serendipity per il #senso miei viaggi

Questo mese è il turno di Elena che nel suo blog anche oggi non ho vissuto per niente ha proposto questo tema bellissimo ma difficile, di quelli che ti fanno pensare e ripensare per giorni e giorni.

In queste mie riflessioni mi sono chiesta che senso avesse per me questa parola che indica la fortuna di fare scoperte inaspettate e felici per puro caso, mentre si cerca altro.

Quali sono state per me le scoperte più significative? Difficile dirlo, perché ogni viaggio, anche quello più programmato, riserva sorprese e poiché i nostri sono sempre piuttosto improvvisati ci succede spesso di fare delle scoperte piacevoli ed inaspettate: la chiesetta che nasconde tesori sconosciuti, il piccolo borgo cui si arriva per caso sbagliando strada e che svela scorci e architetture preziose, il fiore bellissimo e raro che incontri camminando su un sentiero di montagna, l’imboccatura di una grotta che lascia immaginare un percorso misterioso e ricco di sorprese.

La nostra passione per le scienze naturali mi ha portato a scegliere queste foto fra le scoperte più inaspettate e felici, che ci hanno entusiasmato ed emozionato.

Le prime sono conchiglie fossili, trovate per caso nei campi. Sono vissute e morte circa due milioni di anni fa, sono state sepolte da strati di sabbia e fango e il dilavamento del terreno le ha riportate in superficie e noi prendendole in mano siamo riportati vertiginosamente indietro nel tempo, sul fondo di quello che allora era un mare poco profondo, popolato da animali ormai estinti. Mio figlio geologo quando le raccolse mi disse: “Ci pensi che sono venute alla luce dopo 2 milioni di anni?”

calanco maggio 12 062

La seconda foto è ancora più emozionante. Nella campagna di Altamura in Puglia cercavamo le gravine e ci siamo imbattuti in una cava abbandonata i cui scavi avevano fatto emergere un’enorme area pianeggiante in cui sono evidenti decine di migliaia di impronte lasciata da moltissime di specie di dinosauri che 70-80 milioni di anni fa passeggiavano e pascolavano su quello che allora era un banco tropicale di acque basse dal terreno fangoso ricoperto da un tappeto di alghe.

L’eccezionale stato di conservazione e il numero di specie identificate ne fanno uno dei siti paleontologici più ricchi al mondo, ma è completamente abbandonato e non segnalato, lo si può scoprire solo per caso e con un pizzico di fortuna.

Puglia dic.'11 114

Siamo rimasti un tempo indefinito a vagare su quel terreno scoprendo sempre nuove orme, nitide e chiare, alcune percorrevano un lungo tratto, altre si intersecavano. Impossibile non allontanarsi con la fantasia dalla cava nel paesaggio invernale dei giorni nostri e immaginare l’acqua bassa, calda e melmosa, resa viscida dalla grande quantità di alghe, il sole cocente di 80 milioni di anni fa, i colori vividi, il rimestìo, lo sciaguattare, i versi, i passi pesanti dei bestioni che si aggiravano in quell’ambiente strappando grosse boccate di alghe.

Lo studio del giacimento ha portato i paleontologi dell’Università La Sapienza di Roma a rivedere le ipotesi sulla conformazione della regione nel tardo Cretaceo, suggerendo che potesse essere una sorta di penisola attaccata da una parte alla piattaforma istriana e dall’altra al continente africano all’altezza della Cirenaica. La nostra penisola non esisteva ancora e gli esseri umani, la cui specie ha solo 150-200 mila anni, erano avvolti nelle nebbie di un futuro remotissimo.

La cava è attualmente abbandonata ed esposta al degrado. Per la sua salvaguardia si è formato un Comitato cittadino che ha redatto una petizione e raccolto centinaia di migliaia di firme da tutto il mondo.

Uscendo dalla cava il paesaggio della campagna intorno che ci si è presentato è stata un’altra sorpresa: le ferule secche che si stagliavano contro un cielo invernale hanno prolungato la sensazione di essere in un tempo remoto e magico.

Puglia dic.'11 063

tesori

A volte mi rendo conto che siamo una famiglia un po’ strana per il normale sentire della gente: i nostri tesori sono cose immateriali come le esperienze di viaggio o le letture. Fra gli oggetti consideriamo tesori quello che la maggioranza delle persone guarda con indifferenza, se non con schifo.

Nelle nostre vetrinette, sugli scaffali o sul buffet a mo’ di soprammobili si possono trovare i reperti più strani: fossili, pietre, conchiglie, penne d’uccello, crani, corni. Praticamente da ogni viaggio che facciamo riportiamo a casa qualche reperto “prezioso”, a cui si aggiungono quelli che troviamo in campagna: aculei di istrice

alviano 12 giugno 14 004

e magari un bel cranio dello stesso roditore, di cui si notano i grossi incisivi a sezione triangolare.

alviano 12 giugno 14 027

Un grosso serpente, probabilemente un biacco, ha fatto la sua muta proprio davanti alla porta di casa nostra e ci ha lasciato la sua pelle lunga più di 120 centimetri! Per noi è stata una bella scoperta.

alviano 10 maggio 14 006

I fossili si trovano numerosi nel nostro terreno, testimonianze di quando le colline umbre erano fondali marini.

calanco maggio 12 062

Le cellette delle api che fecero l’alveare in una delle nostre finestre.

cera

Quando troviamo qualche tesoro lo osserviamo, lo cataloghiamo e poi lo conserviamo gelosamente! Quando i miei figli erano bambini passarono estati intere ad allestire un museo con tutti i reperti naturalistici, ogni cosa con il suo cartellino ed una scheda informativa scritta e disegnata da loro.

La camera di mia figlia sembra quella di una giovane strega, una streghetta allegra e piena di interessi, che colleziona animaletti sotto spirito, ossa varie, nidi, galle. Su tutto domina un cranio di cavallo trovato in montagna e portato a valle dentro lo zaino, appunto come un tesoro.

 

il calanco

Nel nostro terreno c’è un calanco molto bello.

I calanchi sono caratteristici del paesaggio del territorio di Alviano e dei comuni vicini, sono originati dall’erosione dei depositi di argille e sabbie resti dell’antico mare tiberino.

Fra 1,5 e due milioni di anni fa il mare lambiva la dorsale dei monti Amerini, ce ne danno testimonianza le  numerosissime conchiglie fossili (soprattutto ostree) ed i coralli che troviamo lavorando il nostro terreno.

Nel calanco sono ancora lì dove si sono depositati, è emozionante pensarci, come lo è pensare al frangersi delle onde nella zona dove ora ci sono oliveti.

Il calanco è terreno improduttivo dal punto di vista agricolo, ma è molto popolato.

In primavera ed estate vi nidificano le taccole ed i gruccioni.

Sui bordi crescono le ginestre, le rose selvatiche e il sanguinello, fiorisce la sulla, la gramigna e molte composite, tutte piante che resistono alla scarsità d’acqua e vegetano nel terreno povero di suolo utile.

Sul fondo del calanco la macchia impenetrabile dà rifugio ai cinghiali e agli istrici.

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