i 170 anni della Repubblica Romana

Aveva solo 12 anni Righetto, ucciso vicino a Ponte Sisto il 29 giugno 1849, era uno dei più giovani patrioti che difendevano la Repubblica Romana contro l’assedio delle preponderanti truppe francesi accorse in aiuto del papato. Qui è raffigurato con la sua cagnolina Sgrullarella nel parco del Gianicolo dove sono state collocate le statue di tanti altri patrioti.

Quest’anno ricorrono i 170 anni da quella che fu una battaglia generosa e disperata, durata per tutto il giugno 1849, per difendere Roma e la libertà da poco conquistata dalla dominazione assolutista del pontefice. Io ne ho parlato qui.

Il Gianicolo è il colle su cui maggiori furono i combattimenti e su cui restano numerose le memorie, dal monumento a Garibaldi,

ai busti dei garibaldini, al monumento e tomba di Anita Garibaldi, all’ossario dei caduti con la tomba di Goffredo Mameli, che scrisse il nostro inno nazionale.

Il Museo della Repubblica Romana collocato nella Porta San Pancrazio, è ricco di memorie e di documentazione su quel brevissimo periodo, durato solo 5 mesi, in cui i patrioti italiani cercarono di rendere reale il sogno di una Roma repubblicana governata da una carta costituzionale espressione di civiltà e democrazia, in cui molti princìpi anticipavano la nostra attuale Costituzione varata quasi cent’anni dopo.

l’eroina dei due mondi

Ana Maria de Jesus Ribeira da Silva, conosciuta da tutti gli italiani come Anita Garibaldi, moglie del condottiero e sua compagna fino alla morte nelle lotte per la libertà dei popoli in America Latina e in Italia.

Anita nacque in Brasile nel 1821 e morì 28 anni dopo, il 4 agosto 1849, nelle paludi intorno a Ravenna, mentre con il marito fuggiva braccata dalle truppe austriache dopo la gloriosa e sfortunata difesa della Repubblica Romana. Era malata, sfinita, incinta.

Una stele ricorda il luogo in cui fu sepolta provvisoriamente, fra le le erbe palustri e gli specchi d’acqua. La si può raggiungere a pochi chilometri a nord di Ravenna, sulla strada che porta a Marina di Ravenna.

Ora è sepolta a Roma, al Gianicolo, teatro della disperata ed eroica resistenza dei garibaldini arrivati da tutta Italia per difendere la Repubblica Romana.

Poco distante dal monumento dedicato al più noto marito, in una piazza a lei dedicata, c’è il bel monumento inaugurato nel 1932 dello scultore Mario Rutelli. La statua equestre la ritrae mentre a cavallo fugge con il figlioletto neonato in braccio. L’accampamento in cui si trovava fu infatti assalito dalle truppe imperiali brasiliane durante le lotte per l’indipendenza della Repubblica di Rio Grande do Sul e lei riuscì così a sottrarsi alla cattura.

Sul basamento quattro bassorilievi la ritraggono in altri episodi della sua vita breve e avventurosa, sul lato posteriore è raffigurato l’ultimo, ormai moribonda in braccio a Garibaldi fra le paludi di Ravenna.

Il suo corpo riposa all’interno del basamento, sotto la statua che la rappresenta piena di vita e di coraggio. Quest’anno in agosto ricorreranno i 170 dalla sua morte.

 

un’eroina della Repubblica Romana

Una storia romantica e tragica legata ai combattimenti per la difesa della Repubblica Romana del giugno 1849, quella di Colomba Antonietti.

Nata a Bastia Umbra nel 1829 si sposò giovanissima con il conte Luigi Porzi, un ufficiale delle truppe del pontefice. Il matrimonio fu celebrato di notte, quasi di nascosto perchè le famiglie erano entrambe contrarie.

Il giovane ufficiale andò a combattere in Veneto contro gli austro-ungarici nel  1848 e poi a Roma nel 1849 per difendere la Repubblica Romana insieme alle truppe garibaldine. Colomba si tagliò i capelli, si vestì da ufficiale e seguì il marito per combattere al suo fianco.

Morì il 13 giugno del 1849, a poco più di vent’anni, colpita da una palla di cannone durante l’assedio che le truppe francesi accorse in aiuto del papa imposero alla città e che ebbe come fulcro porta San Pancrazio sul colle del Gianicolo.

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Quando la salma rivestita con la divisa militare venne trasportata per le vie di Roma i patrioti presenti le lanciarono petali di rosa bianchi.

È sepolta nel Mausoleo Ossario del Gianicolo, dove riposano le salme dei giovani garibaldini morti per la difesa di Roma in quel giugno di 167 anni fa. Il suo busto fu collocato nei giardini del Gianicolo insieme a quelli di altri patrioti difensori della Repubblica Romana.

Gianicolo

il Gianicolo e la Repubblica romana

Passeggiata invernale al Gianicolo sui luoghi degli aspri combattimenti del giugno 1849 che misero fine alla Repubblica Romana.

Gianicolo
Il Gianicolo è un colle situato sulla riva destra del Tevere, fortemente legato all’origine di Roma, considerato dai romani antichi la dimora del dio Giano da cui prende il nome; fu però fuori dalle mura della città per centinaia di anni, solo sotto l’imperatore Augusto ne entrerà a far parte.

È conosciuto e frequentato dai turisti per gli splendidi panorami su Roma che vi si godono, non tutti sanno però che nel 1849 fu teatro dei sanguinosissimi scontri durante i quali i difensori della Repubblica romana combatterono strenuamente contro l’esercito francese che era accorso in difesa del papa.
Il regime asssolutista del papa-re era crollato pochi mesi prima sotto la spinta dei moti popolari che chiedevano libertà e democrazia e il pontefice si era rifugiato a Gaeta sotto la protezione dei Borboni. Un’assemblea eletta con suffragio universale proclamò la Repubblica che ebbe a capo un triumvirato formato da Mazzini, Armellini e Saffi.
Le potenze europee con governi conservatori si mobilitarono in difesa del papa, mentre in aiuto della Repubblica accorrevano a Roma giovani da tutta Italia. Il settore più esposto era il Gianicolo e la Repubblica ne affidò la difesa a Garibaldi con i suoi volontari.
Roma fu assediata dall’esercito francese in numero enormemente superiore ai volontari, nonostante ciò questi riuscirono a resistere per tutto il mese di giugno, prima di capitolare.

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La chiesa di San Pietro in Montorio e l’annesso convento dei francescani si trovavavano a poche decine di metri dai combattimenti e qui fu stabilito l’ultimo quartier generale di Garibaldi e ricoverati i feriti, ma le artiglierie francesi bombardarono pesantemente il complesso monumentale che subì gravi danni. Il tempietto del Bramante che si trova all’interno del convento rimase per fortuna intatto.

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Dal 1873 il convento fu concesso al regno di Spagna come sede dell’Accademia Nazionale Spagnola. È possibile visitare liberamente il chiostro dell’Accademia, il tempietto del Bramante e le eventuali mostre.

Sul fianco della chiesa, in via Garibaldi, è stata posta una lapide a ricordo dell’eroica difesa, sulla lapide è inserita una palla di cannone rinvenuta nel 1995 durante lavori di restauro.

Gianicolo

Grandissimo fu il numero dei morti e dei feriti, molti dei quali morirono per le ferite riportate a causa dell’impossibilità di essere curati efficacemente. Fra essi Goffredo Mameli, l’autore del testo del nostro inno nazionale; morì in seguito alla cancrena per una ferita riportata, aveva solo ventuno anni. Sul Gianicolo fu eretto un ossario per seppellire i martiri di quelle battaglie, alcuni giovanissimi tamburini avevano solo undici anni; vi è sepolto lo stesso Mameli.

Gianicolo

Nei luoghi della battaglia sono stati collocati molti pannelli esplicativi che guidano alla conoscenza ed al ricordo di quei fatti che prepararono l’Unità d’Italia.

La Porta San Pancrazio fu uno dei luoghi delle sanguinose battaglie, oggi vi è collocato il Museo della Repubblica romana, istituito nel 2011 nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia.

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È un museo molto interessante e coinvolgente, dotato di audiovisivi e strumenti multimediali, oltre che di cimeli dell’epoca. L’entrata è gratuita, per gli orari si può consultare il sito http://www.museodellarepubblicaromana.it/

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