cardi

Quelli che noi chiamiamo genericamente cardi appartengono quasi tutti alla famiglia delle Composite,  la più grande famiglia di piante esistente, con oltre ventimila specie. Anche in altre famiglie abbiamo però piante erbacee che comunemente vengono chiamate cardi.

I cardi non sono molto amati, quasi non sono considerati fiori, troppo spinosi, neanche ci si può accostare. Le loro spine si sono evolute come difesa da un eccessivo pascolo degli erbivori, anche se capre ed asini se li mangiano ugualmente. Di solito però il pascolo intensivo è quello delle vacche e degli ovini ed è proprio negli alpeggi che in estate si trovano le loro bellissime fioriture. Possono crescere rigogliose grazie all’abbondanza di concimazione ed indisturbate, visto che tutte le piante concorrenti sono state mangiate.

La carlina della foto (Carlina acaulis) è diffusa nelle zone montane ed un tempo veniva usata come barometro naturale perchè le grandi brattee argentate si aprono quando l’aria è secca e si chiudono se c’è umidità.

I cardi, come le altre Composite, hanno i fiori riuniti in capolini (quello che per noi è il centro del fiore) circondati da brattee, cioè da foglie modificate. I frutti sono degli acheni riuniti in pappi piumosi che sono dispersi dal vento. Quante volte abbiamo soffiato su un pappo!

Anche l’eringio (Eryngium amethistinum) è una pianta spinosa, appartenente alla famiglia delle Apiacee, che attira molti insetti impollinatori e d’estate colora i prati montani.  Si utilizza per composizioni di fiori secchi per i suoi colori.

                                                                                         Il cardo spinosissimo (Cirsium spinosissimum) cresce sulle Alpi, fra i 1500 e i 2400 metri, in pascoli, macereti o presso gli alpeggi. Le sue spine sono davvero temibili, ma ha una sua bellezza.

Trovo molto belli anche questi cardi del genere Cirsium fotografati vicino ad  una malga in val Malenco (So), a circa 2000 metri di quota.

I cardi sono stati usati in passato per districare i batuffoli di lana, per cardarla appunto.

Venivano usati anche come cibo: i carciofi ed i cardoni o gobbi sono derivati da cardi selvatici del genere Cynara, ma anche altri generi venivano mangiati dopo paziente spellatura.

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Valeria
    Ott 09, 2012 @ 23:06:21

    non lo sapevo che “cardare” venisse da “cardo”! questo articolo è a tutto tondo (biologia, etimologia, storia, cucina…)

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