delle strade L. Fabricius per collegare l’isola Tiberina alla riva sinistra del Tevere. Ha resistito alle piene rovinose del fiume ed al passare dei millenni, ma io non l’ho scelto per questo. Attraversando questo ponte i miei figli hanno iniziato il loro viaggio nella vita ed io ho cominciato un viaggio straordinario, quello della maternità, un viaggio che dura ancora.

roma 1 maggio 14 012

Voci precedenti più vecchie

Cuore di Maglia

Mani di Mamma per Bimbi Piccini

ciboefilosofia

"Fa del cibo nello stesso tempo qualcosa di normale e di straordinario, di quotidiano e di eccezionale, di semplice e di speciale".

NOI FACCIAMO TUTTO IN CASA

Alla riscoperta dei gusti di una volta....

gioiellidiale

gioielli(e non solo) in ceramica raku,creazioni in maglia e uncinetto e dolcini naturali!

Tetide

Giornalismo geologico

Il giro del mondo attraverso i libri

"I libri sono come anime imprigionate finché qualcuno li prende dalla libreria e dona loro la libertà" S. Butler

Cuore di Maglia

Mani di Mamma per Bimbi Piccini

ciboefilosofia

"Fa del cibo nello stesso tempo qualcosa di normale e di straordinario, di quotidiano e di eccezionale, di semplice e di speciale".

NOI FACCIAMO TUTTO IN CASA

Alla riscoperta dei gusti di una volta....

gioiellidiale

gioielli(e non solo) in ceramica raku,creazioni in maglia e uncinetto e dolcini naturali!

Tetide

Giornalismo geologico

Il giro del mondo attraverso i libri

"I libri sono come anime imprigionate finché qualcuno li prende dalla libreria e dona loro la libertà" S. Butler

In viaggio con Valentina

Tra vent'anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite (Mark Twain)

Dolce & Salato Senza Glutine

La mia cucina è la mia passione... cucinare mi rilassa e adoro cucinare per me, ma soprattutto per la mia famiglia..

londarmonica

uno specchio sulle possibilità

sarde e finocchietto

le ricette di casa mia

Made by Kate

Kate Alinari, schemi ad uncinetto, amigurumi, gigantizzazioni, traduzioni e divertimento!

INGVterremoti

l'informazione sui terremoti

archeoricette

#archeofoodblog #archeoblog #artblog #varieblog

____________Mille Nuovi Orizzonti__________

Nasce dall'esigenza di dare qualche informazione utile sui mezzi di trasporto, ristoranti, guesthouse, luoghi e orari dei viaggi fatti.......lasciando la poesia alla fotografia

Pezze di storia

Storie e memorie di un pezzo di stoffa