22 02 2022

22 – 02 – 2022

La data di oggi è un numero palindromo, si legge cioè sia da sinistra verso destra, ma non cambia se la si legge da destra verso sinistra. Tutte le curiosità su questa situazione particolare e rarissima in questo articolo di Meteored: 22-02-2022, un giorno speciale: curiosità sui palindromi! Il prossimo? firmato da Lorenzo Pasqualini

le grotte lattaie

Le grotte sono state fin dalla preistoria luoghi di riparo, di sepoltura, di culto. Un culto particolare, che affonda le radici nei millenni passati, è quello che emerge dai reperti della Grotta Lattaia del Monte Cetona, nel senese.

Monte Cetona, Grotta Lattaia

La grotta, di origine calcarea, è stata frequentata dagli esseri umani per decine di migliaia di anni, vi si sono trovate anche tracce dell’Uomo di Neanderthal. Quello che interessa per questo post è che si sono trovati numerosi oggetti risalenti al III-I secolo a. C. che fanno pensare al culto di una divinità salutare, protettrice delle madri e dei neonati. Sono rappresentazioni in terracotta di parti anatomiche, figurine di neonati in fasce, monete.

Le acque di stillicidio della grotta venivano ritenute salutari fino a tempi molto recenti, ancora nel ‘900 le donne le bevevano per favorire la lattazione, in epoche in cui una madre senza latte vedeva spesso morire il proprio neonato,. Probabilmente le stalattiti a forma di mammelloni e l’acqua calcarea biancastra evocavano il prezioso liquido vitale.

Sono diverse le grotte lattaie in cui è possibile ritrovare questo culto, sono diffuse soprattutto nella Toscana meridionale, altri esempi sono le Pocce Lattaie presso Pienza e alcune cavità presso Monticchiello e Sarteano.

Anche in provincia di Roma, sul Monte Soratte la piccola chiesa di Santa Romana ricavata in una cavità del massiccio calcareo, conserva una piccola vasca di pietra in cui gocciola l’acqua di stillicidio. Le donne fino agli anni ’50 del ‘900 la bevevano o immergevano il seno per favorire la lattazione.

La chiesetta rupestre di Santa Romana sul Monte Soratte

A questi culti antichissimi si sono sovrapposte e affiancate le Madonne del latte, immagini della vergine che allatta Gesù bambino presenti nell’iconografia cristiana dal VI-VII secolo, ma diventate molto popolari a partire dal XIV secolo soprattutto in Toscana e nel nord Europa. Molti pittori famosi dipinsero Madonne che allattano, tra questi Ambrogio Lorenzetti, Correggio e lo stesso Leonardo. Il Concilio di Trento (1545-63) impose però ai vescovi di eliminare o ritoccare queste immagini ritenute sconvenienti. Le grotte lattaie continuarono invece a svolgere la loro funzione consolatoria quasi fino ai giorni nostri.

La Grotta Lattaia del Monte Cetona si può visitare prenotando a questo indirizzo. insieme alla grotta la visita comprende il Museo di Cetona e l’Archeodromo dove sono state ricostruite abitazioni dell’età del bronzo. La visita guidata è molto interessante e paesisticamente bella.

San Silvestro

Perché il 31 dicembre, ultimo giorno dell’anno, è noto come giorno di San Silvestro? Chi fu San Silvestro?

Silvestro I fu il 33° papa, contemporaneo dell’imperatore Costantino. Sulla sua vita e i suoi miracoli sono note molte leggende, una di queste narra che avrebbe convertito Costantino al Cristianesimo. In realtà Costantino fu il primo imperatore romano che accettò il Cristianesimo e ne gestì il potere per tutto il suo regno impegnandosi a fondo nell’opera di cristianizzazione dello Stato, ma non fu Silvestro a convertirlo.

Silvestro prima della cessazione delle persecuzioni contro i cristiani si era rifugiato in un eremo in cima al Monte Soratte, a circa 40 Km da Roma, dove anticamente si venerava Sorano, divinità sacra alle popolazioni laziali.

Il Monte Soratte con il paese di Sant’Orèste (Rm)

Morto il papa precedente fu richiamato a Roma dove divenne prima vescovo, poi papa. Il suo pontificato durò a lungo, ben 21 anni, morì il 31 dicembre del 335, questo giorno gli fu dedicato già l’anno successivo alla sua morte.

Una curiosa leggenda lo lega di nuovo all’anno solare: si narrava che Silvestro si recò al Foro Romano per cacciarvi un drago che viveva vicino a una palude ed era nutrito dalle vestali. Il drago uccideva i passanti con il suo alito pestilenziale. Silvestro per raggiungerlo dovette scendere 365 scalini, i giorni dell’anno. La vittoria sul drago significava la chiusura della vecchia era dominata dalle religioni pagane e l’inizio di una nuova era nel segno del Cristianesimo.

Il Foro Romano e il Palatino

Il corpo di San Silvestro riposa all’interno della piccola chiesa a lui dedicata, nella centralissima piazza omonima.

Piazza San Silvestro con la chiesa sulla sinistra e il palazzo delle Poste

La chiesa di San Silvestro in capite è antichissima, fu costruita nell’VIII secolo sulle rovine del Tempio del Sole. Si chiama “in capite” perché vi è conservata una reliquia della testa di San Giovanni. La chiesa Fu restaurata più volte, il campanile romanico risale al secolo XII, la facciata è del 1700. Accanto è l’imponente edificio delle Poste del XIX secolo, che fu inizialmente un monastero annesso alla chiesa.

Buon anno nuovo a tutti quelli che mi leggono!

buone Feste!

Buone feste a chi mi segue da tanto tempo, a chi passa per caso, a chi è appena arrivato e a chi ha vissuto quasi cento Natali, a chi aspetta con trepidazione Babbo Natale e a chi si aspetta solo un po’ di allegria e di compagnia.

un cognome per un fiore

Bougainvillea, Fuchsia, Begonia, Magnolia, Robinia, Zinnia, Gardenia, Camelia, Dalia tutti nomi di splendidi e coloratissimi fiori conosciuti da tutti. Alcuni di questi nomi come Dalia e Camelia sono diventati nomi di donna.

Tutti questi fiori sono di origine esotica, importati proprio per la loro bellezza e coltivati da centinaia di anni in parchi e giardini, alcuni come la Robinia si sono inselvatichiti e sono diventati specie infestanti.

I loro nomi derivano tutti da cognomi: la fucsia è originaria dell’America centrale e meridionale, fu scoperta dal missionario e botanico Plumier alla fine del secolo XVII che la chiamò così in onore di Leonard Fuchs botanico tedesco. Da questo bellissimo fiore deriva anche il nome del suo colore acceso fra il rosso e il viola. In Inghilterra, dove ebbe un grande successo, fu usata anche per fare siepi che in un clima fresco e piovoso crescono rigogliose e delimitano i terreni in campagna.

La bougainvillea pianta diffusissima nei nostri giardini e terrazzi per la bellezza delle sue brattee colorate, è anch’essa originaria dell’America meridionale, fu importata in Europa nella seconda metà del 1700. Il suo nome è in onore di un ammiraglio francese: Antoine de Bougainville.

La begonia è di origine tropicale e prende il nome di Michel Begon, un naturalista francese del 1600 che ne curò l’importazione in Europa. Così come la robinia che fu introdotta in Francia nello stesso secolo da Jean Robin erborista e farmacista del re. La zinnia porta invece il nome del tedesco Joahnn Zinn, direttore del giardino botanico dell’Università di Gottinga, la camelia quello del botanico ceco George Kamel che la portò in Europa dal Giappone, la dalia dal botanico svedese Andrea Dahl che la importò dal Messico.

Infine la profumata gardenia così chiamata da Linneo in onore del botanico scozzese Alex Garden e la diffusissima magnolia, da Pierre Magnol botanico francese, che cresce in giardini pubblici e privati raggiungendo a volte età e dimensioni ragguardevoli come l’esemplare centenario davanti all’Orto Botanico di Roma a Trastevere. Sempre a Roma, a villa Borghese, un intero viale è ombreggiato da questi bellissimi alberi sempreverdi e ne prende il nome.

150 anni dalla nascita di Trilussa

Quest’anno ricorre il 150° anno dalla nascita di Carlo Alberto Salustri, uno dei più noti poeti romaneschi, conosciuto con lo pseudonimo di Trilussa, anagramma del suo cognome. Nacque infatti a Roma, in via del Babuino, il 26 ottobre del 1871.

A Trastevere, accanto al trafficatissimo lungotevere, di fronte a Ponte Sisto, si apre la piccola piazza Trilussa, qui oltre alla fontana dell’Acqua Paola c’è il monumento al poeta, la scultura di bronzo fu qui collocata nel 1954, è opera dello scultore Lorenzo Ferri.

Trilussa è raffiugurato mentre recita una delle sue poesie. La postura del poeta raffigurato mentre si appoggia ad una lapide fece scatenare lo scontento e l’ironia, tanto che il monumento fu soprannominato “lo sderenato” che a Roma significa sfiancato, fiacco.

Amilcare Pettinelli in un sonetto fa parlare il poeta:

…S’io potessi, sto bronzo der malanno

lo tirerebbe su la commissione.

Io schina storta? E annateve a ripone…

Se po’ sape’ che annate riccontanno?

Sta mossa co’ la destra indò viè fora?

Chi l’ha inventata, a chi è zompata in testa?

Pare che butto “tre” giocanno a mòra”

monumenti funebri romani e mestieri

I monumenti funerari dell’antica Roma a volte ci parlano dell’attività del defunto che illustrano con i simboli del mestiere immortalati su pietra a sfidare i secoli.

Il monumento funerario fra i più famosi è quello del fornaio Eurisace e di sua moglie Atistia fuori di Porta Maggiore a Roma. Il monumento di tufo rivestito di travertino risale al I secolo a. C. e raffigura le parti più caratteristiche del forno: le cavità circolari probabilmente rappresentano le impastatrici; sul fregio sono scolpite scene della lavorazione del pane. Nel monumento erano anche le statue del fornaio e di sua moglie ora custoditi al Museo Centrale Montemartini.

Meno monumentale ma ugualmente significativa nel suggerire il mestiere del defunto è la lapide sepolcrale di Giulio Elio del I secolo d. C. con le due forme per calzature sul coronamento dell’edicola.

Museo Centrale Montemartini, Roma

Questa lapide invece illustra il mestiere del mosaicista, risale al III secolo d. C e mostra gli scalpellini all’opera sotto la sorveglianza del capofficina.

Antiquarium del Parco Archeologico dell’Appia Antica, Roma

L’ultima lapide non illustra un mestiere ma l’attività intellettuale di Sulpicio Massimo, un giovanissimo poeta vincitore del certamen capitolino del 94 d. C., morto a 11 anni. Sul suo monumento funebre i genitori affranti fecero scolpire per intero il poemetto in greco che gli valse il premio.

Il monumento fu ritrovato accanto alla Porta Salaria, addossato alle mura aureliane.

Museo Centrale Montemartini, Roma

Balsorano vecchia

In val Roveto, in Abruzzo ma al confine con il Lazio, il paese di Balsorano vecchio testimonia con i suoi ruderi l’enorme forza distruttiva del terremoto del gennaio1915, conosciuto come terremoto di Avezzano che rase al suolo più di dieci comuni abruzzesi provocando più di 30 mila morti.

Il paese vecchio, in bella posizione sulle pendici dei monti Ernici, è stato ricostruito solo in parte, molte sono le case e i monumenti rimasti come allora, con gli infissi, i portali di pietra, i vecchi cavi dell’elettricità.

Domina il paese il possente castello il cui primo nucleo risale al secolo XII quando i conti della Marsica costruirono una prima torre su uno sperone roccioso del monte Cornacchia a guardia della valle.

Successivamente la storia del castello è complessa, fatta di battaglie, matrimoni, conquiste e torture. Fu donato da Federico II di Svevia a Tommaso conte del Molise, fratello di papa Innocenzo III, da allora cominciò il dominio temporale del papato sulla contea dei Marsi.

Il duca Antonio d’Amalfi e d’Aragona, lo ebbe in dono dallo zio, papa Pio II Piccolomini, nel 1463. Fu in questa epoca che fu ampliato e trasformato in una residenza.

Il terremoto lo distrusse in parte, fu restaurato apportando molte modifiche. Attualmente è visitabile il sabato e la domenica, ospita un ristorante.

Il paese nuovo è stato ricostruito più a valle lungo la trafficata superstrada che attraversa la valle del Liri poco prima che si apra nella pianura ciociara.

Prometeo

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POTERE

Eccoci in Scizia, ai confini del mondo.

Una terra desolata: in giro non c’è anima viva.

E ora Efesto al lavoro! Tuo padre ti ha ordinato

di incatenare questo avanzo di galera: stretto da catene

d’acciaio, indistruttibili, su uno strapiombo da paura.

Perché lui ha rubato il fuoco per darlo agli

uomini: il tuo splendido fuoco, origine di ogni arte e tecnica.

Deve pagare per questo crimine. Così imparerà a rispettare il potere di Zeus

e la smetterà d’aiutare gli uomini.

(Eschilo, Prometeo, vv 1- 11)

PROMETEO

Ah, il cielo luminoso, il soffio del vento,

le sorgenti dei fiumi, lo scintillio infinito delle onde,

la madre terra, il disco del sole che vede tutto:

sono questi i testimoni che io invoco! Guardatemi,

io sono un dio e guardate che cosa mi hanno fatto gli dei!

Guardare che oltraggio devo subire,

Tormentato per un tempo infinito!

Questa infame prigionia se l’è inventata contro di me

il nuovo signore degli dei.

Che dolore! Ora e poi ancora in futuro

altro dolore! Verrà mai il giorno

in cui finiranno queste sofferenze?

Ma cosa dico? Il futuro io lo conosco in tutti i suoi

particolari: nessun male mi arriverà inaspettato.

Bisogna che io sopporti il destino meglio che posso,

perchè, lo so, non si può lottare contro la forza di Ananche,

non si può lottare con la Necessità.

Non ha senso che io mi lamenti per quel che è successo.

Però anche stare zitto, come faccio?

Ho dato agli uomini un privilegio che era degli dei

e adesso sono costretto a subire questo tormento.

Sono andato a caccia del fuoco e ne ho rubato una scintilla nascondendola all’interno di una canna.

Che grande risorsa per gli uomini! tutte le arti, tutte le tecniche sono venute da lì:

il fuoco è stato il loro maestro. E adesso pago per questo delitto,

incatenato qui a cielo aperto!

(Eschilo, Prometeo, vv. 88-113, a cura di Davide Susanetti, ed. Feltrinelli)

il Parco della Maiella diventa Geoparco dell’Unesco

Il Parco Nazionale della Maiella diventa da oggi Geoparco dell’Unesco. Si possono leggere maggiori particolari dell’evento sulla rivista Tetide dedicata alla geologia.

La sacra montagna dei popoli italici, dedicata a Maja, la dea madre da cui dipendeva la fertilità e l’abbondanza dei raccolti, è un imponente massiccio dalla tipica struttura a cupola formato in prevalenza da rocce carbonatiche la cui storia geologica inizia sotto il mare 165 milioni di anni fa. La sedimentazione calcarea, durata più di 100 milioni di anni, ha generato enormi spessori di roccia organogena, in cui si sono fossilizzati molluschi, coralli, alghe e altre forme di vita marina e terrestre.

Uno dei più importanti giacimenti fossiliferi è quello nei pressi della cittadina di Palena, nella quale è stato realizzato un interessantissimo Museo Geopaleontologico, in cui sono raccolti centinaia di fossili dei quali si sono impresse nella roccia anche le più fini strutture. Particolarmente interessante è il fossile del Prolagus, un piccolo roditore del Miocene perfettamente conservato.

In questo post di qualche anno fa parlai del Museo e dei suoi reperti.

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