le piante medicinali e le antiche farmacie

Museo dell’olio e del vino di Torgiano

Il ricorso alle erbe come cura delle più svariate malattie è antichissimo e affonda le sue radici nella preistoria. Sicuramente gli esseri umani anche quando erano cacciatori e raccoglitori conoscevano le proprietà di alcune erbe. Molto usate erano anche in epoca greca e romana.

In epoca medievale la Scuola Medica di Salerno chiamò simplices le piante medicinali e un orto dei semplici non mancava mai nei monasteri.

Vi si coltivavano artemisia, crescione, finocchio, malva, menta, ruta, salvia, tanaceto, borragine, santoreggia, rosmarino, issopo, eupatoria, melissa, levistico, cumino. Le piante venivano conservate immerse nel vino o dopo essere state essiccate.

Le antiche farmacie fino ad epoche non così remote esibivano i vasi di ceramica che le contenevano, prima che i pricipi attivi fossero prodotti sinteticamente dalle case farmaceutiche.

Così possiamo leggere sui vasi nomi di erbe ormai dimenticate come rimedi medicinali come la borragine che curava la stitichezza e le infiammazioni dell’apparato respiratorio, la pimpinella che aiutava la digestione e curava la nausea, l’eupatoria disinfettante e antinfiammatoria. L’ossimele era invece uno sciroppo di aceto e miele usato come espettorante.

Anche oggi possiamo curare piccoli disturbi con le erbe, soprattutto gli infusi possono essere benefici. La raccomandazione è quella che ho fatto in un altro post: raccoglierle solo se si è sicuri di cosa siano e che siano lontane da fonti di inquinamento o da escrementi animali, rivolgersi a un medico per i malanni gravi evitando il fai da te.

 

la fontana e i lavori agricoli

La Fontana Maggiore è al centro della Piazza IV Novembre di Perugia, fulcro della vita della città medioevale, ma anche di quella etrusco-romana e di quella moderna. Qui sorgono gli edifici del potere politico e religioso come il Palazzo dei Priori e la Cattedrale di san Lorenzo.

I suoi bassorilievi sono una delle massime creazioni della scultura medioevale, furono realizzati da Nicola Pisano e dal figlio Giovanni, l’opera fu conclusa nel 1278.

La fontana è composta da due vasche di marmo poligonali e culmina con una tazza di bronzo. Le due vasche sono decorate con i bassorilievi dei due Pisano raffiguranti le attività principali della vita degli uomini medioevali: nella vasca inferiore le arti liberali e i mesi dell’anno, simboleggiati dai lavori agricoli che vi si svolgono.

Questa è la scansione dell’anno per il contadino dell’Italia feudale: l’aratura e la semina, la macellazione del maiale, la caccia e la pesca, la vendemmia e la pigiatura dell’uva, la riparazione delle botti, il travaso del vino,

la raccolta della frutta,

la mietitura e la battitura del grano.

Le formelle se deteriorate dai secoli e dai terremoti rimangono una potente rappresentazione della vita degli uomini e delle tradizioni agrarie del medioevo.

 

sulle antiche mura

Le mura dei nostri borghi risalgono spesso al medioevo quando la minaccia degli eserciti e delle bande si fece pressante. Ma in alcuni casi la struttura è ancora più antica e risale al periodo preromano, agli etruschi che furono maestri nel costruire, ma anche ad altri popoli italici come gli umbri o i latini.

le mura megalitiche di Amelia

Amelia, l’antica Ameria centro umbro risalente secondo la tradizione al XII secolo a. C. era circondata da mura megalitiche del III secolo a.C. costruite con enormi blocchi calcarei fino a un-altezza di 8 metri. Ancora oggi ne sono conservati lunghi tratti.

Norba era città latina, poi romana. Le possenti mura megalitiche sono del IV secolo a. C.

Roma fu circondata da mura fin dai primi secoli dopo la sua fondazione, al tempo dei primi re. Successivamente non ebbe bisogno di questo tipo di difesa per lunghi secoli avendo sconfitto e sottomesso tutti i potenziali avversari. Ma nel III secolo d.C., la pressione delle invasioni barbariche costrinse l’imperatore Aureliano a far costruire le mura che portano il suo nome, misuravano 19 chilometri, attualmente ne sono rimasti 12,5 chilometri, alcuni tratti sono stati demoliti per motivi di viabilità.

Porta San Sebastiano

Mura Aureliane presso porta San Sebastiano

Porta Tiburtina

Sulle antiche mura è possibile trovare nuovi inquilini, siano essi i capperi o esseri umani che hanno trovato in quello spessore un riparo e un’abitazione.

Roma, mura Aureliane

Bevagna (Pg)

il museo del vino di Torgiano

Torgiano in Umbria, a pochi chilometri da Perugia è in un territorio di dolci colline, fin dall’antichità ricoperte di vigneti. Il paese è infatti rinomato per la produzione di vini pregiati.

Il Museo del Vino che vi si può visitare in un palazzo del seicento, raccoglie documenti storici ed etnografici, materiali archeologici, oggetti legati all’allevamento della vite e alla produzione del vino fin dalle età più remote, fin dal III millennio a. C.

Inizialmente il vino era riservato ai riti religiosi, poi si estese al consumo dei ceti più abbienti. In età romana era intensamente commercializzato in tutto il Mediterraneo tanto che sono stati trovati numerosissimi relitti di navi carichi di anfore che venivano stivate immerse nella sabbia in più livelli.

Il vino nell’antichità era molto dolce e sciropposo, vi erano aggiunte erbe, resine, miele per correggere eventuali difetti e veniva bevuto diluito con acqua. Fra il materiale archeologico brocche, buccheri, ceramiche di diverse epoche e provenienza e forma, vetri di età romana.

Una sezione del museo è dedicata all’allevamento della vite che fino alla metà del secolo scorso era fatta arrampicare su alberi tutori, come probabilmente facevano gli Etruschi. Io ne ho parlato qui.

Tra gli attrezzi agricoli legati alla produzione del vino notevole è un grande torchio del XVII secolo.

La collezione annovera anche centinaia di manufatti di epoche diverse in cui Bacco, la vite e il vino sono protagonisti.

Completano il ricco museo opere d’arte moderne che hanno come tema il vino e una collezione di ferri per cialde che venivano associate al vin santo sia nel consumo che perché entrava nell’impasto.

Alla fine della visita si può entrare nella enoteca del museo e assaggiare gli eccellenti vini del territorio.

30 anni dalla caduta del muro

Il 9 novembre 1989 i numerosi varchi del Muro che separava le due Berlino e con esse l’Europa vennero aperti e i cittadini di Berlino est poterono rivedere Berlino ovest per la prima volta dopo 28 anni. Il Muro fu scalato da centinaia di berlinesi festanti che potevano passare dall′altra parte senza il rischio di essere uccisi come era avvenuto a tanti loro concittadini.

In poche settimane il Muro fu preso a picconate e i suoi frammenti venduti come souvenir. Qualche anno dopo, quando visitai Berlino per la prima volta, vicino alla Porta di Brandeburgo numerosi banchetti vendevano ancora frammenti del Muro e cimeli della DDR.

Oggi il Muro è per alcuni tratti ancora in piedi, trasformato in una pinacoteca a cielo aperto, la East Side Gallery che è stata dipinta da artisti da tutto il mondo e costituisce la più lunga collezione di murales del mondo.

In un’altra zona una struttura in metallo ricorda il luogo in cui era il Muro e molti pannelli illustrativi parlano degli innumerevoli tentativi di passare a ovest con tutti i mezzi, scavando tunnel, nascosti nel vano motore delle auto, a nuoto, a volte a costo della vita.

La città si prepara a festeggiare l′anniversario della sua riunificazione con decine di eventi fra il 4 e il 10 novembre, proiezioni, concerti, letture e, proprio la sera del 9 novembre, un grande festival musicale con artisti da tutto il mondo

Berlino è una città bellissima e estremamente viva, ricca di musei, parchi, monumenti, che numerosissimi cantieri aperti stanno rendendo ancora più interessante.

La zona est è quella che ha subito le maggiori trasformazioni, la enorme Alexanderplatz, cuore politico del regime socialista, è diventata un centro nevralgico di traffico, grattacieli e shopping.

Al centro l’altissima torre della televisione (368 m) orgoglio della Germania est, che si nota da gran parte della città.

Potsdamer Plats non è solo una piazza, ma un recente quartiere di Berlino sorto su un’area che un tempo era una desolata terra di nessuno perché tagliata in due dal muro. I migliori architetti internazionali hanno dato vita a questo straordinario progetto urbanistico innovativo che ospita cinema, musei, uffici, appartamenti, negozi.

Il Sony Center ne è un esempio impressionante con la grande cupola a vetri che ricopre una piazza accogliente con numerosi caffè in cui incontrarsi.

La città è una delle più green del mondo, con un efficente servizio di metropolitane, una rete di piste ciclabili, servizi efficenti, grandi parchi verdi. Piacevole da godersi in tutte le stagioni, vale sicuramente una visita di più giorni!

Ottobre al Parco d’Abruzzo

Ottobre è uno dei mesi migliori per visitare il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, le temperature sono ancora miti, le faggete non hanno ancora perso le foglie e i loro colori sono bellissimi.

Sui cespugli di biancospino e di rosa canina rosseggiano i frutti maturi.

Le foglie dei meli selvatici cominciano a ingiallire, ma i frutti danno nutrimento alla fauna selvatica prima dell’inverno.

I torrenti scorrono fra gli arbusti che cominciano ad assumere i colori autunnali.

Nei paesi si fa provvista di legna per l’inverno.

Durante un’escursione si possono sentire i bramiti dei cervi maschi in amore che si sfidano con questi potenti versi per il possesso delle femmine.

I paesi sel parco sono tranquilli e silenziosi dopo l’affollamento estivo.

Barrèa (Aq)

Fu proprio nell’ottobre di quasi secolo fa, nel 1921 che fu istituita nel comune di Opi quella che fu la prima area protetta d’Italia, circa 500 ettari di territorio impervio nell’alta val Fondillo, dove vivevano specie uniche come il camoscio d’Abruzzo, l’orso marsicano, il lupo appenninico. Nel novembre dello stesso anno fu costituito l’Ente Autonomo Parco Nazionale d’Abruzzo.

Oggi il Parco si estende per più di 50 mila ettari in tre regioni infatti dal 2001 ha cambiato nome in Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

 

 

fiabe sui muri delle case

Sant’Angelo è un minuscolo borgo frazione del comune di Viterbo, costruito su uno sperone di tufo. Come tanti altri piccoli paesi italiani si stava spopolando e le sue case rischiavano di degradarsi.

Un piccolo gruppo di artiste di street art hanno iniziato due anni fa a  riqualificare le sue case con coloratissimi murales pieni di fantasia perché il loro tema sono le fiabe.

Passeggiando per le strade del piccolo paese si incontrano fate,

gnomi

e i protagonisti delle fiabe più note: Alice nel Paese delle Meraviglie e il Bianconiglio,

il Piccolo Principe,

il Brutto Anatroccolo,

Pinocchio,

Peter Pan

e tanti altri personaggi fantastici per la gioia dei bambini e lo stupore dei grandi.

Il paese non è più degradato e inizia a ripopolarsi, molte iniziative attirano visitatori che, a pochi chilometri di distanza possono anche visitare le rovine di Celleno, il paese fantasma di cui ho parlato qui.

le Madonne del parto

Nella chiesa di Sant’Agostino a Roma c’è la veneratissima statua di una  Madonna del Parto. Fu scolpita fra il 1516 e il 1521 da Jacopo Sansovino e dall’ottocento è stata considerata protettrice della gravidanza e del parto ed ha ricevuto gli omaggi di generazioni di donne. La tradizione continua ancora oggi come si vede dai numerosi fiocchi rosa e celesti che la circondano.

Il poeta romanesco Gioacchino Belli (1791-1863) ne parla in un sonetto intitolato “La madonna tanto miracolosa”, non certo in termini elogiativi, ma per stigmatizzare comportamenti superstiziosi che costringono la povera gente a donare alla Madonna oggetti preziosi per ottenere una grazia.

Nel sonetto il poeta testimonia che per arrivare a baciare il piede della statua bisognava farsi avanti nella ressa a gomitate e spintoni. Il piede di marmo fu talmente consumato dalla devozione popolare da dover essere sostituito da un piede di argento!

Nella stessa chiesa, oltre alla celeberrima Madonna dei Pellegrini di Caravaggio, un’altra statua raffigura Maria con il Bambino e Sant’Anna. Fu realizzata nel 1512 da Andrea Sansovino.

Anche questa santa, che aveva avuto Maria in età avanzata, è stata considerata un po’ in tutta Europa protettrice del parto, sostituendo le antiche dee della maternità presenti nelle religioni fin dalla preistoria, fra le più conosciute Giunone Lucina che era invocata dalle partorienti dell’antica Roma.

Una delle più celebri e belle Madonne del Parto è quella dipinta da Piero della Francesca, conservata al museo civico di Monterchi (Ar).

L’entrata al museo è gratuita per le donne incinte e vicino alla splendida pala che attira ammiratori da tutto il mondo, un piccolo cesto riceve i bigliettini delle donne che si affidano alla Madonna per avere un figlio.

Il parto è sempre stato un evento desiderato ma temuto ed a ragione, vista l’alta mortalità delle donne in un passato non molto lontano. Ora si partorisce con maggiore sicurezza, ma tale evento continua ad essere considerato con timore ed aspettato con ansia.

merletti di pietra

L’Aquila, Santa Maria di Collemaggio

 

Lugnano in Teverina, collegiata S. Maria Assunta

 

Abbazia di Casamari (Fr)

 

Pavia, la Certosa

 

Milano, il Duomo

 

Rabat, Marocco

 

Rabat, Marocco

 

Salamanca, la Cattedrale

 

Toledo, la Cattedrale

 

Madrid, Palacio de Cibeles

strade bianche

Lomellina

Per me le strade bianche hanno qualcosa di seducente, mi danno l’impressione di essere lontano da tutto, e che il paese sia capitato sulla carta per errore, per puro caso”. (Cees Nooteboom, Verso Santiago).

Val Marecchia

Colfiorito (PG)

verso Perdasdefogu (OG)

 

 

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