il sacro dei miei viaggi

Per questo appuntamento con “Il senso dei miei viaggi” di Monica sono un po’ in difficoltà. “Sacro“, se si cerca sul dizionario si trova: “Che si riferisce o appartiene alla divinità; che riguarda la religione o il culto” ed io diciamo che sono molto terrena. Poi però lo stesso dizionario dà anche le altre interpretazioni e forse posso accostarmi a “inviolabile, intoccabile; degno di rispetto, di onore, di venerazione” “che incute un senso di riverenza quasi religioso“, (Dizionario Garzanti della lingua italiana).

Bene, ci provo. Cosa mi incute riverenza e rispetto?

Sicuramente le montagne fra cui vado sempre volentieri. Quando faticosamente raggiungo una cima e da lì osservo un panorama a 360°, non mi sento il mondo ai miei piedi, ma quel che vedo mi riempie di rispetto per la natura, di ammirazione ed anche di timore per la forza che quella natura può scatenare e mi sento una ben piccola cosa di fronte alla grandezza di ciò che ho intorno ed ai segni che i millenni hanno lasciato. Il silenzio, rotto solo dal vento e dal grido di qualche rapace è sicuramente sacro. Fra tutte scelgo la foto della montagna più alta d’Europa: il Monte Bianco. Non sono salita lassù con le mie gambe, non è nelle mie possibilità, ma la sensazione che si ha lassù è veramente di riverenza, penso che possa entrare nella sfera del sacro.

m.Bianco '10 038

La seconda foto rappresenta il Perda ‘e Liana il più imponente tacco dell’altipiano calcareo sardo, al confine fra Barbagia e Ogliastra, che con i suoi 1293 metri si erge ed è visibile da grande distanza. La parte superiore è un torrione cilindrico alto 50 m dalle  pareti verticali. Anche questa volta è una cima che mi evoca il termine sacro. Le stesse sensazioni doveva suscitare negli esseri umani che abitarono quei luoghi nella preistoria, fin dal III millennio a.C. Questa enorme torre che si eleva verso il cielo era un luogo sacro per gli antichi popoli nuragici. I luoghi elevati, impervi, che puntano verso il cielo hanno sempre ispirato negli esseri umani di ogni tempo e latitudine il senso del sacro.

sardegna 13 353

Cosa ci può essere di maggiormente degno di rispetto e di onore del dolore di una madre cui hanno ucciso il figlio? Questo dolore è di nuovo veramente quello che considero sacro. Per la terza foto scelgo questa scultura di Francesco Ciusa che esprime con intensa emozione ed efficacia tutta la disperazione di questa madre che si è chiusa in se stessa ed è rimasta come impietrita.

san Carlo Borromeo Nuoro (2)

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13 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Verdiana
    Dic 18, 2013 @ 11:40:23

    Bellissima interpretazione del tema mensile!

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  2. Norma Ricaldone
    Dic 20, 2013 @ 10:20:21

    Molto bella ed originale, l’ultima foto è quella che mi ha toccato di più.
    Complimenti
    Ciao
    Norma

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  3. gamberettarossa
    Dic 21, 2013 @ 12:14:48

    bellooooo grazie alesprint! condivido…

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  4. vagabondele
    Dic 26, 2013 @ 23:29:51

    Ma sai che non avrei mai pensato alle cime come fonte di sacralità? Mi hai regalato un bellissimo spunto di riflessione!

    Dimenticavo sul Bianco tra meno di un anno sarà possibile toccare i 3200 m grazie ad un futuristico ascensore, chissà magari potrai tentare la prima vetta del gruppo cosi 😉

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  5. viaggiebaci
    Dic 30, 2013 @ 23:24:11

    Ripasso a distanza di un po’ di tempo per lasciare il commento che non avevo avuto modo di scrivere da cellulare quando hai scritto questo bellissimo post …
    Diversamente da Vagabondele io ho spesso associato il sacro alle montagne, sarà forse per una deformazione da liceo classico. Anzi, sai che di Monti Olimpo ne esiste più d’uno?
    Comunque ‘ultima foto ha colpito anche me in modo particolare … sarà che sono mamma e che il timore di perdere l’unico figlio che ho è uno di quelli che riesco più difficilmente a tenere a bada!

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    • alesprint
      Dic 31, 2013 @ 09:04:41

      La scultura della madre dell’ucciso mi colpì profondamente, per la stessa ragione tua, ma colpì allo stesso modo Francesco Ciusa che fu testimone del ritrovamento del cadavere del figlio da parte della madre ed ebbe l’impulso irresistibile di immortalare la forte emozione provata di fronte al dolore indicibile a parole.

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      Rispondi

    • alesprint
      Dic 31, 2013 @ 09:16:04

      Ricordo il monte Olimpo a Cipro, la cui cima è purtroppo inaccessibile perchè ci si è insediata una base aerea militare statunitense, che controlla la vicina Siria. Gli esseri umani, che sanno cosa è il sacro, sanno anche bene come dissacrare!

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  6. profpalmy
    Gen 04, 2014 @ 16:07:32

    Bella scelta la prima, mi hai fatto pensare che l’altezza della montagna è un’esperienza molto vicina al sacro se non addirittura sacra anch’essa, metafora del cammino della vita… Dopo mesi torno a partecipare, anzi se vuoi vedere le mie immagini “sacre” vieni pure a trovarmi!

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