batacchi e anelli per gli animali

Bertinoro

Batacchio, picchiotto, battente, battiporta, tanti termini per indicare un oggetto oggi desueto, ma ancora presente sui portoni delle case dei piccoli centri italiani.

Utilizzati fin dall’antica Roma per bussare ai portoni e annunciarsi ai padroni di casa, erano spesso semplici anelli di metallo, ma altre volte rappresentavano figure più o meno complesse, fatte in serie o forgiate da abili artigiani, a volte veri artisti.

Curiosando sui portoni dei nostri borghi si possono trovare pugni, teste egizie, teste di leone e di animali vari, aquile per darsi un tono d’importanza.

Sui muri delle antiche case sono a volte ancora conservati altri oggetti desueti: gli anelli per legare gli animali. Anche questi hanno forme diverse, a volte semplici anelli, a volte ci sono anche raffigurate le teste degli animali, reali o immaginari.

Le vecchie case di campagna si limitavano a incorporare nella muratura una pietra forata cui attaccare l’asino.

Nella bella e ospitale Bertinoro, circondata da vigneti esiste ancora la colonna dell’ospitalità, dove ogni anello era collegato a una famiglia che avrebbe ospitato il viandante che avesse attaccato ad esso il suo cavallo.

copripannolino ai ferri

Dopo il copripannolino a crochet che feci lo scorso anno e che ho spiegato qui, ho provato a farne uno ai ferri prendendo come modello un pannolino taglia midi (4-9 kg).

Occorrono 50 g di filo di cotone, ferri n. 3, un ago da lana e 4 bottoni.

Spiegazioni

Si lavora in un solo pezzo e si inizia dal dietro.

Montare 66 maglie e lavorare a coste 2/2 per 2 cm (7 ferri).

Al 5° ferro di coste fare le prime asole: dopo le prime 4 m. intrecciare 2 m, continuare a coste fino a 6 m. dalla fine del ferro e intrecciare altre 2 maglie, terminare il ferro a coste. Al ferro successivo in corrispondenza delle maglie intrecciate montare 2 maglie.

Dopo i 7 ferri a coste continuare a m. rasata facendo a legaccio (tutti i ferri a diritto) le prime e le ultime 4 maglie di ogni ferro. I bordi a legaccio servono ad evitare che questi si arrotolino.

A 4 cm dalle prime asole (16 ferri) fare le seconde alla stessa maniera.

Dopo 19 ferri di m. rasata (9 cm di altezza totale) chiudere le prime 11 maglie lavorando a coste. Al ferro successivo chiuderne altre 11 dal lato opposto.

Continuare a m. rasata sulle maglie rimaste facendo sempre a legaccio le prime e le ultime 4 maglie.

Contemporaneamente diminuire 1 m. per parte solo sui ferri a diritto all’interno delle 4 m. a legaccio iniziali e finali. Continuare le diminuzioni fino a ritrovarsi con 28 maglie sul ferro.

Lavorare 15 ferri a m. rasata sempre facendo le 4 m. a legaccio per i bordi.

Aumentare 1 m. per parte solo nei ferri a diritto all’interno delle 4 m. dei bordi per 21 ferri fino a raggiungere l’altezza totale di 33 cm, quindi lavorare il bordo a coste 2/2 per 7 ferri, come il dietro. Intrecciare.

Rifinire le asole a punto festone, attaccare i bottoni.

il Parco di Veio

Il Parco Regionale di Veio si estende per quasi 15 mila ettari a nord si Roma, fra la via Cassia a la via Flaminia, per ampiezza è il 4° parco del Lazio.

Si conserva naturalisticamente abbastanza integro, un enorme lembo di campagna romana che costituisce uno dei tanti polmoni verdi che circondano la metropoli, in continuità con altri parchi, come quello dell’Insugherata, quello di Bracciano-Martignano e quello della valle del Treja.

Si estende su colline tufacee, prodotto delle eruzioni dei Vulcano Sabatino, sulle quali i corsi d’acqua hanno scavato nei millenni forre ricche di vegetazione.

Le antiche popolazioni italiche dell’età del bronzo abitavano quella che sarà l’Etruria meridionale, i loro villaggi occupavano le alture isolate con pendii ripidi, facilmente difendibili.

Verso il 1000 a. C. gli abitanti di questi villaggi si riunirono in comunità più grandi, sorsero così gli insediamenti “protourbani” di Orvieto, Vulci, Tarquinia, Cerveteri e la stessa Veio. Da questi insediamenti in seguito si svilupparono le città etrusche.

L’intensa attività archeologica portata avanti nell’area di Veio ha fatto ritrovare un gran numero di necropoli dell’età del ferro (IX-VIII secolo a. C.)

Dal VII secolo a. C. a Veio compaiono le prime case a pianta rettangolare costruite con mattoni crudi e furono costruiti i primi templi.

Veio raggiunse il suo massimo sviluppo fra la fine del VII secolo a. C. e l’inizio del VI, poi iniziarono i conflitti con Roma, città in espansione, ciò portò i veienti a costruire una cinta muraria intorno alla città, fatta di blocchi di tufo.

I conflitti con Roma si inasprirono con alterne vicende fino a che nel 396 a. C Roma non espugnò la vicina. Da allora in poi Veio perderà la sua indipendenza, ma il suo territorio continuerà a prosperare sotto coloni romani o veienti passati al nemico. La città possedeva un centro termale terapeutico con un vicino tempio forse dedicato a una divinità salutare come testimoniato dai ritrovamenti archeologici.

La città fu abitata per più di sedici secoli, fino al medioevo, poi rimarrà terreno agricolo, coltivato ancora ai giorni nostri.

Un luogo piacevole e interessante in cui fare facili percorsi a piedi nel verde a poche decine di chilometri da Roma. Lungo il sentiero si incontrano gli scavi dell’antica città, le tombe nel tufo, le forre ombreggiate da grandi alberi, all’inizio di uno dei percorsi è un vecchio mulino abbandonato.

pesciolino dou dou

Un pesciolino a crochet per un piccolissimo appena nato, è un dou-dou un giocattolino con la coda a riccioli da stringere come faceva prima di nascere con il cordone ombelicale.

Occorrono pochi grammi di cotone in due colori diversi (15 g fra tutti e due i colori), un uncinetto n. 3, poche gugliate di cotone nero e un uncinetto n. 2,5 per gli occhi, un ago da lana.

Corpo: si lavora tutto a m. bassa in righe avanti e indietro: avviare una catenella di 3 maglie e lavorare: 1° riga: 2 m. basse

2° riga: 2 aumenti (4 m.b)

3-4° riga: aumentare 1 m. all’inizio e una alla fine (8 m.b.)

5°-16° riga: aumentare 1 m. solo all’inizio della riga (20 m.b.)

17-26° riga: 20 m. basse

27-35° riga: diminuire 1 m. all’inizio e 1 alla fine della riga. Rimangono 2 maglie. Senza rompere il filo fare 1 giro a m. bassa lungo tutto il margine del pesce.

Pinne

Sul dorso del pesce lavorare: 2 m. basse, 1 mezza m. alta, 2 m. alte, 5 m. alte doppie, 4 catenelle, fissare con mezza m. bassa alla m. seguente rompere il filo e fermare.

Sulla pancia del pesce: 4 catenelle, 1 m. alta doppia, 2 m. alte, 1 mezza m. alta, 1 m. bassa, 1 mezza m. bassa. Rompere il filo e fermare.

Bocca

Sulla punta anteriore con il filo color fuchsia lavorare: 1 mezza m. alta, 1 mezza m. bassa sulla m. seguente, 1 mezza m. alta sulla m. seguente.

Riccioli

Fare una catenella di 30 maglie e cominciando dalla terzultima catenella lavorare 3 m. alte in ogni catenella, terminare con mezza m. bassa. Rompere il filo lasciando una codina per cucirlo.

Lavorare un secondo ricciolo uguale. Con il secondo colore lavorare il terzo ricciolo alla stessa maniera, ma facendo solo 20 catenelle.

Occhi

Con il filo nero e l’uncinetto n. 2,5 fare un cerchio magico e lavorare all’interno 6 m. basse. Stringere il cerchio, tagliare il filo lasciando una codina e affrancare. Fare un secondo occhio uguale.

Cucire i riccioli alla coda e gli occhi uno da un lato l’altro dall’altro del pesce.

la rivoluzione dei papiri

I fusti dei papiri affondano le radici nelle acque dello stagno dell’Orto Botanico di Roma.

I papiri sono piante palustri appartenenti alla famiglia delle Cyperacee. Fin dalla preistoria in Egitto con le loro fibre flessibili si fabbricavano corde, stuoie, calzature e ceste. Con i papiri intrecciati e spalmati di bitume era fatto il canestro in cui il piccolo Mosè venne lasciato da sua madre sulle sponde dl Nilo.

Roma, fontana del Mosè a Villa Borghese

Circa 3000 anni fa gli egizi trovarono il modo di fabbricare fogli ricavati dal loro midollo che era tagliato in strisce sottili con le quali si faceva un primo strato orizzontale, sovrapponendo un secondo strato verticale. Con un maglio gli strati venivano battuti in modo che la linfa rilasciata servisse da collante. I fogli erano poi incollati fra loro e arrotolati.

La scoperta rivoluzionò la trasmissione dei testi scritti. Mano a mano che le società del Mediterraneo si alfabetizzavano cresceva il bisogno dei rotoli di papiro che furono esportati dagli egiziani a caro prezzo. Infatti la pianta scarseggiava al di fuori dell’Egitto tanto che divenne una risorsa strategica.

I faraoni detennero il monopolio della lavorazione e del commercio di questi rotoli che rappresentavano un enorme progresso rispetto ai supporti per la scrittura usati precedentemente: pietra, argilla, legno, metallo che erano rigidi e pesanti. Ora gli scritti erano fatti su un supporto flessibile, leggero e facilmente trasportabile.

Paper in inglese, papel in spagnolo e portoghese, papier in tedesco, papir in molte lingue slave, paperi in finlandese. Molte lingue europee usano ancora oggi questo termine per significare carta.

Molte delle notizie di questo articolo le ho prese da un libro esauriente e interessante: “Papyrus, l’infinito in un giunco” di Irene Vallejo, edizioni Bompiani.

la canottiera con l’unicorno

Una piccola canottiera per far contenta una bimba. L’animale magico e colorato va per la maggiore fra le piccoline!

Occorrono 150 g di filo di cotone bianco, poco filo di 3 colori diversi, qualche gugliata di filo nero per gli occhi, un uncinetto n. 3, un ago da lana e perline colorate. La mia taglia è per 4 anni.

Spiegazioni

Davanti

Fare una catenella di 70 maglie (34 cm) e lavorare a m. alta avanti e indietro per 27 cm di altezza (31 righe).

Cominciare a diminuire per gli scalfi 10 maglie all’inizio della riga e 10 maglie alla fine (lavorare all’inizio 10 mezze m. basse e alla fine non lavorare le ultime 10 maglie).

33°-37° riga: fare una diminuzione all’inizio e una alla fine. Chiudere il lavoro e fare il dietro come il davanti.

Bretelle

Su una catenella di 8 m. lavorare 7 m. alte, girare il lavoro e diminuire 1 m. all’inizio e 1 alla fine, si hanno 5 m. alte. Girare il lavoro e diminuire 1 m. all’inizio e 1 alla fine, si hanno 3 m. alte.

Continuare a lavorare avanti e indietro 3 maglie per 14 volte in tutto, poi aumentare di nuovo 1 m. all’inizio e 1 alla fine della riga (5 maglie), alla riga successiva aumentare di nuovo 1 m. all’inizio e 1 alla fine (7 m.) Tagliare il filo e affrancare. Lavorare una seconda bretella uguale.

Riccioli

Montare 22 catenelle e a partire dalla terzultima catenella lavorare 3 m. alte in ogni catenella. Fare 3 riccioli di colori diversi.

Occhi

Con il filo nero fare un cerchio magico e all’interno lavorare 8 m. basse.

Corno

Con un filo colorato montare 8 catenelle e lavorare: 1°-2° giro: 7 m. basse; 3° giro: 1 diminuzione all’inizio e 1 alla fine (5 m). 4° giro: 5 m. 5° giro: 1 diminuzione all’inizio e 1 alla fine (3 m). 6° giro: 3 m. 7° giro: 1 diminuzione all’inizio e 1 alla fine (1m).

Rifiniture

Cucire il davanti al dietro lungo i lati, cucire le spalline.

Bordi

Intorno allo scollo, ai 2 lati delle spalline e intorno agli scalfi lavorare un bordino: *1 m. bassa, 3 catenelle, saltare 1 m. Ripetere da *.

Cucire il corno, i riccioli, gli occhi e ricamare la bocca e le narici.

Per il bordo colorato inferiore ho lavorato 2 giri: (1 m. alta, 1 catenella, saltare 1 m.) in 2 colori diversi, lasciando le aperture sui lati.

Il 3° giro va lavorato con il terzo colore, ma prima di iniziare vanno inserite nel filo le perline. Io ne ho utilizzate in tutto 32, 16 per il davanti e 16 per il dietro. Poi lavorare: *3 catenelle, inserire 1 perlina e fissarla con mezza m. bassa, 3 catenelle, 1 m. bassa sulla m. alta del giro precedente, 1 catenella, 1 m. bassa sulla m. alta successiva. Ripetere da *.

alberi spaccasassi

Questo leccio imponente è riuscito a crescere nonostante la presenza della dura roccia vulcanica, le sue radici e il suo tronco si sono insinuati quando erano ancora giovani e sottili in fessure naturali che hanno contribuito ad allargare, stagione dopo stagione, anno dopo anno, sia con la sola pressione meccanica, sia approfittando della naturale erosione dovuta alle piogge, al gelo e al caldo. le radici hanno aggiunto anche un’azione chimica.

Spagna giugno 15 247

Questo Pinus nigra è riuscito invece con il suo sistema radicale poderoso ad ancorarsi e crescere sulla roccia calcarea.

Le radici di questi faggi ci testimoniano tutta la tenace lotta dell’albero per sopravvivere e crescere.

Qualche alberello cerca di sfruttare anche le fessure di città, se non verrà rimosso spaccherà anche l’asfalto.

In questo caso il fico affonda le radici nellaq copertura a volta di un manufatto archeologico, ma si è adattato a crescere capovolto! I rami invece di andare verso il cielo, hanno quasi raggiunto il suolo.

Anche questo enorme albero è cresciuto su antiche rovine ed ha trovato abbastanza nutrimento e spazio per diventare veramente imponente!

vestitini colorati con gli avanzi di filo

Chi lavora molto ai ferri o all’uncinetto accumula tanti gomitolini colorati di cotone o di lana che prima o poi è necessario trovino un utilizzo.

Ecco alcuni dei miei lavori con cui li ho utilizzati. Su ognuno il link riporta alle spiegazioni.

Il cappellino colorato lavorato all’uncinetto si fa in pochissimo tempo ed è ottimo per smaltire gli avanzi di cotone.

Per smaltire i gomitolini di lana si possono inventare tanti animaletti colorati sulla copertina marina!

Il golfino coloratissimo smaltirà fino all’ultimo gomitolino avanzato!

Le scarpine a crochet sono semplici da fare e richiedono pochissimo filo di due colori diversi.

Anche le calzine bicolori si fanno con pochissimo filo.

Per il vestitino estivo basta pochissimo filo di cotone e un ritaglio di stoffa colorata.

Anche le bomboniere si possono fare con gli avanzi di filo, perché non è necessario che siano tutte dello stesso colore!

10 anni di blog

maggio 2012

Sono passati 10 anni dai primi articoli che scrissi per questo blog! Da allora ne ho pubblicati più di mille, cercando di mantenere una certa costanza, con qualche periodo di stanca, ma in genere posso dire di essermi divertita.

gennaio 2013

Ho scritto dei miei interessi e di ciò che mi incuriosisce, dei miei lavori, dei miei viaggi, delle passeggiate per Roma, della vita in campagna e delle mie ricette.

luglio 2014
giugno 2015
luglio 2016
febbraio 2017
ottobre 2018
marzo 2019
aprile 2020
maggio 2021
febbraio 2022

Continuerò a scrivere, fino a che mi piacerà farlo!

Montaperti e le crete senesi

Le crete senesi sono tra i più caratteristici paesaggi toscani, attirano turisti da tutto il mondo e sulle tortuose strade che le attraversano è comune incontrare americani, tedeschi, giapponesi e coreani.

Sono un arido deserto color ocra o grigio che si tinge di verde e giallo in inverno e primavera, il colore dei germogli di grano e dei fiori delle erbe da foraggio. In estate è tutto d’oro per le spighe mature, per poi tornare all’aridità e nudità della terra riarsa e screpolata dopo la mietitura.

Le crete erano il fondale del mare pliocenico emerso e modellato dall’erosione dei corsi d’acqua che formano valli e solchi.

A volte il terreno è stato scavato in ripidi calanchi, dove l’erosione è stata più rapida. Altre volte si formano collinette di colore chiaro chiamate biancane come nel Deserto di Accona. Il loro colore è dovuto alla presenza in superficie di sali minerali, soprattutto solfato di sodio che rendono il terreno poco fertile e inadatto alla coltivazione. L’assenza di copertura vegetale aumenta l’insolazione e accentua il fenomeno della concentrazione di sali in superficie.

Il deserto di Accona è dipinto nell’affresco di Ambrogio Lorenzetti “Effetti del Buongoverno in campagna” (1338-1340) che si trova nella Sala della Pace del Palazzo Pubblico di Siena.

Le colline senesi conservano le fattorie sulla loro sommità e il loro profilo è accompagnato da filari di cipressi piantati lungo le strade di accesso a questi poderi, oggi spesso traformati in resorts di lusso.

Il paesaggio delle colline senesi ha il suo grande fascino e infonde un senso di serenità, ma fu teatro di una battaglia sanguinosissima fra le repubbliche di Siena e di Firenze che ancora a distanza di più di sette secoli ha lasciato uno strascico di rivalità e ostilità fra senesi e fiorentini.

La battaglia si combattè il 4 settembre 1260 nella piana presso il castello di Montaperti, vicino alla confluenza fra il fiume Arbia e il torrente Malena. Erano schierati in campo 15 mila senesi con i loro alleati ghibellini e 30 mila fiorentini con i loro alleati guelfi. L’armata senese riportò una vittoria completa facendo strage dei loro avversari, come canta Dante: “lo strazio e ‘l grande scempio che fece l’Arbia colorata in rosso” Inferno X, 85-86.

Sulla collinetta ornata di cipressi una piramide di pietra ricorda ancora l’evento che i senesi rievocano ancora. La vittoria portò al dominio dei ghibellini sulla Toscana e alla predominanza della Repubblica di Siena sulla scena politica del tempo.

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