toponimi vegetali

Se tanti sono i toponimi animali nei nostri paesi, città, monti e passi, ancora di più sono quelli vegetali! Gli insediamenti umani fin dalla preistoria sono stati i luoghi delle coltivazioni, quindi niente di strano che numerosissimi siano i nomi di piante da frutto o da seme.

Dai meleti di Mileto, Militello, Melito, Melazzo, Mele, Melilli, Piandimeleto, Pomarico, Pomaro, Pomaretto, Pomarolo, ma anche di Avella e Avellino (dal termine indoeuropeo abel, mela), ai pereti di Piraino, Pero, Pareto; dai noceti di Noci, Nociglia, Nogara, Nucetto, Nughedu, forse della stessa Nuoro, ai mandorleti di Amendolara e Amàndola, ai ciliegi di Ceresole e Ceraso.

Poi ci sono i fichi, generosissimi alberi mediterranei e la loro presenza si rispecchia nei nomi dei comuni di Ficarra, Ficulle, Ficaròlo; le viti sono a Vignola, gli olivi a Oliveto.

I castagni sono molto presenti: erano un alimento fondamentale nella dieta degli abitanti dell’Appennino. Ecco allora Piancastagnaio, Castagneto, Càstano Primo, Castègnaro, Castagnaro, Castana, Castagnòle, Trecastagni.

Non mancano i frutti selvatici: Allerona è il corbezzolo in umbro, le sorbe sono rappresentate da Sorbo e Sorbolo, Parlasco è il pero selvatico, il cotogno dà Cogoleto, Codogno e Codogné, Prunetto viene dal pruno selvatico, come Brugnèra, l’Ogliastra dall’olivastro e Cònero viene dal greco còmaros, corbezzolo, Brussòn è mirtillo in piemontese.

Ci sono anche le erbacee coltivate, in particolare il farro unico cereale esistente nell’antichità. Così Spotorno era Spelturnum vi si coltivava cioè la spelta, una delle specie di farro e Alleghe ricorda l’alica, un’altra specie di farro. C’è anche un comune chiamato Montesegale e un Linarolo. E ci sono Favale e Faùglia dove si coltivavano fave.

Moltissimi comuni hanno il nome di alberi spontanei, magari perché erano esemplari imponenti o perché i loro boschi caratterizzavano il territorio: esistono Olmo, Olmedo, Valledolmo, ma anche tante faggete: Faeto, Faedo, Faedis, Fai, Fagagna, Faggeto, Fàule, Faìcchio.

Zapponeta deriva dal latino sappinus, abete, anche Abetone ricorda un’ imponente conifera.  E poi Pinarolo, Pinerolo, Pineto, Pino, Pinasca, Peccioli, Cembra.

Non mancano le querce con Montalcino (Monte Ilicino da ilex, leccio), Tricerro, Cerano, Ceretto, Rovereto, Torre de’ Roveri, Suvereto e Soverato, Farnese. I frassini sono ben rappresentati con Frassineto, Frascineto, Frassinello, Frassinelle, Frasso, Frassinetto, Frassino, Frassinoro.

I tigli sono ricordati da Taleggio (dal latino tilietum), Tiglieto, Tigliole e il fiume Tagliamento. Ci sono anche gli ontani di Vernante, Vernate e Vernasca dal celtico verna. E i carpini in tutte le varianti: Carpineto, Carpineti, Carpi, Carpeneto, Carpenedolo, Carpaneto, Carpegna.

Le palme sono ampiamente rappresentate, sia come albero spontaneo o importato, sia come simbolo di vittoria. Così abbiamo Palma, Palmarola, Palmi e Filicudi era Phoinicodes dal greco phoenix, palma.

Non mancano  gli allori con Loreto, Laurito, Loro, i salici di Saliceto e Gorreto, i vimini di Vinci, i platani di Platanìa, le tamerici di Tramatza.

Anche gli arbusti e le erbacee spontanee sono rappresentate, così abbiamo Poggio Mirteto e Marcedusa (dal calabrese  marcisa, mirto), Rose e Roseto, Alicudi era Ericusa caratterizzata dalle piante di erica come anche Brughèrio. Molti sono i nomi che si riferiscono alle felci: Montefelcino, Ferla, Feroleto, Fiesco, Filighera, Filettino, Filetto, Folgarìa, (dal latino filex).

Molti anche quelli che si riferiscono alle canne: Cannara, Canneto, Canna, Cànnero, Cannole, Canèlli e ai cardi: Cardito, Cardeto, Cardè, Cardedu.

Eboli ricorda l’ebbio o falso sambuco (Sambucus ebulus), Riccione il verbasco (in latino arcion), Greccio e Carèggine il carice, Onéta gli ontani, Melicucco e Melicuccà vengono dal greco melikokkos, bagolaro. Non mancano i bossi: Busseto, Busso, Bussi.

E ancora abbiamo Ginestra, Alberobello, Silvi, Soncino, Villacidro, Marrùbiu, Malvito era un luogo ricco di malva, Scordìa viene dal greco skordon, aglio e Maratea sempre dal greco marathià, finocchio,  Bardineto deriva dalla bardana, Alghero era in dialetto S’Alighera, un luogo pieno di alghe mentre a Golfo Aranci non venivano coltivati agrumi ma nella dizione locale era Gulfu de li ranci, i granchi adattato erroneamente da cartografi piemontesi.

Molte sono i toponimi spinosi di Spinèa, Spinazzola, Spinadesco, Spineda, Spinete, Spineto, Spino, Spinone, Spinetoli,

molti altri che ricordano ramoscelli e innesti: Verghereto, Vergato. E poi prati a volontà! Prato, Pratola, Prazzo, Pratella, Pray, Pratovecchio, Pratomagno, Predòi, Predazzo, Prata, Pratella, Prasco, Pramollo, Pralungo, Pragelato, Pratiglione, Campofiorito solo per citarne alcuni!

La mia rassegna si conclude qui, per non diventare noiosa, senza la presunzione di aver citato tutti i toponimi vegetali italiani, ma da quanto scritto risulta evidente come le piante siano centrali per gli insediamenti umani, anche quando non si tratta di piante commestibili.

 

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