il Giardino Botanico di S.Eufemia a Majella

Rosa rugosa

Rosa rugosa

Ho passato diverse piacevoli ore nel Giardino Botanico “D.Brescia” di Santa Eufemia (PE) nel Parco Nazionale della Majella e nonostante il sole e il caldo ho scattato tante foto e letto tutti i chiari pannelli illustrativi ricavando tantissime informazioni interessanti.

La Majella per la sua posizione a cavallo fra diverse regioni biogeografiche è un’area ad alta biodiversità e con numerose specie endemiche, cioè esclusive di questo territorio. Il giardino ospita centinaia di specie dell’ambiente appenninico, alcune specifiche della Majella e ricostruisce in piccola scala gli ambienti naturali della montagna, così che è possibile in pochi passi spaziare dai prati, alla faggeta, alla torbiera, alle associazioni di alta quota.

La Majella ospita estese faggete, nonostante siano state intensamente sfruttate dall’uomo fin dai tempi più antichi soprattutto per il legname. Il faggio forma una fitta copertura con le sue chiome che schermano la luce del sole ed impediscono ad altre specie di crescere,

PNALM 042

anche il sottobosco è piuttosto rado, ma ai margini delle faggete si trovano altre specie di alberi: aceri, tigli, olmi montani, sorbi, tassi, ornielli.

Taxus baccata

Taxus baccata

Sopra i 1800-2000 m non si incontrano più alberi, le condizioni invernali sono troppo proibitive e le rupi ed i ghiaioni un ambiente arido ed inospitale. È il regno della mugheta, formazione vegetale in cui prevale il pino mugo (Pinus mugo), dal fusto basso e contorto, ma si incontrano anche altri arbusti ad andamento prostrato come la sabina (Juniperus Sabina) e l’uva ursina (Arctostaphilos uva-ursi) che in inverno la neve riesce a coprire completamente e proteggere così dal gelo e dai forti venti.

Pinus mugo

Pinus mugo

Le mughete della Majella sono fra le più estese dell’Appennino e le piante con le loro radici contorte riescono a consolidare i ghiaioni su cui crescono impedendo il formarsi di frane.

La presenza nell’area del giardino botanico di due corsi d’acqua ha permesso la ricostruzione di una torbiera e di ambienti umidi in cui crescono cannucce palustri, tife, giaggioli acquatici, giunchi, equiseti palustri.

Maiella agosto 15 179

Le torbiere sono ambienti umidi molto particolari e rari sull’Appennino. Derivano da antichi laghi che si sono colmati, in cui la decomposizione delle sostaze organiche è stata rallentata e non si è completata, si è formata così la torba che fu utilizzata fin dai tempi più antichi come combustibile.

Lungo il torrente sono ben evidenti le grandi foglie a forma di cuore del farfaraccio maggiore chiamato anche cappello del diavolo.

Maiella agosto 15 170

I prati costituiscono un ambiente artificiale determinato dall’uomo in millenni di disboscamento per far posto ai pascoli, in esso prevalgono le graminacee, ma in molti casi, se lo sfalcio o il pascolo avvengono in estate quando le piante hanno terminato il loro ciclo vegetativo, la ricchezza delle specie può essere comunque notevole ed ospitare una fauna abbondante e diversificata di farfalle ed altri insetti impollinatori.

Salvia nemorosa

Salvia nemorosa

In un altro settore del giardino sono ospitate piante officinali e piante alimentari. Molte di queste hanno nutrito gli esseri umani per millenni, alcune sono anche le progenitrici di piante coltivate come il carciofo. La maggior parte di esse sono state però dimenticate e le giovani generazioni non sono in grado di riconoscerle, fra queste il tarassaco, la borragine, la silene, il crespino, il buon Enrico, la cicoria selvatica, la pimpinella, il luppolo del quale si utilizzano le infiorescenze femminili per dare il sapore amaro alla birra, ma in passato ne venivano anche consumati i giovani getti come verdura.

Luppolo

Luppolo

Interessanti sono le piante che erano utilizzate per conciare le pelli o per tingere i tessuti come il cartamo e la ginestra del tintore

Carthamus tintorius

Carthamus tintorius

e quelle ad uso farmaceutico come l’achillea, l’assenzio, l’elicriso, la melissa, l’issopo.

Achillea millefolium

Achillea millefolium

Sono poi coltivat qui molte specie di alberi da frutto di varietà autoctone dimenticate che vengono fatte riprodurre e costituiscono una sorta di “vetrina” per gli agricoltori che vogliono allevarle e reintrodurle.

Pera agostina

Pera agostina

Nel giardino è stato creato un erbario con 2000 campioni vegetali e un vivaio in cui si allevano le piante autoctone del parco prelevate da semi e talee con l’intento di riprodurre e reintrodurre piante rare e minacciate. Le piante riprodotte, sia le ornamentali che le officinali, sono anche vendute per incrementarne la diffusione.

Per avere informazioni su orari e modalità di visita del Giardino Botanico si può consultare il sito ufficiale del Parco Nazionale della Majella.

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. forkettaecookiaio
    Ago 18, 2015 @ 13:51:54

    Ciao! Se ti fa piacere ti ho taggato in questo mio post!😊
    https://forkettaecookiaio.wordpress.com/2015/08/18/if-i-were/

    Mi piace

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