l’elegante acanto

roma maggio 13 082

Questa bellissima pianta è originaria della regione mediterranea, il suo nome deriva dal greco àcanta (spina) per via dell’estremità appuntita delle foglie di una delle specie più comuni. I fiori bianchi sono raccolti in un’alta e slanciata spiga che fiorisce nella tarda primavera. Nel nostro Paese cresce sia spontanea che coltivata, in luoghi freschi ed ombrosi, al margine dei fossi e lungo le coste. Nel centro di Roma è stato piantato in ville storiche e siti archeologici.

Per la sua eleganza e la forma flessuosa e frastagliata delle foglie ha avuto un grande successo in architettura: iniziò ad essere scolpito sui capitelli dell’ordine corinzio nell’antica Grecia, che raffigurarono l’Acantus balcanicus specie della penisola balcanica assente da noi. Lo raffigurarono moltissimo anche i Romani nella scultura di fregi, bassorilievi, capitelli, in cui compaiono le due specie presenti nel nostro territorio: l’A. mollis e l’A. spinosus. In particolare nell’età augustea   diventò il simbolo della fioritura della natura nell’età dell’oro. Lo troviamo su fregi come quello ricchissimo di specie vegetali simboliche dell’Ara Pacis  a Roma e su capitelli di templi.

capitello del tempio di Marte Ultore al Foro di Augusto

capitello del tempio di Marte Ultore al Foro di Augusto

Era utilizzato anche come motivo ornamentale per tessuti fin dal tempo di Micene; Virgilio descrive il velo che Enea porta in dono a Didone e che era stato di Elena: ” …un velo tessuto intorno di acanto color zafferano”.

Nel Medioevo ne fu ripresa la scultura come motivo ornamentale, in capitelli spesso molto complessi insieme ad altre forme vegetali, ad animali o figure umane, con significati sia ornamentali che simbolici: per il Cristianesimo era simbolo di Resurrezione. Fu usato anche per fregi in legno, per ornare le lettere iniziali dei manoscritti miniati e su stoffe preziose.

La foto raffigura uno dei capitelli dell’Abbazia cistercense di Casamari, nel comune di Veroli, in provincia di Frosinone. L’abbazia fu costruita nel secolo XIII in forme gotiche cistercensi, rispettando lo spirito di povertà dell’Ordine monastico che escludeva dalle sue chiese, chiostri e monasteri opere di pittura, scultura, oreficeria. Gli unici motivi ornamentali sono quelli dei capitelli, differenti l’uno dall’altro.

Abbazia di Casamari

Abbazia di Casamari

Nel Rinascimento divenne un ornamento fondamentale in fregi  di tombe, fontane ed altre strutture architettoniche. Ne è un esempio questo frammento di tomba viscontea del XIV secolo, conservato al Museo del Castello Sforzesco di Milano

Lombardia  estate 14 014

o la fontana conservata nel cortile dello stesso Castello Sforzesco con girali di acanto ed altri motivi vegetali.

Lombardia  estate 14 021

Il suo successo continua nel arte barocca e nel Settecento ed arriva fino ai giorni nostri.

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6 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. ricreanna
    Apr 06, 2015 @ 17:57:48

    Sempre interessante. Buona Pasqua con un po di ritardo, ma ancora in zona cesarini. Vorrei domandarti se puoi consigliarmi cosa leggere (deve essere mooolto elementare), oppure se ne hai già parlato in questo blog, delle erbe tintorie, e quali si trovano nei nostri prati. Mi sto preparando a tingere la lana che sto filando. Grazie.

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    • alesprint
      Apr 06, 2015 @ 18:53:51

      Ciao e buona Pasqua anche a te! Tingere la lana è sempre stato un progetto che mi ha attirato, ma non ho mai provato. Ho letto articoli ed un libro che forse però è un po’ vecchiotto: “Come tingere” di Gun Lundborg, Edagricole. Fra le piante tintorie so che c’è la ginestra che dà un giallo pulcino, le margheritine gialle (Anthemis tintoria), l’Achillea (giallo marrone), l’ortica (verdolino), il trifoglio (T. medium e T. pratense) per varie sfumature di giallo, il tagete (giallo), Per il rosso si possono usare le radici della robbia (Rubia tinctorum) o dell’acchiappamani (Galium aperine) e del caglio (Galium verum). Ed ancora le bucce della melagrana per un giallo dorato, le ghiande delle querce e il mallo delle noci per un marrone dorato.
      Buon lavoro e fammi sapere come è andata!

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      Rispondi

  2. Audrey
    Apr 08, 2015 @ 19:40:00

    non conoscevo l’acanto o meglio non sapevo si chiamasse cosi. Molto interessante 😀
    buona serata

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    Rispondi

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