l’Aniene, il secondo fiume di Roma

L’Aniene è il secondo fiume di Roma, nasce sulla catena dei monti Simbruini; si può arrivare alle sue sorgenti con una facile e bella passeggiata in una magnifica faggeta, nel comune di Filettino. Scorre poi interamente in territorio laziale per circa 100 km, fino a confluire nel Tevere dentro la città di Roma, vicino al ponte Salario.

A Tivoli le sue acque alimentano i giochi d’acqua della villa d’Este e la grande cascata della villa Gregoriana, che venne creata artificialmente nel 1834, quando il papa Gregorio XVI fece deviare il corso del fiume, dopo un’ ondata di piena che distrusse molte case nel territorio. Il fiume è straripato innumerevoli volte nel corso della storia, anche in questi giorni di pioggia intensa è uscito dagli argini in diversi punti del suo percorso.

A valle di Tivoli scorre ormai in pianura; alle porte di Roma si estende la Riserva Naturale della Valle dell’Aniene, parte in territorio extraurbano e parte urbano, che presenta fauna e flora caratteristici e molte testimonianze archeologiche: resti di acquedotti, necropoli, ville, strade romane.

montesacro 007

Nella zona di Casal de’ Pazzi, fra la via Tiburtina e la via Nomentana, scavi della Sovrintendenza ai Beni Culturali effettuati negli anni ’80, hanno rinvenuto sull’antico letto del fiume, che attualmente scorre a poche decine di metri,  il deposito pleistocenico di Casal De’Pazzi. Circa 200 mila anni fa, durante il Pleistocene, le acque del fiume trasportarono migliaia di ossa di animali. I sedimenti dell’antico Aniene li seppellirono. Fra i resti che si sono conservati fino a oggi ci sono ossa di elefanti, rinoceronti, ippopotami, cervi, iene, lupi, cavalli, tutti animali che vivevano nel territorio romano in una fase climatica diversa da quella attuale. Nello stesso luogo è stato rinvenuto anche il frammento di un cranio umano e numerose pietre selcifere che venivano usate come raschiatoi dagli antichi abitanti di questi territori.
Questo patrimonio di reperti paleontologici e geologici è oggi ospitato in un museo gestito dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali, situato nel luogo stesso dei ritrovamenti, in via Ciciliano. Il grande edificio costruito appositamente, ospita e protegge il paleoalveo del fiume così come fu trovato, con tutti i frammenti di ossa.

museo paleontologico 002

Il fiume continua il suo fluire in pianura, formando ampie anse; nel quartiere di Montesacro esiste ancora un ponte antico che era transitabile dalle auto fino a pochi decenni fa, il ponte Nomentano, sulla via omonima che collegava Roma con l’antica Nomentum (oggi Mentana). Della struttura romana resta l’arcata centrale, mentre la parte superiore venne fortificata nel Medioevo. Il ponte è ancora in grado di resistere alle piene del fiume, quella della foto è la piena del 2011, oggi dopo le piogge degli ultimi giorni, l’arco è quasi completamente sommerso .

aniene 18-3-11 001

Nei pressi del ponte, secondo la tradizione, avvenne la secessione della plebe, che qui si stanziò negli anni 493 e 448 a. C. per protesta contro le ingiuste leggi che favorivano i patrizi.

Il vecchio ponte assistè a molte altre vicende storiche: nel 549 d. C. il re dei Goti, Totila, lo distrusse abbandonando Roma. Fu subito ricostruito e poi nel corso dei secoli più volte restaurato dai papi. Nell’ 800 Leone III qui si incontrò con Carlo Magno che veniva a Roma per essere incoronato imperatore del Sacro Romano Impero.

Poco distante nel 1929, in località Sacco Pastore, durante i lavori di una cava di ghiaia posta in un’ansa dello stesso fiume, vennero rinvenuti due crani neanderthaliani, ora conservati al museo di Antropologia dell’Università La Sapienza di Roma. Ormai l’area è densa di palazzoni, ma della zona rimane il nome di una via: via di sacco Pastore, una traversa della via Nomentana.

Giunto al termine del suo viaggio l’Aniene va a confluire nelle acque del Tevere presso monte Antenne, vicino alla via Salaria, dopo essere fluito sotto l’ultimo ponte antico: il ponte Salario.

Le leggende parlano di re antichissimi a cui far risalire il nome del fiume, è possibile però che derivi dal greco amnios, acqua, come del resto Antenne (ante amnios, davanti al fiume).

 

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