girasoli

… portami il girasole impazzito di luce”  così canta Eugenio Montale. Se c’è un fiore che racchiude in sè l’estate questo è proprio il girasole con il suo grande capolino rotondo giallo e arancio che richiama l’immagine del sole.

I campi di girasoli in questa stagione si estendono come un mare giallo carico e le grandi infiorescenze ci guardano come faccioni ridenti sopra un fusto che può arrivare anche a 2 metri di altezza e grandi foglie a forma di cuore.

Quello che chiamiamo fiore, come per le altre piante della stessa famiglia delle Asteracee, è in realtà un’infiorescenza formata da moltissimi fiorellini disposti secondo un sistema a spirali.

Il nome del fiore deriva dalla credenza che i capolini seguano il movimento del sole durante la giornata, in realà non è così, soltanto il fiore ancora in boccio segue il sole, che ne scalda i semi in fase di sviluppo.

Quando i fiori maturano, diventano acheni, i frutti secchi che contengono i semi. Sono questi semi contenenti grassi che li resero appetibili dagli esseri umani.

Furono i nativi americani dell’America del Nord che cominciarono a coltivarli ben 3500 anni fa selezionando le varietà con semi più grossi. Li utilizzavano poi arrostiti e macinati per preparare focacce e pappe.

Non furono però i coloni europei degli Stati Uniti a coltivare per primi il girasole su larga scala, ma, stranamente, i russi e per un motivo, diciamo così, religioso.  Agli inizi del 1800 la Chiesa Ortodossa russa emanò un decreto che proibiva il consumo di una lunga lista di alimenti ricchi di olio durante la Quaresima e l’Avvento, periodi in cui nel rigido clima russo, gli alimenti calorici sono particolarmente ricercati.

I semi di girasole, contenenti il 30% di olio, non erano contenuti nell’elenco dei cibi proibiti per il semplice fatto che erano quasi sconosciuti. Furono così adottati avidamente e coltivati su larga scala, solo successivamente se ne capì il potenziale anche in occidente e si cominciò a coltivarli a partire dalla metà del 1900 in America e in Europa. La Russia e l’Ucraina rimangono però ancora oggi i maggiori produttori mondiali.

Oggi sono una coltura estesamente utilizzata per la produzione di olio che nelle varietà attualmente coltivate ha un elevato contenuto di acido oleico monoinsaturo, stabile a elevate temperature; ciò lo rende salutare e adatto alle fritture. È utilizzato anche per l’alimentazione animale e come biocarburante ed è inoltre resistente all’aridità e utile nelle rotazioni colturali in alternanza al grano e al mais.

Usato come cosmetico è utilissimo per ringiovanire la pelle di tutto il corpo che nutre restituendole elasticità. Può essere anche usato come detergente applicandolo con un batuffolo di cotone e poi rimovendolo con un altro batuffolo.

Io ho preparato un olio di girasole alla lavanda: per 400 ml di olio di girasole servono 30 g di fiori secchi di lavanda, si mettono in un barattolo di vetro e si lasciano macerare alcuni mesi, poi si cola spremendo bene i fiori e si conserva in bottigliette di vetro bruno.

Visto il successo che ha avuto quello fatto lo scorso anno quest’anno ne farò una quantità maggiore. È consigliabile scegliere il prodotto biologico ottenuto da spremitura a freddo in modo che il prodotto conservi tutte le proprietà benefiche dell’olio. La lavanda oltre ad essere profumata ha anche proprietà antisettiche ed è utile per le pelli con acne o troppo grasse.

 

 

 

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

lontano dalla madre!

“Lontano dalla madre”, una frase da non dire a una mamma italiana! Per nostra tranquillità non è riferita a pargoli umani, ma a piccole piante che devono germogliare il più lontano possibile dalla pianta madre per non dover competere per la luce e il nutrimento ed avere più possibilità di svilupparsi.

Innumerevoli sono le strategie adottate dalle piante per disperdere i propri semi, fra le tante un ruolo importante ha la zoocorìa, cioè l’utilizzo degli animali per trasportare lontano i semi che contengono gli embrioni delle future piantine. I bei frutti zuccherini, profumati e colorati attirano gli animali che cibandosene inghiottono anche i semi, che verranno espulsi a distanza di tempo riuscendo a passare intatti attraverso l’apparato digerente grazie al rivestimento legnoso.

vendemmia 13 029

Altre piante hanno semi che aderiscono al pelo o alle piume degli animali di passaggio. Il Galium aparine ad esempio è chiamato Attacca-veste perché i piccoli frutti sono coperti di spine uncinate che permettono loro di attaccarsi al vello degli animali e agli indumenti degli esseri umani favorendo così la dispersione dei semi.

La stessa strategia è usata dalla Bardana (Arctium minus e Arctium lappa) i cui semi hanno brattee ricurve uncinate, che sembra che abbiano ispirato l’invenzione del velcro. Il nome del genere viene dal greco arctos (orso) con riferimento proprio all’aspetto ispido e arruffato.

Alcune specie di trifoglio hanno i legumi avvolti a spirale e con una doppia fila di spine.

alviano maggio 16

Anche il vischio si affida agli animali per disperdere i suoi semi; è una pianta che vive da semiparassita sul tronco di numerose specie di alberi, soprattutto querce. Gli uccelli si cibano delle sue bacche rivestite da una sostanza vischiosa (aggettivo derivato proprio da vischio, come anche il verbo invischiare) che le fa rimanere attaccate al becco, vengono così trasportate su un altro albero, sul cui ramo l’uccello si strofina cercando di pulirsi. Il seme con il suo involucro appiccicoso aderisce al ramo e germinerà mettendo le radici in una fessura del legno.

vischio

L‘Elleboro  fetido è una pianta velenosa i cui semi sono propagati dalle lumache. Ogni seme ha una cresta che produce una sostanza oleosa molto appetita da questi animaletti che se ne cibano, ma lasciano intatto il seme che rimane attaccato al loro muco e viene trasportato in un altro luogo dove germinerà.

monte Rufeno 011

Ci sono piante che sacrificano moltissimi loro semi pur di garantirsi una dispersione: sono quelle che producono semi oleosi come noci e nocciole. Molto appetiti da scoiattoli, topi e altri rodiori, vengono sotterrati come riserva per l’inverno; non tutti saranno dissotterrati per morte o dimenticanza dell’animaletto e sottoterra aspetteranno la bella stagione per germogliare. Ciò avviene anche per i semi delle Graminacee immagazzinati nelle tane dalle formiche.

Altre piante “sparano” i propri semi con violenza in modo che cadano il più lontano possibile, è il caso del Cocomero asinino il cui nome scientifico di genere, Ecballium, significa appunto “lanciato fuori”: quando il frutto è maturo cade ed esplode spargendo i semi lontano. Così si comportano molte altre piante di generi diversi: alcune del genere Genista e l’Euforbia i cui semi hanno inoltre un’appendice polposa che piace alle formiche che ne completano la dispersione.

Altre piante affidano al vento la dispersione, i semi sono infatti leggeri e dotati di alette o sono piumosi come i pappi di numerosissime Composite, in questo modo possono essere trasportati a distanze considerevoli e colonizzare nuovi terreni.

Samare di acero campestre

Vitalba

Pappo di una composita

Samare di olmo

Sulle torbiere montane caratteristici sono i pennacchini dell’Erioforo, soffici e leggeri come ovatta,  un tempo venivano usati per imbottire cuscini e materassi. Oggi sono protetti dalla legge. Il vento li disperderà a colonizzare le poche torbiere rimaste nei prati di montagna.

Eriophorum

Alcune piante che vivono vicino alle coste marine poi producono semi in grado di galleggiare e di tollerare l’acqua salata, potranno così affidare la propria discendenza alla sterminata distesa marina. Le isole vulcaniche emerse dal mare per eruzioni sottomarine sono state colonizzate anche così, oltre che grazie ai semi portati dal vento o dagli uccelli.

Innumerevoli sono le strategie, selezionatesi in milioni di anni, con le quali le piante, come tutti gli esseri viventi, cercano di garantirsi una discendenza! Non tutti i semi germoglieranno, anzi la maggioranza andrà dispersa perché non troverà un terreno fertile o perché qualcuno se ne ciberà, ma le piante producono un numero enorme di semi!

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

finestrelle

Finestre, finestrine, finestrelle, piccole aperture verso il mondo che fanno entrare un poco di luce, a volte solo un raggio di sole, di più non ce n’entrano!

Finestrelle illeggiadrite da tendine

o da vasi di fiori

 

o incorniciate dal verde.

Finestrelle scavate nella roccia

da cui ci si affaccia per uno sguardo sul mondo

o su un cortile.

Finestrelle aperte nelle mura millenarie.

Roma, mura Aureliane

Roma, arco di Dolabella

Finestrelle aperte nell’abbaino sotto un nido di cicogne, come in una favola!

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

marmellata di albicocche

Le albicocche, che frutti ineguagliabili! Belle con il loro colore aranciato, morbide e tenere , succose e saporite se colte a maturità. Io ho la fortuna di avere questo grande e generoso albero che è così carico che i suoi rami quasi si spezzano.

Ne abbiamo mangiato a sazietà, gradevolissime con il caldo che sta facendo. Sono ricchissime di vitamine A e C e di sali minerali: ferro, calcio, magnesio, potassio.

È tempo di fare chili e chili di marmellata! Questa è la mia ricetta.

Le albicocche devono essere ben mature, per ogni chilogrammo di frutta ho messo 120 g di zucchero, se ne può aggiungere di più se piace più dolce. Avendo poco zucchero bisognerà avere l’accortezza di consevare la marmellata in frigo una volta aperto il barattolo.

Lavare le albicocche, aprirle in due e togliere i noccioli lasciandone da parte 2 o 3 per chilo di frutta.

Mettere le albicocche in una pentola di acciaio con il fondo spesso e far cuocere a fuoco basso fino a che non si saranno spappolate, mescolando spesso perché non si attacchino al fondo.

Omogeneizzarle con il frullatore a immersione e rimetterle al fuoco aggiungendo lo zucchero. Intanto rompere i noccioli e mettere in un pentolino con l’acqua le mandorle che ci sono dentro, farle bollire per 5 minuti e aggiungerle alla marmellata cui daranno un sapore particolare.

Cuocere fino a che la marmellata non abbia raggiunto la giusta consistenza, cioè quando una goccia in un piattino inclinato scorra con difficoltà.

Invasare la marmellata bollente, chiudere i vasetti e capovolgerli su un tagliere di legno, lasciandoli raffreddare. In questa maniera all’interno dei vasetti si farà il vuoto e si conserverà molto a lungo. Quando i vasetti sono freddi pulire le eventuali sbavature e incollare le etichette. Sul blog di Doria Un’idea nelle mani si trovano etichette da stampare per marmellate e altre conserve.

Salva

una borsa a rete con perline

Le borse per la spesa non bastano mai! Io ne ho fatte decine, ma molte le ho regalate, altre sono andate a sostituire quelle usurate,  una nuova quindi non guasta!

Mi sono divertita a fare questa, una lavorazione facile e veloce.

Occorrono 150 g di filo di cotone da lavorare con un uncinetto n. 3,5, poco filo di un colore contrastante  e un pacchetto di perline colorate.

Si inizia con l’ovale del fondo: montare 40 catenelle + 2 per girare (20 cm) e lavorare a m. bassa, arrivati alla fine del 1° giro si fanno 3 maglie nella stessa maglia e si continua dalla parte bassa della catenella, sempre a m. bassa. facendo di nuovo 3 m. nella stessa maglia alla fine della riga. Si continua a lavorare in ovale facendo al 2° giro 2 maglie su ciascuna delle 3 maglie insieme.

Continuare a lavorare a m. bassa distribuendo 3 gli aumenti alle due estremità, facendo 2 maglie al centro delle 2 maglie del giro precedente. Fare in tutto 16 giri (12 cm di larghezza e 31 cm di larghezza dell’ovale), poi fare 2 giri a m. bassa senza aumenti e continuare senza più aumentare con la rete.

Rete: 1° giro a m. bassa, 2° giro: *1 m. altissima, 1 cat., saltare 1 maglia, ripetere da * fino alla fine del giro.

Ripetere i 2 giri per la lunghezza voluta.

Manici: montare 70 catenelle e lavorare a m. bassa per 1 giro, continuare con il secondo colore lavorando 1 giro sempre a m. bassa, nell’ultima maglia lavorare 2 maglie insieme, poi continuare a lavorare a m. bassa sull’altro lato della riga iniziale a m. bassa facendo un altro aumento sulla prima maglia. Fare un secondo manico uguale, cucirli alla borsa.

Cucire due o più giri di perline.

 

 


Salva

Salva

api d’oro

 

Api d’oro

cercavano il miele.

Dove starà il miele?

 nell’azzurro

di un fiorellino,

sopra un bocciolo

di rosmarino

(Federico García Lorca)

Salva

cesti

Mi sono sempre piaciuti i cesti, grandi, piccoli, con manico e senza, presenti accanto agli uomini fin da tempi peistorici, fabbricati con i materiali vegetali più diversi: canne (da cui la parola canestro), giunchi, tife, vimini, steli d’erba, di asfodeli, cortecce, ramoscelli, foglie di palma, corda, juta.

La raccolta dei rami di vimine

Ogni popolo ha usato il vegetale che trovava più abbondante nel suo territorio e dopo una lavorazione lunga e paziente ne ha ottenuto questi utensili indispensabili come contenitori ed ancora oggi utilizzati da tutti noi, anche se la plastica li ha in parte sostituiti; non del tutto però perché le loro doti naturali li rendono non paragonabili ai materiali sintetici.

varie 005

Così che vengono usati come panieri, contenitori per la frutta, sporte per la spesa o borse capienti per il mare.

In campagna si riempiono di verdura dell’orto, erbe spontanee da fare in padella, frutta raccolta dagli alberi.

ciliegie (3)

I più resistenti conterranno la legna per la stufa e il camino.

Molto famosa è la lavorazione dei cesti a spirale, una tecnica diffusa in molti paesi del mondo e presente anche in Italia, soprattutto in Sardegna, dove vengono anche decorati con motivi tradizionali. La tipica forma larga e piatta serve a contenere il pane sardo.

La tecnica dell’intreccio di materiale vegetale è servita, e continua a servire, anche per fabbricare stuoie e perfino scarpe, le calzature di esparto (Stipa tenacissima), sparto in italiano, pianta tipica dei terreni aridi, sono le espadrillas ancora fabbricate in alcune regioni spagnole e francesi. Quelle che usiamo noi ormai sono fabbricate in paesi orientali utilizzando la juta. Il termine deriva dal catalano attraverso l’occitano e contiene proprio la parola espart, sparto. Nel Museo Archeologico di Madrid ne sono esposte paia risalenti al neolitico!

Sparto

In Africa cesti fittemente intrecciati e con il coperchio, ermetici e a prova di insetti. servono come contenitori di granaglie

Sulle nostre Alpi le gerle venivano utilizzate in passato per trasportare fieno, legna e frutti sugli impervi sentieri dove occorreva avere le mani libere, infatti erano fissate sulle spalle attraverso cinghie di cuoio. Qualcuna ne sopravvive ancora.

Un ultimo piccolo cesto particolare che mi piace molto, serve a rigare i pezzetti di pasta fatta in casa passandoli sopra il fondo di paglia con una leggera pressione delle dita.

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

alimenti vegetali

Le piante sono una componente essenziale della nostra alimentazione, la nostra principale fonte di calorie e di molte vitamine e sali minerali. Ma cosa mangiamo di una pianta?

È evidente che in molte occasioni si mangiano le foglie: è il caso di tutte le insalate e di tutte le verdure da padella caratterizzate in genere, ma non esclusivamente, dal colore verde dato dalla clorofilla.

È anche il caso di moltissime piante aromatiche ben presenti nella nostra cucina come il rosmarino, la salvia, l’origano, l’alloro, il timo, il basilico e il prezzemolo.

È altrettanto evidente che mangiamo moltissimi frutti, sia quelli dalla polpa fragrante e zuccherina che chiamiamo appunto frutta,

 

sia quelli come il pomodoro o l’oliva che frutta non sono, ma costituiscono pur sempre dei frutti.

Come frutti sono le melanzane, i peperoni e le zucchine che però mangiamo quando sono immature e non hanno ancora maturato i semi. (In realtà le mie zucchine della foto erano così grosse che i semi li avevano maturati!)

alviano 15 luglio 14 025

In alcuni tipi di frutti mangiamo la polpa dolce, in altri invece il seme come nel caso dei legumi (fagioli, ceci, lenticchie, fave, piselli, soia, arachidi) in cui il frutto è costituito invece dal baccello.

Sono semi anche le noci, mandorle, nocciole, castagne e pistacchi.

e i cereali che insieme ai legumi hanno costituito e continuano a costituire la maggior fonte di calorie per gran parte della popolazione mondiale: grano, riso, farro, orzo, mais, segale, avena, sorgo.

Altre volte mangiamo l’infiorescenza, come nel caso di cavolfiori, cavolini, broccoli,

oppure i boccioli dei fiori, come nel caso dei capperi

o dei carciofi che se lasciati sulla pianta danno un bellissimo fiore viola.

I fiori di molte piante sono buoni da mangiare e vengono aggiunti alle insalate o fritti in pastella.

IMG_0009

A volte mangiamo i germogli, come nel caso degli asparagi oppure solo gli stigmi dei fiori come nel caso dello zafferano.

Una grande varietà di alimenti vegetali cresce poi sottoterra. Sono fusti modificati come i bulbi (agli, cipolle), i rizomi (zenzero, curcuma) o i tuberi (patata).

Sono invece radici le carote, i ravanelli, le rape.

In qualche caso mangiamo perfino la corteccia, come per la cannella.

 

 

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

il silenzio della campagna

C’è un momento in cui il silenzio della campagna si compone nel cavo dell’orecchio in un pulviscolo di rumori, un gracchio, uno squittio, un fruscio velocissimo tra l’erba, uno schiocco nell’acqua, uno zampettio tra terra e sassi, e lo strido della cicala alto su tutto.

(Italo Calvino, Il Barone rampante)

 

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

piccoli polpi per piccoli guerrieri

Ho aderito recentemente con molto piacere ad una bella iniziativa di un gruppo di giovani mamme che su Facebook ha dato vita ad un progetto per lavorare a crochet dei piccoli polpi di cotone colorato destinati ai minuscoli ospiti della TIN (Terapia Intensiva Neonatale). “TINtacoli” è il nome del gruppo che fonde l’acronimo di Terapia Intensiva Neonatale (TIN) e la parola “tentacoli”.

Il progetto “Octopus for a Preemie” è partito dalla Danimarca, ma si è esteso in breve e molti paesi europei ed extraeuropei.

Alcuni studi e osservazioni mediche hanno infatti dimostrato che i neonati prematuri ricoverati in terapia intensiva traggono molti benefici dallo stringere tra le mani i tentacoli dei polipetti amigurumi, forse perché ricordano il cordone ombelicale materno e danno sicurezza ai piccoli che respirano meglio aumentando l’ossigenazione del sangue e regolarizzando il battito cardiaco. Inoltre i bambini stringendo fra le manine questi animaletti non tirano i cavi presenti nell’incubatrice.

Il progetto italiano per il momento è destinato solo ai piccoli pazienti dell’Ospedale Bufalini di Cesena e dell’Ospedale Infermi di Rimini, ma si spera in una sua futura espansione ad altri ospedali del nostro territorio.

I polpetti sono lavorati a crochet da chiunque sia disponibile a offrire il proprio lavoro gratuitamente per aiutare i piccoli guerrieri e le loro madri. Recentemente ai polpetti si sono aggiunte piccole meduse più facili da fare ed adatte anche a chi non sa maneggiare bene l’uncinetto.

Nel gruppo Facebook Octopus for a Preemie Italy – TINtacoli i volontari possono trovare tutte le istruzioni per eseguire i polpetti e le meduse secondo le norme igieniche e di sicurezza richieste dall’ospedale. Chiunque sia interessato a contribuire a questa bella iniziativa lavorando a crochet questi pupazzetti può richiedere di entrare nel gruppo.

Questi sono i miei polpetti che ho spedito recentemente a Cesena, sono divertenti e rapidi da fare.

 

 

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Voci precedenti più vecchie

Cuore di Maglia

Mani di Mamma per Bimbi Piccini

ciboefilosofia

"Fa del cibo nello stesso tempo qualcosa di normale e di straordinario, di quotidiano e di eccezionale, di semplice e di speciale".

NOI FACCIAMO TUTTO IN CASA

Alla riscoperta dei gusti di una volta....

gioiellidiale

gioielli(e non solo) in ceramica raku,creazioni in maglia e uncinetto e dolcini naturali!

Tetide

Giornalismo geologico

Il giro del mondo attraverso i libri

"I libri sono come anime imprigionate finché qualcuno li prende dalla libreria e dona loro la libertà" S. Butler

Cuore di Maglia

Mani di Mamma per Bimbi Piccini

ciboefilosofia

"Fa del cibo nello stesso tempo qualcosa di normale e di straordinario, di quotidiano e di eccezionale, di semplice e di speciale".

NOI FACCIAMO TUTTO IN CASA

Alla riscoperta dei gusti di una volta....

gioiellidiale

gioielli(e non solo) in ceramica raku,creazioni in maglia e uncinetto e dolcini naturali!

Tetide

Giornalismo geologico

Il giro del mondo attraverso i libri

"I libri sono come anime imprigionate finché qualcuno li prende dalla libreria e dona loro la libertà" S. Butler

In viaggio con Valentina

Tra vent'anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite (Mark Twain)

Dolce & Salato Senza Glutine

La mia cucina è la mia passione... cucinare mi rilassa e adoro cucinare per me, ma soprattutto per la mia famiglia..

londarmonica

uno specchio sulle possibilità

sarde e finocchietto

le ricette di casa mia

Made by Kate

Kate Alinari, schemi ad uncinetto, amigurumi, gigantizzazioni, traduzioni e divertimento!

INGVterremoti

l'informazione sui terremoti

archeoricette

#archeofoodblog #archeoblog #artblog #varieblog

____________Mille Nuovi Orizzonti__________

Nasce dall'esigenza di dare qualche informazione utile sui mezzi di trasporto, ristoranti, guesthouse, luoghi e orari dei viaggi fatti.......lasciando la poesia alla fotografia

Pezze di storia

Storie e memorie di un pezzo di stoffa