le vie consolari romane 2

Continua il mio viaggio attraverso le vie consolari romane ancora oggi arterie importanti di comunicazione fra nord e sud del nostro paese e prime SS (strade statali) per numerazione. La prima parte dell’articolo si può leggere qui.
La SS n. 4 è la Salaria. Il suo nome deriva dal fatto che veniva utilizzata per trasportare il sale proveniente dalle saline del Tirreno, vicino alla foce del Tevere, verso i paesi dell’ Appennino.
Usciva dalle Mura Aureliane attraverso la Porta Salaria che ormai  non esiste più, sacrificata alle esigenze della moderna viabilità. In via Piave, vicino a Piazza Fiume, rimane in terra una lapide a suo ricordo.

Attraversava l’Aniene con il Ponte Salario, ancora oggi esistente vicino a Villa Ada, passava (e passa) accanto alla vicina torre medievale

e poi sotto le alture di Fidenae, antica città sabina, ora popoloso quartiere periferico di Roma.

Proseguiva attraversando le città sabine: Eretum (Monterotondo), Cures (Passo Corese), Reate (Rieti), Città Ducale, Cotilia, la Piana di San Vittorino da cui scaturiscono sorgenti copiose che forniscono oggi gran parte dell’acqua della Capitale.

Attraversa poi la conca di Amatrice passando per città diventate tristemente famose per il recente terremoto: Accumoli, Pescara del Tronto, Arquata del Tronto e giunge infine in vista dell’Adriatico ad Ascoli Piceno.
La n.5 è la Tiburtina che collegava Roma con l’antica Tibur (Tivoli), proseguiva poi (e prosegue) con il nome di Tiburtina Valeria dal console che la fece lastricare. Fu per millenni il percorso più utilizzato per la transumanza dai monti dell’Abruzzo alle pianure della costra tirrenica.
Dopo la costruzione delle mura Aureliane ne usciva attraverso la porta Tiburtina dalla quale attualmente inizia attraversando il popolare quartiere di San Lorenzo.

Qui è l’antichissima basilica di San Lorenzo Fuori le Mura fatta costruire dall’imperatore Costantino sulla tomba del santo. Nei pressi il cimitero monumentale del Verano.

La Tiburtina prosegue verso la periferia est di Roma, giunge a Tivoli, risale la valle dell’Aniene e si dirige verso l’Abruzzo collegando Roma con Chieti e Pescara.

La n.6 la è la Casilina che congiungeva Roma a Casilinum (la moderna Capua). Inizia da piazzale Labicano, fuori da Porta Maggiore.

La grande porta monumentale fu ricavata nelle mura Aureliane dagli archi degli acquedotti Claudio e dell'”Anio Novus“. Le porte erano in realtà due, da una usciva la via Prenestina che si dirigeva e si dirige ancora verso Praeneste (Palestrina), dall’altra la via Labicana, poi chiamata Casilina.

La Casilina attraversa popolosi quartieri caratterizzati da un’edilizia disordinata e spesso abusiva, iniziata fin dai primi decenni del novecento per accogliere la forte immigrazione dal resto del Lazio e da tutta Italia.

Fra i grandi caseggiati si nota a malapena qualche vestigia del passato come il Mausoleo di Sant’Elena risalente al 4° secolo d.C. un grande edificio a pianta ottagonale coperto da una cupola nella cui muratura si notano le anfore inserite per alleggerirla.

Veniva chiamata Tor Pignattara  proprio per la presenza di queste anfore ben in evidenza nella muratura diroccata, da ciò hanno preso nome la via e il quartiere adiacenti.

La via si dirige poi a sud-est, verso la Ciociaria, dove attraversa città dalla storia antichissima come  Frosinone e Cassino, entra quindi in Campania dove in provincia di Caserta si congiunge con la via Appia.

 

 

 

 

 

 

 

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