#sensomieiviaggi, i misteri dei miei viaggi

Questo mese è il turno di Claudia del blog “Il giro del mondo attraverso i libri” che propone questo tema intrigante per l’appuntamento con #sensomieiviaggi. Chiunque può partecipare con un post con questo titolo, seguendo le regole riportate nel blog di Claudia.

Mistero: “Fatto o fenomeno che non si riesce a spiegare o che è tenuto segreto” (Il Grande Dizionario Garzanti della lingua italiana). I misteri esistono solo nella mente umana, a volte si riesce a spiegarli ed allora non sono più misteri, però l’essere umano ha bisogno di avere sempre qualche mistero, da svelare o da mantenere tenacemente  nonostante le evidenze.  Per questo post ho scelto tre foto che si riferiscono a differenti luoghi che per me hanno il fascino del mistero.

La prima riguarda un fenomeno naturale: l’acqua di un fiume che in un territorio carsico emerge tumultuosamente da un ampio cavernone sgorgando dalle viscere della terra. Il percorso sotterraneo dei fiumi per gli esseri umani rimane ricco di mistero tanto da aver stimolato fin dalla preistoria l’immaginazione dando vita a miti e leggende. Il fiume si inabissa, attraversa molti chilometri di gallerie sotterranee e riemerge più a valle da risorgenze spesso spettacolari. Un tempo non si riusciva neanche a collegare il fiume che si inabissa con quello che risorge.

Il fiume della foto è la Loue nel Giura francese, che è collegato per via sotterranea con il Doubs, affluente della Saona.

Francia estate '10 027

Il fiume emerge impetuoso e ricco di acque da una grande caverna ai piedi di una falesia calcarea. Nel 1901 un incendio distrusse una fabbrica di liquori a Pontarlier e centinaia di migliaia di litri di assenzio si riversarono nella Doubs, dopo pochi giorni il giallo del liquore tinse la Loue a valle. Successivamente E. A. Martel, uno dei padri della Speleologia,  fece uso della fluorescina, una sostanza non tossica in grado di colorare a lungo le acque, per confermare il collegamento fra i due fiumi.

In Italia un fenomeno analogo è quello del Timavo nel Carso sloveno che dopo 47 chilometri di percorso in superficie si inabissa fragorosamente nella grotta di San Canziano e inizia un percorso sotterraneo di quaranta chilometri ancora per noi sconosciuto, per poi risorgere nel comune di Duino presso Monfalcone e sfociare nel golfo di Trieste dopo due chilometri. Gli antichi, affascinati da questa misteriosa risorgenza, ne fecero fin dalla preistoria un luogo di culto. Ne parlarono Strabone e Virgilio (…la fonte del Timavo di dove per nove bocche con vasto fragore fluisce una dirotta marea e allaga i campi con flutto scrosciante. Eneide, I, 244).

Si ignorò però per millenni la connessione con il corso superiore. La prova del rapporto fra il corso inferiore e le acque sprofondate nelle grotte si ebbe solo nel 1907 grazie a un progetto di ricerca che faceva uso della fluorescina. Faticosa, lunga e pericolosa è stata e continua ad essere l’esplorazione da parte degli speleosub dei percorsi delle acque sotterranee, perché il mistero  affascina e per svelarlo si è disposti a correre molti rischi. Resterà però sconosciuta grande parte del tragitto sotterraneo dell’acqua per gallerie e condotti allagati in cui l’uomo non si può avventurare.

La seconda foto è legata al mistero delle statue-stele, che si sono rinvenute in tutta Europa: da oriente ad occidente, dalla Romania alla Spagna, dalla Bretagna all’arco alpino, alla Corsica e Sardegna, dalla Lunigiana alla Puglia e perfino al Sahara. Il fenomeno del Megalitismo si estese con rapidità in tutta Europa ed anche fuori di essa a partire dal VI millennio a.C.

Popoli preistorici del Neolitico per migliaia di anni tagliarono, scolpirono e levigarono la roccia per ricavarne statue e monumenti spesso di dimensioni gigantesche, che trasportarono ed eressero in santuari all’aperto, sono quelli che con un termine celtico chiamiamo menhir (pietre lunghe) e che in sardo si chiamano perdas fittas.

Stele prenuragica, museo di Làconi

Stele prenuragica, museo di Làconi (OR)

Le statue-stele sarde conservate nel museo di Laconi provengono dagli altopiani del Sarcidano e rappresentano uomini o donne con il volto stilizzato; le statue maschili sono molto più numerose e si distinguono per la presenza del pugnale in posizione orizzontale; le femminili hanno spesso i seni e probabilmente rappresentavano la Dea Madre, la Grande Madre mediterranea simbolo di fertilità, che dava la vita e accoglieva le spoglie mortali degli esseri umani.

La funzione di tali monumenti non è ancora chiara, ma sicuramente aveva attinenza con la sfera del sacro, con il culto di divinità o eroi, con l’attenzione ai moti celesti ed in particolare a quello del sole. Sicuramente ci trasmettono la grande potenza interiore di quei popoli così lontani da noi nel tempo che in questo modo esprimevano la propria capacità di immaginare e simboleggiare.

Il terzo luogo misterioso si affaccia sul mare Jonio, in provincia di Crotone, a pochi chilometri da Isola Capo Rizzuto e dai resti del tempio di Hera Lacinia famoso nell’antichità e punto di riferimento per i marinai. Lo Jonio fu un mare molto conosciuto e navigato, sul quale nacquero miti e leggende, si fondarono civiltà e si combatterono popoli diversi. Le Castella è un luogo affascinante, frequentato per il turismo estivo. La sua storia e le sue leggende si perdono nella notte dei tempi e sono in parte avvolte nel mistero.

Calabria 014

Il castello che sorge sul piccolo promontorio è di origine aragonese ed è stato utilizzato come set dei film “L’Armata Brancaleone” e “Il Vangelo secondo Matteo”. Il nome del sito però è al plurale poiché la tradizione popolare parla di sette castelli costruiti su isolette al largo del promontorio, isolette sprofondate negli abissi, non in tempi troppo remoti se su mappe del ‘500 ne sono ancora riportate due o tre. Sicuramente il luogo per la sua posizione ebbe una considerevole importanza strategica e militare.

Alcuni studiosi collocano addirittura su una di queste isolette scomparse la dimora della ninfa Calypso descritta da Omero nell’Odissea, l’isola era riportata proprio come Ogigia.

Un’altra leggenda narra che Annibale si rifugiò in questa zona per sfuggire ai Romani, prima di imbarcarsi per Cartagine, uno dei nomi antichi del sito era proprio Castra Annibalis.

Leggende e misteri rendono il luogo che è già bellissimo ancora più suggestivo e ricco di fascino.

 

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7 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. federica
    Apr 30, 2015 @ 09:15:02

    io non avrei dubbi su cosa scegliere: per me il fascino dei menhir è davvero qualcosa di molto misterioso!

    Mi piace

    Rispondi

  2. Norma Ricaldone
    Mag 03, 2015 @ 23:09:16

    Belli tutti, che dire …
    ma i menhir hanno un fascino che supera tutto
    Ciao
    Norma

    Mi piace

    Rispondi

  3. Antonella
    Mag 05, 2015 @ 11:20:58

    Un post bellissimo e del quale ti voglio ringraziare in modo particolare, leggendolo ho avuto modo di conoscere parecchie cose sul corso dei fiumi sotterranei delle quali non sapevo assolutamente nulla. Belli e misteriosi, comunque, tutti e tre i tuoi racconti ma i fiumi sotterranei mi hanno davvero colpita.
    Ti auguro una giornata serena.
    Antonella

    Mi piace

    Rispondi

  4. Trackback: castelli | fiorievecchiepezze

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