un quadrato rosso contro la violenza sulle donne

Ho aderito a questa iniziativa di Piccoli Giganti onlus che si propone di unire insieme i quadrati rossi lavorati dalle volontarie e portare questa grande coperta, come un lungo fiume rosso, alla manifestazione dell’8 marzo contro la violenza sulle donne.

Questo è il mio quadrato lavorato con un uncinetto n. 4 a maglia alta filet, in cui si alternano m. alte e catenelle per formare un disegno.

Chi volesse contribuire con il proprio quadrato ha ancora tempo fino a metà febbraio. L’indirizzo a cui spedirlo e maggiori informazioni si possono trovare nel volantino qui sotto o sulla pagina Facebook della onlus.

 

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Sant’Antonio abate

Oggi la Chiesa festeggia Sant’Antonio abate, un santo molto popolare la cui venerazione ha sostituito culti più antichi legati al solstizio d’inverno.

Era un eremita egiziano vissuto nel III secolo, conosciuto in tutta Europa come guaritore di terribili malattie e protettore degli animali domestici. Singolare è anche la credenza, anche questa diffusa in molte regioni d’Europa, che invocandolo con una giaculatoria faccia ritrovare gli oggetti perduti.

Viene spesso raffigurato con un porcellino, infatti la confraternita di monaci dell’Ordine degli Antoniani, che gestiva un ospedale in Francia, allevava maiali per uso proprio, gli animali circolavano liberamente a spese della comunità.

Questa consuetudine è ancora viva in paesi spagnoli, per esempio sulla Sierra de Francia una catena montuosa a circa 80 chilometri a sud di Salamanca. Nel paese di La Alberca si alleva un maialino che gira libero per il paese e viene nutrito da tutta la popolazione. Quando lo si ammazza si fa un grande banchetto a cui tutti partecipano. Al porcellino hanno dedicato perfino un monumento!

Nel giorno di Sant’Antonio si portano a benedire gli animali domestici e questa consuetudine continua ad essere sentita sia in città che in campagna.

In molti paesi europei inoltre la notte fra il 16 e il 17 gennaio si festeggia  il santo accendendo grandi falò, reminiscenza di feste antichissime che ricorrevano intorno al solstizio d’inverno. Il fuoco era legato a riti di purificazione e rinnovamento intesi a propiziare una nuova annata agricola ricca di messi.

Alcune tradizioni associano infatti il santo al fuoco, in particolare a quello infernale e narrano di come abbia cercato di strappare le anime dannate al diavolo.

Una fiaba sarda riportata da Italo Calvino nella sua raccolta “Fiabe italiane”, narra di come il santo portò addirittura il fuoco agli esseri umani prendendolo all′inferno e nascondendolo nel suo bastone di ferula, come un novello Prometeo! In questa fiaba il maiale che lo accompagna ha un ruolo di primo piano nel gabbare i diavoli e raggiungere il risultato!

“Una volta al mondo non c’era il fuoco: gli uomini avevano freddo e andarono da Sant’Antonio che stava nel deserto a pregarlo che facesse qualcosa per loro, che con quel freddo non potevano più vivere. Sant’Antonio ne ebbe compassione e siccome il fuoco era all’Inferno, decise di andare a prenderlo.”

Fiabe italiane, a cura di Italo Calvino

 

il mio secondo portacomputer di fettuccia

In famiglia siamo sempre piuttosto restii a utilizzare accessori comprati quando si può ricorrere al fai da te. Dopo qualche anno ho provato quindi a fare un secondo portacomputer di fettuccia, il primo lo avevo pubblicato qui.

Questa volta ho utilizzato una fettuccia diversa dalle solite che mi aveva incuriosito, più sottile ed elastica e ho scelto un bel rosso augurale!

Dopo diverse prove ho deciso di lavorarlo ai ferri, tutto a legaccio, cioè tutti i ferri al diritto, per un risultato più coprente e anti urto. A differenza del primo questo portacomputer non ha fodera né manico, ma solo una chiusura lampo.

Ho lavorato un rettangolo di 40 cm di larghezza avviando 80 maglie con ferri n. 4,5. Ho continuato a legaccio fino all’altezza di 54 cm utilizzando 5 gomitoli di fettuccia da 50 g l’uno.

Raggiunta l’altezza necessaria ho intrecciato le maglie, piegato in due il rettangolo e cucito le due estremità a mezza maglia bassa con un uncinetto n. 4,5.

Infine ho cucito a macchina una chiusura lampo per borse lunga 40 cm.

 

il primo anno

Il nostro fiorellino compie un anno, un anno in cui ha arricchito la nostra famiglia di tenerezza, sorrisi, risate. Un anno in cui ha scoperto il mondo con uno sguardo curioso e attento, in cui ha conosciuto tante persone e visto tanti luoghi, in cui ha imparato e insegnato tante cose. Anche noi stiamo riscoprendo il mondo con gli occhi suoi.

Io gli rinnovo il mio augurio di un anno fa:

benvenuto fra noi piccolo fiore, ti sia dolce la vita!

il ramo d’oro

La tradizione di baciarsi sotto un rametto di vischio a Capodanno ha provocato la sua raccolta indiscriminata e predatoria che lo ha portato quasi all’estinzione. Ora la pianta è protetta in molte regioni italiane e si spera in una sua ripresa.

La tradizione è  derivata da antichissimi riti celtici legati al solstizio d’inverno. Era usato dai druidi che lo consideravano magico per le sue caratteristiche di non vivere nè in terra nè in aria.

Vive infatti su alberi soprattutto a foglia caduca come querce, salici, pioppi, meli selvatici, in parte a spese dell’ospite da cui trae soluzioni di sali minerali affondando nel tronco le sue radici specializzate.

vischio

Viene propagato dagli uccelli che si cibano delle sue bacche bianche, rotonde e carnose. Queste sono rivestite da una sostanza vischiosa (aggettivo derivato proprio da vischio, come anche il verbo invischiare) per cui rimangono attaccate al becco, vengono così trasportate  su un altro albero, sul cui ramo l’uccello si strofina cercando di pulirsi. Il seme con il suo involucro appiccicoso aderisce al ramo e germinerà mettendo le radici in una fessura del legno.

Era sacro anche per i greci, la Sibilla Cumana lo descrive ad Enea e lo esorta a ricercarlo nel fitto del bosco ed a strapparne un ramo per poter scendere agli Inferi e riuscirne vivo.

Si cela in un albero ombroso

un ramo d’oro nelle foglie e nel flessibile vimine,

consacrato a Giunone inferna; tutto il bosco

lo copre  e lo racchiudono ombre in oscure convalli.

Ma non si può discendere nei segreti della terra, prima

di aver staccato dall’albero il virgulto dalle fronde d’oro.

Virgilio, Eneide, libro VI, vv.136-141, traduzione di Luca Canali)

Le sue foglie, nonostante i versi di Virgilio, sono verdi, contengono quindi la clorofilla il pigmento grazie al quale si compie la fotosintesi e quindi la pianta è in grado di sintetizzare per proprio conto il glucosio. Sono persistenti anche in inverno quando su un albero spoglio si distingue bene la massa globosa che formano i suoi rami.

Lasciamo il vischio sul suo albero! Per scambiarci segni di affetto e di augurio non abbiamo più bisogno della magia.

 

marmellata di arance

Il mio primo articolo del nuovo anno è dedicato a questo frutto d’oro che rallegra l’inverno con il suo carico di sapore e vitamine.

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Si trovano tantissime ricette di marmellata di arance sul web e sui libri di ricette antichi e moderni. Il difetto delle ricette di una volta è che mettono troppo zucchero, in genere in peso uguale alla frutta impiegata. Questo per far sì che la marmellata si conservi bene, ma attualmente si cerca gusti  di limitare l’uso di dolcificanti e noi in famiglia non amiamo i cibi troppo dolci.

Pertanto io ho ridotto drasticamente la quantità di zucchero; uso però vasetti di piccole dimensioni e li chiudo e capovolgo appena pieni di marmellata bollente. In questo modo si fa il vuoto all’interno e si conserveranno a lungo. Una volta aperti li conservo in frigorifero.

Questa è quindi la mia ricetta per la marmellata di arance, frutto di diverse prove e assaggi e del parere della mia famiglia!

Occorrono:

  • 2 kg di arance non trattate
  • 250 g di zucchero

Togliere a metà delle arance la buccia arancione, metterla a pezzetti in un pentolino pieno di acqua e farla bollire 10 minuti, quindi cambiare l’acqua e ripetere il trattamento, poi scolare le bucce.

Sbucciare a vivo le arance, togliendo cioè anche la pellicina gialla, tagliarle in pezzi e metterle sul fuoco in una pentola di acciaio dal fondo spesso, con mezzo bicchiere di acqua.

Far cuocere fino a che la frutta non si sia spappolata, ci vorranno almeno 40 minuti.

Io ho omogeneizzato la poltiglia con il frullatore a immersione, ma si può anche saltare questo passaggio.

Aggiungere lo zucchero e le bucce bollite e far cuocere fino a che la marmellata non abbia raggiunto la giusta consistenza, quando cioè una goccia messa su un piattino e fatta raffreddare scorra lentamente quando si inclina il piattino.

Mettere la marmellata bollente nei vasetti, chiuderli con il coperchio e farli raffreddare capovolti su un tagliere di legno.

E con questa prima ricetta auguro

Buon anno a tutti!

 

i duecento anni de “L’Infinito”

Sempre caro mi fu quest’ermo colle

e questa siepe, che da tanta parte

dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

spazi di là da quella, e sovrumani

silenzi, e profondissima quiete

io nel pensier mi fingo; ove per poco

il cor non si spaura. E come il vento

odo stormir tra queste piante, io quello

infinito silenzio a questa voce

vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

e le morte stagioni, e la presente

e viva, e il suon di lei. Così tra questa

immensità s’annega il pensier mio:

e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Quest’anno ricorre il bicentenario del “L’Infinito” di Giacomo Leopardi, una delle più belle poesie che siano mai state scritte.

È una buona occasione per visitare Recanati, soffermarsi nella tranquilla piazza del Sabato del Villaggio con il Palazzo Leopardi, casa natale del poeta, la chiesa di Santa Maria di Monte Morello e la casa di Teresa Fattorini, la Silvia cantata dal poeta.

Nel palazzo si possono visitare le stanze del poeta, la sua biblioteca, i suoi scritti.

Passeggiando per le tranquille vie della cittadina si arriva ad affacciarsi dall'”ermo colle” sul bel panorama della campagna marchigiana.

Recanati celebra i duecento anni della poesia con una serie lunga un anno di iniziative che si possono consultare a questo sito.

 

tanti auguri!

A tutti quelli che mi seguono e a chi passa per caso sul mio blog

tanti auguri di buone feste!

liquore alle noci con profumo di agrumi

Un liquore aromatico e di ottimo sapore da fare con la frutta di stagione.

Occorrono:

  • 20 -25 noci
  • 1 arancia e 1 limone non trattati
  • 250 g di zucchero
  • 250 ml di alcool per liquori

Sgusciare le noci e tritarle grossolanamente o pestarle con un mortaio. Togliere la buccia al limone e all’arancio eliminando la parte bianca. Tagliare le bucce a pezzetti.

Mettere in infusione le noci e le bucce in un vaso di vetro in cui sia stato versato l’alcool.

Lasciar macerare per 20 giorni, quindi filtrare con una tela pulita.

Sciogliere lo zucchero in mezzo litro di acqua a fuoco moderato, bastano pochi minuti e non occorre che bolla. Mescolare per accelerare il processo. La soluzione è pronta quando l’acqua diventa limpida.

Far raffreddare lo sciroppo, poi aggiungerlo al filtrato. Imbottigliarlo e conservarlo per lo meno 2 mesi prima di consumarlo.

tante stelle per Natale

Per Natale tante stelle e stelline, lavorate a crochet o ricamate, bianche o rosse e argentate, semplici o imbottite, da fare in pochissimo tempo per appenderle all’albero o per decorare un pacchetto.

La prima l’ho fatto di lana bianca con un filo argentato. La mia spiegazione si può trovare qui.

stellina

In alternativa si può fare con cotone rosso rifinita con filo argentato.

stella di natale 003 - Copia

A punto a croce su tela Aida si fanno decorazioni in pochissimo tempo.

Stella di Natale a punto croce

 

decorazioni natale 008

L’ultima è la più recente, una stellina per la mia stellina!

La spiegazione è qui.

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